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Costruire Cultura

l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Tag: poesia

Fil rouge – Kanaga Edizioni 2018

Ottobre 2019, è giunto il tempo di aprire una nuova rubrica di lettura poetica a voce alta. #costruirecultura.

Lo avevamo già scritto, ma oggi sento il bisogno di ribadirlo: la poesia deve essere un punto di riferimento nel mondo culturale. Abbiamo bisogno di “cibo” diverso, di terminare in quel vortice delle passioni che ci faccia vibrare di gioia, e di rabbia se necessario, nella società e nelle città, per difendere l’ideale del miglioramento, parafrasando il titolo che vi presenterò di seguito: quel filo rosso che deve collegare donne e uomini nella costruzione di un mondo migliore.

Un faro sempre acceso davanti alla scogliera delle coscienze spesso ottenebrate dalla fretta, dall’idiozia, dall’individualismo, dalle nubi di nulla.

Un appuntamento accattivante e stimolante che ci porti direttamente là dove nasce il sentimento poetico proprio di tutti gli esseri viventi pensanti.


Per aprire questa sezione ho scelto di leggervi i versi di:

Fil Rouge di Franca Donà

È una bella poesia semplice e intensa, quella di Franca Donà, che in ogni caso riempie il cuore con splendide immagini bucoliche ed efficaci. Accende l’emozione quando usa il fondamentale dell’enjambement:

"...e mi sorprende ancora nell'alba consegnata
all’incanto dei bagliori, tra fiori stropicciati
dai rapidi profumi e la saggezza consacrata dell’ulivo”
...

Sono come sempre le piccole cose a fare la differenza, Franca lo sa e si appende all’anima della poesia più alta, quella che ci vibra dentro una dodici corde e ci crea la pelle d’oca che ci fa galleggiare come nuvola, emozionare come fanciullini nella prima neve d’inverno.

"...Ho il tempo destinato a credere 
che nulla possa far morire ciò che sono"
...

Si ha l’impressione che ogni verso sia del tutto indipendente, fine a sè stesso in tante poesie separate, dove la sostanza diventa pura efficacia, nulla è eccesso, anche nella metrica e nella musica:

"Sai, non conosce inganno il cielo
non mente all'emozione d'un rintocco"
...

Una pulizia del verso che diventa quasi onomatopeica in Il canto delle conchiglie:

Il mio essere ostrica e perla
il dorso incollato alla roccia
lo schiaffo delle onde
e le ginocchia raccolte a proteggere il viso

All’interno di “Fil rouge” ritroviamo una determinazione che mi ricorda l’immortale Emily Dickinson, sono versi del tutto naturali e spontanei, da leggere a voce alta perché sanno di vita vera, maturata, sofferta e forse anche odiata.

Volti, civiltà precolombiane, museo antropologico Città del Messico

Riprendo dalla quarta di copertina il bel commento Emanuele Aloisi: “Il fil rouge della poetica di Franca Donà è quello che lega una parola all’altra, un verso all’altro, una lirica all’altra. Vivere il presente, qualunque sia con la coscienza che sia un attimo, come il pensiero e la poesia, in grado di scolpire nuvole…”.

Franca Donà nata a Cigliano (Vc), opera nell’ambito della psichiatria riabilitativa. Esordisce sul web con il nickname astrofelia, è presente con le sue opere in molte antologie letterarie e collabora, come autrice, a riviste e associazioni culturali. Vincitrice di premi letterari nazionali e internazionali di prestigio, ha pubblicato recentemente la silloge “Fil Rouge”, Kanaga Edizioni, nel 2015 “E non mi basta il cielo”Ed.Santoro. Sue poesie sono state selezionate per “La bottega della poesia” de La Repubblica di Torino.


Ho avuto il piacere di premiarla personalmente nell'occasione del
Premio Nazionale "Metropoli Città di Torino" il 26 ottobre 2019, presso il Palazzo della luce.

 

Il pensiero poetico è immagine e carezza violenta

Quando scatto una foto non mi limito a studiare l’immagine, so di realizzare un pensiero poetico. Curo i dettagli, spio attorno, controllo le sfumature, la luce. Fermo l’attimo, ne studio il contesto, le cause. Parimenti le mie poesie non possono essere immediate, facili, vogliono essere ritratti, emozioni, carezze violente*, brezze leggere e maestrale.

Leggete a voce alta! Emozionatevi!


