Crea sito

Costruire Cultura

l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Categoria: Grandi capitali

Non puoi perderti Guanajato, perla coloniale del Mexico

La cittá di Guanajato

Guanajuato è la capitale dell’omonimo stato del Messico centrale. Si trova 370 km a N-O di Cittá del Messico a 2.000 m s.l.m., é a circa 2 ore da Santiago di Queretaro.

Un’incredibile panorámica sulla cittá dal “Pipila”

Tra le prime popolazioni native dell’area vi erano i Cicimechi, che opposero una dura resistenza ai primi conquistadores spagnoli. Il nome attuale “Guanajuato” viene dalla parola tarasca “Quanax-juato”, che significa “posto delle rane”.

L’argento

Qui l’attività mineraria iniziò ben prima dell’arrivo degli spagnoli, infatti nel tardo periodo preispanico, gli Aztechi già estraevano in quest’area metalli preziosi per la realizzazione di ricchi oggetti ornamentali della loro élite politica e religiosa. La città infatti è sorta in una valle ricchissima di miniere d’argento. La città e le vicine miniere sono state incluse tra i patrimoni dell’umanitá nel 1998.

Io ho visitato Mineral de Pozos, immergendomi nella miniera e vi assicuro che é uno dei luoghi piú magici che abbia mai visto.

Il centro storico e il Callejon del beso

Baciatevi in piedi!

Il centro storico offre ancora un’affascinante atmosfera coloniale con le vivide policromie dei numerosi palazzi, chiese e piazze. Dove potrete perdervi, passeggiando all’infinito salendo e discendendo le calle sotto il sole caliente del pomeriggio, o come mi é successo sotto un violento temporale estivo. Da non perderé la salita al monumento del Pipila, una statua posta su una collina che offre una magnifica e imperdibile vista sulla cittá. Fermatevi nella Piazza principale davanti al teatro e godetevi una fajtas de Arrachera al riparo dal sole sotto i grandi alberi squadrati. (vedi foto teatro in basso)

Baciatevi in piedi!!!

Ricordatevi che ci si puó baciare soltanto nei pressi del “Callejon del beso”: il carruggio legato ad una bellissima e malinconica storia d’amore tra due amanti vicini di balcone.

 

 

La cittá ospita una famosa universitá

La Guerra d’indipendenza e Michel Hidalgo

Guanajuato venne fondata nel 1554, ha una notevole importanza storica nell’ambito della Guerra di indipendenza del Messico, avendo avuto luogo in questa città la prima battaglia tra gli insorti indipendentisti e i sostenitori della corona spagnola. Nel 1810, un sacerdote cattolico, Miguel Hidalgo, pronunciò proprio a Guanajuato quello che oggi è noto come il “Grito de Dolores”, ordinando di far suonare le campane della chiesa e di porre fine a 300 anni di dominazione spagnola.

El Cervantino

Ogni anno in ottobre la città ospita uno dei festival culturali più famosi del Messico, il Festival Internazionale Cervantino in onore dello scrittore Miguel de Cervantes, che riunisce artisti e musicisti da tutto il mondo. “El Cervantino”, come viene solitamente chiamato, include un’ampia gamma di generi, come l’opera, la danza contemporanea, il teatro, le arti visive, il cinema, la letteratura e la multimedialità, ma ospita anche una grande varietà di laboratori, mostre e conferenze.

Don Chisciotte e il mitico scudiero Sancho Panza

Le gallerie

La città venne originariamente costruita sopra al fiume che fluiva nelle gallerie sotto al paese. Dopo anni passati a ricostruire edifici invasi dalle inondazioni, a metà del XX secolo, gli ingegneri costruirono una diga redirigendo il fiume nelle caverne sotterranee. I tunnel vennero illuminati e pavimentati con ciottoli per favorire il traffico automobilistico, e questa rete di strade sotterranee permette il passaggio anche al giorno d’oggi della maggior parte delle auto. È una delle caratteristiche principali della città, dove certamente vi perderete, quindi usufruite dei numerosi parcheggi (estacionamento) e proseguite a piedi.

Las mumias

Nelle catacombe del Panteón ad ovest della città si trova un cimitero divenuto famoso per le sue mummie naturali. Circa l’1% dei corpi ha ricevuto una naturale mummificazione. Alla fine del 1.800 la città istituì una “tassa di sepoltura” per le famiglie dei morti. Se qualche famiglia indigente non era in grado di pagare, i loro parenti venivano disseppelliti ed esposti. Nulla di particolarmente datato o antico, ma sicuramente suggestivo.

Frida e Diego

Nel centro troverete la casa museo Dove é nato l’illustre pittore Diego Rivera, anche sposo dell’intramontabile Frida Kalo. Vi consiglio il bellissimo film “Frida”.

Il teatro nella bella Piazza centrale

Nell’ultima settimana di luglio Guanajuato e San Miguel de Allende (alla cittá ho dedicato un articolo specifico)  ospitano l’Expresion en Corto International Film Fest, il più grande festival cinematográfico del Messico e tra i più famosi dell’intera America Latina.

(mi sono ispirato a Wikipedia per le nozioni storiche, immagini e testi sono a cura del sottoscritto)

Un magico capodanno a Dublino

Dublino capodanno 2017, per i celti Baile Atha Cliath; e’ la capitale della Repubblica d’Irlanda. Fondata dai vichinghi come centro per il commercio degli schiavi, e’ situata sul fiume Liffey che l’attraversa.

La doppia anima di Dublino: il ponte Ha-penny bridge, ci voleva mezzo penny per attraversarlo

Il Samuel Beckett bridge sembra un’arpa e rappresenta la vocazione modernista della citta’

Sono stato a Dublino più di venti anni or sono e ne sono sempre innamorato.

E’ una perla che mescola lo stile gotico e medievale a quello georgiano dei mattoni a vista. Adoro tutto cio’ che e’ di questa terra: le donne, così affascinanti (a capodanno si stringono in abitini talmente succinti da fare impallidire i pinguini di Wellington), la birra così amara e particolare, l’whiskEy, i pub (attenzione… si legge come e’ scritto), le vie così chiassose di Temple Bar, la musica dal vivo, l’atmosfera notturna delle carrozze a cavallo, la figura emblematica di Molly Malone che si aggira come fantasma tra i vicoli del centro nelle notti di nebbia.

La figura di Molly Malone nel centro, di giorno pescivendola e di notte prostituta… ricorda le bagasce dei carruggi genovesi

Come poeta e scrittore, mi inchino alla impressionante storia della letteratura di questo luogo: James Joice, Oscar Wilde, Jonathan Swift, Samuel Beckett, George Bernard Shaw, William Butler Yeats, Bram Stoker padre di Dracula sono nati qui.

 

 

 

 

“Posso resistere a tutto. Tranne che alle tentazioni” Uno dei celebri aforismi di Oscar Wilde, Dublinese doc

 

 

 

 

La capitale irlandese e’ cosmopolita, moderna e terra promessa anche per molti connazionali, e’ celebre l’accoglienza dei suoi abitanti; ti mostra subito il suo fascino senza tempo, e’ ricchissima di monumenti, vie per lo shopping pub e ristoranti dove ripararsi dal freddo pungente dell’inverno.

Alcune note pratiche: i costi non sono economici. Inoltre, se viaggiate con minorenni, la sera non vi faranno entrare nei pub, non resta che lasciarli fuori e bere alla loro salute. Per mangiare vi consiglio il classico fish & chips di Temple Bar, un salmone alla piastra con Guinness. Dublino e’ ricca di ristoranti italiani (finiamola con lo stereotipo: quando sono in viaggio mangio sempre local, se vi capita una carbonara buona, non resisterete… L’ho detta!!!). Da queste pagine vi proporro’ ogni volta un ristorante di amici che fanno della cucina una missione. E’ il caso del ristorante Al Vesuvio che si trova incastonato nel Temple Bar di Dublino come una pietra preziosa, probabilmente ricavato da due antiche cisterne, si presenta con la volta a botte, e ti trovi subito a tuo agio, perché accolto con simpatia da tutto il personale, Il locale e’ molto friendly e potrete assaggiare pasta fresca preparata in casa e un’ottima pizza da forno a legna. Le birre sono artigianali e godibili.

L’anima della festa: TEMPLE BAR. Piena di vita ad ogni ora

GARAGE BAR

I pub sono elegantissimi, ospitano spesso musica dal vivo e sono presi d’assalto da Dubliners e turisti. Tutti rigorosamente maggiorenni.

NON mi e’ piaciuto:

i prezzi dei musei sono addirittura proibitivi per una famiglia. Informatevi prima di affrontare lunghe file. Addirittura per lo storehouse della GUINNESS dovrete sborsare 25 euro/persona.

Ogni opinione, foto & didascalie, sono a cura del sottoscritto.

