Crea sito

Costruire Cultura

l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Categoria: Poesie Page 1 of 3

La regola dell’orizzonte di Alessandra Paganardi

Lo avevamo già scritto, ma oggi sento il bisogno di ribadirlo: la poesia deve essere un punto di riferimento nel mondo culturale. Abbiamo bisogno di “cibo” diverso, di terminare in quel vortice delle passioni che ci faccia vibrare di gioia, e di rabbia se necessario, nella società e nelle città, per difendere l’ideale del miglioramento. Un nuovo appuntamento accattivante e stimolante con la poesia a voce alta, che ci porti direttamente là dove nasce il sentimento poetico proprio di tutti gli esseri viventi pensanti.

La bellissima spiaggia di Seitan a Creta: “La regola dell’orizzonte”

Alessandra Paganardi ci legge:

La regola dell’orizzonte

In fotografia, questa regola ci aiuta a  dividere il piano in tre parti uguali, l’orizzonte deve stare vicino a una delle due linee che dividono il piano, è molto adatta infatti per la composizione dei paesaggi. Pensate che una fotografia  con l’orizzonte esattamente in mezzo, causerà indifferenza; se la linea sarà in basso evidenzierà il cielo, in alto il terreno. È così che si pone Alessandra nello studio poetico del Paesaggio dello sguardo. In questo caso per il poeta l’orizzonte può anche apparire storto e lo consentiamo. Non ci sono più paesi, ma luoghi simbolici e “porosi” di materia esistente, un altrove d’astrazione dove si può andare oltre ciò che la mente riesce a costruire. Quindi siamo in prossimità della: …Parte minore dell’orizzonte, nel …taglio scuro della ferrovia e nell’invidia di cemento, dove la poetessa ha buon gioco, protetta da un Angelo che è il severo guardiano dei nostri giorni: come a voler ricordare che ogni gioia devi sudarla.

Leggiamo per il nutrimento vero e il nuovo articolo #costruirecultura è dedicato alla stupefacente impressione di suoni che mi ha regalato la poesia di Alessandra Paganardi:

La chimica testarda del carbonio
Non si stancava di rifare mondi
dove non ero stata mai prevista

“La regola dell’orizzonte” edito da Puntoacapo è un bel libro di poesie, apparentemente semplice. Un concept di poesie raccolte, è un lavoro importante che che fa i conti con i sentimenti che ognuno di noi ha ancorati sul fondo. Mi è piaciuta la tecnica da non trascurare, sicuramente da leggere più volte se si vuole apprezzarne il tratto; infatti pare un flusso liquido di sillabe armonizzate in immagini. Sono versi apodittici, comunque avvolgenti e leggermente distopici:

Il ponte consumava la spiaggia
in una invidia di cemento 
sotto avari balconi strisciavi
nei corridoi d’evaporato piscio sulle scale

Da leggere a voce alta, sempre, in questo momento storico in cui la velocità e queste ansie da “social” ci fanno perdere il contatto con le cose che meritano veramente. Riprendo dalla anteprima: Questa poesia ci può aiutare a condividere il luogo di astrazione dove correggere ogni forma di conformismo, di aridità del cuore e della mente, migliorando il nostro mondo. L’orizzonte ci attirerà.

La notte trasforma tutto in poco
non sai quando saranno
le prove generali per il niente
allora aspetti il ladro
infili i passi nel fuoco
appendi il sangue alle labbra
sbrani la poca vita
che ti stringe la gola

La poetessa Alessandra Paganardi

Ho conosciuto Alessandra nel 2019 e ho avuto l’onore di scrivere la motivazione per il primo premio di poesia edita “Metropoli città di Torino”. Ho ascoltato la sua poesia a voce alta nella biblioteca, al Circolo dei Lettori di Torino, nella serata presentata da Stefano Vitale: Poesia fuori porta, il paesaggio dello sguardo.

Alessandra Paganardi è nata a Milano, città nella quale vive, insegna e scrive. Allieva per merito del collegio Ghislieri di Pavia, fin da giovanissima si occupa di poesia, coltivando anche un forte interesse per la critica letteraria, l’aforistica e la narrativa. Cercate in rete le sue numerose raccolte poetiche e immergetevi nella sua lirica. È presente con testi e contributi critici in varie riviste, siti web, manifestazioni culturali e antologie. Ha ottenuto riconoscimenti in numerosi concorsi letterari, è stata redattrice della rivista di poesia, arte e filosofia La Mosca di Milano. Attualmente collabora con le edizioni Puntoacapo di Novi Ligure e con la rivista letteraria internazionale Gradiva.

