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Costruire Cultura

l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Categoria: Tierra Madre

Triora il borgo più bello

Come spesso capita, ci troviamo a girare il mondo lontano; per lavoro o per turismo e “colpevolmente” spesso si tralascia il mondo più vicino a noi.

Un pomeriggio in alta valle Argentina

Per un viaggio a Triora “tranquillo” vi consiglio di uscire ad Arma di Taggia e risalire la Valle Argentina, passando per Badalucco e sfilando Molini di Triora fino agli 865 metri di uno dei borghi più belli.

Noi, tuttavia abbiamo optato per un percorso più movimentato: dalla stupenda Dolceacqua che lasceremo a destra e che sarà oggetto di un successivo e specifico articolo. Risalendo la Val Nervia si raggiunge la cittadina di Pigna che ci dà subito il benvenuto come solo le città di montagna sanno fare, sfilando lenti ulivi. La SP 65 è a tutti gli effetti una strada d’alta quota; ricordate di informarvi sulle condizioni meteo e generali, prima di percorrerla: è asfaltata completamente, ma è molto stretta e conviene segnalare acusticamente spesso ai bikers che spesso la percorrono al contrario. Da Pigna a Molini di Triora calcolate 24 Km di tornanti, panorami mozzafiato verso il mare e boschi di castagni e roveri nella zona in ombra e selvaggi bellissimi pascoli.

Triora il paese delle streghe

Vi apparirà dopo molti tornanti nel bosco fittissimo, adagiata sulla costa opposta e già vi sembrerà irraggiungibile, come già doveva apparire nel medioevo: una fortezza genovese inespugnabile. L’interno dell’abitato, nasconde la parte più interessante, i carruggi in pietra rappresentano un dedalo mai visto prima. Gli stessi carruggi del centro storico a Genova si aprono verso il cielo e non ostante l’altezza dei palazzi consentono, alzando lo sguardo, una soluzione, una via di fuga. A Triora no! La sensazione è di un affascinante labirinto claustrofobico che non porta a nulla, anzi spinge verso sé stessi a riflettere, forse a espiare. Un dedalo di case, mura e volte e svolte, come in un quadro di Escher. Ricordate, gli incubi di Tiziano Sclavi, padre di Dylan Dog? Le case si deformano e la pietra cambia dimensione; declina con una prospettiva sbagliata: sanguinosa.

I verticalismi e le case mi ricordano le meravigliose ambientazioni di H.P. Lovercraft con i suoi deliri.

In provincia di Imperia, uno splendido borgo di ∼200 abitanti, alle 3 del pomeriggio, è completamente deserto, silenzioso, direi “inospitale”, con un’anima tutta da scoprire.

A questo proposito, ci tengo a specificare che si tratta di osservazioni e opinioni di me medesimo, indegno poeta e incline alla suggestione.

Il processo alle streghe

Entrando nel paese ho comunque provato sensazioni “complesse” che gli abitanti cavalcano alla perfezione: tutto qui fa riferimento all’anno domini 1.587. Ricordo che siamo già nell’Età Moderna. In quel periodo a seguito di una pesante carestia l’inquisizione realizzò il più grande processo per stregoneria della storia italiana e forse europea. Conosciamo tutti i nomi delle oltre 30 ragazze perseguitate dal fanatismo e dall’ignoranza, consegnate dai loro concittadini. Non conosciamo la sorte di ognuna anche se è tristemente facile supporre che il dolore sia stato Grande, e da quello si deve partire se effettivamente si vuole migliorare il futuro dei nostri figli su questo pianeta.

Infatti quanta violenza ancora oggi, dobbiamo annoverare tra le nostre case.

La famosa “cabotina” zona dove le streghe, secondo l’accusa erano solite ritrovarsi per i sabba e danzare con il demonio

Come racconta nel suo romanzo bellissimo “La chimera” Sebastiano Vassalli sono mogli, sorelle e figlie nostre. Eredità scomoda del nostro italico modus vivendi.

Non posso dirvi se la sensazione provata è direttamente collegata alla pura e primordiale sofferenza provata dalle persone in questi luoghi, oppure c’è di più: qui sembra infatti spezzarsi quella sorta di equilibrio con il male, quell’aura di serenità respirata nei luoghi cosiddetti “normali” dove l’energia del bene ha il sopravvento sulle influenze delle coordinate sulfuree*. E chissà perché la collegiata era diretta dai monaci disciplinati bianchi, che troviamo anche nel romanzo di Vassalli a Zardino, quando si parla di streghe e demoni.

