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l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Tag: Creta

Il nostro viaggio a Creta: spiagge, sole e leggende 2001 anni prima di Cristo

Un’orrenda bellissima prospettiva

Ci sono diversi voli che portano a Creta. Si può volare in ca. 3 ore da Milano, Venezia o Pisa, tra le altre, con le diverse compagnie su Heraklio o Chania.

Itinerario

La nostra base è il residence AESTAS APTS nella ridente località balneare Agia Marina vicino Chania. Il punto è strategico perché vi consentirà di arrivare nelle località più interessanti in meno della durata di una partita di calcio.

Elafonissi (Ελαφόνησος)

A circa 90 min da Chania, Elafonissi, è un luogo magico. Solo Zeus, che è nato a pochi Km da qui del resto, poteva concepire un capolavoro così stupendo. Una perla considerata da molti i Caraibi del Mediterraneo. Percorriamo la nuova strada quasi fino a Kissamos, quindi si svolta a sinistra lasciandoci i tranquilli paesini alle spalle, affrontiamo così un percorso montano percorrendo gole affascinanti e impervie. Partendo presto eviterete i pulmann che possono far aumentare il tempo del viaggio. Terminata la discesa vi apparirà il Mar Libico e dopo pochi Km, un ampio parcheggio libero. “Seguendo” l’istinto arriviamo facilmente alla spiaggia, che vi stupirà con i suoi colori argentini e brillanti. Una laguna che vi lascerà senza fiato a destra e il mare aperto a sinistra. La laguna è uno spettacolo è come se una conchiglia avesse morsicato la spiaggia lasciando una sottile striscia di sabbia che collega l’isolotto di Elafonissi. Esistono 3 principali gruppi di ombrelloni con 3 chioschi non troppo invasivi. Il costo di un set con 2 lettini è di 8 €.

Elafonissi: laguna interna

Non esitate! Attraversate la laguna e oltrepassate le piccole dune di sabbia protette e NON oltrepassate le transenne per raccogliere i gigli di mare tra i cespugli, perché sarete richiamati dal personale del parco. Questa spiaggia è di una bellezza disarmante, ha sabbia bianca che sfuma nel rosa tra scogli nero lava dell’acqua turchese. Per lo snorkeling: qui l’acqua è calda e i colori subaquei sono carini, soprattutto nelle fasi di risacca con l’habitat marino, purtroppo i fondali sono molto sabbiosi e non ho trovato molti pesci.

Lo splendido effetto mimetico di un amico sommerso

Elafonissi: isola. Si possono notare le sfumature rosa e nero della sabbia

Falassarna

La baia di Falassarna, a circa 45 min da Chania è probabilmente una delle spiagge più estese della Grecia e a mio avviso rimane tra le più belle d’Europa. Arriviamo a Kissamos e superiamo il porto. Salendo verso sud e scollinando vi apparirà una spiaggia infinita. Attenzione fermatevi al mattino, perché durante il pomeriggio il panorama controsole vi apparirà molto meno attraente, a questo proposito Falassarna gode di un impagabile tramonto. Nella punta a nord è presente anche un sito archeologico, (seguite per ancient Falassarna). C’è un ampio parcheggio libero e potrete usufruire di servizi, ombrelloni e lettini, set a 8 €. Al mattino potrete sentirvi i re di Falassarna, e respirare il mare. Non ci sono problemi se si desidera stendere il proprio asciugamano, attenzione è possibile che la spiaggia sia interessata dal meltemi, il famoso vento greco che proviene da Nord, quindi ricordatevi di ancorare saldamente il vostro ombrellone. Il mare: noleggio di moto d’acqua, cayak, e poltrone che vengono trascinate dai motoscafi. Abbiamo trovato molto accessibili e organizzati i “beach village”, con 11 € un club sandwich ed enorme birra media, qui la sera va in scena la movida, la musica aumenta e da luogo a feste e divertimenti.

Falassarna vista verso Sud

Non solo mare: club sandwich di tutto rispetto

Lo snorkeling è buono ma per risultati migliori spostatevi più a nord verso gli scogli e non dimenticate la camera subaquea.

