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Costruire Cultura

l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Tag: versi andrea bolfi

I borghi più belli d’Italia: Castelvecchio di Rocca Barbena.

Il borgo arroccato sulla montagna. Una fortezza inespugnabile, gli assedi, i carruggi, la pietra, le stelle e un bandito “gentiluomo” alla corte dei Savoia.

I Liguri…

gente di mare e di montagna come pochi nel mondo. Abbiamo colmato il pianeta, d’arte, di entusiasmo e pietra: l’abbiamo issata con il sudore, la grinta, oltre l’ostacolo, oltre oceano, dipingendo le pagine della storia con il sangue e la poesia. Pur conoscendone i limiti, noi indegni mortali, siamo la nostra Terra.

La pietra verticale, l’eleganza della costruzione

Con emozione ed entusiasmo provo a raccontarvi una storia che ci porta molto lontano a Castelvecchio di Rocca Barbena:

è un borgo stupendo arroccato sulla montagna a pochi passi dal mare. Un abitato di pura sostanza e pietra come solo gli antichi padri potevano concepire, dove la notte s’ammanta di stelle e i daini pascolano indisturbati. Il primo insediamento urbano, risalirebbe al I secolo d.c. successivamente ne abbiamo notizia come importante feudo dei Marchesi di Clavesana. A seguito di alterne lotte e conflitti e matrimoni tra casate ne diviene proprietaria la potente famiglia dei Del Carretto, che possiamo trovare anche a Finalborgo.

Il borgo visto dal belvedere, in alto il castello

Il Castello maniero è esempio perfetto di architettura militare, eretto su un poggio sovrastante il borgo medievale; è stato ampliato dai Marchesi di Clavesana nel XI sec., venne duramente danneggiato dall’assedio dei soldati della Repubblica di Genova nel 1.672. È documentato inoltre nel corso del 1.746 un assedio delle truppe austro-piemontesi, nell’intento di risollevare la popolazione contro la vigente dominazione genovese. Quasi cinquant’anni dopo, nel 1.795, il territorio fu interessato dai fatti d’armi tra l’esercito francese e ancora le truppe austro-sarde nella battaglia di Loano.

Come ancorata a queste pietre una leggenda d’armi ci riporta le peripezie di un mercenario: ribelle alle prepotenze ed ai soprusi dei nobili che mortificavano e umiliavano il popolo e dal popolo guardato con simpatia.

Tale Messere, Sebastiano Contrario citato nel memoriale autografo del duca Carlo Emanuele II (1668-1672) di Savoia che seppur lo individui quale “suddito bandito catalogato” del Piemonte, lo incaricherebbe segretamente affinché si renda protagonista di scorrerie nei territori genovesi, come risulta accertato in un manifesto diretto alla popolazione dei paesi occupati dalle truppe piemontesi (15 giugno 1672). Il suo compito e della sua masnada, infatti, è quello di assalire e depredare come atto di guerriglia le carovane genovesi che attraversavano quei territori a confine con la Repubblica e di far base e difendere Castelvecchio. Bastian Contrario e i suoi attaccavano e depredavano anche viandanti piemontesi. Da queste azioni contrastanti e di insubordinazione si fa derivare l’antonomasia con accezione negativa di chi si pone sempre e comunque in conflitto. A seguito della disastrosa vicenda bellica sabauda che vide l’assedio di Castelvecchio e la successiva caduta in mano genovese del 1.672, il bel Bastian sarebbe morto probabilmente nell’esplosione della santa barbara del forte, secondo altre fonti catturato e impiccato dai Turchini genovesi o gettandosi dal dirupo della fortezza con una ciocca di capelli dell’amata tra le mani. Secondo quanto riportato anche dallo scrittore novarese Luigi Gramegna, autore del romanzo “Bastian Contrario – Un bandito piemontese del XVII secolo”.

Una storia d’armi, che ci giunge dal passato per raccontare chi siamo e donde veniamo.

La bella e aperta piazza principale

Dal maniero è particolarmente suggestiva la visuale sul borgo e sull’intera vallata, purtroppo oggi è chiuso al pubblico. Tuttavia esiste un sentiero “du Castagneu” ad anello che attraversa il borgo e circumnaviga l’intero castello tra strapiombi e panorami mozzafiato. Si può arrivare da Sud, da Albenga, e Zuccarello o da Nord da Garessio giù per la Val di Neva, oppure da Est da Toirano e Balestrino. Oltre il paese verso Balestrino troverete un comodo parcheggio, da qui è particolarmente suggestiva la visuale sul borgo e sull’intera vallata. Da Castelvecchio parte un sentiero che porta ai ruderi della rocca situata sopra il borgo di Zuccarello.

Restate connessi perchè un amico ha promesso di farmi conoscere i segreti nascosti del borgo di montagna così vicino al mare.
(fonti: wikipedia e varie per internauti)

Il pensiero poetico è immagine e carezza violenta

Quando scatto una foto non mi limito a studiare l’immagine, so di realizzare un pensiero poetico. Curo i dettagli, spio attorno, controllo le sfumature, la luce. Fermo l’attimo, ne studio il contesto, le cause. Parimenti le mie poesie non possono essere immediate, facili, vogliono essere ritratti, emozioni, carezze violente*, brezze leggere e maestrale.

Leggete a voce alta! Emozionatevi!


Come il vento sui tulipani

Rugiada con parole di niente
gli eroi ora d’autunno
come volti d’esistenza

Sto in abissi luminosi
il mio cuore ogni ramo
come braccia violente
sulla collina verso la fattoria distesi

Verso amori graffiati
dall’acido mischiati
una tempesta tutto tace
ape cespuglio di lavanda

Gemo al tuo richiamo
al tepore di un sorriso
sciogliendomi nell’insulto
mai così caro
    mai così amaro

Dea nuda

Quanto desidero
tu possa esser maga del mio corpo

Sciamano con artigli smaltati
druido celtico con il potere della luna
sacerdotessa negli orrendi sacrifici
faraone onnipotente acclamato dal suo popolo

Dea nuda
quanto desidero
tu possa esser signora del mio corpo

Quando

Come il pescatore all’alba
assesta il gozzo per le onde
ogni palamito prepara e l’esca dispone paziente

I raggi illuminano ogni grotta
la luna sussurra fiducia
la tramontana si queta
i frammenti di buio non spaventano

Vi guarderò di lontano sparire
nell’ombra della lanterna

Balla con lei la mia solitudine
cerco un rifugio in te che sei le mie tenebre
dicendo all’ombra di fuggire
e pago dazio nei tuoi occhi scuri
è tra i prati e la nebbia che raggiunge le case
ogni nido si svuota
il mezzogiorno d’autunno che vivo
il sapore della luce si confonde con il cuore di sole
le onde gemono come gli sperati brividi
lentamente morivo di te
nella vicina foresta che brucia
sorridendo gli inverni di gelo
sperando di aprire un sogno
lentamente morivo di te

Uno sguardo

Uno sguardo ancora ti prego

Per le mie malinconie
Stasera soffro l’anima distaccata
L’arpeggio del poeta ha una sola corda
Che suona di vuoto a perdere
Vuoto come questa campagna d’arbusti
Seccata come la tua fuga
Uno sguardo soltanto
Mi sia consentito per sperare
Ancora silenzi e fumo
Sirene lontane per quest’esilio volontario
Errerò vagabondo geloso del micio
In cerca della prossima tequila
Da bruciare in un ristorante francese
Ubriachi come mariachi dopo tacos e queso
Viaggerò e perderò il mio tempo
Nei bordelli di San Miguel de Allende
I miei sandali alzeranno la polvere
Sulla pista verso Nord Ovest
Parlerò con un vecchio pazzo
Mi farà bere pomodoro birra e chili
Ascolterò la voce di Chavela
Ricca e triste come le feste gitane
Mi fermerò presso il muro che ho nel cuore

Ramingo su sentieri primitivi
Inseguendo farfalle restituendo loro i colori

 

Senza la fine di nulla

Sento soltanto fruscii
frinire di grilli
fusa di gatti randagi
Fumo di candele spente

è questa politica che non dà passioni
solo narcosi di massa

crollo di ponti
e figli morti in mare
dove sono morte le loro madri

spegnendo ogni lotta
con sociali distrazioni

senza la fine di nulla
nessuno uscirà vivo

(*) Una carezza violenta è il titolo del mio romanzo

MARE

L’amore per il mare

L’uomo ha sempre avuto un rapporto diretto con il mare, idilliaco e talvolta conflittuale, romantico e mortale, attraverso la poesia e queste immagini vorrei raggiungere il cuore dei miei appassionati lettori, ormai sparpagliati nel mondo. Il mare non conosce diversità, frange tutte le coste da milioni di anni, accoglie le spoglie mortali dell’uomo, le sue lacrime, le sue urla, i momenti dolci, le sue lunghe notti piene di sogni. Per le popolazioni arcaiche era venerato ed assimilato al Dio creatore. Le civiltà millenarie si sono avvicendate nel corso dei secoli stringendo un patto indissolubile con la navigazione: dai vichinghi ai fenici si sono costruite le basi della navigazione, della moderna esplorazione marittima.