L'immagine in evidenza rappresenta una spiaggia indiana a 200 Km a nord di Mumbai, è una foto tratta dalla personale "Le mosse".

 

Fil rouge – Kanaga Edizioni 2018

Ottobre 2019, è giunto il tempo di aprire una nuova rubrica di lettura poetica a voce alta. #costruirecultura.

Lo avevamo già scritto, ma oggi sento il bisogno di ribadirlo: la poesia deve essere un punto di riferimento nel mondo culturale. Abbiamo bisogno di “cibo” diverso, di terminare in quel vortice delle passioni che ci faccia vibrare di gioia, e di rabbia se necessario, nella società e nelle città, per difendere l’ideale del miglioramento, parafrasando il titolo che vi presenterò di seguito: quel filo rosso che deve collegare donne e uomini nella costruzione di un mondo migliore.

Un faro sempre acceso davanti alla scogliera delle coscienze spesso ottenebrate dalla fretta, dall’idiozia, dall’individualismo, dalle nubi di nulla.

Un appuntamento accattivante e stimolante che ci porti direttamente là dove nasce il sentimento poetico proprio di tutti gli esseri viventi pensanti.


Per aprire questa sezione ho scelto di leggervi i versi di:

Fil Rouge di Franca Donà

È una bella poesia semplice e intensa, quella di Franca Donà, che in ogni caso riempie il cuore con splendide immagini bucoliche ed efficaci. Accende l’emozione quando usa il fondamentale dell’enjambement:

"...e mi sorprende ancora nell'alba consegnata
all’incanto dei bagliori, tra fiori stropicciati
dai rapidi profumi e la saggezza consacrata dell’ulivo”
...

Sono come sempre le piccole cose a fare la differenza, Franca lo sa e si appende all’anima della poesia più alta, quella che ci vibra dentro una dodici corde e ci crea la pelle d’oca che ci fa galleggiare come nuvola, emozionare come fanciullini nella prima neve d’inverno.

"...Ho il tempo destinato a credere 
che nulla possa far morire ciò che sono"
...

Si ha l’impressione che ogni verso sia del tutto indipendente, fine a sè stesso in tante poesie separate, dove la sostanza diventa pura efficacia, nulla è eccesso, anche nella metrica e nella musica:

"Sai, non conosce inganno il cielo
non mente all'emozione d'un rintocco"
...

Una pulizia del verso che diventa quasi onomatopeica in Il canto delle conchiglie:

Il mio essere ostrica e perla
il dorso incollato alla roccia
lo schiaffo delle onde
e le ginocchia raccolte a proteggere il viso

All’interno di “Fil rouge” ritroviamo una determinazione che mi ricorda l’immortale Emily Dickinson, sono versi del tutto naturali e spontanei, da leggere a voce alta perché sanno di vita vera, maturata, sofferta e forse anche odiata.

Volti, civiltà precolombiane, museo antropologico Città del Messico

Riprendo dalla quarta di copertina il bel commento Emanuele Aloisi: “Il fil rouge della poetica di Franca Donà è quello che lega una parola all’altra, un verso all’altro, una lirica all’altra. Vivere il presente, qualunque sia con la coscienza che sia un attimo, come il pensiero e la poesia, in grado di scolpire nuvole…”.

Franca Donà nata a Cigliano (Vc), opera nell’ambito della psichiatria riabilitativa. Esordisce sul web con il nickname astrofelia, è presente con le sue opere in molte antologie letterarie e collabora, come autrice, a riviste e associazioni culturali. Vincitrice di premi letterari nazionali e internazionali di prestigio, ha pubblicato recentemente la silloge “Fil Rouge”, Kanaga Edizioni, nel 2015 “E non mi basta il cielo”Ed.Santoro. Sue poesie sono state selezionate per “La bottega della poesia” de La Repubblica di Torino.


Ho avuto il piacere di premiarla personalmente nell'occasione del
Premio Nazionale "Metropoli Città di Torino" il 26 ottobre 2019, presso il Palazzo della luce.

 

Il pensiero poetico è immagine e carezza violenta

Quando scatto una foto non mi limito a studiare l’immagine, so di realizzare un pensiero poetico. Curo i dettagli, spio attorno, controllo le sfumature, la luce. Fermo l’attimo, ne studio il contesto, le cause. Parimenti le mie poesie non possono essere immediate, facili, vogliono essere ritratti, emozioni, carezze violente*, brezze leggere e maestrale.

Leggete a voce alta! Emozionatevi!


Come il vento sui tulipani

Rugiada con parole di niente
gli eroi ora d’autunno
come volti d’esistenza

Sto in abissi luminosi
il mio cuore ogni ramo
come braccia violente
sulla collina verso la fattoria distesi

Verso amori graffiati
dall’acido mischiati
una tempesta tutto tace
ape cespuglio di lavanda

Gemo al tuo richiamo
al tepore di un sorriso
sciogliendomi nell’insulto
mai così caro
    mai così amaro

Dea nuda

Quanto desidero
tu possa esser maga del mio corpo

Sciamano con artigli smaltati
druido celtico con il potere della luna
sacerdotessa negli orrendi sacrifici
faraone onnipotente acclamato dal suo popolo

Dea nuda
quanto desidero
tu possa esser signora del mio corpo

Quando

Come il pescatore all’alba
assesta il gozzo per le onde
ogni palamito prepara e l’esca dispone paziente

I raggi illuminano ogni grotta
la luna sussurra fiducia
la tramontana si queta
i frammenti di buio non spaventano

Vi guarderò di lontano sparire
nell’ombra della lanterna

Balla con lei la mia solitudine
cerco un rifugio in te che sei le mie tenebre
dicendo all’ombra di fuggire
e pago dazio nei tuoi occhi scuri
è tra i prati e la nebbia che raggiunge le case
ogni nido si svuota
il mezzogiorno d’autunno che vivo
il sapore della luce si confonde con il cuore di sole
le onde gemono come gli sperati brividi
lentamente morivo di te
nella vicina foresta che brucia
sorridendo gli inverni di gelo
sperando di aprire un sogno
lentamente morivo di te

Uno sguardo

Uno sguardo ancora ti prego

Per le mie malinconie
Stasera soffro l’anima distaccata
L’arpeggio del poeta ha una sola corda
Che suona di vuoto a perdere
Vuoto come questa campagna d’arbusti
Seccata come la tua fuga
Uno sguardo soltanto
Mi sia consentito per sperare
Ancora silenzi e fumo
Sirene lontane per quest’esilio volontario
Errerò vagabondo geloso del micio
In cerca della prossima tequila
Da bruciare in un ristorante francese
Ubriachi come mariachi dopo tacos e queso
Viaggerò e perderò il mio tempo
Nei bordelli di San Miguel de Allende
I miei sandali alzeranno la polvere
Sulla pista verso Nord Ovest
Parlerò con un vecchio pazzo
Mi farà bere pomodoro birra e chili
Ascolterò la voce di Chavela
Ricca e triste come le feste gitane
Mi fermerò presso il muro che ho nel cuore

Ramingo su sentieri primitivi
Inseguendo farfalle restituendo loro i colori

 

Senza la fine di nulla

Sento soltanto fruscii
frinire di grilli
fusa di gatti randagi
Fumo di candele spente

è questa politica che non dà passioni
solo narcosi di massa

crollo di ponti
e figli morti in mare
dove sono morte le loro madri

spegnendo ogni lotta
con sociali distrazioni

senza la fine di nulla
nessuno uscirà vivo

(*) Una carezza violenta è il titolo del mio romanzo

La poesia libera!

La poesia libera! Libera la poesia!

Cari lettori!

Questa sera ho pensato di leggervi qualche testo, presentando i miei versi con un titolo ambizioso dal valore altissimo. La poesia libera l’animo, di chi scrive e di chi legge: ci porta in modo sensazionale “fuori da qui”.

Senza dubbio non si tratta di fuga; siamo in presenza di un distacco, di un’astrazione in un mondo parallelo, entriamo nel paradosso spazio temporale del nostro io più recondito.

Non voglio stasera pensare al mondo: ai mille fatti, discutere di politica, di giusto o sbagliato. Mi perderò nella musica del verso libero lasciando ogni responsabilità a tutta la quantità di musica e ritmo che sapremo carpire dalla vita. Perciò ad alcuni testi ho legato un brano da ascoltare, se si desidera può aiutare la lettura.

Spero di suscitare emozioni ricordando un particolare, un soffio di vento, un bacio, una carezza violenta.

Mi raccomando leggete sempre a voce alta:

Robert Miles – Children

Samba Pa Ti – Santana – Live at Montreux 

Everloving – Moby

 

Concierto de Aranjuez

 

Confortably nunb – Pink Floyd

Jean Michel Jarre – Oxigene 4

 

 

 

MARE

L’amore per il mare

L’uomo ha sempre avuto un rapporto diretto con il mare, idilliaco e talvolta conflittuale, romantico e mortale, attraverso la poesia e queste immagini vorrei raggiungere il cuore dei miei appassionati lettori, ormai sparpagliati nel mondo. Il mare non conosce diversità, frange tutte le coste da milioni di anni, accoglie le spoglie mortali dell’uomo, le sue lacrime, le sue urla, i momenti dolci, le sue lunghe notti piene di sogni. Per le popolazioni arcaiche era venerato ed assimilato al Dio creatore. Le civiltà millenarie si sono avvicendate nel corso dei secoli stringendo un patto indissolubile con la navigazione: dai vichinghi ai fenici si sono costruite le basi della navigazione, della moderna esplorazione marittima.