Falassarna: parte della spiaggia verso Nord

Gramboussa (o Gramvousa)

Siamo nella parte Nord Ovest di Creta, all’estremità della penisola, la spiaggia è di rena bianca, è uno dei posti più incantevoli di tutta Creta e si può raggiungere con il battello dal porto di Kissamos con 27 € a testa in 60 minuti di navigazione nel golfo di Kissamos. L’isola di Imeri Gramvousa è famosa per l’importanza strategica, infatti sulla sommità i veneziani costruirono l’inespugnabile fortezza che proteggeva una Santa Barbara fornitissima. Il forte rimase sempre in mano veneziana, resistendo anche a lunghi assedi da parte dei turchi (1645). Fu la stessa serenissima ad abbandonare l’isola, che rimase abbandonata fino al 1821. Sede di leggende e furibonde lotte di pirati e marinai. Una di queste leggende narra che c’è un grande tesoro sepolto in una delle numerose grotte. A mio avviso, oggi il tesoro, l’immensa fortuna è rappresentata dall’ambiente stesso e dal colore azzurro topazio del mare, dal panorama a 180° semplicemente immenso, che porterò sempre con me. In 20 minuti dalla spiaggia si raggiunge l’entrata del forte, dal quale il panorama vi ripagherà della fatica. E’ parte caratteristica del paesaggio, il vecchio relitto ossidato e aggredito dai marosi, di una nave libanese la Kalyviani spiaggiata nel 1981. Nella quale mi sono avventurato con la mia Nikon, rischiando anche di perdere il battello di ritorno. L’esperienza seppur breve non ha prezzo, infatti essere legati al battello, presuppone di rispettare gli orari di ripartenza. Sarei rimasto anche di notte per godermi il tramonto e certamente a “riveder” le stelle.

Il relitto della Kalyviani nella spiaggia di Gramvousa

Il relitto naufragato nel 1981 sta per scomparire rispetto a vecchie foto dell’epoca

 

 

Balos

Chi mi ha noleggiato l’auto mi ha proibito contrattualmente di arrivare a Balos by car, quindi lo posso solo ringraziare perché questo ci ha consentito di approdare anche a Gramvousa. In effetti Balos è comunque raggiungibile da terra con uno sterrato di circa 8 km e una passeggiata. E’ un posto meraviglioso! Balos è una laguna spettacolare con acqua trasparente dove certamente sono nati gli Dei. Non scriverò che c’è troppa gente, perchè è ovvio, tutti hanno diritto di fruire del bello, anche se all’arrivo dell’ultimo traghetto la discesa di turisti ricorda l’invasione degli orchi; provenienti dalle terre selvagge. Si ritorna sul battello alle 16:30 e c’è il tempo per il tuffo in un mare d’incanto: il Mare Nostrum.

Balos: la laguna vista dal battello

Seitan Limania

Il porto del diavolo è un insenatura, una perla incastonata nella roccia, un fiordo. Una spiaggia emozionale con l’acqua in simbiosi con la roccia. Gli elementi si sposano nella natura e nelle forti sensazioni. E’ un capolavoro e ricorda la citazione di Fabrizio De Andrè che diceva: “le spiagge te le devi guadagnare”. Una sorta di piscina pulitissima a 5 stelle senza pesci. Naturalmente priva di ogni orpello turistico è la spiaggia che mi ricorda il bagno nel mare mosso, davanti a casa, quando per andare al mare si usava il verbo “scendere in spiaggia”. Ciò premesso, si deve dire che la discesa al mare non è tra le più agevoli, è necessario fare attenzione ed usufruire del sentiero di destra, meglio con le scarpe da ginnastica, le infradito non le consiglio, attenzione ai bimbi più piccoli. Non è una spiaggia attrezzata e si raggiunge in 40 minuti da Chania.

 

Camere utilizzate:
Nikon Coolpix W300, per le immagini subacquee, Nikon D3000, per esterni giornalieri, per interni e notturni tel. VIVO

Seitan: Un dono della natura, una spaccatura nella roccia crea il porto del diavolo

 

Seitan: Una piscina naturale con una buona profondità

Creta. Il Palazzo di Cnosso. La civiltà minoica

L’isola di Creta culla del Mediterraneo

Creta è la quinta isola più grande del Mediterraneo. Terra di magia e mistero se si pensa al labirinto di Cnosso e all’antica civiltà minoica che per quanto sconosciuta e misteriosa resta una delle più affascinanti dell’antichità. È un luogo fantastico per chi ama il mare, la gastronomia senza dimenticare cultura e archeologia; che a Cnosso diventa mitologia, è infatti nell’immaginario di tutti fin da quando nei sussidari scolastici si studiava la società cretese e la leggenda secondo cui il palazzo costruito come un labirinto di stanze e cortili fosse proprio il leggendario labirinto dove era nascosto il Minotauro, ucciso da Teseo.

All’ingresso del palazzo svetta il simbolo taurino

A contribuire al fascino, la fine repentina della società minoica che lo aveva costruito, a seguito del terremoto causato dall’eruzione del vulcano che aveva distrutto Santorini, attorno all’anno 1.700 a.C.. Della civiltà egeo–cretese (detta anche minoica del leggendario re Minosse, anche se probabilmente è il nome con il quale si identificavano tutti i re minoici), non si sa molto; cronologicamente essa occupa quasi tutto il 3° e il 2° millennio a.C., mentre la sua massima fioritura sarebbe da collocare fra il 2.000 e il 1.400 a.C. La Grecia antica è stata la culla del progresso occidentale: la nascita della filosofia, del teatro, della medicina, dell’arte, della politica democratica e dello sport ha segnato la nostra cultura dell’Europa moderna. Gli storici affermano che la Grecia sia nata proprio dall’incontro della Civiltà cretese (2.800-1.450 a.C.) con la Civiltà micenea (1.700-1.200 a.C.) che ebbe modo di assoggettarla presumibilmente a seguito dell’indebolimento dovuto proprio al terremoto.

A pensarci bene l’epoca di costruzione, la cura delle costruzioni, l’arte espressa dovrebbero farci impallidire: parliamo di 2000 anni prima di Cristo.

Per Giove!

Il Mediterraneo era già culla delle civiltà e non sarcofago per sfortunati esuli.

Il Palazzo di Cnosso fa impallidire per ricchezza ed eleganza

Il Palazzo di Cnosso il più grande delle dimore minoiche è oggi un bellissimo sito archeologico.

Uno degli affreschi più belli all’interno del palazzo

Esso costituiva il centro politico ed economico dell’impero. E’ privo di mura di fortificazione quindi si suppone che non temessero nemici. A quindici minuti di macchina dal centro. Scoperto già dalla seconda metà dell’Ottocento, fu scavato in modo sistematico nel 1.900 da Sir Arthur Evans, archeologo e in quel periodo direttore del Ashmolean Museum di Oxford. Evans continuò fino al 1931 con una sola interruzione durante la prima Guerra mondiale e più tardi pubblicò un’opera The Palace of Minos at Knossos sulla sua avventura. Fin dall’inizio i monumenti scoperti avevano bisogno di restauro. Così certe parti del palazzo sono state restaurate e in questi lavori fu usato cemento armato e colorato spesso in modo arbitrario. Tante le critiche su questo metodo che oggi può infastidire ma, ad un occhio non esperto, restituisce in qualche modo l’immagine dello splendore originale di sale e palazzi.  Gli affreschi originali si trovano al museo di Iraklion come la famosissima tauromachia: due giovani che sembrano danzare sfidando un enorme toro. Nel cortile in terra battuta nella zona centrale, si svolgevano le esibizioni dei ginnasti che sfidavano la morte piroettando sui tori sacri per i cretesi. Lo spazio abitativo del complesso si estendeva su una superfice di ca. 20.000 m² con gli alloggi del re, della regina, le sale per il culto e per i ricevimenti: 1300 stanze distribuite su 5 piani a pianta molto intricata ove si stima potessero vivere almeno 12.000 persone.

 

 

 

 

 

 

 

 

Vicino alla stanza della regina

Dagli affreschi percepiamo un popolo tranquillo ed esteta. Si noti sullo sfondo il mare

 

La mitologia per chiarire le idee: il fascino della storia che insegna al presente

Minosse, rifiutò di chiudere nelle sue stalle il toro che avrebbe dovuto sacrificare in onore del Dio del mare, Poseidone. Adirato il Dio indusse sua moglie Parsifae, ad una passione smodata per il toro, da questa unione si generò la creatura mitologica metà uomo e metà toro: il Minotauro. Per rinchiudere e proteggere i suoi sudditi dal mostro, Minosse fece costruire un labirinto dal famoso genio Dedalo. Poiché gli ateniesi avevano ucciso il figlio di Minosse, il re si mosse contro la città e dopo averla conquistata pretese un tributopesantissimo: ogni nove anni 7 ragazzi e 7 ragazze dovevano essere inviate a Cnosso e offerte in sacrificio alla bestia. Gli ateniesi stanchi del giogo al quale erano stati sottoposti, inviarono dopo anni, una squadra “speciale” con l’obiettivo di uccidere il mostro. Il loro capitano era Teseo figlio del re di Atene Egeo. Aiutato da Arianna, figlia di Minosse, Teseo uccise il Minotauro ad uscire vivo dal labirinto, mediante il famoso gomitolo di filo fornito direttamente da Dedalo. Al ritorno in patria Teseo, abbandonata Arianna, dimenticò di issare la vela bianca, in segno di vittoria sul nemico, suo padre Egeo scorgendo la vela nera sulla nave, che indica sventura, pensando alla cattiva sorte del figlio, impazzì per il dolore gettandosi nel mare che adesso porta il suo nome.

Ma torniamo a Minosse: scoperto l’inganno e accecato dal dolore della perdita di Arianna innamorata e fuggita con Teseo, imprigionò Dedalo e suo figlio Icaro nel labirinto. Dedalo grande genio e inventore creerà anche le ali con piume d’uccello incollate con cera, purtroppo lo stratagemma funzionò solo per lui, in quanto Icaro, avvicinandosi troppo al sole, precipiterà in mare. Dedalo proseguirà quindi il suo volo arrivando in Sicilia.

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