San Miguel de Allende. Guardate verso l’alto!

La città fortezza di San Miguel de Allende è “nascosta” come una pietra preziosa nel Messico centrale, nello stato di Guanajuato, a un’altitudine di 1.900 m slm, si trova a 274 km da Città del Messico e a 97 km da Guanajuato. Inoltre a 50 minuti di macchia semi – arida, da Santiago di Queretaro dove attualmente vivo.

Un immagine splendida all’entrata del vivace mercato artigianale

La citta’ e’ famosa per essere stata un’importante sosta della Ruta de la Plata, il percorso che commerciava argento e pietre dure estratte dalle vicine miniere. A questo propósito e’ obbligatoria una visita alla suggestiva Mineral de Pozos, una vecchia citta’ mineraria abbandonata frettolosamente nel 1910, ove mi sono concesso anche un suggestivo bagno sotterraneo (circa 1 ora d’auto).

Il suo centro storico fondato nel 1.542 dal frate francescano: Fra Juan de San Miguel. E´ ricco di edifici conservati in modo capillare e strepitoso, che risalgono al XVII e al XVIII sec; con i suoi stretti andadores e viali alberati e la sua fine architettura. San Miguel è una delle piu’ belle città del Messico coloniale. Nel 2008, l’UNESCO l’ha nominata Patrimonio Mondiale dell’Umanità insieme al vicino Santuario de Jesús, che trovate ad Atotonilco. La città si distinse durante la Guerra d’Indipendenza del Messico. Il generale eroe Ignacio Allende, nativo di qui, fu uno dei leader principali della prima fase della guerra contro il dominio spagnolo.

Nella piazza principali. Una delle piu’ affascinanti e suggestive dell’America Latina

La città è nota per la sua architettura barocca messicana, che le dona un carattere unico. Vi stupira’ anche per il gotico delle sue guglie, che si stagliano verso il cielo. Dovete assolutamente concedervi il tempo per guardare in alto, tralasciando per una volta i vostri selfie. Scorgerete panorami mozzafiato, architetture rubate alla penna di H.P. Lovercaft, spigoli maniacalmente sempre colorati di rojo mattone e amarillo ocra e case avvolte nei rampicanti. Abbassate il capo e godetevi i ragazzi correre e scherzare nelle piazze invase da palloncini e bolle di sapone, davanti alla meravigliosa cattedrale rosa; i mariachi suoneranno la colonna sonora piu’ appropriata. La città è particolarmente affascinante all’alba e al tramonto. In quei momenti potrete disporre di una luce unica, non e’ raro incontrare appassionati fotografi con i loro cavalletti e zoom. La cittadina e’ anche famosa per la sua movida notturna.

la Fabbrica AURORA e’ una vecchia fileria ristrutturata.. All’interno una bellissima mostra permanente. Questo evidenzia quanto sia importante coniugare turismo e amore per l’arte.

Immersi in un’architettura da urlo, i colori si sposano con l’azzurro del cielo terso

 

Il nostro viaggio, fuori porta, mi ha affascinato totalmente. Ogni angolo vi stupira’ e ogni muro sara’ oggetto di attenzione. Ma e’ all’interno delle case che troverete pane per i vostri denti d’artista, certo i delicati patio, i negozi di antiquariato, vi ispireranno come hanno fatto con me. In ogni angolo si respira arte, música dal vivo, eventi multiculturali e certamente qui cerchero’ collaborazioni artistico-letterario. E’ alla “Fabrica Aurora” dove ho respirato la migliore atmosfera che si fa musa ispiratrice. Si tratta di un’antica fabbrica tessile ristrutturata con molto garbo. Qui molti artisti internazionali espongono materiale molto interessante, che potrete trovare anche nelle piazze di Mexico City. Dopo alcune ore dedícate alla passeggiata, all’osservazione del mondo, alla fotografía, contemplando il dono ricevuto del viaggio, non poteva mancare una bella cena. La citta’ e’ ricca di ristoranti per tutte le tasche e divertenti localini e cantine dove potrete bere ottimo mezcal accompagnato con grilli fritti (i mitici ciapulines) e gustarvi i piatti della tradizione. Noi abbiamo goduto dell’ospitalita’ dei gestori di Mivida, un Italian restaurant con l’accento messicano. Il locale in pieno centro, e’ splendido, e arredato con cura e attenzione al dettaglio. Ne avevo sentito parlare gia’ in Holbox (si legga in dettaglio l’articolo dedicato). Durante il buon servizio, una band ci avvolge di note fusión, fino al repertorio rock. Tutto molto appagante.

With a mexican accent, in Mivida restaurant. Mezcal, chili de gusano, ciapulines, the time stopping.            Hernandez Macias 97, Col. Centro. San Miguel de Allende, Gto.

 

Una nota per i viaggiatori: privilegiate i parcheggi Estacionamento privati, in quanto la Polizia urbana non consente lo stazionamento ribelle e semplicemente vi smontera’ la targa, oltre a una cospicua multa; naturalmente… Se vi capitera’ di notte sara’ un problema non facile da risolvere.

Buen Viento! A San Miguel de Allende.

Testi di Andrea Bolfi.
Le fotografie del servizio sono state scattate a quattro 
mani anche dall'amico Gianluca Conta, che ringrazio. 

Mumbay: la citta’ delle sette isole

Mumbay, la grande megalopoli indiana capitale dello stato del Maharashtra è la città più popolosa dell’India, e la prima città per densità di popolazione al mondo. Con la periferia, forma un agglomerato urbano “ufficiale” di oltre 22 milioni di abitanti. Qui si puo’ vivere un’esperienza di vita incredibile; certamente consigliabile a tutti.

Qualche anno fa vi ho lavorato per un po’ di tempo. Ho portato con me una piccola Olympus compatta che non desse troppo nell’occhio. Nei primi giorni non e’ stato affatto semplice adattarmi a cio’ che vedevo. I feroci contrasti “ambientali” sono molto accentuati e spesso, a meno di essere completamente indifferenti o cinici, risultano come pugni tirati alla base dello stomaco. Cosi’ da desiderare un immediato rientro nella “tranquilla” Europa. Mentre passano i giorni… cerchi di adeguarti e distratto dal lavoro, proseguí la vita, pregando che non ti accada nulla. Sfogando nella fotografía i sentimenti e testimoniando la poesía della vita, senza timore del degrado e delle contraddizioni di questo incredibile paese allargato che e’ del mondo il figlio.

Mumbay ti fagocita e all’inizio credi che i tuoi occhi ti stiano giocando brutti scherzi, ma lentamente ti fai incalzare dai suoi ritmi. Al disagio fa spazio una sorta di rispetto, forse responsabilita’, definitivamente amore per la vita. Mi e’ capitato altre volte di ascoltare persone che vi hanno lavorato per molto tempo e ne hanno beneficiato una sorta di benedizione. Un mal d’India viscerale al quale non si puo’ rinunciare piu’ nel tempo. Si fa cosi parte di un tutt’uno con gli altri esseri viventi, gli animali, l’acqua, la terra. Cosi’ sprofondi nei profumi od olezzi, anneghi nelle immagini forti. Passando dalla ricerca di un cesso pulito, senza risultati, al tuo cameriere personale che non ti abbandona per un minuto.

Le “mosse” a Mumbay sono una serie di immagini “rapite” dal finestrino dell’auto in movimento. Come è facile intuire, non potevo chiedere al mio autista di fermarsi ogni volta. Così approfittando del traffico* urbano scattavo immagini che mi sono ancorate al!cuore, in attesa di un ritorno alla città delle sette isole. * Chiamarlo traffico e’ un eufemismo, in realta’ e’ un abominevole effetto risultato dei movimenti umani riconducibili al caos primigènio.

Sono un inguaribile, ottimista e sognatore quindi quando un collega locale mi chiese: “Come va?” Risposi, coerente, ma senza pensarci: “Come sempre! Benissimo! Infatti sono felice, ogni volta che riesco a svegliarmi al mattino”.

Così, lui forse un po’ seccato di tutto questo malcelato entusiasmo, aggiunse: “Noi abbiamo quella sensazione quando andiamo a dormire”.

Ho suddiviso il viaggio mediante istantanee in tre parti: Il risveglio, la sopravvivenza, il crepuscolo.

Risveglio a MUMBAY.

Il risveglio dal mio albergo 4 stelle. Loro dormono ancora vicino alle scarpe in un bisogno d’ordine probabili defezioni

Il grande gozzo sulla spiaggia della portoghese Damao, nelle indie occidentali. Sotto il fasciame un cane addormentato che la storia mi ha consigliato di NON disturbare.

I bambini entrano in classe

Sopravvivere un giorno a Mumbay

Si puo’ notare quanto spazio tra un caseggiato e l’altro

E’ dura portare a casa la pelle attraversando gli incroci a Mumbay

Due concentrazioni “diverse”

Siamo giunti al crepuscolo; anche questa volta e’ andata bene.

Al crepuscolo queste donne di casta superiore dai vestiti sgargianti e le buste dello shopping, si riversano sulla spiaggia per un pediluvio…

Il pediluvio

Una dama borghese rientra a casa. Quanto avrei voluto osservarla da vicino

Invidiosa! Mentre mi accingevo a realizzare la foto alle due bimbe scalze e meravigliose nel loro abito rosa confetto nel crepuscolo della spiaggia di Mumbay, piomba nella scena quest’altra bimba, urlando e pretendendo il suo spazio. Foto rovinata?!

 

 

 

 

 

Il museo antropológico di Citta’ del Messico. Imprescindibile

Museo antropologico

Durante un bel weekend di Settembre ho avuto la fortuna di salire su un pulman verso Citta’ del Messico. Uno dei miei obiettivi era il Museo Antropológico, uno dei piu’ affascinanti e visitati musei del mondo. Presi  alloggio in un ostello nella famosa Zona Rosa; inarrestabile ed effervescente, nella parte centrale della citta’ vi consentira’ di vivere party e feste musicali in DJ set fino a notte fonda. Si tratta di un quartiere gay-friendly, dove si potra’ sperimentare ogni tipo di vocazione estroversa e colorata. Una sistemazione austera per un viaggiatore poeta “naif” come me. Ma dormiré per soli 10 euro + colazione marziale era troppo affascinante per me, che gia’ al mattino presto camminavo in Genova street. Me ne sono fregato dei consigli e ho preso un taxi al volo, biascicando il mio dialetto dei quartieri spagnoli. Mexico e’ una citta’ importante e bellissima, ma siate prudenti e molto poco appariscenti.

Godetevi il museo al mattino presto, quando non e’ preso d’assalto da orde di studenti con telefonini. 70 pesos per la visita sono una modica cifra per la storia che qui si respira, da prevedere almeno 6 ore per visitarlo tutto.

Il grande monolite-fontana che sorregge la “tettoia” piu’ grande al mondo

Dove si trova:

Il Museo nazionale di antropologia è situato nel bosco di Chapultepec in Paseo de la Reforma. Il museo vanta di 44.000 mq distribuiti tra 20 sale. In questi ambienti d’eccellenza assoluta si trova la maggiore collezione del mondo di arte precolombiana delle culture Maya, Azteca, Olmeca, Tolteca, Zapoteca, Teotiuhuacana e Mixteca.

Come elemento di identificazione del museo all’entrata nel cortile centrale è posto sopra una fontana (el paraguas) un monolite mitologico di origine teotihuacano, che la tradizione popolare identifica con una rappresentazione di Tláloc, dio dell’acqua supportato da aquile e giaguari. Simbologia molto cara e importante per le civilta’ mesoamericane.

Il Museo venne costruito nel ´63 su progetto dell’architetto Pedro Ramirez Vazquez.

Una delle grandi statue Olmeca. La sua perfezione e mole vi stupiranno. Tenete in buon conto che ognuna raggiunge il peso di 20 tonnellate

Il sacerdote giaguaro

Una delle splendide stele che potrete ammirare tra le sale

Una veste di cerimonia realizzata con conchiglie

I dettagli di questa scultura rappresentante un volto hanno dell’ incredibile

Il serpente nella cultura delle civilta’ mesoamericane ha un’importanza notevolissima. S’intravede sullo sfondo la grande pietra del sole.

S’intravede sullo sfondo l’immensa e famosissima Piedra del Sol, riportata alla luce sotto lo Zocalo nel 1790. Si tratta di un monolite di oltre 3,5 mt di diametro, del peso di oltre 25 t. Sarete affascinati come lo sono rimasto io da tanta perfezione. E’ come se la pietra ti attirasse a se’ con un potere magico, alchemico oltre lo spazio e il tempo. Si crede che questo disco rappresenti un calendario con le differenti stagioni e che indicasse i principi che regolano il cosmo.

Una piccolissima curiosita’, il monolite appare in molti video, ma quello piu’ suggestivo rimane un cameo in ¨El corazón espinado¨ di un ispiratissimo Carlos Santana con Mana’.

La piedra del Sol. 3,6 metri di monolite scolpito ritrovato nel 1790 nel templo Major sotto lo Zocalo. La Piazza piu’ importante dell’America Latina

 

Il viaggio ha toccato tre stati del Messico: Quintana Roo, Yucatán, Campeche. Prima tappa: Cancun – Merida

Arrivai a Cancun alla fine di luglio 2017. Immediatamente entravo in contatto con la sua immensa spiaggia e potevo immergermi in questo mare turchese. Questo e’ il racconto della nostra meravigliosa avventura che parte da li.

Immagine con l’itinerario completo

La mia famiglia proveniente da Milano mi stava raggiungendo via Atlanta. Esistono molti alberghi a buon mercato nella citta’, prenotabili fácilmente dai normali motori di ricerca. A meno che voi non vogliate prenotare nella zona Hotelera, quella degli alberghi pazzeschi a 5 stelle appesi all’orizzonte. (vedi articolo dedicato a Cancun).

Radunato il gruppo e prelevata l’auto a noleggio siamo partiti. Per festeggiare il momento solenne abbiamo fatto il pieno di dolcissimi donuts colorati direttamente in fabbrica. Il caffe’ in Messico non e’ il massimo, ma ci si puo’ accontentare. Direzione Merida 320 km – “cuota” (l’autostrada vs Playa del Carmen che poi svolta verso destra). L’itinerario prevedeva una deviazione verso il sito archeologico di Ek Balam, nei pressi di Valladolid; purtroppo primo errore: alcuni siti precolombiani NON accettano carte e noi eravamo sprovvisti di pesos in contanti. Dopo un pranzo frugale a base di tortillas e pollo alla griglia sulla strada, non potevamo mancare l’obiettivo: Chichen Itza. Assoluto capolavoro della storia e dell’architettura Maya. Attenzione il sito chiude alle 4:30 p.m., se ne tenga conto nella programmazione e per fortuna accetta carte di crédito. (circa 12 euro il ticket in valuta MXN).

Il sito e’ un capolavoro che la storia ci ha donato, impossibile farne a meno, ne resterete affascinati. Le geometrie, la potenza degli elementi e della pietra d’angolo sembrano dimostrare presenze misteriose e piu’ complesse. Nonostante sia un tantino* commerciale, si mantiene bene in tutte le sue parti. La visita vi impegnera’ per 3 ore almeno.

La pirámide di Chichen Itza, assoluto capolavoro dell’arte e dell’architettura MAYA

Il sacro cenote poco distante, un luogo molto importante per la loro cultura: questi rappresentavano il tramite con l’aldila’

  • Dall’agave sembra nascere l’immensa opera

     

  • * Nota a margine sulle bancarelle di Chichen Itza: credo che le bancarelle distraggano il visitatore, altresi trattandosi di un sito cosi importante e tra i piu’ visitati al mondo, credo sia comprensibile che i locali ne traggano il corretto sostentamento; per questo motivo ne ritengo tollerabile l’invasiva presenza.

Siamo giunti in serata alla prima base: l’importante capitale dello Yucatán; Merida vivace e colorata e’ un affascinante mix di cultura maya e ispanico coloniale, fondata nel 1542 dal conquistadores spagnolo Francisco de Montejo sul luogo di un’antico insediamento precolombiano. La citta’ vecchia dalla pianta a scacchiera e’ ricca di ristoranti e locali. Quest’anno sarà speciale per Merida, è stata infatti nominata Capitale Americana della Cultura 2017.

Accattivante e rica di sapore la comida yucateca (il cibo qui e’ diverso dal resto del Messico): assolutamente da provare la cochinita pibil, Panuchos, poc chuc, queso relleno e la sopa de lima.

Tra i tesori culturali troviamo anche la Zona Archeologica di Dzibilchaltún, con il tempio delle  Siete Muñecas (7 Bambole molto enigmatiche di terracotta che qui sono state trovate), costruito in modo che,  durante l’equinozio di primavera, la luce del sole entri da una finestra ed esca dall’altra.

Il tempio delle sette muñecas nell’area di Dzibilchaltún

A pochi Km da Merida vi consigliamo Izamal, la citta’ gialla delle 5 piramidi immerse nel tessuto urbano, nella stessa giornata e’ opportuno visitare la spiaggia di San Bruno Beach e giungere fino a Progreso famosa per il suo lunghissimo pontile che si allunga nel Golfo Del Messico a Nord Est.

Il bellissimo monastero francescano di Izamal. La citta’ e’ tutta gialla… come il monastero.

 

La spiaggia di San Bruno Beach. A occidente la citta’ di Progreso

Un coloratissimo graffito di Progreso

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén