Crea sito

Costruire Cultura

l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Categoria: Fotografia Page 1 of 2

Il pensiero poetico è immagine e carezza violenta

Quando scatto una foto non mi limito a studiare l’immagine, so di realizzare un pensiero poetico. Curo i dettagli, spio attorno, controllo le sfumature, la luce. Fermo l’attimo, ne studio il contesto, le cause. Parimenti le mie poesie non possono essere immediate, facili, vogliono essere ritratti, emozioni, carezze violente*, brezze leggere e maestrale.

Leggete a voce alta! Emozionatevi!


Come il vento sui tulipani

Rugiada con parole di niente
gli eroi ora d’autunno
come volti d’esistenza

Sto in abissi luminosi
il mio cuore ogni ramo
come braccia violente
sulla collina verso la fattoria distesi

Verso amori graffiati
dall’acido mischiati
una tempesta tutto tace
ape cespuglio di lavanda

Gemo al tuo richiamo
al tepore di un sorriso
sciogliendomi nell’insulto
mai così caro
    mai così amaro

Dea nuda

Quanto desidero
tu possa esser maga del mio corpo

Sciamano con artigli smaltati
druido celtico con il potere della luna
sacerdotessa negli orrendi sacrifici
faraone onnipotente acclamato dal suo popolo

Dea nuda
quanto desidero
tu possa esser signora del mio corpo

Quando

Come il pescatore all’alba
assesta il gozzo per le onde
ogni palamito prepara e l’esca dispone paziente

I raggi illuminano ogni grotta
la luna sussurra fiducia
la tramontana si queta
i frammenti di buio non spaventano

Vi guarderò di lontano sparire
nell’ombra della lanterna

Balla con lei la mia solitudine
cerco un rifugio in te che sei le mie tenebre
dicendo all’ombra di fuggire
e pago dazio nei tuoi occhi scuri
è tra i prati e la nebbia che raggiunge le case
ogni nido si svuota
il mezzogiorno d’autunno che vivo
il sapore della luce si confonde con il cuore di sole
le onde gemono come gli sperati brividi
lentamente morivo di te
nella vicina foresta che brucia
sorridendo gli inverni di gelo
sperando di aprire un sogno
lentamente morivo di te

Uno sguardo

Uno sguardo ancora ti prego

Per le mie malinconie
Stasera soffro l’anima distaccata
L’arpeggio del poeta ha una sola corda
Che suona di vuoto a perdere
Vuoto come questa campagna d’arbusti
Seccata come la tua fuga
Uno sguardo soltanto
Mi sia consentito per sperare
Ancora silenzi e fumo
Sirene lontane per quest’esilio volontario
Errerò vagabondo geloso del micio
In cerca della prossima tequila
Da bruciare in un ristorante francese
Ubriachi come mariachi dopo tacos e queso
Viaggerò e perderò il mio tempo
Nei bordelli di San Miguel de Allende
I miei sandali alzeranno la polvere
Sulla pista verso Nord Ovest
Parlerò con un vecchio pazzo
Mi farà bere pomodoro birra e chili
Ascolterò la voce di Chavela
Ricca e triste come le feste gitane
Mi fermerò presso il muro che ho nel cuore

Ramingo su sentieri primitivi
Inseguendo farfalle restituendo loro i colori

 

Senza la fine di nulla

Sento soltanto fruscii
frinire di grilli
fusa di gatti randagi
Fumo di candele spente

è questa politica che non dà passioni
solo narcosi di massa

crollo di ponti
e figli morti in mare
dove sono morte le loro madri

spegnendo ogni lotta
con sociali distrazioni

senza la fine di nulla
nessuno uscirà vivo

(*) Una carezza violenta è il titolo del mio romanzo

Un tifone a Playa Santa Lucia (Cuba)

Playa Santa Lucia

Arrivammo nel villaggio di Playa Santa Lucia nel Gennaio 2017, nella zona Nord Est dell’isola, nei pressi della cittadina di Camaguey; che si raggiunge comodamente con volo da Milano Malpensa. L’obiettivo era la grande barriera corallina da raggiungere in catamarano oltre alle numerose immersioni. Purtroppo tutti i nostri sogni vennero a infrangersi nel tifone che colpì la zona per diversi giorni. Nulla di troppo pericoloso o devastante, per carità, si trattava di una perturbazione con venti settentrionali e molta pioggia, alternata a qualche schiarita.

Quello che ti colpisce su questa isola è la calma. Questa è un’isola dove il tempo ha una costante diversa.

Certamente perdemmo una buona chances e tanto valeva comunque affogarsi nel buon rhum e dedicarsi a qualche foto d’effetto:

Non è raro trovare gli anziani del posto seduti a scrutare l’orizzonte, fumando un sigaro e bevendo un distillato. Non ho ritoccato la foto: le goccioline sull’obbiettivo rendono l’immagine piena di colore e sfumature

 

Nel villaggio non ci perdemmo d’animo e grazie agli animatori trovammo le alternative: pallavolo sotto la pioggia, giochi e assaggi di rhum, dopo le immancabili passeggiate sulla spiaggia, dove potete trovare tipi decisamente curiosi. Questo raffigurato nell’immagine è un noto trafficante di poesia dei due mondi.

