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Costruire Cultura

l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Categoria: Divagazioni

Cancun: divertimento puro per 12 milioni di turisti – ogni anno

Cancun

Geograficamente adagiata in un luogo magico, la capitale dello stato del Quintana Roo, stupisce per i suoi grattacieli e per la vocazione al divertimento.

Ñegli anni ’60 era un’isola abitata da cento pescatori, oggi e’ uno dei luoghi piu’ ambiti dai danarosi vacanzieri americani, russi cinesi ed europei.

Ogni anno 12 milioni di turisti la visitano. La citta’ e’ enorme e si estende sulla terraferma, qui troverete ristoranti, hotel e casino’ per tutte le tasche e centri commerciali per tutti i gusti, anche per quelli piu’ sofisticati.

La costa verso Ovest. Si notano i grandi alberghi e il colore turchese del mare… famoso nel mondo

Zona Hotelera

Ma e’ la zona Hotelera o Isla Cancun, quella che si affaccia per 23 Km sul Caribe messicano la zona piu’ incredibile e appariscente, questa crea una sorta di anello attorno alla laguna Nichupte’, perfetta per gli sport acquatici.

Ma attenzione e’ infestata dai coccodrilli, leggerete i cartelli che vi mettono in guardia del pericolo.

Qui si puo’ dare sfogo a shopping compulsivi di ogni genere di souvenir e artigianato messicano.

La spiaggia lunghissima e’ completamente libera e il mare al mattino si mischia al colore della sabbia dando vita a un meraviglioso ed eterno mix di acqua salata e schiuma.

I colori sono incredibili: quel turchese che solo qui troverete. Naturalmente anche qui potrete trovare ogni sorta di comodita’: lettino, ombrellone e addirittura letti a 2 piazze dove vi porteranno ogni sorta di cocktail a costi adeguati.

Isla Mujeres

Da qui si puo’ usufruire del traghetto e spostarsi sull’Isla Mujeres ideale per gli appassionati di snorkeling, essendo vicina alla barriera corallina, qui un meraviglioso parco sommerso con 500 statue, vi riportera’ al fascino della storia precolombiana e ai documentari che mi faceva vedere mio padre sul magico mondo sottomarino.

Nelle immediate vicinanze:

Di fronte a Cancun, oltre alla suggestiva e famosa isola di Mujeres.

L’isola di Cozumel un autentico paradiso per chi ama il mare e la barriera corallina, Playa del Carmen, autentico gioiello del Caribe e XCaret il mágico parco a tema che affascina grandi e piccoli.

Il centro di Cancun puo’ essere girato utilizzando autobús colorati o piccoli furgoncini che trasportano in modo “sociale” e austero per 10 peso MXN $.

La laguna Nichupte’, dai diversi e pulitissimi moli. Non date pizza ai coccodrilli!!!

 

Cancun e’ dipinta di murales colorati

Pop senza POS?

Copia di trinita dei montiMa la cultura pop ci serve davvero? Me lo chiedevo stamattina al risveglio quando la mente spesso mi conduce a divagazioni pseudo-filosofiche che spesso non portano mai da nessuna parte. Tuttavia adesso, con Costruire Cultura, potrò esternare alcune di queste divagazioni anche con il mondo internet-intero.

A me pare che, a distanza di 50-60 anni dall’inizio della pop-cultura, qualche riflessione ce la possiamo anche permettere. Cosa ci ha lasciato veramente questo mezzo secolo di cultura pop? Me lo domando perchè confrontandomi con molti miei quasi-coetanei mi sembra di intuire che di icone generazionali ve ne siano veramente poche. Ok, dopo il ’68 tutte le generazioni sono diventate abbastanza iconoclaste ed è veramente difficile trovare un personaggio (scrittore, cantautore, regista) che abbia un riconoscimento pressochè globale. Però, mi domando, non è un po’ strano tutto ciò?

Insomma, un’icona è un punto di riferimento condiviso, anche a livello di comunicazione inter-generazionale. Per capirci, come faccio a criticare la musica degli anni ’60-’70 se non ho presente le icone di quegli anni? Come faccio a criticare la musica dei cantautori italiani se non ho nemmeno vagamente presente chi sia De Andrè?

Insomma, quello che mi chiedo, è se il pop oltre ad essere un fenomeno commerciale più o meno condivisibile sia anche un fenomeno mentale che (non so quanto consciamente) miri a resettare la coscienza collettiva. In buona sostanza, come faccio a criticare la musica degli anni 2000 (dopo 15 anni una generazione ne avrebbe anche il diritto, no?) quando mi manca totalmente un punto di riferimento su cui basare la mia critica? Per quanto io stesso sia vissuto e cresciuto in quegli anni non riesco ad individuare un terreno condiviso solido su cui basare la mia critica. Troppe mini-icone ormai semi-sparite dalla circolazione. Tanto materiale, insomma, difficile da sintetizzare nel suo complesso. Risultato? Preferisco non criticare perchè mi mancherebbe il terreno da sotto i piedi.  Ma, mi domando, il mio non criticare è cosa positiva? O è quello che (non so quanto consciamente) il sistema mi chiede? Ossia mangiare, digerire etc. senza farmi troppe domande su quello che ho mangiato.

Ma cambiamo settore. Esiste infatti un settore dove le icone generazionali esistono ancora: si tratta del famoso IT (information technology). Qui esistono almeno due icone: Google e Facebook. Possiamo pensarla come vogliamo su di loro ma sono e saranno oggetto di storia nel futuro. Il loro stesso esistere è addirittura già oggetto di critica inter-generazionale. Se la storia si ripeterà, tuttavia, anch’esse entranno a far parte del pop-tritacarne, ossia i motori di ricerca prima o poi si moltiplicheranno come anche i social network (nel secondo caso è già così) e chi vivrà nel 2050 si farà la stessa domanda che mi sono posto io sulla musica nel 2015.

Morale della favola? Il sistema forse non vuole che vi facciate domande ma voi fatevele lo stesso. E’ sempre meglio sapere cosa stiamo mangiando!

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