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l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Categoria: Viaggi Page 1 of 2

Triora il borgo più bello

Come spesso capita, ci troviamo a girare il mondo lontano; per lavoro o per turismo e “colpevolmente” spesso si tralascia il mondo più vicino a noi.

Un pomeriggio in alta valle Argentina

Per un viaggio a Triora “tranquillo” vi consiglio di uscire ad Arma di Taggia e risalire la Valle Argentina, passando per Badalucco e sfilando Molini di Triora fino agli 865 metri di uno dei borghi più belli.

Noi, tuttavia abbiamo optato per un percorso più movimentato: dalla stupenda Dolceacqua che lasceremo a destra e che sarà oggetto di un successivo e specifico articolo. Risalendo la Val Nervia si raggiunge la cittadina di Pigna che ci dà subito il benvenuto come solo le città di montagna sanno fare, sfilando lenti ulivi. La SP 65 è a tutti gli effetti una strada d’alta quota; ricordate di informarvi sulle condizioni meteo e generali, prima di percorrerla: è asfaltata completamente, ma è molto stretta e conviene segnalare acusticamente spesso ai bikers che spesso la percorrono al contrario. Da Pigna a Molini di Triora calcolate 24 Km di tornanti, panorami mozzafiato verso il mare e boschi di castagni e roveri nella zona in ombra e selvaggi bellissimi pascoli.

Triora il paese delle streghe

Vi apparirà dopo molti tornanti nel bosco fittissimo, adagiata sulla costa opposta e già vi sembrerà irraggiungibile, come già doveva apparire nel medioevo: una fortezza genovese inespugnabile. L’interno dell’abitato, nasconde la parte più interessante, i carruggi in pietra rappresentano un dedalo mai visto prima. Gli stessi carruggi del centro storico a Genova si aprono verso il cielo e non ostante l’altezza dei palazzi consentono, alzando lo sguardo, una soluzione, una via di fuga. A Triora no! La sensazione è di un affascinante labirinto claustrofobico che non porta a nulla, anzi spinge verso sé stessi a riflettere, forse a espiare. Un dedalo di case, mura e volte e svolte, come in un quadro di Escher. Ricordate, gli incubi di Tiziano Sclavi, padre di Dylan Dog? Le case si deformano e la pietra cambia dimensione; declina con una prospettiva sbagliata: sanguinosa.

I verticalismi e le case mi ricordano le meravigliose ambientazioni di H.P. Lovercraft con i suoi deliri.

In provincia di Imperia, uno splendido borgo di ∼200 abitanti, alle 3 del pomeriggio, è completamente deserto, silenzioso, direi “inospitale”, con un’anima tutta da scoprire.

A questo proposito, ci tengo a specificare che si tratta di osservazioni e opinioni di me medesimo, indegno poeta e incline alla suggestione.

Il processo alle streghe

Entrando nel paese ho comunque provato sensazioni “complesse” che gli abitanti cavalcano alla perfezione: tutto qui fa riferimento all’anno domini 1.587. Ricordo che siamo già nell’Età Moderna. In quel periodo a seguito di una pesante carestia l’inquisizione realizzò il più grande processo per stregoneria della storia italiana e forse europea. Conosciamo tutti i nomi delle oltre 30 ragazze perseguitate dal fanatismo e dall’ignoranza, consegnate dai loro concittadini. Non conosciamo la sorte di ognuna anche se è tristemente facile supporre che il dolore sia stato Grande, e da quello si deve partire se effettivamente si vuole migliorare il futuro dei nostri figli su questo pianeta.

Infatti quanta violenza ancora oggi, dobbiamo annoverare tra le nostre case.

La famosa “cabotina” zona dove le streghe, secondo l’accusa erano solite ritrovarsi per i sabba e danzare con il demonio

Come racconta nel suo romanzo bellissimo “La chimera” Sebastiano Vassalli sono mogli, sorelle e figlie nostre. Eredità scomoda del nostro italico modus vivendi.

Non posso dirvi se la sensazione provata è direttamente collegata alla pura e primordiale sofferenza provata dalle persone in questi luoghi, oppure c’è di più: qui sembra infatti spezzarsi quella sorta di equilibrio con il male, quell’aura di serenità respirata nei luoghi cosiddetti “normali” dove l’energia del bene ha il sopravvento sulle influenze delle coordinate sulfuree*. E chissà perché la collegiata era diretta dai monaci disciplinati bianchi, che troviamo anche nel romanzo di Vassalli a Zardino, quando si parla di streghe e demoni.

La piazza del paese e l’imponenza austera della parrocchiale

È mia intenzione esortarvi nell’intraprendere il viaggio verso l’alta Valle Argentina, le Alpi Liguri, i borghi, il cibo, le tradizioni, sono quanto di meglio l’Italia possa offrire, Triora da questo punto è una delle mete più suggestive. Non dimenticate di gustare il pane di Triora: scuro, cotto su tavole di legno cosparse di crusca, questo tipo di cottura, conferisce al pane di Triora una crosta più dura di tutti gli altri pani, mantenendo l’interno morbido e compatto. Fa parte dell’associazione dei 37 pani d’Italia. È delizioso spalmato con il bruzzo, ricotta di pecora fermentata con erbe e spezie dal sapore forte, leggermente piccante; a seconda del tempo di stagionatura.

Oggi la storia macabra di Triora rivive nel Museo Etnografico e della Stregoneria, che mostra i documenti dei processi, le ricostruzioni degli interrogatori.

Il borgo si vive all’interno dei cunicoli e delle grotte scavate nella pietra

Il borgo è colorato da murales a tema divertenti e flolkloristici

*Faccio cenno alle ispirate parole del libro di Quirino Principe: La terra, la donna, il diavolo, il libro.

Valle Maira. Un itinerario a contatto con il cielo.

La Valle Maira è più di…

… un itinerario estivo, un luogo ameno dove trascorrere qualche giorno di quiete lontani dalla pazza folla. E’ un luogo d’eccellenza per il turismo alpino, uno scrigno nascosto con sentieri per il trekking per tutti; paesini d’alta montagna fioriti e lunghe e verdi vallate boscose per la felicità dei bikers più esigenti, una felice meraviglia per il palato. Non a caso la CNN ha inserito i “percorsi occitani” della Valle Maira all’interno dei 23 angoli più incontaminati del pianeta, nella speciale classifica stilata nell’Aprile 2019. C’è da crederci!