Un moderno brigantino nel Golfo della Maddalena

Il mare non è mai stato amico dell’uomo. Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza” scriveva Joseph Conrad.

Il Porto di Genova visto dal mare

 

 

 

 

Attraverso il mare l’uomo ha esaudito i desideri raggiungendo spesso il sogno di una vita migliore. Nelle acque degli oceani ha sviluppato grandi progetti, gettando spesso il cuore dall’altra parte. Penso anche ai nostri avi che partivano da queste antiche banchine del porto di Genova, raggiungendo Buenos Aires.

Il crepuscolo che non ti aspetti (Alghero)

 

 

 

Quando scrissi “Ritorno al porto” era l’anno 2000 e volevo rappresentare la metafora Dio – mare.

In questo senso la nascita nell’acqua pura di sorgente ai piedi della montagna, per giungere felici, ma non senza difficoltà al mare che non rappresenterà mai la fine, ma il nuovo inizio:

Ritorno al Porto

Siamo viandanti e cerchiamo onde

Mare alto che schiuma e ritorna

Vele gonfie terre lontane nude

Stelle da toccare

Parole nella salsedine

Paura del nulla

Fine di tutto

Il niente

Bagliore di lanterna

Il Porto

La morte era solo un’illusione

Un nuovo inizio

La Vita Eterna

Alba o tramonto della vita?

 

       

“Nel terzo giorno della creazione Iddio disse: si radunino tutte le acque, che sono sotto il cielo, in un sol luogo e appaia l’asciutto terra e la raccolta delle acque chiamò mari. E Iddio vide che ciò era buono”

(Genesi 1,9-1.10)

 

 

 

 

 

 

“Oceano” è stata scritta in una notte in un ristorante di Casablanca, dove solitario e devastato cercavo una spiegazione alle mille contraddizioni di questo paese, restando comunque colpito e affascinato dalla storia e dalla gente umile e orgogliosa di questa terra d’Africa baciata dall’Oceano Atlantico

 

Oceano

Oceano le onde che schiamazzano

Un’immensa distesa di mare lucente

Un unico rombo che fragoroso si perde sulla sabbia che specchio riflette mille esseri viventi

E’ l’Africa che avanza, che reclama il suo posto nei mille conflitti

Non importa se di calcio, di bandiera, di fede, d’amore

Mi entra nel cuore, pretende il salotto buono dei miei ricordi romantici

Il sole mi trafigge mentre lo osservo dalla terrazza di quest’albergo

Trafigge queste comodità mentre mille bimbi sono derubati della vita

E’ l’Africa con il sole in piscina

Le gambe monche

I visi nascosti di mille donne che muovono il paese

E’ il Marocco dei mille palloni sulla sabbia

con i bei virtuosismi di mille ragazzi

pesci usciti dalle acque per giocare la partita

su un altro piano senza porte

Una favola di vestitini telefonini

ciucchini e stracci

Un suggestivo crepuscolo davanti a Noli

La mitologia greca trasferita per eredità e riflesso ai latini ha associato al mare il concetto di ascesi e pace.

Io e l’albatro indispettito, guardando l’orizzonte dallo scoglio di Castelsardo

 

Lefkada è un’isola greca del mar Ionio, abitata inizialmente dai Corinzi e ho un amore spropositato per questi luoghi così antichi, colmi di storia e cultura. Sono naturalmente innamorato anche della suggestione delle case dei pescatori incastonate nella roccia aggrappati ai pendii della riviera di levante che ricordano le incursioni dei feroci pirati saraceni.

Questa canzone è fluida, pensate all’onda blu d’alto mare, abbandonatevi nel blu turchese di lontane spiagge caraibiche, al movimento della posidonia, alle vive colonie di coralli.