La piazza del paese e l’imponenza austera della parrocchiale

È mia intenzione esortarvi nell’intraprendere il viaggio verso l’alta Valle Argentina, le Alpi Liguri, i borghi, il cibo, le tradizioni, sono quanto di meglio l’Italia possa offrire, Triora da questo punto è una delle mete più suggestive. Non dimenticate di gustare il pane di Triora: scuro, cotto su tavole di legno cosparse di crusca, questo tipo di cottura, conferisce al pane di Triora una crosta più dura di tutti gli altri pani, mantenendo l’interno morbido e compatto. Fa parte dell’associazione dei 37 pani d’Italia. È delizioso spalmato con il bruzzo, ricotta di pecora fermentata con erbe e spezie dal sapore forte, leggermente piccante; a seconda del tempo di stagionatura.

Oggi la storia macabra di Triora rivive nel Museo Etnografico e della Stregoneria, che mostra i documenti dei processi, le ricostruzioni degli interrogatori.

Il borgo si vive all’interno dei cunicoli e delle grotte scavate nella pietra

Il borgo è colorato da murales a tema divertenti e flolkloristici

*Faccio cenno alle ispirate parole del libro di Quirino Principe: La terra, la donna, il diavolo, il libro.

Un tifone a Playa Santa Lucia (Cuba)

Playa Santa Lucia

Arrivammo nel villaggio di Playa Santa Lucia nel Gennaio 2017, nella zona Nord Est dell’isola, nei pressi della cittadina di Camaguey; che si raggiunge comodamente con volo da Milano Malpensa. L’obiettivo era la grande barriera corallina da raggiungere in catamarano oltre alle numerose immersioni. Purtroppo tutti i nostri sogni vennero a infrangersi nel tifone che colpì la zona per diversi giorni. Nulla di troppo pericoloso o devastante, per carità, si trattava di una perturbazione con venti settentrionali e molta pioggia, alternata a qualche schiarita.

Quello che ti colpisce su questa isola è la calma. Questa è un’isola dove il tempo ha una costante diversa.

Certamente perdemmo una buona chances e tanto valeva comunque affogarsi nel buon rhum e dedicarsi a qualche foto d’effetto:

Non è raro trovare gli anziani del posto seduti a scrutare l’orizzonte, fumando un sigaro e bevendo un distillato. Non ho ritoccato la foto: le goccioline sull’obbiettivo rendono l’immagine piena di colore e sfumature

 

Nel villaggio non ci perdemmo d’animo e grazie agli animatori trovammo le alternative: pallavolo sotto la pioggia, giochi e assaggi di rhum, dopo le immancabili passeggiate sulla spiaggia, dove potete trovare tipi decisamente curiosi. Questo raffigurato nell’immagine è un noto trafficante di poesia dei due mondi.

Provai in tutti i modi a convincere il Capitano del catamarano a uscire in mare, ma non ci fu nulla da fare.

E il mio pensiero ritorna a chi indomito il mare lo solcò: “Sento già cannoneggiare i pirati e abbordando lama tra i denti, senza pensare, senza terra; Anime irrequiete ora volanti.” 

Troppo pericoloso. Inutile lamentarsi e comunque come ebbe a scrivere William R. Alger:  “Dopo ogni tempesta il sole sorriderà, per ogni problema c’è una soluzione, e il dovere inalienabile dell’anima è di essere di buon umore.”

 

Un’immagine della spiaggia lunghissima. Già le foglie si piegano slanciandosi al vento del Nord

 

Una tipica abitazione dei pescatori. Finestre inchiodate e una piccola e malandata sedia davanti al giardino.

La casa sulla spiaggia

Il tifone

Dopo questa settimana il viaggio, dopo un lunghissimo trasferimento in autobus, mi portò a L’Habana, dove ospite di un amico ho potuto girare la città per un indimenticabile weekend, finanche raggiunsi l’aeroporto e m’imbarcai per Mexico City. Ma questa è un’altra incredibile avventura.

Vi lascio con altri miei versi:

E’ l’ora di stendere le vele / Farle mie ancora verso il mare / Possenti bianche gonfie / Come nuvole per Dio /Baciate da Dio soltanto

 

Un raro momento di sole. Anche il bimbo non sembra convinto. Una foto che ho fortemente cercato: il pallone e la testa inclinata, l’hanno impreziosita

L’avventura del Charro la puoi vivere soltanto in Mexico

 Testi e foto del sottoscritto. Gennaio a.d. 2018

L’avventura del Charro

Un immagine della charreada. Pura emozione.

Chi puo’ permettersi di assistere ad una charreada con diversi charro? Ho avuto questa fortuna un paio di domeniche fa, in un pomeriggio freddo ma assolato, caratterizzato da un cielo spettacolare: cornice di blue intenso e meraviglioso. Il mio scopo ambizioso e’ di riportarvi li’ con i miei versi, le mie descrizioni, le mie fotografie.

Il puledro selvaggio pare sconsolato, sara’ domato

Un charro

Il charro e’ il tradizionale “cow boy” messicano, ma non diteglielo, non amano il paragone. Pare abbia origine nello Stato di Jalisco e prenda il nome dai primi emigranti spagnoli provenienti da Charro in Salamanca. Il Charro tradizionale icona messicana e’ presente nell’immaginario collettivo in letteratura, cinema e nella pittura; e’ famoso per il vistoso abbigliamento nella quale appare durante la charreada. Di non molta fortuna, ma degno di nota, il film interpretato da Elvis Presley “Il charro”.

Siamo nei pressi di Humilpan, a pochi chilometri da Querétaro, la strada e’ sterrata e manco a dirlo la mia auto e’ surclassata da pesanti mezzi pick up impolverati ed elaborati soltanto el Dio meccanico sa quanto. Migliaia di cavalli potenza ed eleganza un po’ “rustica” al limite. Qui al charro “El refugio” le persone, sotto ampi sombrero, sono spensierate e si accompagnano con nachos piccanti e mucho tequila rinfrescata dal ghiaccio che si prende dai sacchetti messi a disposizione da un baretto suggestivo in muratura. Tutti, anche gli spettatori piu’ giovani, indossano stivali di pelle appariscenti impreziositi anche da speroni e ricami colorati. L’area della charreada e’ composta da un grande anfiteatro rotondo e un corridoio laterale dove i cavalieri prendono la rincorsa e affronteranno la sfida. Da un’altana lo speaker annuncia e presenta le “famiglie” le squadre provenienti anche da stati vicini, che prenderanno parte al torneo. Si tratta infatti di un gioco di gruppo, dove ogni “equipo” presenta i migliori di ogni disciplina. Il charro rappresenta non soltanto una gara, e’ la storia di un paese, ne incarna le tradizioni rurali, l’amore per la terra, l’equilibrio con l’animale, il rispetto, il nazionalismo. Finalmente l’annunciatore richiama i cavalieri, i gruppi, il pubblico, la música della banda si ferma e puo’ iniziare la preghiera.

La escuramuza

Il momento suggestivo della preghiera, il charro ragazza rappresenta l’amuleto e si chiama “escaramuza” ella si siede lateralmente e puo’ tenere il sombrero, per gli altri il rispetto e la concentrazione

E’ l’unico momento di vero raccoglimento, i cavalieri: Il sombrero abbassato, il capo chino. La concentrazione massima, la polvere non si alza piu’, e le mosche si quetano sulle criniere. I cavalli allineati lo sanno e limitano i nitriti e ogni movimento. . Esiste un regolamento complesso, basato sulla lealta’ in primo luogo, che implica diverse prove di abilita’, eleganza e penalita’ che vengono detratte dal punteggio. Ricordo in particolare una prova interesante nella quale il cavaliere al galoppo deve frenare gli zoccoli del suo destriero in un rettangolo ben definito, offrendo cosi’ la migliore destrezza ed eleganza. Quindi la prova del “lazo”; alzi una mano chi non ricorda i famosi film western, le scorribande di Zorro, o il mitico Furia? Una piccola divagazione nostálgica… I puledri galoppano singolarmente e un charro roteando il cappio cerca di afferrarlo facendolo cadere in un breve tempo. Non e’ cosa facile come sembra. Preciso che nessun animale soffre per questo. Naturalmente il pubblico, gia’ brillo, esulta e si agita sugli spalti.

L’entrata del toro

E’ uno spettacolo l’entrata del toro, che viene affrontato dall’uomo a mani nude, che cerca di afferrarlo per la coda, qualora ci riesca e rovinando nella polvere con lui. Ogni uomo si spalma un apposito grasso sulle mani. Passa il tempo e el tequila (maschile perche’ derivato dell’agave) si fa piu’ leggero (e’ un eufemismo). L’odore della charreada e’ importante, si mischia infatti un odore forte di terra calpestata e polvere, cavalli e tori; le strette di mano vigorose, e tutti sono felici che un italiano seppur ignorante come una capra zoppa, viva con loro questo momento di euforia.

Un vero charro intento a spalmarsi il grasso per afferrare in corsa la coda del toro

un charro improvvisato

I sacri cenotes. Un contatto con l’aldila’ per la cultura Maya

Il sacro cenote di Chichen Itza

Un sogno avverato: i cenotes

Uno dei miei sogni di bambino era immergermi in un cenotes. Preferibilmente non quelli super turistici che potete trovare sparpagliati nella penisola dello Yucatán e dello stato del Quintana Roo. Quelli che certamente sono individuabili nelle varie mappe e su internet. Io volevo immergermi in un cenotes “segreto” nella giungla. Quelli dove ti tuffi e poi non riesci piu’ ad uscire, sto scherzando evidentemente.

I sacri cenotes della cultura Maya

I cenotes rappresentavano per le culture precolombiane un portale di acceso verso l’aldila’, per questo vi sono stati trovati spesso resti umani di adulti, bambini e oggetti d’oro. E’ famoso il sacro cenotes di Chichen Itza, chiamato dei sacrifici. Si tratta in questo caso di un cenotes aperto, nel quale presumibilmente venivano gettati i corpi dei guerrieri sacrificati pubblicamente. Questi laghetti sotterranei o pozzi sono piscine naturali, formate dallo sprofondamento del suolo calcáreo invase nelle centinaia di migliaia di anni dall’acqua dolce.

L’asteroide che colpì la Terra

A me piace pensare che appartengono alla storia dell’asteroide che ha colpito la Terra 65,96 milioni di anni fa. In effetti ogni cenotes ha le pareti fuse tutt’attorno è sempre di forma circolare e ve ne sono di diametri completamente diversi. Questo potrebbe farci pensare, che l’asteroide che ha creato il Golfo del Messico a contatto con l’atmosfera si sia frammentato in piccole e forse piccolissime parti che in maniera casuale avrebbero colpito la penisola dello Yucatán.

Poco lontani da Merida, capitale dello Stato dello Yucatan, lontanissimi dagli itinerari di massa, vicino allo stupendo insediamento archeologico di Uxmal potete trovare sparute indicazioni stradali che vi accompagnano in questi luoghi d’astrazione. Non e’ facile trovarli e se non sarete piu’ che determinati probabilmente vi lascerete prendere dallo sconforto, tornando tristemente alla base. Non perdetevi d’animo! Questi pozzi sono spesso tutelati e protetti dalle tribu’ locali, i veri discendenti dei Maya, che vivono liberi e nudi, a dispetto di internet, del denaro e di Mr. Trump. Si tratta di villaggi con i tetti di paglia le amache colorate, con i bambini che giocano a rincorrersi tra i tacchini e le galline. Dove il tempo e’ veramente scandito dalla natura e dalla foresta circostante e primitiva.

Ai bordi della radura troverete l’entrata. Una scala a chiocciola vi portera’ verso il centro del mondo. La scala ha un’altezza di ca. 16 metri

Due vecchi.

Dopo molti tentativi, venimmo accompagnati da un vecchietto; ricordate il barcaiolo di Siddharta? Questi interruppe la sua attivita’, sali’ sulla nostra macchina e con molto garbo ci accompagno’ sulla strada corretta (da solo non l’avrei mai trovata). Una stradina che si perdeva nella foresta. Dopo diversi Km arrivammo in una radura, egli mi disse di lasciare l’auto e di proseguire a piedi. Attenzione alle tarantole, sono grandi e rapide come furetti e solitamente spaventano moltissimo i sandalidotati convinti come me. Ma l’eccitazione era tale che ci voleva ben altro che un “ragnetto” nero. Ci precipitammo giu’ per la scala abituando gli occhi al buio. Questa ha un’altezza di circa 16 metri. Il lago e’ spettacolare le liane scendono dall’alto e i pesci gatto (o presunti tali) nuotano indisturbati nel silenzio. La profondita’ e’ molto elevata, l’acqua limpidissima e fresca. Anche i miei ragazzi si tuffarono con me. Emozione pura! Quando tornammo in superficie e al villaggio il nostro amico ci chiese 50 pesos a testa.

(non troverete resto, ne’ bancomat, pórtate $ efectivo)

L’accesso al cenote visto dall’interno.

Il secondo cenotes

Ritrovato con le stesse modalita’ “avventurose” e’ stato ancora piu’ emozionante del precedente. In questo caso al bivio dentro una capanna un altro vecchio, con benda pirata, in attesa di altri 200$, ci disse di proseguiré. Al termine della strada, una sorta di sentiero allargato, nella giungla arrivammo ad una radura, nel cui centro si poteva scorgere un buco in una roccia. Poco piu’ in la’ una scala. Vi posso assicurare che l’interno e’ completamente buio e si puo’ provare un senso di claustrofobia, che va peggiorando quando ci si trova consapevolmente soli in una grotta sotterranea e umida. Quando gli occhi si abituarono all’assenza di luce lo stupore fu incredibile: il buco scoperto in precedenza faceva filtrare un raggio di sole che andava a illuminare l’acqua sottostante.

Naturalmente in foto si vedra’ soltanto il cono di luce azzurro che penetra la profondita’. Nella fotografía si scorge evidente il fondo del pozzo. L’effetto supera ogni film. Quando, superato ogni timore vi sarete tuffati passerete dal buio alla luce turchese in una bracciata.

Non e’ difficile intendere come la cultura Maya considerasse l’entita’ mágica e quindi la sacralita’ di questi luoghi ancestrali.

Andrea… il secchio gli disse: Il pozzo e’ profondo! Mi basta che sia piu’ profondo di me. “Fabrizio De Andre'”

Il viaggio ha toccato tre stati del Messico: Quintana Roo, Yucatán, Campeche. Prima tappa: Cancun – Merida

Arrivai a Cancun alla fine di luglio 2017. Immediatamente entravo in contatto con la sua immensa spiaggia e potevo immergermi in questo mare turchese. Questo e’ il racconto della nostra meravigliosa avventura che parte da li.

Immagine con l’itinerario completo

La mia famiglia proveniente da Milano mi stava raggiungendo via Atlanta. Esistono molti alberghi a buon mercato nella citta’, prenotabili fácilmente dai normali motori di ricerca. A meno che voi non vogliate prenotare nella zona Hotelera, quella degli alberghi pazzeschi a 5 stelle appesi all’orizzonte. (vedi articolo dedicato a Cancun).

Radunato il gruppo e prelevata l’auto a noleggio siamo partiti. Per festeggiare il momento solenne abbiamo fatto il pieno di dolcissimi donuts colorati direttamente in fabbrica. Il caffe’ in Messico non e’ il massimo, ma ci si puo’ accontentare. Direzione Merida 320 km – “cuota” (l’autostrada vs Playa del Carmen che poi svolta verso destra). L’itinerario prevedeva una deviazione verso il sito archeologico di Ek Balam, nei pressi di Valladolid; purtroppo primo errore: alcuni siti precolombiani NON accettano carte e noi eravamo sprovvisti di pesos in contanti. Dopo un pranzo frugale a base di tortillas e pollo alla griglia sulla strada, non potevamo mancare l’obiettivo: Chichen Itza. Assoluto capolavoro della storia e dell’architettura Maya. Attenzione il sito chiude alle 4:30 p.m., se ne tenga conto nella programmazione e per fortuna accetta carte di crédito. (circa 12 euro il ticket in valuta MXN).

Il sito e’ un capolavoro che la storia ci ha donato, impossibile farne a meno, ne resterete affascinati. Le geometrie, la potenza degli elementi e della pietra d’angolo sembrano dimostrare presenze misteriose e piu’ complesse. Nonostante sia un tantino* commerciale, si mantiene bene in tutte le sue parti. La visita vi impegnera’ per 3 ore almeno.

La pirámide di Chichen Itza, assoluto capolavoro dell’arte e dell’architettura MAYA

Il sacro cenote poco distante, un luogo molto importante per la loro cultura: questi rappresentavano il tramite con l’aldila’

  • Dall’agave sembra nascere l’immensa opera

     

  • * Nota a margine sulle bancarelle di Chichen Itza: credo che le bancarelle distraggano il visitatore, altresi trattandosi di un sito cosi importante e tra i piu’ visitati al mondo, credo sia comprensibile che i locali ne traggano il corretto sostentamento; per questo motivo ne ritengo tollerabile l’invasiva presenza.

Siamo giunti in serata alla prima base: l’importante capitale dello Yucatán; Merida vivace e colorata e’ un affascinante mix di cultura maya e ispanico coloniale, fondata nel 1542 dal conquistadores spagnolo Francisco de Montejo sul luogo di un’antico insediamento precolombiano. La citta’ vecchia dalla pianta a scacchiera e’ ricca di ristoranti e locali. Quest’anno sarà speciale per Merida, è stata infatti nominata Capitale Americana della Cultura 2017.

Accattivante e rica di sapore la comida yucateca (il cibo qui e’ diverso dal resto del Messico): assolutamente da provare la cochinita pibil, Panuchos, poc chuc, queso relleno e la sopa de lima.

Tra i tesori culturali troviamo anche la Zona Archeologica di Dzibilchaltún, con il tempio delle  Siete Muñecas (7 Bambole molto enigmatiche di terracotta che qui sono state trovate), costruito in modo che,  durante l’equinozio di primavera, la luce del sole entri da una finestra ed esca dall’altra.

Il tempio delle sette muñecas nell’area di Dzibilchaltún

A pochi Km da Merida vi consigliamo Izamal, la citta’ gialla delle 5 piramidi immerse nel tessuto urbano, nella stessa giornata e’ opportuno visitare la spiaggia di San Bruno Beach e giungere fino a Progreso famosa per il suo lunghissimo pontile che si allunga nel Golfo Del Messico a Nord Est.

Il bellissimo monastero francescano di Izamal. La citta’ e’ tutta gialla… come il monastero.

 

La spiaggia di San Bruno Beach. A occidente la citta’ di Progreso

Un coloratissimo graffito di Progreso

Tolantongo bellezza naturale alla portata di tutti (o quasi)

Il ponte tibetano si presta a scatti romantici

Nascosta tra le montagne dello stato di Hidalgo in Messico, a due ore di strada da Mexico City,  si nasconde una perla naturale, una “follia” terrestre, che sicuramente ci fa innamorare del nostro pianeta, cosi sorprendente, variegato e miracoloso, nonostante i nostri continui interventi che ne ne minano la salvaguardia. Si tratta di un canyon naturale, trasformato in un incredibile parco giochi a tema. Qui il padrone di casa e’ l’elemento acqua; certamente non potrete fare a meno di bagnarvi in una delle innumorevoli possibilita’ che il parco propone. Partiamo pero’ dall’inizio della storia: a mio avviso recatevi súbito alle famose “grutas” le grotte formate dalle cascate che scendono da una parete rocciosa che ricorda il panettone milanese. L’ambiente e’ molto animato da tantissime persone che giungono qui da ogni dove. Non preoccupatevi, avrete il vostro bagno e la folla intorno vi sembrera’ normale. Entrare nella grotta e’ un momento incredibile, l’acqua vi arrivera’ al petto, l’entrata e’ angusta, ma poi dopo il superamento dell’effetto contrasto di luce, avrete di fronte lo spettacolo di un anfiteatro naturale enorme, un panteón di acqua che vi riportera allo stato neonatale (a me e’ successo).

Vi sentirete parte del grande ecosistema primordiale che e’ la terra. Sotto due getti prorompenti di acqua CALDA, tutti insieme, tutti “terribilmente umani” simili e senza confini, cosi’ come i babbuini in Siberia, figli di única MadreTierra.

La cascata sembra un enorme panettone

Dettaglio dell’altra sponda

 

 

Non e’ uno scherzo della scheda grafica. L’acqua e’ celeste

 

una delle entrate della grottta

Il parco e’ immenso: scendendo il torrente diviso in terrazze vi consentira’ di lasciarvi trasportare dalla corrente, cosi’ appassionatamente. Alcuni consigli utili per il viaggiatore domenicale: aspettatevi la folla come ai concerti dei GUNS. NECESSARIO portare con se’ ciabatte da scoglio, se muniti di cellulare proteggetelo con apposite bustine ermetiche, siate basici: maglietta e pantaloncini.

 

Le alberca tirolesi sono delle vasche sospese sulla valle. Si sta a bagno affacciati sul canyon con un panorama pazzesco. L’acqua e’ sempre calda e se ándate sotto le cascatelle l’effetto sara’ quello di una doccia assolutamente particolare

Tolantongo rigenera!!

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