Provai in tutti i modi a convincere il Capitano del catamarano a uscire in mare, ma non ci fu nulla da fare.

E il mio pensiero ritorna a chi indomito il mare lo solcò: “Sento già cannoneggiare i pirati e abbordando lama tra i denti, senza pensare, senza terra; Anime irrequiete ora volanti.” 

Troppo pericoloso. Inutile lamentarsi e comunque come ebbe a scrivere William R. Alger:  “Dopo ogni tempesta il sole sorriderà, per ogni problema c’è una soluzione, e il dovere inalienabile dell’anima è di essere di buon umore.”

 

Un’immagine della spiaggia lunghissima. Già le foglie si piegano slanciandosi al vento del Nord

 

Una tipica abitazione dei pescatori. Finestre inchiodate e una piccola e malandata sedia davanti al giardino.

La casa sulla spiaggia

Il tifone

Dopo questa settimana il viaggio, dopo un lunghissimo trasferimento in autobus, mi portò a L’Habana, dove ospite di un amico ho potuto girare la città per un indimenticabile weekend, finanche raggiunsi l’aeroporto e m’imbarcai per Mexico City. Ma questa è un’altra incredibile avventura.

Vi lascio con altri miei versi:

E’ l’ora di stendere le vele / Farle mie ancora verso il mare / Possenti bianche gonfie / Come nuvole per Dio /Baciate da Dio soltanto

 

Un raro momento di sole. Anche il bimbo non sembra convinto. Una foto che ho fortemente cercato: il pallone e la testa inclinata, l’hanno impreziosita

FoLLiAh! L’ex manicomio di Collegno per non dimenticare la storia e la sofferenza dei nostri famigliari più sfortunati.

Il 4 Febbraio 1904, viene approvata la legge n. 36 intitolata “Legge sui manicomi, custodia e cura degli alienati”.

In base a tale legge, chiunque ritenesse un individuo pericoloso per sé o per gli altri poteva chiederne l’internamento in manicomio servendosi di un cert. medico presentato dal pretore. L’internato viene immediatamente privato dei diritti civili ed il tribunale nomina un tutore. Nella Certosa di Collegno nel 1920 i ricoverati sono oltre 3300. Nel 1978 i degenti erano 2176. Gli ultimi reparti vennero trasformati in comunità e in residenze per anziani. Nel 1993 la chiusura degli ultimi reparti dell’ospedale di Collegno che diventano Comunità.

Lo scorso 1° Luglio 2018… un tweet del Ministro Matteo Salvini:

Matteo Salvini ha pubblicato un tweet che ha messo in allarme tutto il mondo della disabilità:  “Noi stiamo lavorando per un’Italia più buona. Penso all’assurda riforma che ha lasciato nella miseria migliaia di famiglie con parenti malati psichiatrici”. Proviamo a entrare con rispetto nell’argomento, con l’obiettivo di fare luce e accendere un ragionamento. Il ministro si riferisce senza dubbio alla Legge Basaglia.

C’erano una volta i manicomi: Legge Basaglia, quarant’anni dopo.

Prima c’erano i manicomi, con tutto il carico dei loro terribili orpelli: fili spinati, cinghie di cuoio, camicie di forza, carcerieri, cloroformio e paraldeide. Botte da orbi, acqua fresca, elettroshock come se piovesse. Fetori nauseanti e strutture fatiscenti. Prima c’erano gli alienati, con la loro follia da confinare. C’erano celle d’isolamento, occultamento e cronicizzazione di quello che era la malattia mentale. La legge Basaglia fu una legge rivoluzionaria che consentì di chiudere definitivamente i manicomi, veri e propri lager per i malati psichiatrici e non solo, ridando dignità e diritti a tantissime persone. Fu il punto di partenza per l’abbattimento dei pregiudizi, per l’inclusione di persone con disabilità intellettiva e per il loro pieno inserimento nella società, una rivoluzione culturale prima ancora che sociale.

Le cinghie di coercizione ci sono ancora a testimoniare la sofferenza di queste persone

La Legge Basaglia (Legge 13 maggio 1978, n.180 – “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”), disponendo la chiusura dei manicomi ha segnato una svolta nel mondo dell’assistenza ai pazienti psichiatrici, una cesura con il passato dalla quale non si può che andare avanti sulla strada della dignità.  “Perché aprire l’Istituzione non è aprire una porta, ma la nostra testa di fronte a “questo” malato”. Purtroppo la storia recente ci ha trasmesso che il sistema non è comunque esente da responsabilità. In ogni caso la chiusura degli istituti, ha creato un effetto domino, uno spartiacque pericoloso che la società in molti casi non è stata in grado di gestire. Molte famiglie hanno quindi dovuto far fronte al “ritorno” dei loro cari, talvolta veri e propri desaparecidos dei nostri condomini, senza la corretta preparazione o il legittimo aiuto sanitario. Per questo è fondamentale costruirecultura senza tralasciare nessun aspetto della storia all’interno di un processo di cambiamento.

