FoLLiAh! L’ex manicomio di Collegno per non dimenticare la storia e la sofferenza dei nostri famigliari più sfortunati.

Il 4 Febbraio 1904, viene approvata la legge n. 36 intitolata “Legge sui manicomi, custodia e cura degli alienati”.

In base a tale legge, chiunque ritenesse un individuo pericoloso per sé o per gli altri poteva chiederne l’internamento in manicomio servendosi di un cert. medico presentato dal pretore. L’internato viene immediatamente privato dei diritti civili ed il tribunale nomina un tutore. Nella Certosa di Collegno nel 1920 i ricoverati sono oltre 3300. Nel 1978 i degenti erano 2176. Gli ultimi reparti vennero trasformati in comunità e in residenze per anziani. Nel 1993 la chiusura degli ultimi reparti dell’ospedale di Collegno che diventano Comunità.

Lo scorso 1° Luglio 2018… un tweet del Ministro Matteo Salvini:

Matteo Salvini ha pubblicato un tweet che ha messo in allarme tutto il mondo della disabilità:  “Noi stiamo lavorando per un’Italia più buona. Penso all’assurda riforma che ha lasciato nella miseria migliaia di famiglie con parenti malati psichiatrici”. Proviamo a entrare con rispetto nell’argomento, con l’obiettivo di fare luce e accendere un ragionamento. Il ministro si riferisce senza dubbio alla Legge Basaglia.

C’erano una volta i manicomi: Legge Basaglia, quarant’anni dopo.

Prima c’erano i manicomi, con tutto il carico dei loro terribili orpelli: fili spinati, cinghie di cuoio, camicie di forza, carcerieri, cloroformio e paraldeide. Botte da orbi, acqua fresca, elettroshock come se piovesse. Fetori nauseanti e strutture fatiscenti. Prima c’erano gli alienati, con la loro follia da confinare. C’erano celle d’isolamento, occultamento e cronicizzazione di quello che era la malattia mentale. La legge Basaglia fu una legge rivoluzionaria che consentì di chiudere definitivamente i manicomi, veri e propri lager per i malati psichiatrici e non solo, ridando dignità e diritti a tantissime persone. Fu il punto di partenza per l’abbattimento dei pregiudizi, per l’inclusione di persone con disabilità intellettiva e per il loro pieno inserimento nella società, una rivoluzione culturale prima ancora che sociale.

Le cinghie di coercizione ci sono ancora a testimoniare la sofferenza di queste persone

La Legge Basaglia (Legge 13 maggio 1978, n.180 – “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”), disponendo la chiusura dei manicomi ha segnato una svolta nel mondo dell’assistenza ai pazienti psichiatrici, una cesura con il passato dalla quale non si può che andare avanti sulla strada della dignità.  “Perché aprire l’Istituzione non è aprire una porta, ma la nostra testa di fronte a “questo” malato”. Purtroppo la storia recente ci ha trasmesso che il sistema non è comunque esente da responsabilità. In ogni caso la chiusura degli istituti, ha creato un effetto domino, uno spartiacque pericoloso che la società in molti casi non è stata in grado di gestire. Molte famiglie hanno quindi dovuto far fronte al “ritorno” dei loro cari, talvolta veri e propri desaparecidos dei nostri condomini, senza la corretta preparazione o il legittimo aiuto sanitario. Per questo è fondamentale costruirecultura senza tralasciare nessun aspetto della storia all’interno di un processo di cambiamento.

Amo le geometrie di luce                                                   Solo Universo                                                                          Già infinito

Non potremo mai capire completamente, il senso del dolore, la sofferenza patita durante gli elettroshock. Siamo così distratti dalla vita, dall’apparente benessere che ci sfiora; figurarsi ricercare l’ansia del malessere. Per anni abbiamo nascosto il male, la malattia spaventosa di queste donne e di questi uomini, al di là di muri fisici adombrati dal perbenismo imperante. Senza conoscere cause, senza affrontare possibili rimedi. Ora, a venti anni dalla chiusura di queste strutture, vogliamo mostrare come SONO oggi questi spazi pubblici; perchè del manicomio di Collegno ne abbiamo sempre discusso al passato, come a dimenticare quella fetta di storia, così tristemente legata agli squilibri della mente, che da sempre ci spaventa, pur sapendo si tratti lateralmente di noi. Nasce così FoLLiAh un foto-progetto di ampio respiro ambientato nel presente. Con l’accezione esclamativa abbiamo voluto enfatizzare e cercare di capire il tono del dolore:

L’altra sera mi hanno scoperto
mentre strappavo lenzuola per farne piccole fettucce da legare insieme
Mai più Mai più Mai più
Mi hanno urlato
FoLLiAh!