Zaino in spalla. Scarponi ben allacciati, cantando alla Valle.

E se non vi bastano i sentieri, i panorami mozzafiato, le pareti verticali dell’Oronaye e delle sue vie ferrate, del Brec de Chambeyron, potrete anche trovare tesori e gemme nascoste come gli affreschi del fiammingo Hans Clemer nella parrocchiale di Elva.

La parrocchiale di Elva

 

L’affresco di Hans Clemer nella parrocchiale di Elva


Cliccando sul link vi porterò direttamente all'articolo.

In Valle Maira ancora oggi si parla la lingua occitana-provenzale: lingua romanza, definita per la prima volta come tale da Dante Alighieri nel De Vulgari Eloquentia insieme all’italiano e al francese. È riconosciuta in Italia come lingua minoritaria dal 1999 e che, anche grazie al suo isolamento, ha conservato peculiarità tipiche nella pronuncia e nel lessico.

E’ una valle selvaggia e incontaminata, dove la natura è indiscussa regina. Risalendo il territorio si incontrano in bassa valle frutteti e coltivazioni di grano e granoturco insieme a boschi di castagni, querce, robinie, nella zona media soprattutto faggi, mentre l’alta valle è caratterizzata da boschi di conifere fino ad arrivare a zone di pascolo e pietraie ad altitudini elevate, pinete di larici, con rarità botaniche come la stella alpina, l’achillea, il ginepro o la regina delle alpi. Nel finale d’estate, potrete raccogliere funghi porcini. Una valle che è il rifugio di una ricca fauna: lungo gli infiniti sentieri non è raro incontrare sul proprio cammino cervi e camosci, e vedrete volare alti nel cielo rapaci come la poiana magari inseguire rotonde e pacifiche marmotte. Anche diverse specie di rettili abitano la valle, come la vipera e la salamandra.

Dormire:

Abbiamo soggiornato ad Acceglio, nella famosa locanda occitana, dove avevo lavorato come sguattero nell’era del Pleistocene. L’accoglienza e la simpatia di Alessandro, Marina & team, è stata fantastica, ci hanno coccolato, per l’intera settimana di ferragosto, aiutandoci a scegliere gli itinerari giusti. Ho trovato delle piacevoli sorprese per quanto riguarda l’abitato di Chiappera: questa cittadina ai piedi del gruppo Castello – Provenzale è divenuto un giardino fiorito, con sullo sfondo lo splendido monolite, assolutamente tra le postcard da portare in città e ricordare con gusto nel lungo inverno. Anche il Vallone di Unerzio, merita una segnalazione: è bellissimo risalire i paesini con le baite e le malghe ristrutturate con il gusto dell’ambiente montano. Frere, Gheit, Chialvetta, Pratorotondo e Viviere, dove abbiamo pranzato benissimo nel rifugio.  A questo proposito vi segnalo di non partire impreparati e contattare l’ufficio informazione di Acceglio e gli autorevoli siti che presentano la valle: (invalmaira.it e visitvallemaira.it). Grazie anche all’ufficio informazione di Acceglio dove troverete personale molto preparato e accogliente.

Si staglia la Rocca Provenzale dall’abitato di Chiappera

L’interno del paese di Chiappera dopo i preziosi interventi di conservazione

La Valle Maira si trova a poche ore da Torino e Genova.

Adagiata tra le Alpi Cozie, vicino al confine francese, è attraversata dalla strada provinciale SP422, partendo da  Dronero, raggiungendo Stroppo, fino a Chiappera, passando dal capoluogo Acceglio.

La Valle Maira ha anche un ricco carnet di proposte estive, la proloco di Marmora mi segnala il “Val Mairo Chanto 2019” 11° Festival della coralità folkloristica alpina che si terrà a Marmora dal 31 agosto al 1 settembre. Per informazioni allego locandina dell’evento.

Panorama e relax dal rifugio di Viviere nel Vallone di Unerzio

Il nostro viaggio a Creta: spiagge, sole e leggende 2001 anni prima di Cristo

Un’orrenda bellissima prospettiva

Ci sono diversi voli che portano a Creta. Si può volare in ca. 3 ore da Milano, Venezia o Pisa, tra le altre, con le diverse compagnie su Heraklio o Chania.

Itinerario

La nostra base è il residence AESTAS APTS nella ridente località balneare Agia Marina vicino Chania. Il punto è strategico perché vi consentirà di arrivare nelle località più interessanti in meno della durata di una partita di calcio.

Elafonissi (Ελαφόνησος)

A circa 90 min da Chania, Elafonissi, è un luogo magico. Solo Zeus, che è nato a pochi Km da qui del resto, poteva concepire un capolavoro così stupendo. Una perla considerata da molti i Caraibi del Mediterraneo. Percorriamo la nuova strada quasi fino a Kissamos, quindi si svolta a sinistra lasciandoci i tranquilli paesini alle spalle, affrontiamo così un percorso montano percorrendo gole affascinanti e impervie. Partendo presto eviterete i pulmann che possono far aumentare il tempo del viaggio. Terminata la discesa vi apparirà il Mar Libico e dopo pochi Km, un ampio parcheggio libero. “Seguendo” l’istinto arriviamo facilmente alla spiaggia, che vi stupirà con i suoi colori argentini e brillanti. Una laguna che vi lascerà senza fiato a destra e il mare aperto a sinistra. La laguna è uno spettacolo è come se una conchiglia avesse morsicato la spiaggia lasciando una sottile striscia di sabbia che collega l’isolotto di Elafonissi. Esistono 3 principali gruppi di ombrelloni con 3 chioschi non troppo invasivi. Il costo di un set con 2 lettini è di 8 €.

Elafonissi: laguna interna

Non esitate! Attraversate la laguna e oltrepassate le piccole dune di sabbia protette e NON oltrepassate le transenne per raccogliere i gigli di mare tra i cespugli, perché sarete richiamati dal personale del parco. Questa spiaggia è di una bellezza disarmante, ha sabbia bianca che sfuma nel rosa tra scogli nero lava dell’acqua turchese. Per lo snorkeling: qui l’acqua è calda e i colori subaquei sono carini, soprattutto nelle fasi di risacca con l’habitat marino, purtroppo i fondali sono molto sabbiosi e non ho trovato molti pesci.