Come il vento sui tulipani

Rugiada con parole di niente
gli eroi ora d’autunno
come volti d’esistenza

Sto in abissi luminosi
il mio cuore ogni ramo
come braccia violente
sulla collina verso la fattoria distesi

Verso amori graffiati
dall’acido mischiati
una tempesta tutto tace
ape cespuglio di lavanda

Gemo al tuo richiamo
al tepore di un sorriso
sciogliendomi nell’insulto
mai così caro
    mai così amaro

Dea nuda

Quanto desidero
tu possa esser maga del mio corpo

Sciamano con artigli smaltati
druido celtico con il potere della luna
sacerdotessa negli orrendi sacrifici
faraone onnipotente acclamato dal suo popolo

Dea nuda
quanto desidero
tu possa esser signora del mio corpo

Quando

Come il pescatore all’alba
assesta il gozzo per le onde
ogni palamito prepara e l’esca dispone paziente

I raggi illuminano ogni grotta
la luna sussurra fiducia
la tramontana si queta
i frammenti di buio non spaventano

Vi guarderò di lontano sparire
nell’ombra della lanterna

Balla con lei la mia solitudine
cerco un rifugio in te che sei le mie tenebre
dicendo all’ombra di fuggire
e pago dazio nei tuoi occhi scuri
è tra i prati e la nebbia che raggiunge le case
ogni nido si svuota
il mezzogiorno d’autunno che vivo
il sapore della luce si confonde con il cuore di sole
le onde gemono come gli sperati brividi
lentamente morivo di te
nella vicina foresta che brucia
sorridendo gli inverni di gelo
sperando di aprire un sogno
lentamente morivo di te

Uno sguardo

Uno sguardo ancora ti prego

Per le mie malinconie
Stasera soffro l’anima distaccata
L’arpeggio del poeta ha una sola corda
Che suona di vuoto a perdere
Vuoto come questa campagna d’arbusti
Seccata come la tua fuga
Uno sguardo soltanto
Mi sia consentito per sperare
Ancora silenzi e fumo
Sirene lontane per quest’esilio volontario
Errerò vagabondo geloso del micio
In cerca della prossima tequila
Da bruciare in un ristorante francese
Ubriachi come mariachi dopo tacos e queso
Viaggerò e perderò il mio tempo
Nei bordelli di San Miguel de Allende
I miei sandali alzeranno la polvere
Sulla pista verso Nord Ovest
Parlerò con un vecchio pazzo
Mi farà bere pomodoro birra e chili
Ascolterò la voce di Chavela
Ricca e triste come le feste gitane
Mi fermerò presso il muro che ho nel cuore

Ramingo su sentieri primitivi
Inseguendo farfalle restituendo loro i colori

 

Senza la fine di nulla

Sento soltanto fruscii
frinire di grilli
fusa di gatti randagi
Fumo di candele spente

è questa politica che non dà passioni
solo narcosi di massa

crollo di ponti
e figli morti in mare
dove sono morte le loro madri

spegnendo ogni lotta
con sociali distrazioni

senza la fine di nulla
nessuno uscirà vivo

(*) Una carezza violenta è il titolo del mio romanzo

MARE

L’amore per il mare

L’uomo ha sempre avuto un rapporto diretto con il mare, idilliaco e talvolta conflittuale, romantico e mortale, attraverso la poesia e queste immagini vorrei raggiungere il cuore dei miei appassionati lettori, ormai sparpagliati nel mondo. Il mare non conosce diversità, frange tutte le coste da milioni di anni, accoglie le spoglie mortali dell’uomo, le sue lacrime, le sue urla, i momenti dolci, le sue lunghe notti piene di sogni. Per le popolazioni arcaiche era venerato ed assimilato al Dio creatore. Le civiltà millenarie si sono avvicendate nel corso dei secoli stringendo un patto indissolubile con la navigazione: dai vichinghi ai fenici si sono costruite le basi della navigazione, della moderna esplorazione marittima.

Un moderno brigantino nel Golfo della Maddalena

Il mare non è mai stato amico dell’uomo. Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza” scriveva Joseph Conrad.

Il Porto di Genova visto dal mare

 

 

 

 

Attraverso il mare l’uomo ha esaudito i desideri raggiungendo spesso il sogno di una vita migliore. Nelle acque degli oceani ha sviluppato grandi progetti, gettando spesso il cuore dall’altra parte. Penso anche ai nostri avi che partivano da queste antiche banchine del porto di Genova, raggiungendo Buenos Aires.

Il crepuscolo che non ti aspetti (Alghero)

 

 

 

Quando scrissi “Ritorno al porto” era l’anno 2000 e volevo rappresentare la metafora Dio – mare.