Lefkada

Lefkos ho già visto il bianco dei tuoi scogli

E’ come se ci fossimo già percorsi

innamorati e poi perduti

alla deriva nel meltemi in burrasca

Il viaggio è la mia vita

Affronto volentieri baie riparate e villaggi di pescatori

come mio padre

Incrociando pirati pentiti mentre i falchi volano sui vigneti

Ti salverò ora dolce Saffo!

Non morirai un’altra volta

saltando nel vuoto ove frange impietoso lo Ionio

Non fosti tu infatti Ionio

ad accoglier tra le tue braccia

incauti sacerdoti volanti?

Dove sei ora mia dea vestale?

Troppo infelice per vivere

Colma la mia sete d’Amor sacro

Non ti bastò la ghiaia di assolate spiagge?

Il frinire delle cicale di sconosciuti monasteri?

Le memorie antiche, l’ira di Ulisse che qui tornò?

I canti di guerra degli invasori persiani a Salamina?

Lefkos come hai potuto?

Sostenere l’indifferenza di Faone?

Lasciarla cadere dalla vertiginosa scogliera?

Dove oggi veglia il tuo faro tempio d’Apollo

Il tramonto dalle spiagge di Naxox

La Portara a Naxos

La PORTARA

Uno scatto al tramonto, la Portara nell’isola di Naxos nell’arcipelago Egeo delle Cicladi, un capolavoro della tecnica. La Portara del tempio è un frammento dell’incompiuto tempio di Apollo. Costruita nel 530 a.C. dal tiranno Lygdamis su una penisola, presso un sito che che guarda all’isola sacra di Delos, ha dimensioni importanti e ti sovrasta con 3,5 mt di larghezza e 6 mt di altezza.

Secondo la mitologia, Teseo abbandonò qui Arianna che fu poi trovata da Dioniso che la prese in sposa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una serie di suggestive immagini; scatti di mare nel mondo:

Il crepuscolo a Mumbay

Un trabocco nei pressi di Vasto

La pelosa la famosa spiaggia di Stintino (SS)

 

 

 

Cartoline – Postcard –

Il fascino infinito e nascosto di una giovane yemenita

Sono come sospiri del tormento
Diluvi di respiro, lacrime di sposa
Geometrie d’universo un po’ inferno
Malva nel vento fradicio di vita

Il tifone a Plaja Santa Lucia – Cuba

Un surfista che non ti aspetti – Costa Smeralda Sardegna Italy

Come ho potuto perderti?
Durante un solitario gioco d’amore

Il lato oscuro del Natale

Una nonna di Riomaggiore – Italy

 

 

 

 

 

 

 

Palazzo reale di Sabbioneta Mantova – Italy

Vesto un volto di rughe
Solo imperfetto presente
Mi lascia sciami d’illusione
Un miraggio di luce tra le gambe

Panorama Germania (confine Polonia)

Riporto alla luce le ferite di sconvolti padri
Ormai spenti nella brace
Solo nel sogno sappi che soffro
Come zingare bambine perdute

Un particolare gioco di immagini e colori notturni B/N

Ti desidero per il sogno che rappresenti
Debole da salvare eroe da inseguire
Brina di luna
La mia performance migliore
Quella senza parole

Ad immagine e somiglianza di di Dio. Gli occhi di una donna sono l’immagine dell’infinito. Lei é mia figlia Giulia.

Intorno un vuoto spettrale e diafano
Sorella d’inutili incontri
Spero tu non tema l’uragano

La velocita’ lenta di l’Abana – Cuba

Donne di casta elevata si bagnano i piedi – spiaggia di Mumbai nel crepuscolo

Panorama a Mineral de Pozos – Stato di Guanajato – Mexico

Nel peso di un pulcino
Il rottame del sentimento
Frammenti ovunque
Frantumi espansione di nulla

Via centrale di Guanajato dopo un nubifragio – Mexico

I detriti d’un’altra vita esplodono fumanti
Miscelando stati eterni
Desideravo sogni diversi

Simmetrie di cittá – Loft in Santiago di Querétaro

Meraviglioso reperto azteco custodito nel museo antropológico di Cittá del Mexico

 

 

Sono tornato da Ventana Bay con un kite rotto nello zaino
Odile ha spaccato ogni mia certezza
Solo armonica e malinconia in questo blues

 

 

I versi di questo articolo sono stati scritti nel 2014 dal sottoscritto. Ogni fotoé stata scattata da me. Odile é l'uraganoche ha spazzato la California del Sud anni fa.

 

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