Lo splendido effetto mimetico di un amico sommerso

Elafonissi: isola. Si possono notare le sfumature rosa e nero della sabbia

Falassarna

La baia di Falassarna, a circa 45 min da Chania è probabilmente una delle spiagge più estese della Grecia e a mio avviso rimane tra le più belle d’Europa. Arriviamo a Kissamos e superiamo il porto. Salendo verso sud e scollinando vi apparirà una spiaggia infinita. Attenzione fermatevi al mattino, perché durante il pomeriggio il panorama controsole vi apparirà molto meno attraente, a questo proposito Falassarna gode di un impagabile tramonto. Nella punta a nord è presente anche un sito archeologico, (seguite per ancient Falassarna). C’è un ampio parcheggio libero e potrete usufruire di servizi, ombrelloni e lettini, set a 8 €. Al mattino potrete sentirvi i re di Falassarna, e respirare il mare. Non ci sono problemi se si desidera stendere il proprio asciugamano, attenzione è possibile che la spiaggia sia interessata dal meltemi, il famoso vento greco che proviene da Nord, quindi ricordatevi di ancorare saldamente il vostro ombrellone. Il mare: noleggio di moto d’acqua, cayak, e poltrone che vengono trascinate dai motoscafi. Abbiamo trovato molto accessibili e organizzati i “beach village”, con 11 € un club sandwich ed enorme birra media, qui la sera va in scena la movida, la musica aumenta e da luogo a feste e divertimenti.

Falassarna vista verso Sud

Non solo mare: club sandwich di tutto rispetto

Lo snorkeling è buono ma per risultati migliori spostatevi più a nord verso gli scogli e non dimenticate la camera subaquea.

Falassarna: parte della spiaggia verso Nord

Gramboussa (o Gramvousa)

Siamo nella parte Nord Ovest di Creta, all’estremità della penisola, la spiaggia è di rena bianca, è uno dei posti più incantevoli di tutta Creta e si può raggiungere con il battello dal porto di Kissamos con 27 € a testa in 60 minuti di navigazione nel golfo di Kissamos. L’isola di Imeri Gramvousa è famosa per l’importanza strategica, infatti sulla sommità i veneziani costruirono l’inespugnabile fortezza che proteggeva una Santa Barbara fornitissima. Il forte rimase sempre in mano veneziana, resistendo anche a lunghi assedi da parte dei turchi (1645). Fu la stessa serenissima ad abbandonare l’isola, che rimase abbandonata fino al 1821. Sede di leggende e furibonde lotte di pirati e marinai. Una di queste leggende narra che c’è un grande tesoro sepolto in una delle numerose grotte. A mio avviso, oggi il tesoro, l’immensa fortuna è rappresentata dall’ambiente stesso e dal colore azzurro topazio del mare, dal panorama a 180° semplicemente immenso, che porterò sempre con me. In 20 minuti dalla spiaggia si raggiunge l’entrata del forte, dal quale il panorama vi ripagherà della fatica. E’ parte caratteristica del paesaggio, il vecchio relitto ossidato e aggredito dai marosi, di una nave libanese la Kalyviani spiaggiata nel 1981. Nella quale mi sono avventurato con la mia Nikon, rischiando anche di perdere il battello di ritorno. L’esperienza seppur breve non ha prezzo, infatti essere legati al battello, presuppone di rispettare gli orari di ripartenza. Sarei rimasto anche di notte per godermi il tramonto e certamente a “riveder” le stelle.

Il relitto della Kalyviani nella spiaggia di Gramvousa

Il relitto naufragato nel 1981 sta per scomparire rispetto a vecchie foto dell’epoca

 

 

Balos

Chi mi ha noleggiato l’auto mi ha proibito contrattualmente di arrivare a Balos by car, quindi lo posso solo ringraziare perché questo ci ha consentito di approdare anche a Gramvousa. In effetti Balos è comunque raggiungibile da terra con uno sterrato di circa 8 km e una passeggiata. E’ un posto meraviglioso! Balos è una laguna spettacolare con acqua trasparente dove certamente sono nati gli Dei. Non scriverò che c’è troppa gente, perchè è ovvio, tutti hanno diritto di fruire del bello, anche se all’arrivo dell’ultimo traghetto la discesa di turisti ricorda l’invasione degli orchi; provenienti dalle terre selvagge. Si ritorna sul battello alle 16:30 e c’è il tempo per il tuffo in un mare d’incanto: il Mare Nostrum.

Balos: la laguna vista dal battello

Seitan Limania

Il porto del diavolo è un insenatura, una perla incastonata nella roccia, un fiordo. Una spiaggia emozionale con l’acqua in simbiosi con la roccia. Gli elementi si sposano nella natura e nelle forti sensazioni. E’ un capolavoro e ricorda la citazione di Fabrizio De Andrè che diceva: “le spiagge te le devi guadagnare”. Una sorta di piscina pulitissima a 5 stelle senza pesci. Naturalmente priva di ogni orpello turistico è la spiaggia che mi ricorda il bagno nel mare mosso, davanti a casa, quando per andare al mare si usava il verbo “scendere in spiaggia”. Ciò premesso, si deve dire che la discesa al mare non è tra le più agevoli, è necessario fare attenzione ed usufruire del sentiero di destra, meglio con le scarpe da ginnastica, le infradito non le consiglio, attenzione ai bimbi più piccoli. Non è una spiaggia attrezzata e si raggiunge in 40 minuti da Chania.