In questo senso la nascita nell’acqua pura di sorgente ai piedi della montagna, per giungere felici, ma non senza difficoltà al mare che non rappresenterà mai la fine, ma il nuovo inizio:

Ritorno al Porto

Siamo viandanti e cerchiamo onde

Mare alto che schiuma e ritorna

Vele gonfie terre lontane nude

Stelle da toccare

Parole nella salsedine

Paura del nulla

Fine di tutto

Il niente

Bagliore di lanterna

Il Porto

La morte era solo un’illusione

Un nuovo inizio

La Vita Eterna

Alba o tramonto della vita?

 

       

“Nel terzo giorno della creazione Iddio disse: si radunino tutte le acque, che sono sotto il cielo, in un sol luogo e appaia l’asciutto terra e la raccolta delle acque chiamò mari. E Iddio vide che ciò era buono”

(Genesi 1,9-1.10)

 

 

 

 

 

 

“Oceano” è stata scritta in una notte in un ristorante di Casablanca, dove solitario e devastato cercavo una spiegazione alle mille contraddizioni di questo paese, restando comunque colpito e affascinato dalla storia e dalla gente umile e orgogliosa di questa terra d’Africa baciata dall’Oceano Atlantico

 

Oceano

Oceano le onde che schiamazzano

Un’immensa distesa di mare lucente

Un unico rombo che fragoroso si perde sulla sabbia che specchio riflette mille esseri viventi

E’ l’Africa che avanza, che reclama il suo posto nei mille conflitti

Non importa se di calcio, di bandiera, di fede, d’amore

Mi entra nel cuore, pretende il salotto buono dei miei ricordi romantici

Il sole mi trafigge mentre lo osservo dalla terrazza di quest’albergo

Trafigge queste comodità mentre mille bimbi sono derubati della vita

E’ l’Africa con il sole in piscina

Le gambe monche

I visi nascosti di mille donne che muovono il paese

E’ il Marocco dei mille palloni sulla sabbia

con i bei virtuosismi di mille ragazzi

pesci usciti dalle acque per giocare la partita

su un altro piano senza porte

Una favola di vestitini telefonini

ciucchini e stracci

Un suggestivo crepuscolo davanti a Noli

La mitologia greca trasferita per eredità e riflesso ai latini ha associato al mare il concetto di ascesi e pace.

Io e l’albatro indispettito, guardando l’orizzonte dallo scoglio di Castelsardo

 

Lefkada è un’isola greca del mar Ionio, abitata inizialmente dai Corinzi e ho un amore spropositato per questi luoghi così antichi, colmi di storia e cultura. Sono naturalmente innamorato anche della suggestione delle case dei pescatori incastonate nella roccia aggrappati ai pendii della riviera di levante che ricordano le incursioni dei feroci pirati saraceni.

Questa canzone è fluida, pensate all’onda blu d’alto mare, abbandonatevi nel blu turchese di lontane spiagge caraibiche, al movimento della posidonia, alle vive colonie di coralli.

Lefkada

Lefkos ho già visto il bianco dei tuoi scogli

E’ come se ci fossimo già percorsi

innamorati e poi perduti

alla deriva nel meltemi in burrasca

Il viaggio è la mia vita

Affronto volentieri baie riparate e villaggi di pescatori

come mio padre

Incrociando pirati pentiti mentre i falchi volano sui vigneti

Ti salverò ora dolce Saffo!

Non morirai un’altra volta

saltando nel vuoto ove frange impietoso lo Ionio

Non fosti tu infatti Ionio

ad accoglier tra le tue braccia

incauti sacerdoti volanti?

Dove sei ora mia dea vestale?

Troppo infelice per vivere

Colma la mia sete d’Amor sacro

Non ti bastò la ghiaia di assolate spiagge?

Il frinire delle cicale di sconosciuti monasteri?

Le memorie antiche, l’ira di Ulisse che qui tornò?

I canti di guerra degli invasori persiani a Salamina?

Lefkos come hai potuto?

Sostenere l’indifferenza di Faone?

Lasciarla cadere dalla vertiginosa scogliera?

Dove oggi veglia il tuo faro tempio d’Apollo

Il tramonto dalle spiagge di Naxox

La Portara a Naxos

La PORTARA

Uno scatto al tramonto, la Portara nell’isola di Naxos nell’arcipelago Egeo delle Cicladi, un capolavoro della tecnica. La Portara del tempio è un frammento dell’incompiuto tempio di Apollo. Costruita nel 530 a.C. dal tiranno Lygdamis su una penisola, presso un sito che che guarda all’isola sacra di Delos, ha dimensioni importanti e ti sovrasta con 3,5 mt di larghezza e 6 mt di altezza.

Secondo la mitologia, Teseo abbandonò qui Arianna che fu poi trovata da Dioniso che la prese in sposa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una serie di suggestive immagini; scatti di mare nel mondo:

Il crepuscolo a Mumbay

Un trabocco nei pressi di Vasto

La pelosa la famosa spiaggia di Stintino (SS)

 

 

 

Posso sognare un mondo senza violenza

Un femminicidio ogni 60 ore in Italia

Desiderare un mondo senza violenza é una cosa buona. Come quando scende la pioggia e bagna la Terra.

Desiderare un mondo senza violenze verso la donna é diventata, purtroppo una prioritá e una responsabilitá di tutti. Come sempre, non posso proporre soluzioni, né tanto meno mi permetto facili consigli o retoriche populiste. Posso peró attraverso la poesía aprire il cuore di chi legge e stimolare la mente per essere vigili e trovare l’entusiasmo per educare i figli, gli amici, aiutare chi versa in difficoltá. Sviluppare cosí un ragionamento e un processo di crescita finalizzato al bene.

Il testo che vi propongo oggi,  si sviluppa su due diversi piani: il primo é pervaso di desiderio misto all’adrenalina amorosa, una sorta di inno al sentimento puro, passionale e carnale. In questo caso NON é una poesía scritta in prima persona, il protagonista siamo tutti, nel bisogno ancestrale di condividere voluttá ed emozioni con l’altra persona. Il secondo piano, quello trágico sbatte violentemente l’indice contro la violenza quotidiana, senza confini, verso l’essenza femminile. Osservate i numeri e tuffatevi nella lettura a voce alta:


Ho fatto bene l’amore

Ho fatto l’amore sul cofano dell’Ascona
Nelle cuccette rivettate dei camion
Ai piedi della palma in giardino
Sui terrazzi delle favelas di Mexico
Nel bocho negro mentre mariachi suonavano
Mentre la fiamma spegneva l’ardore
Quando le lacrime si mischiavano alle droghe
e i cani finivano di raspare il nudo deserto
Sotto fiumi di cerveza annebbiati dai gradi buttati in gola
Nella casamatta su materassi che solo i pazzi
quella occupata dai writer
quando la digos ci arrestó fatti come zucche
pieni di paure amore odio e fumo
molto piú ubriachi di voi*
Ricordi alla festa delle pasticche?
nel faló dei diciotto
Evaporati in una nuvola rossa*
In mezzo al campo accarezzati dal vento di mare
Sulle barche nel’onda tranquilla del porto di Camogli
Nelle baracche sulla spiaggia
Nella roulotte di tuo padre in deposito
Nei cessi della moschea di Casablanca
Quando aspettandoti per amarti un’altra volta
Lui ti uccise violento e ignorante come solo l’uomo puó fare

(*)Cito Fabrizio De André

Sei donne uccise a Ciudad Victoria nello stato di Tamaulipas

Qualche giorno fa ho letto su Repubblica che sei donne sono state rapite e trucidate in modo violento nel nord del Messico (a 7 ore da me, non molte). Purtroppo la notizia, qui non ha avuto l’enfasi che meritava, né ho avuto riscontri dai colleghi, né tanto meno dalle colleghe. Cosí ho cominciato a fare domande dirette; del resto non mi aspettavo certo grandi proclami o prese di posizione che anticipano le manifestazioni di piazza, si é andati non oltre lo sgranare degli occhi in segno di sottomissione.

Mi rendo conto cosí, che questo é tollerato come un cancro della “propria” pelle, ma difficilmente intaccabile. Le ragazze messicane NON amano parlarne. Infatti questa societá, ancora molto maschile, é soggetta alla violenza piú subdola: quella che si svolge in famiglia e spesso non denunciata. (análogo in Italia). Anche qui per fortuna si comincia a cambiare e molte donne si confidano nelle fabbriche dove si aprono consultori specifici e sportelli d’aiuto.

La storia di ogni paese, anche il nostro, é fatta di processi culturali lunghi, sanguinosi e amari, per fortuna ci sono anche pagine d’entusiasmo e miglioramento, non senza fática. Mi pare che qui consentiamo al mostro (che siamo) un sacrificio periódico e calcolato. Un’eclissi di sole triste. Una guerra, poco distante oltre il muro del contrasto, che si combatte sulle strade di interessi sporchi, ma comuni. Abbiamo imparato a tollerarla consapevolmente, drogati e narcotizzati da un misto di paura e benessere che piuttosto di combattere ci fa fuggire. Del resto il prezzo del coraggio é il martirio, se non il nostro, quello dei nostri figli.

Il rischio é quello di smarrire l’anima.

Due dati che hanno dell’incredibile:

Ho svolto una ricerca: nei sei anni della presidenza di Enrique Peña Nieto sono 39 i giornalisti e 23 i sacerdoti morti ammazzati a cura dei cartelli che si spartiscono gli sporchi interessi legati alla droga. Evidentemente si vuole spezzare la veritá della comunicazione. Il 1 luglio 2018, il Messico vivrá l’elezione presidenziale. Auspico per questa terra il miglioramento tanto atteso. Si punti sul welfare, sullo stato sociale, sull’equitá, sul lavoro correttamente pagato, sulla crescita condivisa, evitando scompensi troppo elevati tra le classi. Si investa sulla cultura positiva dell’emozione, con un occhio verso i piú deboli, sui ragazzi e sulla poesía che salverá il mondo. (ma quest’ultima é una battuta).

Ogni foto, testo, pensiero, verso libero é di produzione personale. Per l'unico scopo di allietare e stimolare il buon confronto /ab.

 

 

 

Una lacrima di poesía per non perdere il buon senso della misura umana

La poesia salverá il mondo!

Certo! Non puó che essere cosí! Una lacrima di poesía per non perdere il buon senso della misura umana.

La poesia ci salva, é l’altrove del mondo nel quale ci rifugiamo noi poeti per salvare l’onore dell’uomo, ricondurlo alla sua bellezza immortale, privándolo delle fatiche di innaturali giornate di lavoro che altro non servono a renderlo insensato e assetato di denari da spendere voracemente, quanto piú inutimente possibile.

Lasciatevi avvolgere dai versi senza pretendere, Vi prego, una comprensione diretta e a tutti i costi. Gustate ogni parola, questa sará preziosa tanto piú lo vorrete; assorbite ogni verso con pazienza, fate scorrere il ritmo e abbandonatevi. E’ quello che fareste ascoltando un brano strumentale.

 

Una bimba di Bernal. Stato di Querétaro Mexico

Indicazione per locale very hot a Dublino

 

Cartoline – Postcard –

Il fascino infinito e nascosto di una giovane yemenita

Sono come sospiri del tormento
Diluvi di respiro, lacrime di sposa
Geometrie d’universo un po’ inferno
Malva nel vento fradicio di vita

Il tifone a Plaja Santa Lucia – Cuba

Un surfista che non ti aspetti – Costa Smeralda Sardegna Italy

Come ho potuto perderti?
Durante un solitario gioco d’amore

Il lato oscuro del Natale

Una nonna di Riomaggiore – Italy

 

 

 

 

 

 

 

Palazzo reale di Sabbioneta Mantova – Italy

Vesto un volto di rughe
Solo imperfetto presente
Mi lascia sciami d’illusione
Un miraggio di luce tra le gambe

Panorama Germania (confine Polonia)

Riporto alla luce le ferite di sconvolti padri
Ormai spenti nella brace
Solo nel sogno sappi che soffro
Come zingare bambine perdute

Un particolare gioco di immagini e colori notturni B/N

Ti desidero per il sogno che rappresenti
Debole da salvare eroe da inseguire
Brina di luna
La mia performance migliore
Quella senza parole

Ad immagine e somiglianza di di Dio. Gli occhi di una donna sono l’immagine dell’infinito. Lei é mia figlia Giulia.

Intorno un vuoto spettrale e diafano
Sorella d’inutili incontri
Spero tu non tema l’uragano

La velocita’ lenta di l’Abana – Cuba

Donne di casta elevata si bagnano i piedi – spiaggia di Mumbai nel crepuscolo

Panorama a Mineral de Pozos – Stato di Guanajato – Mexico

Nel peso di un pulcino
Il rottame del sentimento
Frammenti ovunque
Frantumi espansione di nulla

Via centrale di Guanajato dopo un nubifragio – Mexico

I detriti d’un’altra vita esplodono fumanti
Miscelando stati eterni
Desideravo sogni diversi

Simmetrie di cittá – Loft in Santiago di Querétaro

Meraviglioso reperto azteco custodito nel museo antropológico di Cittá del Mexico

 

 

Sono tornato da Ventana Bay con un kite rotto nello zaino
Odile ha spaccato ogni mia certezza
Solo armonica e malinconia in questo blues

 

 

I versi di questo articolo sono stati scritti nel 2014 dal sottoscritto. Ogni fotoé stata scattata da me. Odile é l'uraganoche ha spazzato la California del Sud anni fa.

 

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