Un moderno brigantino nel Golfo della Maddalena

Il mare non è mai stato amico dell’uomo. Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza” scriveva Joseph Conrad.

Il Porto di Genova visto dal mare

 

 

 

 

Attraverso il mare l’uomo ha esaudito i desideri raggiungendo spesso il sogno di una vita migliore. Nelle acque degli oceani ha sviluppato grandi progetti, gettando spesso il cuore dall’altra parte. Penso anche ai nostri avi che partivano da queste antiche banchine del porto di Genova, raggiungendo Buenos Aires.

Il crepuscolo che non ti aspetti (Alghero)

 

 

 

Quando scrissi “Ritorno al porto” era l’anno 2000 e volevo rappresentare la metafora Dio – mare.

In questo senso la nascita nell’acqua pura di sorgente ai piedi della montagna, per giungere felici, ma non senza difficoltà al mare che non rappresenterà mai la fine, ma il nuovo inizio:

Ritorno al Porto

Siamo viandanti e cerchiamo onde

Mare alto che schiuma e ritorna

Vele gonfie terre lontane nude

Stelle da toccare

Parole nella salsedine

Paura del nulla

Fine di tutto

Il niente

Bagliore di lanterna

Il Porto

La morte era solo un’illusione

Un nuovo inizio

La Vita Eterna

Alba o tramonto della vita?

 

       

“Nel terzo giorno della creazione Iddio disse: si radunino tutte le acque, che sono sotto il cielo, in un sol luogo e appaia l’asciutto terra e la raccolta delle acque chiamò mari. E Iddio vide che ciò era buono”

(Genesi 1,9-1.10)

 

 

 

 

 

 

“Oceano” è stata scritta in una notte in un ristorante di Casablanca, dove solitario e devastato cercavo una spiegazione alle mille contraddizioni di questo paese, restando comunque colpito e affascinato dalla storia e dalla gente umile e orgogliosa di questa terra d’Africa baciata dall’Oceano Atlantico

 

Oceano

Oceano le onde che schiamazzano

Un’immensa distesa di mare lucente

Un unico rombo che fragoroso si perde sulla sabbia che specchio riflette mille esseri viventi

E’ l’Africa che avanza, che reclama il suo posto nei mille conflitti

Non importa se di calcio, di bandiera, di fede, d’amore

Mi entra nel cuore, pretende il salotto buono dei miei ricordi romantici

Il sole mi trafigge mentre lo osservo dalla terrazza di quest’albergo

Trafigge queste comodità mentre mille bimbi sono derubati della vita

E’ l’Africa con il sole in piscina

Le gambe monche

I visi nascosti di mille donne che muovono il paese

E’ il Marocco dei mille palloni sulla sabbia

con i bei virtuosismi di mille ragazzi

pesci usciti dalle acque per giocare la partita

su un altro piano senza porte

Una favola di vestitini telefonini

ciucchini e stracci

Un suggestivo crepuscolo davanti a Noli

La mitologia greca trasferita per eredità e riflesso ai latini ha associato al mare il concetto di ascesi e pace.

Io e l’albatro indispettito, guardando l’orizzonte dallo scoglio di Castelsardo

 

Lefkada è un’isola greca del mar Ionio, abitata inizialmente dai Corinzi e ho un amore spropositato per questi luoghi così antichi, colmi di storia e cultura. Sono naturalmente innamorato anche della suggestione delle case dei pescatori incastonate nella roccia aggrappati ai pendii della riviera di levante che ricordano le incursioni dei feroci pirati saraceni.

Questa canzone è fluida, pensate all’onda blu d’alto mare, abbandonatevi nel blu turchese di lontane spiagge caraibiche, al movimento della posidonia, alle vive colonie di coralli.

Lefkada

Lefkos ho già visto il bianco dei tuoi scogli

E’ come se ci fossimo già percorsi

innamorati e poi perduti

alla deriva nel meltemi in burrasca

Il viaggio è la mia vita

Affronto volentieri baie riparate e villaggi di pescatori

come mio padre

Incrociando pirati pentiti mentre i falchi volano sui vigneti

Ti salverò ora dolce Saffo!