 

Camere utilizzate:
Nikon Coolpix W300, per le immagini subacquee, Nikon D3000, per esterni giornalieri, per interni e notturni tel. VIVO

Seitan: Un dono della natura, una spaccatura nella roccia crea il porto del diavolo

 

Seitan: Una piscina naturale con una buona profondità

Creta. Il Palazzo di Cnosso. La civiltà minoica

L’isola di Creta culla del Mediterraneo

Creta è la quinta isola più grande del Mediterraneo. Terra di magia e mistero se si pensa al labirinto di Cnosso e all’antica civiltà minoica che per quanto sconosciuta e misteriosa resta una delle più affascinanti dell’antichità. È un luogo fantastico per chi ama il mare, la gastronomia senza dimenticare cultura e archeologia; che a Cnosso diventa mitologia, è infatti nell’immaginario di tutti fin da quando nei sussidari scolastici si studiava la società cretese e la leggenda secondo cui il palazzo costruito come un labirinto di stanze e cortili fosse proprio il leggendario labirinto dove era nascosto il Minotauro, ucciso da Teseo.

All’ingresso del palazzo svetta il simbolo taurino

A contribuire al fascino, la fine repentina della società minoica che lo aveva costruito, a seguito del terremoto causato dall’eruzione del vulcano che aveva distrutto Santorini, attorno all’anno 1.700 a.C.. Della civiltà egeo–cretese (detta anche minoica del leggendario re Minosse, anche se probabilmente è il nome con il quale si identificavano tutti i re minoici), non si sa molto; cronologicamente essa occupa quasi tutto il 3° e il 2° millennio a.C., mentre la sua massima fioritura sarebbe da collocare fra il 2.000 e il 1.400 a.C. La Grecia antica è stata la culla del progresso occidentale: la nascita della filosofia, del teatro, della medicina, dell’arte, della politica democratica e dello sport ha segnato la nostra cultura dell’Europa moderna. Gli storici affermano che la Grecia sia nata proprio dall’incontro della Civiltà cretese (2.800-1.450 a.C.) con la Civiltà micenea (1.700-1.200 a.C.) che ebbe modo di assoggettarla presumibilmente a seguito dell’indebolimento dovuto proprio al terremoto.

A pensarci bene l’epoca di costruzione, la cura delle costruzioni, l’arte espressa dovrebbero farci impallidire: parliamo di 2000 anni prima di Cristo.

Per Giove!

Il Mediterraneo era già culla delle civiltà e non sarcofago per sfortunati esuli.

Il Palazzo di Cnosso fa impallidire per ricchezza ed eleganza

Il Palazzo di Cnosso il più grande delle dimore minoiche è oggi un bellissimo sito archeologico.

Uno degli affreschi più belli all’interno del palazzo

Esso costituiva il centro politico ed economico dell’impero. E’ privo di mura di fortificazione quindi si suppone che non temessero nemici. A quindici minuti di macchina dal centro. Scoperto già dalla seconda metà dell’Ottocento, fu scavato in modo sistematico nel 1.900 da Sir Arthur Evans, archeologo e in quel periodo direttore del Ashmolean Museum di Oxford. Evans continuò fino al 1931 con una sola interruzione durante la prima Guerra mondiale e più tardi pubblicò un’opera The Palace of Minos at Knossos sulla sua avventura. Fin dall’inizio i monumenti scoperti avevano bisogno di restauro. Così certe parti del palazzo sono state restaurate e in questi lavori fu usato cemento armato e colorato spesso in modo arbitrario. Tante le critiche su questo metodo che oggi può infastidire ma, ad un occhio non esperto, restituisce in qualche modo l’immagine dello splendore originale di sale e palazzi.  Gli affreschi originali si trovano al museo di Iraklion come la famosissima tauromachia: due giovani che sembrano danzare sfidando un enorme toro. Nel cortile in terra battuta nella zona centrale, si svolgevano le esibizioni dei ginnasti che sfidavano la morte piroettando sui tori sacri per i cretesi. Lo spazio abitativo del complesso si estendeva su una superfice di ca. 20.000 m² con gli alloggi del re, della regina, le sale per il culto e per i ricevimenti: 1300 stanze distribuite su 5 piani a pianta molto intricata ove si stima potessero vivere almeno 12.000 persone.

 

 

 

 

 

 

 

 

Vicino alla stanza della regina

Dagli affreschi percepiamo un popolo tranquillo ed esteta. Si noti sullo sfondo il mare

 

La mitologia per chiarire le idee: il fascino della storia che insegna al presente

Minosse, rifiutò di chiudere nelle sue stalle il toro che avrebbe dovuto sacrificare in onore del Dio del mare, Poseidone. Adirato il Dio indusse sua moglie Parsifae, ad una passione smodata per il toro, da questa unione si generò la creatura mitologica metà uomo e metà toro: il Minotauro. Per rinchiudere e proteggere i suoi sudditi dal mostro, Minosse fece costruire un labirinto dal famoso genio Dedalo. Poiché gli ateniesi avevano ucciso il figlio di Minosse, il re si mosse contro la città e dopo averla conquistata pretese un tributopesantissimo: ogni nove anni 7 ragazzi e 7 ragazze dovevano essere inviate a Cnosso e offerte in sacrificio alla bestia. Gli ateniesi stanchi del giogo al quale erano stati sottoposti, inviarono dopo anni, una squadra “speciale” con l’obiettivo di uccidere il mostro. Il loro capitano era Teseo figlio del re di Atene Egeo. Aiutato da Arianna, figlia di Minosse, Teseo uccise il Minotauro ad uscire vivo dal labirinto, mediante il famoso gomitolo di filo fornito direttamente da Dedalo. Al ritorno in patria Teseo, abbandonata Arianna, dimenticò di issare la vela bianca, in segno di vittoria sul nemico, suo padre Egeo scorgendo la vela nera sulla nave, che indica sventura, pensando alla cattiva sorte del figlio, impazzì per il dolore gettandosi nel mare che adesso porta il suo nome.

Ma torniamo a Minosse: scoperto l’inganno e accecato dal dolore della perdita di Arianna innamorata e fuggita con Teseo, imprigionò Dedalo e suo figlio Icaro nel labirinto. Dedalo grande genio e inventore creerà anche le ali con piume d’uccello incollate con cera, purtroppo lo stratagemma funzionò solo per lui, in quanto Icaro, avvicinandosi troppo al sole, precipiterà in mare. Dedalo proseguirà quindi il suo volo arrivando in Sicilia.

Non puoi perderti Guanajato, perla coloniale del Mexico

La cittá di Guanajato

Guanajuato è la capitale dell’omonimo stato del Messico centrale. Si trova 370 km a N-O di Cittá del Messico a 2.000 m s.l.m., é a circa 2 ore da Santiago di Queretaro.

Un’incredibile panorámica sulla cittá dal “Pipila”

Tra le prime popolazioni native dell’area vi erano i Cicimechi, che opposero una dura resistenza ai primi conquistadores spagnoli. Il nome attuale “Guanajuato” viene dalla parola tarasca “Quanax-juato”, che significa “posto delle rane”.

L’argento

Qui l’attività mineraria iniziò ben prima dell’arrivo degli spagnoli, infatti nel tardo periodo preispanico, gli Aztechi già estraevano in quest’area metalli preziosi per la realizzazione di ricchi oggetti ornamentali della loro élite politica e religiosa. La città infatti è sorta in una valle ricchissima di miniere d’argento. La città e le vicine miniere sono state incluse tra i patrimoni dell’umanitá nel 1998.

Io ho visitato Mineral de Pozos, immergendomi nella miniera e vi assicuro che é uno dei luoghi piú magici che abbia mai visto.

Il centro storico e il Callejon del beso

Baciatevi in piedi!

Il centro storico offre ancora un’affascinante atmosfera coloniale con le vivide policromie dei numerosi palazzi, chiese e piazze. Dove potrete perdervi, passeggiando all’infinito salendo e discendendo le calle sotto il sole caliente del pomeriggio, o come mi é successo sotto un violento temporale estivo. Da non perderé la salita al monumento del Pipila, una statua posta su una collina che offre una magnifica e imperdibile vista sulla cittá. Fermatevi nella Piazza principale davanti al teatro e godetevi una fajtas de Arrachera al riparo dal sole sotto i grandi alberi squadrati. (vedi foto teatro in basso)

Baciatevi in piedi!!!

Ricordatevi che ci si puó baciare soltanto nei pressi del “Callejon del beso”: il carruggio legato ad una bellissima e malinconica storia d’amore tra due amanti vicini di balcone.

 

 

La cittá ospita una famosa universitá

La Guerra d’indipendenza e Michel Hidalgo

Guanajuato venne fondata nel 1554, ha una notevole importanza storica nell’ambito della Guerra di indipendenza del Messico, avendo avuto luogo in questa città la prima battaglia tra gli insorti indipendentisti e i sostenitori della corona spagnola. Nel 1810, un sacerdote cattolico, Miguel Hidalgo, pronunciò proprio a Guanajuato quello che oggi è noto come il “Grito de Dolores”, ordinando di far suonare le campane della chiesa e di porre fine a 300 anni di dominazione spagnola.

El Cervantino

Ogni anno in ottobre la città ospita uno dei festival culturali più famosi del Messico, il Festival Internazionale Cervantino in onore dello scrittore Miguel de Cervantes, che riunisce artisti e musicisti da tutto il mondo. “El Cervantino”, come viene solitamente chiamato, include un’ampia gamma di generi, come l’opera, la danza contemporanea, il teatro, le arti visive, il cinema, la letteratura e la multimedialità, ma ospita anche una grande varietà di laboratori, mostre e conferenze.

Don Chisciotte e il mitico scudiero Sancho Panza

Le gallerie

La città venne originariamente costruita sopra al fiume che fluiva nelle gallerie sotto al paese. Dopo anni passati a ricostruire edifici invasi dalle inondazioni, a metà del XX secolo, gli ingegneri costruirono una diga redirigendo il fiume nelle caverne sotterranee. I tunnel vennero illuminati e pavimentati con ciottoli per favorire il traffico automobilistico, e questa rete di strade sotterranee permette il passaggio anche al giorno d’oggi della maggior parte delle auto. È una delle caratteristiche principali della città, dove certamente vi perderete, quindi usufruite dei numerosi parcheggi (estacionamento) e proseguite a piedi.

Las mumias

Nelle catacombe del Panteón ad ovest della città si trova un cimitero divenuto famoso per le sue mummie naturali. Circa l’1% dei corpi ha ricevuto una naturale mummificazione. Alla fine del 1.800 la città istituì una “tassa di sepoltura” per le famiglie dei morti. Se qualche famiglia indigente non era in grado di pagare, i loro parenti venivano disseppelliti ed esposti. Nulla di particolarmente datato o antico, ma sicuramente suggestivo.

Frida e Diego

Nel centro troverete la casa museo Dove é nato l’illustre pittore Diego Rivera, anche sposo dell’intramontabile Frida Kalo. Vi consiglio il bellissimo film “Frida”.

Il teatro nella bella Piazza centrale

Nell’ultima settimana di luglio Guanajuato e San Miguel de Allende (alla cittá ho dedicato un articolo specifico)  ospitano l’Expresion en Corto International Film Fest, il più grande festival cinematográfico del Messico e tra i più famosi dell’intera America Latina.

(mi sono ispirato a Wikipedia per le nozioni storiche, immagini e testi sono a cura del sottoscritto)

San Miguel de Allende. Guardate verso l’alto!

La città fortezza di San Miguel de Allende è “nascosta” come una pietra preziosa nel Messico centrale, nello stato di Guanajuato, a un’altitudine di 1.900 m slm, si trova a 274 km da Città del Messico e a 97 km da Guanajuato. Inoltre a 50 minuti di macchia semi – arida, da Santiago di Queretaro dove attualmente vivo.

Un immagine splendida all’entrata del vivace mercato artigianale

La citta’ e’ famosa per essere stata un’importante sosta della Ruta de la Plata, il percorso che commerciava argento e pietre dure estratte dalle vicine miniere. A questo propósito e’ obbligatoria una visita alla suggestiva Mineral de Pozos, una vecchia citta’ mineraria abbandonata frettolosamente nel 1910, ove mi sono concesso anche un suggestivo bagno sotterraneo (circa 1 ora d’auto).

Il suo centro storico fondato nel 1.542 dal frate francescano: Fra Juan de San Miguel. E´ ricco di edifici conservati in modo capillare e strepitoso, che risalgono al XVII e al XVIII sec; con i suoi stretti andadores e viali alberati e la sua fine architettura. San Miguel è una delle piu’ belle città del Messico coloniale. Nel 2008, l’UNESCO l’ha nominata Patrimonio Mondiale dell’Umanità insieme al vicino Santuario de Jesús, che trovate ad Atotonilco. La città si distinse durante la Guerra d’Indipendenza del Messico. Il generale eroe Ignacio Allende, nativo di qui, fu uno dei leader principali della prima fase della guerra contro il dominio spagnolo.

Nella piazza principali. Una delle piu’ affascinanti e suggestive dell’America Latina

La città è nota per la sua architettura barocca messicana, che le dona un carattere unico. Vi stupira’ anche per il gotico delle sue guglie, che si stagliano verso il cielo. Dovete assolutamente concedervi il tempo per guardare in alto, tralasciando per una volta i vostri selfie. Scorgerete panorami mozzafiato, architetture rubate alla penna di H.P. Lovercaft, spigoli maniacalmente sempre colorati di rojo mattone e amarillo ocra e case avvolte nei rampicanti. Abbassate il capo e godetevi i ragazzi correre e scherzare nelle piazze invase da palloncini e bolle di sapone, davanti alla meravigliosa cattedrale rosa; i mariachi suoneranno la colonna sonora piu’ appropriata. La città è particolarmente affascinante all’alba e al tramonto. In quei momenti potrete disporre di una luce unica, non e’ raro incontrare appassionati fotografi con i loro cavalletti e zoom. La cittadina e’ anche famosa per la sua movida notturna.

la Fabbrica AURORA e’ una vecchia fileria ristrutturata.. All’interno una bellissima mostra permanente. Questo evidenzia quanto sia importante coniugare turismo e amore per l’arte.

Immersi in un’architettura da urlo, i colori si sposano con l’azzurro del cielo terso

 

Il nostro viaggio, fuori porta, mi ha affascinato totalmente. Ogni angolo vi stupira’ e ogni muro sara’ oggetto di attenzione. Ma e’ all’interno delle case che troverete pane per i vostri denti d’artista, certo i delicati patio, i negozi di antiquariato, vi ispireranno come hanno fatto con me. In ogni angolo si respira arte, música dal vivo, eventi multiculturali e certamente qui cerchero’ collaborazioni artistico-letterario. E’ alla “Fabrica Aurora” dove ho respirato la migliore atmosfera che si fa musa ispiratrice. Si tratta di un’antica fabbrica tessile ristrutturata con molto garbo. Qui molti artisti internazionali espongono materiale molto interessante, che potrete trovare anche nelle piazze di Mexico City. Dopo alcune ore dedícate alla passeggiata, all’osservazione del mondo, alla fotografía, contemplando il dono ricevuto del viaggio, non poteva mancare una bella cena. La citta’ e’ ricca di ristoranti per tutte le tasche e divertenti localini e cantine dove potrete bere ottimo mezcal accompagnato con grilli fritti (i mitici ciapulines) e gustarvi i piatti della tradizione. Noi abbiamo goduto dell’ospitalita’ dei gestori di Mivida, un Italian restaurant con l’accento messicano. Il locale in pieno centro, e’ splendido, e arredato con cura e attenzione al dettaglio. Ne avevo sentito parlare gia’ in Holbox (si legga in dettaglio l’articolo dedicato). Durante il buon servizio, una band ci avvolge di note fusión, fino al repertorio rock. Tutto molto appagante.

With a mexican accent, in Mivida restaurant. Mezcal, chili de gusano, ciapulines, the time stopping.            Hernandez Macias 97, Col. Centro. San Miguel de Allende, Gto.

 

Una nota per i viaggiatori: privilegiate i parcheggi Estacionamento privati, in quanto la Polizia urbana non consente lo stazionamento ribelle e semplicemente vi smontera’ la targa, oltre a una cospicua multa; naturalmente… Se vi capitera’ di notte sara’ un problema non facile da risolvere.

Buen Viento! A San Miguel de Allende.

Testi di Andrea Bolfi.
Le fotografie del servizio sono state scattate a quattro 
mani anche dall'amico Gianluca Conta, che ringrazio. 

Mumbay: la citta’ delle sette isole

Mumbay, la grande megalopoli indiana capitale dello stato del Maharashtra è la città più popolosa dell’India, e la prima città per densità di popolazione al mondo. Con la periferia, forma un agglomerato urbano “ufficiale” di oltre 22 milioni di abitanti. Qui si puo’ vivere un’esperienza di vita incredibile; certamente consigliabile a tutti.

Qualche anno fa vi ho lavorato per un po’ di tempo. Ho portato con me una piccola Olympus compatta che non desse troppo nell’occhio. Nei primi giorni non e’ stato affatto semplice adattarmi a cio’ che vedevo. I feroci contrasti “ambientali” sono molto accentuati e spesso, a meno di essere completamente indifferenti o cinici, risultano come pugni tirati alla base dello stomaco. Cosi’ da desiderare un immediato rientro nella “tranquilla” Europa. Mentre passano i giorni… cerchi di adeguarti e distratto dal lavoro, proseguí la vita, pregando che non ti accada nulla. Sfogando nella fotografía i sentimenti e testimoniando la poesía della vita, senza timore del degrado e delle contraddizioni di questo incredibile paese allargato che e’ del mondo il figlio.

Mumbay ti fagocita e all’inizio credi che i tuoi occhi ti stiano giocando brutti scherzi, ma lentamente ti fai incalzare dai suoi ritmi. Al disagio fa spazio una sorta di rispetto, forse responsabilita’, definitivamente amore per la vita. Mi e’ capitato altre volte di ascoltare persone che vi hanno lavorato per molto tempo e ne hanno beneficiato una sorta di benedizione. Un mal d’India viscerale al quale non si puo’ rinunciare piu’ nel tempo. Si fa cosi parte di un tutt’uno con gli altri esseri viventi, gli animali, l’acqua, la terra. Cosi’ sprofondi nei profumi od olezzi, anneghi nelle immagini forti. Passando dalla ricerca di un cesso pulito, senza risultati, al tuo cameriere personale che non ti abbandona per un minuto.

Le “mosse” a Mumbay sono una serie di immagini “rapite” dal finestrino dell’auto in movimento. Come è facile intuire, non potevo chiedere al mio autista di fermarsi ogni volta. Così approfittando del traffico* urbano scattavo immagini che mi sono ancorate al!cuore, in attesa di un ritorno alla città delle sette isole. * Chiamarlo traffico e’ un eufemismo, in realta’ e’ un abominevole effetto risultato dei movimenti umani riconducibili al caos primigènio.

Sono un inguaribile, ottimista e sognatore quindi quando un collega locale mi chiese: “Come va?” Risposi, coerente, ma senza pensarci: “Come sempre! Benissimo! Infatti sono felice, ogni volta che riesco a svegliarmi al mattino”.

Così, lui forse un po’ seccato di tutto questo malcelato entusiasmo, aggiunse: “Noi abbiamo quella sensazione quando andiamo a dormire”.

Ho suddiviso il viaggio mediante istantanee in tre parti: Il risveglio, la sopravvivenza, il crepuscolo.

Risveglio a MUMBAY.

Il risveglio dal mio albergo 4 stelle. Loro dormono ancora vicino alle scarpe in un bisogno d’ordine probabili defezioni

Il grande gozzo sulla spiaggia della portoghese Damao, nelle indie occidentali. Sotto il fasciame un cane addormentato che la storia mi ha consigliato di NON disturbare.

I bambini entrano in classe

Sopravvivere un giorno a Mumbay

Si puo’ notare quanto spazio tra un caseggiato e l’altro

E’ dura portare a casa la pelle attraversando gli incroci a Mumbay

Due concentrazioni “diverse”

Siamo giunti al crepuscolo; anche questa volta e’ andata bene.

Al crepuscolo queste donne di casta superiore dai vestiti sgargianti e le buste dello shopping, si riversano sulla spiaggia per un pediluvio…

Il pediluvio

Una dama borghese rientra a casa. Quanto avrei voluto osservarla da vicino

Invidiosa! Mentre mi accingevo a realizzare la foto alle due bimbe scalze e meravigliose nel loro abito rosa confetto nel crepuscolo della spiaggia di Mumbay, piomba nella scena quest’altra bimba, urlando e pretendendo il suo spazio. Foto rovinata?!

 

 

 

 

 

Il museo antropológico di Citta’ del Messico. Imprescindibile

Museo antropologico

Durante un bel weekend di Settembre ho avuto la fortuna di salire su un pulman verso Citta’ del Messico. Uno dei miei obiettivi era il Museo Antropológico, uno dei piu’ affascinanti e visitati musei del mondo. Presi  alloggio in un ostello nella famosa Zona Rosa; inarrestabile ed effervescente, nella parte centrale della citta’ vi consentira’ di vivere party e feste musicali in DJ set fino a notte fonda. Si tratta di un quartiere gay-friendly, dove si potra’ sperimentare ogni tipo di vocazione estroversa e colorata. Una sistemazione austera per un viaggiatore poeta “naif” come me. Ma dormiré per soli 10 euro + colazione marziale era troppo affascinante per me, che gia’ al mattino presto camminavo in Genova street. Me ne sono fregato dei consigli e ho preso un taxi al volo, biascicando il mio dialetto dei quartieri spagnoli. Mexico e’ una citta’ importante e bellissima, ma siate prudenti e molto poco appariscenti.

Godetevi il museo al mattino presto, quando non e’ preso d’assalto da orde di studenti con telefonini. 70 pesos per la visita sono una modica cifra per la storia che qui si respira, da prevedere almeno 6 ore per visitarlo tutto.

Il grande monolite-fontana che sorregge la “tettoia” piu’ grande al mondo

Dove si trova:

Il Museo nazionale di antropologia è situato nel bosco di Chapultepec in Paseo de la Reforma. Il museo vanta di 44.000 mq distribuiti tra 20 sale. In questi ambienti d’eccellenza assoluta si trova la maggiore collezione del mondo di arte precolombiana delle culture Maya, Azteca, Olmeca, Tolteca, Zapoteca, Teotiuhuacana e Mixteca.

Come elemento di identificazione del museo all’entrata nel cortile centrale è posto sopra una fontana (el paraguas) un monolite mitologico di origine teotihuacano, che la tradizione popolare identifica con una rappresentazione di Tláloc, dio dell’acqua supportato da aquile e giaguari. Simbologia molto cara e importante per le civilta’ mesoamericane.

Il Museo venne costruito nel ´63 su progetto dell’architetto Pedro Ramirez Vazquez.

Una delle grandi statue Olmeca. La sua perfezione e mole vi stupiranno. Tenete in buon conto che ognuna raggiunge il peso di 20 tonnellate

Il sacerdote giaguaro

Una delle splendide stele che potrete ammirare tra le sale

Una veste di cerimonia realizzata con conchiglie

I dettagli di questa scultura rappresentante un volto hanno dell’ incredibile

Il serpente nella cultura delle civilta’ mesoamericane ha un’importanza notevolissima. S’intravede sullo sfondo la grande pietra del sole.

S’intravede sullo sfondo l’immensa e famosissima Piedra del Sol, riportata alla luce sotto lo Zocalo nel 1790. Si tratta di un monolite di oltre 3,5 mt di diametro, del peso di oltre 25 t. Sarete affascinati come lo sono rimasto io da tanta perfezione. E’ come se la pietra ti attirasse a se’ con un potere magico, alchemico oltre lo spazio e il tempo. Si crede che questo disco rappresenti un calendario con le differenti stagioni e che indicasse i principi che regolano il cosmo.

Una piccolissima curiosita’, il monolite appare in molti video, ma quello piu’ suggestivo rimane un cameo in ¨El corazón espinado¨ di un ispiratissimo Carlos Santana con Mana’.

La piedra del Sol. 3,6 metri di monolite scolpito ritrovato nel 1790 nel templo Major sotto lo Zocalo. La Piazza piu’ importante dell’America Latina

 

I sacri cenotes. Un contatto con l’aldila’ per la cultura Maya

Il sacro cenote di Chichen Itza

Un sogno avverato: i cenotes

Uno dei miei sogni di bambino era immergermi in un cenotes. Preferibilmente non quelli super turistici che potete trovare sparpagliati nella penisola dello Yucatán e dello stato del Quintana Roo. Quelli che certamente sono individuabili nelle varie mappe e su internet. Io volevo immergermi in un cenotes “segreto” nella giungla. Quelli dove ti tuffi e poi non riesci piu’ ad uscire, sto scherzando evidentemente.

I sacri cenotes della cultura Maya

I cenotes rappresentavano per le culture precolombiane un portale di acceso verso l’aldila’, per questo vi sono stati trovati spesso resti umani di adulti, bambini e oggetti d’oro. E’ famoso il sacro cenotes di Chichen Itza, chiamato dei sacrifici. Si tratta in questo caso di un cenotes aperto, nel quale presumibilmente venivano gettati i corpi dei guerrieri sacrificati pubblicamente. Questi laghetti sotterranei o pozzi sono piscine naturali, formate dallo sprofondamento del suolo calcáreo invase nelle centinaia di migliaia di anni dall’acqua dolce.

L’asteroide che colpì la Terra

A me piace pensare che appartengono alla storia dell’asteroide che ha colpito la Terra 65,96 milioni di anni fa. In effetti ogni cenotes ha le pareti fuse tutt’attorno è sempre di forma circolare e ve ne sono di diametri completamente diversi. Questo potrebbe farci pensare, che l’asteroide che ha creato il Golfo del Messico a contatto con l’atmosfera si sia frammentato in piccole e forse piccolissime parti che in maniera casuale avrebbero colpito la penisola dello Yucatán.

Poco lontani da Merida, capitale dello Stato dello Yucatan, lontanissimi dagli itinerari di massa, vicino allo stupendo insediamento archeologico di Uxmal potete trovare sparute indicazioni stradali che vi accompagnano in questi luoghi d’astrazione. Non e’ facile trovarli e se non sarete piu’ che determinati probabilmente vi lascerete prendere dallo sconforto, tornando tristemente alla base. Non perdetevi d’animo! Questi pozzi sono spesso tutelati e protetti dalle tribu’ locali, i veri discendenti dei Maya, che vivono liberi e nudi, a dispetto di internet, del denaro e di Mr. Trump. Si tratta di villaggi con i tetti di paglia le amache colorate, con i bambini che giocano a rincorrersi tra i tacchini e le galline. Dove il tempo e’ veramente scandito dalla natura e dalla foresta circostante e primitiva.

Ai bordi della radura troverete l’entrata. Una scala a chiocciola vi portera’ verso il centro del mondo. La scala ha un’altezza di ca. 16 metri

Due vecchi.

Dopo molti tentativi, venimmo accompagnati da un vecchietto; ricordate il barcaiolo di Siddharta? Questi interruppe la sua attivita’, sali’ sulla nostra macchina e con molto garbo ci accompagno’ sulla strada corretta (da solo non l’avrei mai trovata). Una stradina che si perdeva nella foresta. Dopo diversi Km arrivammo in una radura, egli mi disse di lasciare l’auto e di proseguire a piedi. Attenzione alle tarantole, sono grandi e rapide come furetti e solitamente spaventano moltissimo i sandalidotati convinti come me. Ma l’eccitazione era tale che ci voleva ben altro che un “ragnetto” nero. Ci precipitammo giu’ per la scala abituando gli occhi al buio. Questa ha un’altezza di circa 16 metri. Il lago e’ spettacolare le liane scendono dall’alto e i pesci gatto (o presunti tali) nuotano indisturbati nel silenzio. La profondita’ e’ molto elevata, l’acqua limpidissima e fresca. Anche i miei ragazzi si tuffarono con me. Emozione pura! Quando tornammo in superficie e al villaggio il nostro amico ci chiese 50 pesos a testa.

(non troverete resto, ne’ bancomat, pórtate $ efectivo)

L’accesso al cenote visto dall’interno.

Il secondo cenotes

Ritrovato con le stesse modalita’ “avventurose” e’ stato ancora piu’ emozionante del precedente. In questo caso al bivio dentro una capanna un altro vecchio, con benda pirata, in attesa di altri 200$, ci disse di proseguiré. Al termine della strada, una sorta di sentiero allargato, nella giungla arrivammo ad una radura, nel cui centro si poteva scorgere un buco in una roccia. Poco piu’ in la’ una scala. Vi posso assicurare che l’interno e’ completamente buio e si puo’ provare un senso di claustrofobia, che va peggiorando quando ci si trova consapevolmente soli in una grotta sotterranea e umida. Quando gli occhi si abituarono all’assenza di luce lo stupore fu incredibile: il buco scoperto in precedenza faceva filtrare un raggio di sole che andava a illuminare l’acqua sottostante.

Naturalmente in foto si vedra’ soltanto il cono di luce azzurro che penetra la profondita’. Nella fotografía si scorge evidente il fondo del pozzo. L’effetto supera ogni film. Quando, superato ogni timore vi sarete tuffati passerete dal buio alla luce turchese in una bracciata.

Non e’ difficile intendere come la cultura Maya considerasse l’entita’ mágica e quindi la sacralita’ di questi luoghi ancestrali.

Andrea… il secchio gli disse: Il pozzo e’ profondo! Mi basta che sia piu’ profondo di me. “Fabrizio De Andre'”

Immagini – Sensazioni – Adrenalina – Ricerca senza fine

In fondo siamo nulla, energía in trasformazione e pensieri di nulla verso una ricerca senza fine. Un personale regalo in immagini a chi vuole Costruire Cultura.

Immagini – sensazioni – adrenalina – RICERCA SENZA FINE

No somos nada, energía en trasformación y pensamientos de nada, hacia una búsqueda sin fin. Un regalo de mi parte en imágenes para aquellos que quieren construir la cultura.

Testi e foto di mia proprieta’. A cura di Andrea Bolfi

 

Nina di Bernal Stato di Querétaro – Mexico

 

Charlie e Simone – Roma

 

Nina di Plaja Santa Lucia – Camaguey Cuba

 

Santiago di Querétaro – interno

 

Suggestioni a La Pena di Bernal Estado di Querétaro – Mexico

 

Prospettive in capo al mondo Mineral de Pozos – Estado di Guanajato – Mexico

 

50 pesos per una legenda

 

Buena suerte – In Polonia

 

Non e’ mai come sembra

 

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