E’ ambientato e strutturato nel presente ove i protagonisti in dissolvenza sono gli ospiti di allora, seppur fantasmi e legati all’incubo, essi interagiscono con infermieri, medici e carcerieri, con cui condividono lo stesso triste balletto, quello stesso tragico destino che ci porta all’oblio di una vita non vissuta.

Il progetto parte dalle parole di Franco Basaglia:

“La società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere.

Il nostro obiettivo è stato, non senza un elevato impiego di tempo e risorse commisurato alla grande trasformazione di Collegno, quello di mostrare cosa è divenuto oggi la struttura dell’ex manicomio: un museo, un luogo di aggregazione per persone di ogni età, un parco, aree polivalenti ove gestire le sinergie della collettività. La sede di una delle più importanti sezioni dell’ASL di Torino. Visitando I locali, nelle stanze si percepisce uno stato d’ansia; sembra che tutto sia pervaso da un’angoscia, densa, che pesa dentro come incudine; i muri, il mobilio, i letti con le cinghie di coercizione. I registri con le tabelle dei medicinali, i materassi macchiati… tutto ciò, anche se non esposto alla vista di tutti abbiamo voluto mostrarlo come parte di un mondo, che certamente non ci appartiene più, ma che non si può nascondere con una pennellata di vernice smaltata. Perciò abbiamo messo in simbiosi i fantasmi evanescenti e disperati di ieri l’altro, con la concreta realtà dell’oggi. Nel portare in evidenza il passato, siamo partiti dagli ultimi per chi tra queste mura ha vissuto la sua esistenza terrena, analizzando con rispetto le condizioni. Quindi raccontiamo e mostriamo agli occhi di tutti, come nel presente questo luogo di sofferenze si sia innalzato a luogo d’eccellenza, condivisione e spensieratezza fornendo speranza per il futuro.

Per attualizzare: è previsto nell’aprile 2015 la completa chiusura dei sei ospedali psichiatrici giudiziari, presenti sul territorio italiano.

FoLLiAh! La mostra fotografica:

Sono state scattate circa 200 foto con la tecnica della doppia esposizione, direttamente in macchina. Abbiamo selezionato più di 60 scatti: ogni immagine è corredata da tre versi: didascalie poetiche che non riportano alla realtà fotografata, ma alla sofferenza, al pensiero umano così complesso e non sempre traducibile da semplici parole, punteggiature e clichè precostituiti.


 

FoLLiAh è… un urlo dal passato, un richiamo alla malattia, un percorso ancora in divenire che non sputa sentenze nè giudizi, non parla di cattivi pazzi o di cinici infermieri, ma si limita a rivelare una storia di sensazioni e il ricordo della sofferenza attraverso racconti visivi in dissolvenza. I testi, non accompagnano la fotografia in senso didascalico, ma vogliono trasmettere l’essenza, la testimonianza del pensiero degli ospiti. Una sofferenza liquida che urla al mondo.

Solo enigmi nel labirinto del mio cervello

Sono come poesie liquide

Solo il frutto di troppi elettroshock

Ho tanta voglia di ridere

Invece posso solo piangere

Nelle curve di una solitudine che mi uccide

Ma cos’è fuori?

Una musica che non mi piace

Gatti randagi che urlano alle faine nel mio eterno dormiveglia 

Non c’incontreremo mai

Come missili che esplodono

Prima di perdersi nello spazio

Che vita è fissare fissare ed aspettare

Sembra che gli occhi mettano a fuoco fiori d’altrove

Fuori amore dentro carità e rispetto necessità di non essere dimenticato

 

FolliAH è un progetto aperto ed è grazie agli scatti di studio fotografico FX studio:
Fabio Lach, Igor Sabbetti, Giancarlo Vogliotti,
al gruppo teatrale Argonauti,
stampa Angela Iavello. 
I testi sono del sottoscritto
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Informazioni su costruirecultura

Sono nato a Genova nel caldissimo 11 di Luglio 1967, impiegato técnico dal 1990. Vivo a Torino e a Santiago di Querétaro in Messico dove lavoro per una importante multinazionale. Sposato con Angela e padre di Giulia e Simone. Poeta di strada, scrittore e fotógrafo per passione, organizzo eventi culturali dalla notte dei tempi. Grande appassionato della storia di Cristoforo Colombo e di cultura precolombiana. Amo sciare, immergermi in mari incontaminati. Sono molto ambizioso, cerco di amplificare cultura per crescere e migliorare il mondo.

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2 commenti su “FoLLiAh! L’ex manicomio di Collegno per non dimenticare la storia e la sofferenza dei nostri famigliari più sfortunati.

    • costruirecultura il said:

      Gracias Angel! Scrivo anche per le persone come te che hanno il coraggio di leggere e spendersi per una cultura aperta e libera.

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