Non morirai un’altra volta

saltando nel vuoto ove frange impietoso lo Ionio

Non fosti tu infatti Ionio

ad accoglier tra le tue braccia

incauti sacerdoti volanti?

Dove sei ora mia dea vestale?

Troppo infelice per vivere

Colma la mia sete d’Amor sacro

Non ti bastò la ghiaia di assolate spiagge?

Il frinire delle cicale di sconosciuti monasteri?

Le memorie antiche, l’ira di Ulisse che qui tornò?

I canti di guerra degli invasori persiani a Salamina?

Lefkos come hai potuto?

Sostenere l’indifferenza di Faone?

Lasciarla cadere dalla vertiginosa scogliera?

Dove oggi veglia il tuo faro tempio d’Apollo

Il tramonto dalle spiagge di Naxox

La Portara a Naxos

La PORTARA

Uno scatto al tramonto, la Portara nell’isola di Naxos nell’arcipelago Egeo delle Cicladi, un capolavoro della tecnica. La Portara del tempio è un frammento dell’incompiuto tempio di Apollo. Costruita nel 530 a.C. dal tiranno Lygdamis su una penisola, presso un sito che che guarda all’isola sacra di Delos, ha dimensioni importanti e ti sovrasta con 3,5 mt di larghezza e 6 mt di altezza.

Secondo la mitologia, Teseo abbandonò qui Arianna che fu poi trovata da Dioniso che la prese in sposa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una serie di suggestive immagini; scatti di mare nel mondo:

Il crepuscolo a Mumbay

Un trabocco nei pressi di Vasto

La pelosa la famosa spiaggia di Stintino (SS)

 

 

 

Una lacrima di poesía per non perdere il buon senso della misura umana

La poesia salverá il mondo!

Certo! Non puó che essere cosí! Una lacrima di poesía per non perdere il buon senso della misura umana.

La poesia ci salva, é l’altrove del mondo nel quale ci rifugiamo noi poeti per salvare l’onore dell’uomo, ricondurlo alla sua bellezza immortale, privándolo delle fatiche di innaturali giornate di lavoro che altro non servono a renderlo insensato e assetato di denari da spendere voracemente, quanto piú inutimente possibile.

Lasciatevi avvolgere dai versi senza pretendere, Vi prego, una comprensione diretta e a tutti i costi. Gustate ogni parola, questa sará preziosa tanto piú lo vorrete; assorbite ogni verso con pazienza, fate scorrere il ritmo e abbandonatevi. E’ quello che fareste ascoltando un brano strumentale.

 

Una bimba di Bernal. Stato di Querétaro Mexico

Indicazione per locale very hot a Dublino

 

El Dios de Mexico (español)

Estos versos están dedicados a Mexico.

Y todas las muy amable gentes que he tenido la suerte de conocer.

 Una noche in Jalpan

Los molinillos de viento giran OFF SPRINGS y esto señores es el Mexico mas autentico, donde nosotros hombre del Mediterraneo gozamos perfumes y sabores. El viaje no termina nunca: aguardiente, vodka, tequila, mezcal, grappa, ron en cada plaza del mundo.
Hacia pirámides neolíticas y los antiguos sacrificios. Esta vez el sol pega fuerte y sobre nuestras cabezas desfilan suculentas gotas de sudor como ríos de cerveza. El ventilador sobre nuestras cabezas hace un ruido absurdo, pero ninguno tiene ganas de apagarlo, mas bien después de cada vuelta parece que quiera exalar el ultimo afanoso respiro. No se porque a nosotros dos nos toca dormir juntos si el puede dormir solo. Tal vez son esas reglas nunca escritas que dependen esencialmentedel modo con el que te coge a puñetazos, después de que inadvertitamente le rozas los pies mientras duerme.
A la luna llena esta noche, alcohol y tabacos acabados. Hasta los angeles pueden retirarse que las maldiciones ya no viven aquí. En Jalpan corazón latente de la Sierra Gorda es tiempo como peones envueltos en mantas sobre pick up tumbados sobre el heno regido el dia anterior. Mañana tendremos reunión con la diosa aquí nel centro del mundo, ella nos guiara a través del bosque hasta llegar a la cascada, metáfora de vida y puro renacer. Tal vez hacia un posible fin de todo, donde se mezclan sueno y realidad.

El cielo de Mexico

En la carrettera no hay paradas y el desierto y los cactus quietos nos miran pasar a 160 por hora

Las floras del agave las grandes hormigas rojas

Desaparecidos pastos

Como lejanas

Estrellas gigantes

Se vislumbra inmensa nopal

Reminesciencia del deseo de peyote

Dejando paso ala desorientación de la fuga

Los niños rodean sonadores poderosas motos cromadas

Mientras sus padres astutos juegan a cartas sobre el altopiano

La carrettera de la costa desciende hacia Jalpan

El cielo de Mejico

Compramos centos cervezas

Libre de estar fuera del tiempo

En un eufórico baile infinito

Una noche puro sexo hoy solo pasado

Miramos la carrettera orientada hacia el Tropico de Cancer

Nosotros que no nos pudriremos nunca en el fondo de un pozo

Asi escribimos horribles canciones de vida

Vibrando el tequila en la garganta a cano

Desnudos bailamos entumecidos

Amando y gritando a Dios cuanto podemos

El Dios de Mexico

Mi grito es concierto de Aranjuez

El despertar del monstruo es emoción olor

See you soon diosa felina

Hasta pronto baby fuera del pub

En en mundo extraño me grita el monstruo interior

En el escote los platos brillan ritmo

Es una noche de lentejuelas y burbutas

Sabe a cerveza y cabellos

Tequila y camisas por desbotonar

Rápido como no se que sueno

Es noche de adrenalina y bailes de locos

Debe acabar antes de amanacer

Acabara cuando el batería hara su solo y se ira el ultimo

¿Quién jugara’ entonces con el monstruo?

Esta noche caera tarde en Mejico

Un dedo en el culo y alegre mentira

Asi disfrutas como un loco

El monstruo aparece y vive por ella diosa azteca

Solo ella salvaje jaguar

Me atraía indomable

Fascinándome solo como el monstruo quiere

Sobre esta tierra muda y primitiva

Entra y paga por tu historia

Borracho de pared y luna

He visto el monstruo y de todos modos vive invitado

Te amo por lo que no podre ser

Entonces vivo andando tras lima y picante

Botas de cuero anillos dorados de chupar

Locos e incontables alla afuera

Como lámparas nos agitamos en el viento

No puedo mas escribirte versos que me joden la vida

Es el final del monstruo desesperado

Loco de noche sobre cada almohada sucia

Aspira humo y veneno de muslos y miradas

Soy lo que queda del monstruo

Como un sonido de tambores en el bosque

Pero es demasiado tarde y no puedo alcanzarla

Me queda un oscuro incomprensible frenesí

Quema asi la mente borrosa del raro encanto

En las que moran divinidades immortales rozadas

El Dios Huracan

¿Un prosecco?

Me divierte pensar seducirte infinitamente

Ofrecerte un prosecco que sea para siempre

Me viene el puro deseo solo por ti

En una noche me has cancelado cada certeza

Duele esta noche

El mañana no nos pertenece y pensándote en otras camas tal vez enloquecere’

Dejare cada posibilidad

Solo la poesía mental podrá salvarnos

En laberinto del tiempo el monstruo no podrá ver

Asi te pensare y te voy a pensar toda via

Para alivio del tormento

Una fotografía escondida

Contra la oficina realidad

Mis pensamientos son tuyos

Vivirán en el espacio de nuestros respiros

Un encuentro donde el mundo es pura energía y la sagrada piedra de la antigüedad es camino hacia todo movimiento primitivo

 

Cuanto amor hay en una canción de calle?

Mientras la vida dispersa los sueños del dia

Los deseos se hacen tan vivos que podemos casi tocarlos

Musa picante

Puedo escribirte picante

He visto tu ser puro

He amado tus sentidos

Los me hecho mios

Enamorado de tus grandes ojos

Por un instante solo de universo

Del mundo la creación

Que es el tiempo sino la imagen de la emoción

Desnudarte besarte besarme

Desnudarme

Sin pensare que hay mañana

Evasión eros – thanathos

Como chile picante que quema toda la hermosura del miedo

En tu movimiento inesperado y primitivo

Sin conocerte mirándote a los ojos en una mañana normal

Tu que tal vez querias huir del inferno

¡Ahora!

No debes pensar que el mundo sea nuestro enemigo

Aunque el mal sea salado como una quenta a pagar

Nos pueden ayudar los angeles

El sonido del violin una flauta traversa, un saxo gentil

¡El muendo es nuestro!

La alegría esta a nuestro alcance

Escuchando a un buen amigo

Bebiendo con el

Amando sus defectos

Leyendo en Plaza des Armas

En el fondo de los ojos habra’ siempre amor

Y también el dolor deberá cantar los jardines del poeta

Que se viste de emoción y sentimientos

Porque esa es su vida

¡El mundo es tuyo!

También sin mi

Esta lleno y vivaz como la fiesta en la vendimia

Esun ritmo alegre vagabondo hacia la luna

Ahora besame. Besame. Ahora besame

Esta cerveza esta’ casi acabada

Pero tendremos nuestras copas para llenar

Una lluvia de notas mezclada

Sera’ el Hotel California

Las ganas de sonar todavía y estas miradas aztecas y españolas de padre

El batería es muy bueno

Pero yo también se hacer con la música transformar mis palabra

Será este tricolor que impregna mi alma

En este tiempo que no prevalece el sentimiento

Sobre el territorio de la antigua piedra y el sacrificio

El horrendo pasado me expone a valorar nuevas y diversas perspectivas

Vagando buscando la salida de este teléfono

Veo los que los ojos

Me pregunto y cierto no pasara nunca

Esta lluvia mezclada de noche

Les ojos 

Son tus ojos lo que veo quando sueno

Eres tu quien mueve mis emociones

Este sentimiento rasga mi alma

Me muevo y te busco solo a ti

En la inmensa infidelidad te pienso

Me apagaría en ti

Mi sangre late en la ampolla equivocada

Si solo bastase la magia de una poción para darme el valor de volar

Mis sueños visten alas de mariposa

De demonio las ganas

Si solo hubiese una posibilidad

Me la jugaría por tique eres la noche encendida de fuego

La transgresión sobre la playa

El bano a media noche

Te besaría en pie aquí en el confin del mundo

Es abrasadora mi caída acabado mi dia

Suplico un solo besocon esos labios incandescente

Puro entusiasmo colision de cuerpos

Te imagino furia desnuda bellísima

Hasta el ultimo trago de sangría sobre tus senos perfectos

Reina de orgasmos y bruja de mi alma

Loca diosa de los cisnes del lago

Sin reposo consumo los rizos que adoro

Respirando solo la adhesión de cuerpos

Callendo en tu abismo de cielo

Me perderia en tus cruna

Frontera que delimita el piacer

Abrumado y loco esto que nos regala la vida

Enloquecer por ti

Soy fragmentos de amor hecho pedazos del equilibrio de tiempo

¡I eres tu! Hermosa como una sirena fuera del puerto

Si la nada

Si la nada insoportable

Te asusta pon remedio

Quema cas ensilla el aballo

Y muy rápido hulle de la pesadilla

No mireg nunca atrás

Recorre los caminos del mundo

Acompanate con un djembe

Rompe de noche tus desiertos

Lleva contigo un poco de arena

Que el viento no te esparza y un poco de fumar para nebulizar enemigos de la mente

El cazador odia muros recinto y frontieras cerradas

No puede ser prisionero de la ciudad y sus local costumbres

Dentro tengo un alboroto salvaje

Es como el rugir del mar

Capturados por olas codiciosas

Trago rocas y huracanes

Discuto con el camarero

Por otro tequila reposado

Fascinando siempre del confin que separa

Lo simple de lo real

A Tula

Ahora lo tengo todo claro he

Conocido Quetzacoatl la serpiente emplumada

El alma del guerrero que viene dal paraíso

He besado Chalciuhtlicue diosa de la belleza

La he seguido conquistado y seducido

Con l’enano de la sangre en la sal

Nada sucede casualmente sobre Tropico del Cancer

El camino es ciego y peligroso

Vamos hacia la cascada

Por un camino arriesgando fue’ la subida

Busque’ la diosa india de piel clara

En sus grandes ojos oscuros me rezado

Ebrio de su tatuate de rosa

He seguido el infinito sobre su cuello la noche se alesa

Muestra mi lado oscuro sin rejas

Sin formas ni bordes redondeados del tiempo

Puede parecer emoción pura

Se reduce a momentos de dolor y setas

Experiencia silenciosa de noche sin píldoras

E insensata loz iris transtornada

Descalzo y asustado he dado mis manos a Tlazoltegi

Me ha jodido la mente en contraluz

En todas partes emerge el ansia

Sus cabellos rizado de medusa

Un prolungado temblor de estación adversa

Quedaran solo muecas

Disturbios y cerveza acida

Como huracantes de Tequila

Las mujeres atractivas de otro mundo

Sufro la oscilación atroz

Muerto indeciso entre ostaculos y pasiones

Corrupta información digital del alba

La defensa frágil son cadenas rotas

Hay un order che implica espacio que no cumple

Asi’ a Tula. Han aprendido a coleccionar corazón hirmiendo y emociones.

Destrozando el pecho con la obsidiana

El refleso de un loco amor

Una carcoma en mi cerebro lo devora

Es el reflejo de un amor loco

El sonido de la banda liega a su fin

El puro se consume donde lo he dejado

Me embarga el miedo y cada seguridad muere

Se aleja el hombre maldiciendo acordeon

De nada sirve chudar las grietas

También la poesía me traiciona

Las notas son melanconicas

La trompeta del mariachigrita escorpiones y espinas

Solo queda hacermeel rubito con labios carnosos y unas rojas

El violin maldice maldice a su creador

No es suficiente el cambio de animo

Cada tentativa acabaen la escupidera de gérmenes

La chica que bese la otra noche tiene un aspecto horrible también sobre what’s up

He gastado on million en tequila y aspirinas

A tomar por culo la buena persona por fuerza, ser orgullososo y picante me aburre

¡lo reventeria todo! Me haría vomitar de un vampiro por una sangría

¡El servicio ha terminado! Y estos no ventas que un poeta viejo.

Desorientado que cuenta emociones marchitas y viagra blando

Ire’ de noche a buscar mi estación de camiones sobre la avenida de Jalpan a Xilitla entre garrapatas y capulines que gritan Malaguena

A tomar porculo la velocidad, la adrenalina y todas las tonderia del culo

No hay teatro vertical de vanguardia

Es vida sin dinero bajo pórticos de noche y no hago una polla por hesta jodida gente que grita a los sueños

Estoy muy lejos y mi planeta en giro de choque reventara’ pronto

Ire de noche con la puta gorda para hacerme un regalo a la polla

Sobre esta piedra cercana a los cactus un dieserto sin lluvia.

Habre’ desaparecido y los peones me saludaran desde el pick up corriendo sobre el altoplano

Pero estoy demasiado deprimido para gritar viva Mexico

Las quatros fotos puedo metérmelas en el culo

No saran peor que estas emorroides sangrantes

— . —

Testi y fotos di: Andrea BolfiPor esta traducción muchas GRACIAS: Angel Moreno Fernandez

Lo schermo

Noi non possiamo comprendere l’essenza del Creatore, e neanche possiamo vedere la sua Luce. Possiamo, però, percepire l’effetto della sua Luce sul desiderio: noi siamo questo desiderio.

Nella Luce senza fine, al Creatore piacque creare un punto privo di Luce, proprio per poterla a lui donare e renderlo felice. In questo punto entrò la Luce, e cominciò a creare il desiderio di ricevere.

La forza creatrice del Creatore fu Keter, ed il primo desiderio di ricevere fu Hochma, ma non ci fu consapevolezza in Hochma. Al Creatore premeva dar piacere a qualcuno che avesse consapevolezza e così nacque la Malchut.

Alla Malchut piaceva ricevere fino a quando si rese conto che stava ricevendo da qualcuno, ma non conoscendolo e quindi non potendolo ringraziare si vergognò e si restrinse grazie allo schermo (prima restrizione).

La Malchut comprese che più aveva uno schermo grande più poteva ricevere Luce, e così fece varie prove nel primo mondo spirituale, aumentando e riducendo il suo grande desiderio, giocando con questo

schermo al fine di avere sempre di più un’intenzione altruistica di dazione, cosi come aveva ricevuto dal Creatore.

La parte superiore della Malchut poteva ricevere con intenzione di dare, ma l’altra parte no. Allora la parte superiore scese nella parte inferiore, ma solo fino ad un certo punto (seconda restrizione). Non riuscì comunque a limitarsi e vi fu la prima frammentazione.

Da questa nacque un secondo mondo superiore ristretto e tre mondi inferiori non ristretti; in questi nacque la Grande Anima Comune che ricevendo la Luce si elevò quasi completamente nel mondo superiore, ma non si accorse che un suo pezzettino era rimasto nel desiderio di ricevere con intenzione di ricevere (3 mondi inferiori) e cosi vi fu la seconda frammentazione.

Questo pezzettino era un desiderio chiamato cuore di pietra, che non aveva schermo, e così tutto esplose e questo mescolò intenzioni di dare con intenzioni di ricevere. Le intenzioni di dare vennero chiamate scintille ma erano molto deboli. Compresero però che riunendosi, solo loro, con uno schermo comune avrebbero potuto ricostruire la Grande Anima Comune e avrebbero potuto attirare la Luce in modo che curasse anche tutti gli altri desideri, incluso il cuore di pietra.

E così la Grande Anima Comune poté ricevere la Luce per sempre con l’intenzione di dare al Creatore che aveva finalmente completato il suo piano.

 

Ricevo e pubblico "Lo schermo" da un lettore che desidera restare anónimo.

L'immagine e' tratta dal mio archivio personale.

Il Dio del Messico

Mini e book

Mini e book

Adoro ogni donna

Un omaggio a tutte le donne del mondo

Un omaggio a tutte le donne del mondo

DSC_0074

Page 1 of 3

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén