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Costruire Cultura

l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Categoria: News

Cos’è Costruire Cultura? Un salvagente contro la narcosi mentale

A tutti voi poeti e scrittori scriviamo!

Superate ogni barriera, Costruire cultura e’ l’obiettivo!

A tutti voi innamorati della giustizia e della libertà, a tutti voi che avete qualcosa da dire, rivolgiamo il nostro urlo.

Il mondo attende le nostre idee, le proposte di miglioramento. Non possiamo più limitarci a scrivere rime divertenti che fanno sorridere alle feste.

La poesia deve avere quale fine la verità pratica, la rivelazione dell’uomo all’uomo, incitamento alla prassi rivoluzionaria (cit.) intesa non in senso ideologico ma come un vero e proprio inno a partecipare insieme al cambiamento. Fuori e dentro di noi.

Ieri forse era più facile proporre un’idea. Oggi siamo più controllati e plagiati, ci basta un telefonino, un dio pallone e qualche social.

Ma avendo ricevuto in dono quella passione di trasformare il pensiero in parola, abbiamo comunque nuove responsabilità: l’obbligo morale di affilare la voce, senza prestarla ai bisogni della pancia.

Non possiamo più lamentarci di ciò che accade, senza essere pronti, in qualche modo all’azione.

In questo contesto nasce l’esigenza di Costruire Cultura. L’ideale è ambizioso: riportare al centro dell’io pensante la persona, rispetto al consumo. La Terra oggi non è più quel luogo così ospitale come ci siamo abituati, almeno non per tutti, dovremo confrontarci con nuovi conflitti di classe, crisi epocali e nuovi regimi spinti da venti populisti e facili demagogie razziste.

Per essere pronti a questi impatti dovremo ri-partire dalla cultura del rispetto, dalla gestione dell’impegno sociale, dalla belleza, dall’amore per la giustizia; restituendo ad ognuno il bisogno di costruire una propria personalità morale.

Dal latino costruire, riporta comunque al poesis greco che indica: fare, produrre, costruire… appunto; parafrasando potremmo indicare come necessaria l’attitudine al sacrificio, all’impegno diretto, in prima persona.

Proveremo con un sito contenitore: costruirecultura. Una scatola magica dove tutti potranno inserire parte dei loro scritti, comunicare e scambiarsi eventi, il sito si farà interprete della volontà di cultura popolare al fine di testimoniare e ispirare nobili ideali e educativi.

Leggeremo il nostro vicino di casa, che senza aver affondato navi merita di presentare, pubblicare e promuovere il suo libro.

Impareremo a costruire cultura da un foglio bianco, dalle esperienze personali.


 

Alcune regole per la buona convivenza e senza finire nelle patrie galere:

1. Il materiale proposto non deve essere in alcun modo offensivo e presentare linguaggi scurrili e blasfemi, che possa in qualcun modo disturbare il prossimo.

2. Il materiale deve essere autoprodotto.

il materiale in entrata sarà oggetto di filtro da parte della redazione.

Il colore nel Messico più vero

I colori del Messico più vero

Bambino in strada presso la piazza principale de La Pena di Bernal

Pop senza POS?

Copia di trinita dei montiMa la cultura pop ci serve davvero? Me lo chiedevo stamattina al risveglio quando la mente spesso mi conduce a divagazioni pseudo-filosofiche che spesso non portano mai da nessuna parte. Tuttavia adesso, con Costruire Cultura, potrò esternare alcune di queste divagazioni anche con il mondo internet-intero.

A me pare che, a distanza di 50-60 anni dall’inizio della pop-cultura, qualche riflessione ce la possiamo anche permettere. Cosa ci ha lasciato veramente questo mezzo secolo di cultura pop? Me lo domando perchè confrontandomi con molti miei quasi-coetanei mi sembra di intuire che di icone generazionali ve ne siano veramente poche. Ok, dopo il ’68 tutte le generazioni sono diventate abbastanza iconoclaste ed è veramente difficile trovare un personaggio (scrittore, cantautore, regista) che abbia un riconoscimento pressochè globale. Però, mi domando, non è un po’ strano tutto ciò?

Insomma, un’icona è un punto di riferimento condiviso, anche a livello di comunicazione inter-generazionale. Per capirci, come faccio a criticare la musica degli anni ’60-’70 se non ho presente le icone di quegli anni? Come faccio a criticare la musica dei cantautori italiani se non ho nemmeno vagamente presente chi sia De Andrè?

Insomma, quello che mi chiedo, è se il pop oltre ad essere un fenomeno commerciale più o meno condivisibile sia anche un fenomeno mentale che (non so quanto consciamente) miri a resettare la coscienza collettiva. In buona sostanza, come faccio a criticare la musica degli anni 2000 (dopo 15 anni una generazione ne avrebbe anche il diritto, no?) quando mi manca totalmente un punto di riferimento su cui basare la mia critica? Per quanto io stesso sia vissuto e cresciuto in quegli anni non riesco ad individuare un terreno condiviso solido su cui basare la mia critica. Troppe mini-icone ormai semi-sparite dalla circolazione. Tanto materiale, insomma, difficile da sintetizzare nel suo complesso. Risultato? Preferisco non criticare perchè mi mancherebbe il terreno da sotto i piedi.  Ma, mi domando, il mio non criticare è cosa positiva? O è quello che (non so quanto consciamente) il sistema mi chiede? Ossia mangiare, digerire etc. senza farmi troppe domande su quello che ho mangiato.

Ma cambiamo settore. Esiste infatti un settore dove le icone generazionali esistono ancora: si tratta del famoso IT (information technology). Qui esistono almeno due icone: Google e Facebook. Possiamo pensarla come vogliamo su di loro ma sono e saranno oggetto di storia nel futuro. Il loro stesso esistere è addirittura già oggetto di critica inter-generazionale. Se la storia si ripeterà, tuttavia, anch’esse entranno a far parte del pop-tritacarne, ossia i motori di ricerca prima o poi si moltiplicheranno come anche i social network (nel secondo caso è già così) e chi vivrà nel 2050 si farà la stessa domanda che mi sono posto io sulla musica nel 2015.

Morale della favola? Il sistema forse non vuole che vi facciate domande ma voi fatevele lo stesso. E’ sempre meglio sapere cosa stiamo mangiando!

Per una nuova poetica sociale

Riceviamo e pubblichiamo ben volentieri, perchè in sintonia con il nostro scrivere, il messaggio di Mauro Milani.

Per una nuova poetica sociale. Troppo spesso la poesia si è chiusa in se stessa facendo dell’intimismo l’unica poetica che avesse il blasone di Poesia. Quasi sempre questo è coinciso con periodi di crisi, non solo economica ma soprattutto di una prospettiva di cambiamento sociale. E del resto, non può che essere così in società che si sclerotizzano con il solo fine di mantenere se stesse, il proprio gruppo di comando ed un sistema sociale che atomizza gli uomini e li mette “l’un contro l’altro armati”. Non solo in senso figurato ma anche utilizzando sempre più la guerra, non più “fredda” ma guerreggiata con la massima crudeltà, come mezzo di soluzione delle contraddizioni.

Uscire da questa concezione, dare una prospettiva di cambiamento sociale, non di rinnovamento di un sistema ampiamente inadeguato e nemico di milioni di uomini, donne, minori, rifugiati, della Natura, dell’Ambiente e della stessa Biodiversità, deve diventare sempre più il compito degli intellettuali e dei poeti. O almeno di quelli che non hanno mandato all’ammasso del conformismo e dell’asservimento al potere, la parte più “discriminante e discernente” del nostro essere.

Per questo, riteniamo che sia ora di uscire dall’intimismo fine a se stesso e fare del proprio io e della propria esperienza un paradigma di esistenza sociale. Anche il modo di scrivere, che noi riteniamo possa essere non più solo individuale ma comune fra due o più persone, può essere un modo per uscire dal chiuso di sé e diventare un mezzo di aggregazione a cominciare dal basso, dall’individuo e/o da comunità. La poesia è un’arma troppo importante perché possa essere solo un insieme di rime o un tentativo d’introspezione psicologica.

Ben venga il sentimento e la ricerca di sé ma in una prospettiva nella quale il singolo è solo un piccolo pezzo di una necessità di cambiamento radicale della società, dei rapporti fra uomini, fra uomo e la Vita in ogni sua forma, nella necessità di rendere la Democrazia non più una vuota parola, nella quale chi decide realmente non si conosce nemmeno, ma un modo per far si che possa essere portatrice dell’interesse dell’umanità a sopravvivere a sé stessa ed al profitto immediato, vero cancro che sta distruggendo le nostre speranze di Futuro.

Mauro Milani, Milena Tonelli e tutti coloro che vogliono sottoscriverlo.

Genova – Castelnuovo Rangone, 30/05/2015.
[email protected]
[email protected]

Pezzi

Decostruito è Spazio

pezzi di presente

hipster sempre

mescolati con antiche mura.

 

La piazza si trasforma

ora è schermo,

vetro che talvolta s’infrange

e diventa tagliente.

 

Da un lato un giovane

s’apposta e mi dice:

“hai tutto, io non ho voce”.

 

Ma io son lui,

lo specchio s’increspa

non mente atroce

quel quadro di Pollock.

 

E’ caos il presente

c’è chi gode,

chi fugge

mentre il Re

ci scruta, ci deride

quando d’Arianna

cerchiamo d’intrecciar

le file.

liquirizia

Ladro di sguardi

Madre ascolta l’urlo

Di un figlio graffiato

Da sogni traslati e remote gioie

 

Ogni ricordo possiede un suono

Sordo come appuntamenti mancati

Lei non baciata sotto l’impronta rosa della luna

 

Oggi c’è una coperta in cielo

Tirata mi lascia sgomento

Eppure vorrei la sabbia e prenderti lì

 

E’ passato il tempo e Dio

Ogni tanto si è sporto

Per annusare l’odore della sosta

 

Mi ha intravisto a Parigi perso

A Mumbai sulla spiaggia di cromo

Dilaniato dal dubbio

 

Volgendo lo sguardo al suicidio

Sbranato dai misteriosi segreti

Ibisco e pervinca intensi in foto

 

Spesso viaggio su pareti del tramonto

Sarò danza d’ombra

Terzo tempo del silenzio

 

Bacio di promessa proposta di fuga

Carezze nitide e pelle di mare

Materia e sguardi furtivi

 

Intanto sento dentro vetro e vuoto

Le tue lentiggini

Sentieri di luce per decollare

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