Amo le geometrie di luce                                                   Solo Universo                                                                          Già infinito

Non potremo mai capire completamente, il senso del dolore, la sofferenza patita durante gli elettroshock. Siamo così distratti dalla vita, dall’apparente benessere che ci sfiora; figurarsi ricercare l’ansia del malessere. Per anni abbiamo nascosto il male, la malattia spaventosa di queste donne e di questi uomini, al di là di muri fisici adombrati dal perbenismo imperante. Senza conoscere cause, senza affrontare possibili rimedi. Ora, a venti anni dalla chiusura di queste strutture, vogliamo mostrare come SONO oggi questi spazi pubblici; perchè del manicomio di Collegno ne abbiamo sempre discusso al passato, come a dimenticare quella fetta di storia, così tristemente legata agli squilibri della mente, che da sempre ci spaventa, pur sapendo si tratti lateralmente di noi. Nasce così FoLLiAh un foto-progetto di ampio respiro ambientato nel presente. Con l’accezione esclamativa abbiamo voluto enfatizzare e cercare di capire il tono del dolore:

L’altra sera mi hanno scoperto
mentre strappavo lenzuola per farne piccole fettucce da legare insieme
Mai più Mai più Mai più
Mi hanno urlato
FoLLiAh!

E’ ambientato e strutturato nel presente ove i protagonisti in dissolvenza sono gli ospiti di allora, seppur fantasmi e legati all’incubo, essi interagiscono con infermieri, medici e carcerieri, con cui condividono lo stesso triste balletto, quello stesso tragico destino che ci porta all’oblio di una vita non vissuta.

Il progetto parte dalle parole di Franco Basaglia:

“La società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere.

Il nostro obiettivo è stato, non senza un elevato impiego di tempo e risorse commisurato alla grande trasformazione di Collegno, quello di mostrare cosa è divenuto oggi la struttura dell’ex manicomio: un museo, un luogo di aggregazione per persone di ogni età, un parco, aree polivalenti ove gestire le sinergie della collettività. La sede di una delle più importanti sezioni dell’ASL di Torino. Visitando I locali, nelle stanze si percepisce uno stato d’ansia; sembra che tutto sia pervaso da un’angoscia, densa, che pesa dentro come incudine; i muri, il mobilio, i letti con le cinghie di coercizione. I registri con le tabelle dei medicinali, i materassi macchiati… tutto ciò, anche se non esposto alla vista di tutti abbiamo voluto mostrarlo come parte di un mondo, che certamente non ci appartiene più, ma che non si può nascondere con una pennellata di vernice smaltata. Perciò abbiamo messo in simbiosi i fantasmi evanescenti e disperati di ieri l’altro, con la concreta realtà dell’oggi. Nel portare in evidenza il passato, siamo partiti dagli ultimi per chi tra queste mura ha vissuto la sua esistenza terrena, analizzando con rispetto le condizioni. Quindi raccontiamo e mostriamo agli occhi di tutti, come nel presente questo luogo di sofferenze si sia innalzato a luogo d’eccellenza, condivisione e spensieratezza fornendo speranza per il futuro.

Per attualizzare: è previsto nell’aprile 2015 la completa chiusura dei sei ospedali psichiatrici giudiziari, presenti sul territorio italiano.

FoLLiAh! La mostra fotografica:

Sono state scattate circa 200 foto con la tecnica della doppia esposizione, direttamente in macchina. Abbiamo selezionato più di 60 scatti: ogni immagine è corredata da tre versi: didascalie poetiche che non riportano alla realtà fotografata, ma alla sofferenza, al pensiero umano così complesso e non sempre traducibile da semplici parole, punteggiature e clichè precostituiti.


 

FoLLiAh è… un urlo dal passato, un richiamo alla malattia, un percorso ancora in divenire che non sputa sentenze nè giudizi, non parla di cattivi pazzi o di cinici infermieri, ma si limita a rivelare una storia di sensazioni e il ricordo della sofferenza attraverso racconti visivi in dissolvenza. I testi, non accompagnano la fotografia in senso didascalico, ma vogliono trasmettere l’essenza, la testimonianza del pensiero degli ospiti. Una sofferenza liquida che urla al mondo.

Solo enigmi nel labirinto del mio cervello

Sono come poesie liquide

Solo il frutto di troppi elettroshock

Ho tanta voglia di ridere

Invece posso solo piangere

Nelle curve di una solitudine che mi uccide

Ma cos’è fuori?

Una musica che non mi piace

Gatti randagi che urlano alle faine nel mio eterno dormiveglia 

Non c’incontreremo mai

Come missili che esplodono

Prima di perdersi nello spazio

Che vita è fissare fissare ed aspettare

Sembra che gli occhi mettano a fuoco fiori d’altrove

Fuori amore dentro carità e rispetto necessità di non essere dimenticato

 

FolliAH è un progetto aperto ed è grazie agli scatti di studio fotografico FX studio:
Fabio Lach, Igor Sabbetti, Giancarlo Vogliotti,
al gruppo teatrale Argonauti,
stampa Angela Iavello. 
I testi sono del sottoscritto

MARE

L’amore per il mare

L’uomo ha sempre avuto un rapporto diretto con il mare, idilliaco e talvolta conflittuale, romantico e mortale, attraverso la poesia e queste immagini vorrei raggiungere il cuore dei miei appassionati lettori, ormai sparpagliati nel mondo. Il mare non conosce diversità, frange tutte le coste da milioni di anni, accoglie le spoglie mortali dell’uomo, le sue lacrime, le sue urla, i momenti dolci, le sue lunghe notti piene di sogni. Per le popolazioni arcaiche era venerato ed assimilato al Dio creatore. Le civiltà millenarie si sono avvicendate nel corso dei secoli stringendo un patto indissolubile con la navigazione: dai vichinghi ai fenici si sono costruite le basi della navigazione, della moderna esplorazione marittima.

Un moderno brigantino nel Golfo della Maddalena

Il mare non è mai stato amico dell’uomo. Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza” scriveva Joseph Conrad.

Il Porto di Genova visto dal mare

 

 

 

 

Attraverso il mare l’uomo ha esaudito i desideri raggiungendo spesso il sogno di una vita migliore. Nelle acque degli oceani ha sviluppato grandi progetti, gettando spesso il cuore dall’altra parte. Penso anche ai nostri avi che partivano da queste antiche banchine del porto di Genova, raggiungendo Buenos Aires.

Il crepuscolo che non ti aspetti (Alghero)

 

 

 

Quando scrissi “Ritorno al porto” era l’anno 2000 e volevo rappresentare la metafora Dio – mare.

In questo senso la nascita nell’acqua pura di sorgente ai piedi della montagna, per giungere felici, ma non senza difficoltà al mare che non rappresenterà mai la fine, ma il nuovo inizio:

Ritorno al Porto

Siamo viandanti e cerchiamo onde

Mare alto che schiuma e ritorna

Vele gonfie terre lontane nude

Stelle da toccare

Parole nella salsedine

Paura del nulla

Fine di tutto

Il niente

Bagliore di lanterna

Il Porto

La morte era solo un’illusione

Un nuovo inizio

La Vita Eterna

Alba o tramonto della vita?

 

       

“Nel terzo giorno della creazione Iddio disse: si radunino tutte le acque, che sono sotto il cielo, in un sol luogo e appaia l’asciutto terra e la raccolta delle acque chiamò mari. E Iddio vide che ciò era buono”

(Genesi 1,9-1.10)

 

 

 

 

 

 

“Oceano” è stata scritta in una notte in un ristorante di Casablanca, dove solitario e devastato cercavo una spiegazione alle mille contraddizioni di questo paese, restando comunque colpito e affascinato dalla storia e dalla gente umile e orgogliosa di questa terra d’Africa baciata dall’Oceano Atlantico

 

Oceano

Oceano le onde che schiamazzano

Un’immensa distesa di mare lucente

Un unico rombo che fragoroso si perde sulla sabbia che specchio riflette mille esseri viventi

E’ l’Africa che avanza, che reclama il suo posto nei mille conflitti

Non importa se di calcio, di bandiera, di fede, d’amore

Mi entra nel cuore, pretende il salotto buono dei miei ricordi romantici

Il sole mi trafigge mentre lo osservo dalla terrazza di quest’albergo

Trafigge queste comodità mentre mille bimbi sono derubati della vita

E’ l’Africa con il sole in piscina

Le gambe monche

I visi nascosti di mille donne che muovono il paese

E’ il Marocco dei mille palloni sulla sabbia

con i bei virtuosismi di mille ragazzi

pesci usciti dalle acque per giocare la partita

su un altro piano senza porte

Una favola di vestitini telefonini

ciucchini e stracci

Un suggestivo crepuscolo davanti a Noli

La mitologia greca trasferita per eredità e riflesso ai latini ha associato al mare il concetto di ascesi e pace.

Io e l’albatro indispettito, guardando l’orizzonte dallo scoglio di Castelsardo

 

Lefkada è un’isola greca del mar Ionio, abitata inizialmente dai Corinzi e ho un amore spropositato per questi luoghi così antichi, colmi di storia e cultura. Sono naturalmente innamorato anche della suggestione delle case dei pescatori incastonate nella roccia aggrappati ai pendii della riviera di levante che ricordano le incursioni dei feroci pirati saraceni.

Questa canzone è fluida, pensate all’onda blu d’alto mare, abbandonatevi nel blu turchese di lontane spiagge caraibiche, al movimento della posidonia, alle vive colonie di coralli.

Lefkada

Lefkos ho già visto il bianco dei tuoi scogli

E’ come se ci fossimo già percorsi

innamorati e poi perduti

alla deriva nel meltemi in burrasca

Il viaggio è la mia vita

Affronto volentieri baie riparate e villaggi di pescatori

come mio padre

Incrociando pirati pentiti mentre i falchi volano sui vigneti

Ti salverò ora dolce Saffo!

Non morirai un’altra volta

saltando nel vuoto ove frange impietoso lo Ionio

Non fosti tu infatti Ionio

ad accoglier tra le tue braccia

incauti sacerdoti volanti?

Dove sei ora mia dea vestale?

Troppo infelice per vivere

Colma la mia sete d’Amor sacro

Non ti bastò la ghiaia di assolate spiagge?

Il frinire delle cicale di sconosciuti monasteri?

Le memorie antiche, l’ira di Ulisse che qui tornò?

I canti di guerra degli invasori persiani a Salamina?

Lefkos come hai potuto?

Sostenere l’indifferenza di Faone?

Lasciarla cadere dalla vertiginosa scogliera?

Dove oggi veglia il tuo faro tempio d’Apollo

Il tramonto dalle spiagge di Naxox

La Portara a Naxos

La PORTARA

Uno scatto al tramonto, la Portara nell’isola di Naxos nell’arcipelago Egeo delle Cicladi, un capolavoro della tecnica. La Portara del tempio è un frammento dell’incompiuto tempio di Apollo. Costruita nel 530 a.C. dal tiranno Lygdamis su una penisola, presso un sito che che guarda all’isola sacra di Delos, ha dimensioni importanti e ti sovrasta con 3,5 mt di larghezza e 6 mt di altezza.

Secondo la mitologia, Teseo abbandonò qui Arianna che fu poi trovata da Dioniso che la prese in sposa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una serie di suggestive immagini; scatti di mare nel mondo:

Il crepuscolo a Mumbay

Un trabocco nei pressi di Vasto

La pelosa la famosa spiaggia di Stintino (SS)

 

 

 

Cartoline – Postcard –

Il fascino infinito e nascosto di una giovane yemenita

Sono come sospiri del tormento
Diluvi di respiro, lacrime di sposa
Geometrie d’universo un po’ inferno
Malva nel vento fradicio di vita

Il tifone a Plaja Santa Lucia – Cuba

Un surfista che non ti aspetti – Costa Smeralda Sardegna Italy

Come ho potuto perderti?
Durante un solitario gioco d’amore

Il lato oscuro del Natale

Una nonna di Riomaggiore – Italy

 

 

 

 

 

 

 

Palazzo reale di Sabbioneta Mantova – Italy

Vesto un volto di rughe
Solo imperfetto presente
Mi lascia sciami d’illusione
Un miraggio di luce tra le gambe

Panorama Germania (confine Polonia)

Riporto alla luce le ferite di sconvolti padri
Ormai spenti nella brace
Solo nel sogno sappi che soffro
Come zingare bambine perdute

Un particolare gioco di immagini e colori notturni B/N

Ti desidero per il sogno che rappresenti
Debole da salvare eroe da inseguire
Brina di luna
La mia performance migliore
Quella senza parole

Ad immagine e somiglianza di di Dio. Gli occhi di una donna sono l’immagine dell’infinito. Lei é mia figlia Giulia.

Intorno un vuoto spettrale e diafano
Sorella d’inutili incontri
Spero tu non tema l’uragano

La velocita’ lenta di l’Abana – Cuba

Donne di casta elevata si bagnano i piedi – spiaggia di Mumbai nel crepuscolo

Panorama a Mineral de Pozos – Stato di Guanajato – Mexico

Nel peso di un pulcino
Il rottame del sentimento
Frammenti ovunque
Frantumi espansione di nulla

Via centrale di Guanajato dopo un nubifragio – Mexico

I detriti d’un’altra vita esplodono fumanti
Miscelando stati eterni
Desideravo sogni diversi

Simmetrie di cittá – Loft in Santiago di Querétaro

Meraviglioso reperto azteco custodito nel museo antropológico di Cittá del Mexico

 

 

Sono tornato da Ventana Bay con un kite rotto nello zaino
Odile ha spaccato ogni mia certezza
Solo armonica e malinconia in questo blues

 

 

I versi di questo articolo sono stati scritti nel 2014 dal sottoscritto. Ogni fotoé stata scattata da me. Odile é l'uraganoche ha spazzato la California del Sud anni fa.

 

Costruire un’emozione una prospettiva sul mondo

Piazza de Ferrari. Genova – Italia

Una prospettiva sul mondo

Il mondo e’ meraviglioso, l’uomo e’ meraviglioso. La vita e’ l’essenza, il valore piu’ grande di cui abbiamo incessamente bisogno. Il buono della cultura, il pensiero di ogni singolo individuo, possono far si’ che questa Terra sia il posto biu’ bello per costruire l’emozione e dare un senso al nostro cammino mortale.

Percio’ abbiamo bisogno di nutrirci di buone sensazioni, e di tutto cio’ che e’ cibo per l’anima. Non ci sono mezze misure: noi saremo cio’ che riusciremo a offrire agli altri in termini di bellezza, Amore, rispetto, pieta’ e carita’.

Ringrazio Dio e i Santi che mi accompagnano per riuscire a comunicare con la forza potente della poesía per immagini. Queste istantanee sono per Voi, perche’ non vi sentiate mai inadeguati, ma immensamente partecipi del Disegno universale.

Istanti di memoria che possono fornire sensazioni forti e buoni spunti per la riflessione.

Buen Viaje!

Murales ambientalista in Chetumal – Quintana Roo Mexico

Giulia nel tramonto in Holbox. Quintana Roo – Mexico

Il grande vecchio. Bernal. Stato di Querétaro. Mexico

Interno. San Miguel de Allende. Mexico

Ponte Samuel Beckett. Dublino. Irlanda

Istantanea in movimento. In strada a Mumbai. India

Arte urbana. Torino. Italia

Volto di bimba a Plaja Santa Lucia. Cuba

Kostryzin. Polonia

Woman in red. Santiago di Querétaro – Mexico

Un magico capodanno a Dublino

Dublino capodanno 2017, per i celti Baile Atha Cliath; e’ la capitale della Repubblica d’Irlanda. Fondata dai vichinghi come centro per il commercio degli schiavi, e’ situata sul fiume Liffey che l’attraversa.

La doppia anima di Dublino: il ponte Ha-penny bridge, ci voleva mezzo penny per attraversarlo

Il Samuel Beckett bridge sembra un’arpa e rappresenta la vocazione modernista della citta’

Sono stato a Dublino più di venti anni or sono e ne sono sempre innamorato.

E’ una perla che mescola lo stile gotico e medievale a quello georgiano dei mattoni a vista. Adoro tutto cio’ che e’ di questa terra: le donne, così affascinanti (a capodanno si stringono in abitini talmente succinti da fare impallidire i pinguini di Wellington), la birra così amara e particolare, l’whiskEy, i pub (attenzione… si legge come e’ scritto), le vie così chiassose di Temple Bar, la musica dal vivo, l’atmosfera notturna delle carrozze a cavallo, la figura emblematica di Molly Malone che si aggira come fantasma tra i vicoli del centro nelle notti di nebbia.

La figura di Molly Malone nel centro, di giorno pescivendola e di notte prostituta… ricorda le bagasce dei carruggi genovesi

Come poeta e scrittore, mi inchino alla impressionante storia della letteratura di questo luogo: James Joice, Oscar Wilde, Jonathan Swift, Samuel Beckett, George Bernard Shaw, William Butler Yeats, Bram Stoker padre di Dracula sono nati qui.

 

 

 

 

“Posso resistere a tutto. Tranne che alle tentazioni” Uno dei celebri aforismi di Oscar Wilde, Dublinese doc

 

 

 

 

La capitale irlandese e’ cosmopolita, moderna e terra promessa anche per molti connazionali, e’ celebre l’accoglienza dei suoi abitanti; ti mostra subito il suo fascino senza tempo, e’ ricchissima di monumenti, vie per lo shopping pub e ristoranti dove ripararsi dal freddo pungente dell’inverno.

Alcune note pratiche: i costi non sono economici. Inoltre, se viaggiate con minorenni, la sera non vi faranno entrare nei pub, non resta che lasciarli fuori e bere alla loro salute. Per mangiare vi consiglio il classico fish & chips di Temple Bar, un salmone alla piastra con Guinness. Dublino e’ ricca di ristoranti italiani (finiamola con lo stereotipo: quando sono in viaggio mangio sempre local, se vi capita una carbonara buona, non resisterete… L’ho detta!!!). Da queste pagine vi proporro’ ogni volta un ristorante di amici che fanno della cucina una missione. E’ il caso del ristorante Al Vesuvio che si trova incastonato nel Temple Bar di Dublino come una pietra preziosa, probabilmente ricavato da due antiche cisterne, si presenta con la volta a botte, e ti trovi subito a tuo agio, perché accolto con simpatia da tutto il personale, Il locale e’ molto friendly e potrete assaggiare pasta fresca preparata in casa e un’ottima pizza da forno a legna. Le birre sono artigianali e godibili.

L’anima della festa: TEMPLE BAR. Piena di vita ad ogni ora

GARAGE BAR

I pub sono elegantissimi, ospitano spesso musica dal vivo e sono presi d’assalto da Dubliners e turisti. Tutti rigorosamente maggiorenni.

NON mi e’ piaciuto:

i prezzi dei musei sono addirittura proibitivi per una famiglia. Informatevi prima di affrontare lunghe file. Addirittura per lo storehouse della GUINNESS dovrete sborsare 25 euro/persona.

Ogni opinione, foto & didascalie, sono a cura del sottoscritto.

Sogni immersi

La prospettiva cambiata

Ci sono momenti nei quali ogni parola puo’ essere superflua. In questo articolo saranno le mie immagini che trasmetteranno le emozioni del mondo sommerso.

Noi siamo soltanto ospiti

A tu per tu

Nel mare di El Paraíso la spiaggia di Tulum, nel Caribe messicano

L’immersione con lo squalo balena rimane tra le esperienze piu’ incredibili della mia vita. Questa foto rappresenta per me il profondo legame con l’ambiente.

L’incredibile sagoma del gigantesco squalo che mi sfila

Non temete! Mangia solo plankton.

Rimango ore immerso a scrutare l’abisso

Solo sfumature?

La semplice struttura dell’immenso.

 

San Miguel de Allende. Guardate verso l’alto!

La città fortezza di San Miguel de Allende è “nascosta” come una pietra preziosa nel Messico centrale, nello stato di Guanajuato, a un’altitudine di 1.900 m slm, si trova a 274 km da Città del Messico e a 97 km da Guanajuato. Inoltre a 50 minuti di macchia semi – arida, da Santiago di Queretaro dove attualmente vivo.

Un immagine splendida all’entrata del vivace mercato artigianale

La citta’ e’ famosa per essere stata un’importante sosta della Ruta de la Plata, il percorso che commerciava argento e pietre dure estratte dalle vicine miniere. A questo propósito e’ obbligatoria una visita alla suggestiva Mineral de Pozos, una vecchia citta’ mineraria abbandonata frettolosamente nel 1910, ove mi sono concesso anche un suggestivo bagno sotterraneo (circa 1 ora d’auto).

Il suo centro storico fondato nel 1.542 dal frate francescano: Fra Juan de San Miguel. E´ ricco di edifici conservati in modo capillare e strepitoso, che risalgono al XVII e al XVIII sec; con i suoi stretti andadores e viali alberati e la sua fine architettura. San Miguel è una delle piu’ belle città del Messico coloniale. Nel 2008, l’UNESCO l’ha nominata Patrimonio Mondiale dell’Umanità insieme al vicino Santuario de Jesús, che trovate ad Atotonilco. La città si distinse durante la Guerra d’Indipendenza del Messico. Il generale eroe Ignacio Allende, nativo di qui, fu uno dei leader principali della prima fase della guerra contro il dominio spagnolo.

Nella piazza principali. Una delle piu’ affascinanti e suggestive dell’America Latina

La città è nota per la sua architettura barocca messicana, che le dona un carattere unico. Vi stupira’ anche per il gotico delle sue guglie, che si stagliano verso il cielo. Dovete assolutamente concedervi il tempo per guardare in alto, tralasciando per una volta i vostri selfie. Scorgerete panorami mozzafiato, architetture rubate alla penna di H.P. Lovercaft, spigoli maniacalmente sempre colorati di rojo mattone e amarillo ocra e case avvolte nei rampicanti. Abbassate il capo e godetevi i ragazzi correre e scherzare nelle piazze invase da palloncini e bolle di sapone, davanti alla meravigliosa cattedrale rosa; i mariachi suoneranno la colonna sonora piu’ appropriata. La città è particolarmente affascinante all’alba e al tramonto. In quei momenti potrete disporre di una luce unica, non e’ raro incontrare appassionati fotografi con i loro cavalletti e zoom. La cittadina e’ anche famosa per la sua movida notturna.

la Fabbrica AURORA e’ una vecchia fileria ristrutturata.. All’interno una bellissima mostra permanente. Questo evidenzia quanto sia importante coniugare turismo e amore per l’arte.

Immersi in un’architettura da urlo, i colori si sposano con l’azzurro del cielo terso

 

Il nostro viaggio, fuori porta, mi ha affascinato totalmente. Ogni angolo vi stupira’ e ogni muro sara’ oggetto di attenzione. Ma e’ all’interno delle case che troverete pane per i vostri denti d’artista, certo i delicati patio, i negozi di antiquariato, vi ispireranno come hanno fatto con me. In ogni angolo si respira arte, música dal vivo, eventi multiculturali e certamente qui cerchero’ collaborazioni artistico-letterario. E’ alla “Fabrica Aurora” dove ho respirato la migliore atmosfera che si fa musa ispiratrice. Si tratta di un’antica fabbrica tessile ristrutturata con molto garbo. Qui molti artisti internazionali espongono materiale molto interessante, che potrete trovare anche nelle piazze di Mexico City. Dopo alcune ore dedícate alla passeggiata, all’osservazione del mondo, alla fotografía, contemplando il dono ricevuto del viaggio, non poteva mancare una bella cena. La citta’ e’ ricca di ristoranti per tutte le tasche e divertenti localini e cantine dove potrete bere ottimo mezcal accompagnato con grilli fritti (i mitici ciapulines) e gustarvi i piatti della tradizione. Noi abbiamo goduto dell’ospitalita’ dei gestori di Mivida, un Italian restaurant con l’accento messicano. Il locale in pieno centro, e’ splendido, e arredato con cura e attenzione al dettaglio. Ne avevo sentito parlare gia’ in Holbox (si legga in dettaglio l’articolo dedicato). Durante il buon servizio, una band ci avvolge di note fusión, fino al repertorio rock. Tutto molto appagante.

With a mexican accent, in Mivida restaurant. Mezcal, chili de gusano, ciapulines, the time stopping.            Hernandez Macias 97, Col. Centro. San Miguel de Allende, Gto.

 

Una nota per i viaggiatori: privilegiate i parcheggi Estacionamento privati, in quanto la Polizia urbana non consente lo stazionamento ribelle e semplicemente vi smontera’ la targa, oltre a una cospicua multa; naturalmente… Se vi capitera’ di notte sara’ un problema non facile da risolvere.

Buen Viento! A San Miguel de Allende.

Testi di Andrea Bolfi.
Le fotografie del servizio sono state scattate a quattro 
mani anche dall'amico Gianluca Conta, che ringrazio. 

Mumbay: la citta’ delle sette isole

Mumbay, la grande megalopoli indiana capitale dello stato del Maharashtra è la città più popolosa dell’India, e la prima città per densità di popolazione al mondo. Con la periferia, forma un agglomerato urbano “ufficiale” di oltre 22 milioni di abitanti. Qui si puo’ vivere un’esperienza di vita incredibile; certamente consigliabile a tutti.

Qualche anno fa vi ho lavorato per un po’ di tempo. Ho portato con me una piccola Olympus compatta che non desse troppo nell’occhio. Nei primi giorni non e’ stato affatto semplice adattarmi a cio’ che vedevo. I feroci contrasti “ambientali” sono molto accentuati e spesso, a meno di essere completamente indifferenti o cinici, risultano come pugni tirati alla base dello stomaco. Cosi’ da desiderare un immediato rientro nella “tranquilla” Europa. Mentre passano i giorni… cerchi di adeguarti e distratto dal lavoro, proseguí la vita, pregando che non ti accada nulla. Sfogando nella fotografía i sentimenti e testimoniando la poesía della vita, senza timore del degrado e delle contraddizioni di questo incredibile paese allargato che e’ del mondo il figlio.

Mumbay ti fagocita e all’inizio credi che i tuoi occhi ti stiano giocando brutti scherzi, ma lentamente ti fai incalzare dai suoi ritmi. Al disagio fa spazio una sorta di rispetto, forse responsabilita’, definitivamente amore per la vita. Mi e’ capitato altre volte di ascoltare persone che vi hanno lavorato per molto tempo e ne hanno beneficiato una sorta di benedizione. Un mal d’India viscerale al quale non si puo’ rinunciare piu’ nel tempo. Si fa cosi parte di un tutt’uno con gli altri esseri viventi, gli animali, l’acqua, la terra. Cosi’ sprofondi nei profumi od olezzi, anneghi nelle immagini forti. Passando dalla ricerca di un cesso pulito, senza risultati, al tuo cameriere personale che non ti abbandona per un minuto.

Le “mosse” a Mumbay sono una serie di immagini “rapite” dal finestrino dell’auto in movimento. Come è facile intuire, non potevo chiedere al mio autista di fermarsi ogni volta. Così approfittando del traffico* urbano scattavo immagini che mi sono ancorate al!cuore, in attesa di un ritorno alla città delle sette isole. * Chiamarlo traffico e’ un eufemismo, in realta’ e’ un abominevole effetto risultato dei movimenti umani riconducibili al caos primigènio.

Sono un inguaribile, ottimista e sognatore quindi quando un collega locale mi chiese: “Come va?” Risposi, coerente, ma senza pensarci: “Come sempre! Benissimo! Infatti sono felice, ogni volta che riesco a svegliarmi al mattino”.

Così, lui forse un po’ seccato di tutto questo malcelato entusiasmo, aggiunse: “Noi abbiamo quella sensazione quando andiamo a dormire”.

Ho suddiviso il viaggio mediante istantanee in tre parti: Il risveglio, la sopravvivenza, il crepuscolo.

Risveglio a MUMBAY.

Il risveglio dal mio albergo 4 stelle. Loro dormono ancora vicino alle scarpe in un bisogno d’ordine probabili defezioni

Il grande gozzo sulla spiaggia della portoghese Damao, nelle indie occidentali. Sotto il fasciame un cane addormentato che la storia mi ha consigliato di NON disturbare.

I bambini entrano in classe

Sopravvivere un giorno a Mumbay

Si puo’ notare quanto spazio tra un caseggiato e l’altro

E’ dura portare a casa la pelle attraversando gli incroci a Mumbay

Due concentrazioni “diverse”

Siamo giunti al crepuscolo; anche questa volta e’ andata bene.

Al crepuscolo queste donne di casta superiore dai vestiti sgargianti e le buste dello shopping, si riversano sulla spiaggia per un pediluvio…

Il pediluvio

Una dama borghese rientra a casa. Quanto avrei voluto osservarla da vicino

Invidiosa! Mentre mi accingevo a realizzare la foto alle due bimbe scalze e meravigliose nel loro abito rosa confetto nel crepuscolo della spiaggia di Mumbay, piomba nella scena quest’altra bimba, urlando e pretendendo il suo spazio. Foto rovinata?!

 

 

 

 

 

Page 1 of 2

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén