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Costruire Cultura

l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Categoria: Costruire Cultura

Fine della democrazia. Lettere sovversive dall’esilio… ovvero: Un appello alla ragione

Il Messico

Negli ultimi mesi ho osservato l’Italia e l’Europa dall’America Latina, dove lavoro. Il Messico, seppure con molte difficolta’ e contraddizioni interne, mi pare molto solidale ed equilibrato a livello político rispetto anche alla cara “vecchia” Europa. Qui c’e’ molto amore per la patria, il nazionalismo e’ molto forte e coinvolgente. Tutti discutono delle prossime elezioni presidenziali. Mi pare che tutto il paese sia sospinto da un’ única voglia verticale di crescita.  Stupisce anche l’attivita’ costruttiva: nuove strade, nuovi ponti, centri commerciali, nuove abitazioni e grattacieli; si potrebbe attribuire alla globalizzazione tutto cio’ e al grande giro di denaro. Intanto l’aeroporto che nascera’ a Mexico City sara’ il piu’ grande dell’America Latina. Le multinazionali investono, fioriscono le aziende e le strade sono piene di annunci per il lavoro. Le aziende si contendono gli operai con buona fortuna delle agenzie interinali. Ormai quasi tutti hanno una laurea e nascono un sacco di bambini di madri che provengono da ogni parte del mondo. Il muro di Trump, per quanto ne so, blocchera’ soltanto gli americani che qui stanno scendendo in massa, a godersi la pensione, bizzarro, no? Tuttavia gli stipendi sono ancora molto bassi e non capisco come ci possa essere un benessere cosi’ diffuso. Inoltre, qui nello stato di Querétaro si puo’ trovare, per ora, una sicurezza che in altri stati non si respira. Infatti alcuni vicini di casa si sono stabiliti qui, dopo aver súbito vessazioni, minacce, e aggressioni nelle loro citta’ d’origine.

Trasformazione della democrazia

La trasformazione della democrazia

In Italia e in Europa non vedo stabilita’ política; in Italia l’abbiamo mai vista? Le ultime notizie mi preoccupano piu’ di altre; del resto il dibattito político non m’infervora, ma certo dovrebbe. Mi riferisco a manifestazioni di estrema destra, venti di condanna e di controcondanna, assalti, sparatorie e violenze, cariche della polizia. Impulsi ciechi che ognuno dei nostri protagonisti della scena política, ha strumentalmente condiviso e non. Non si parla piu’ di schieramenti, dobbiamo farcene una ragione: le storie di Don Camillo e Peppone appartengono ad un passato ormai nostálgico. Sinistra e destra non sono cio’ che puo’ rappresentare una soluzione. Non possiamo parteggiare per una squadra sperando che vinca, prescindendo dalla correttezza. O credere che un lato del partito, sia migliore dell’altro. Talvolta mi convinco che questa storia dei partiti sia una pagliacciata, costruita ad arte per il popolo e abbia lentamente, ma inesorabilmente ucciso o trasformato la democrazia nell’inesorabile blocco di se’. In effetti, la democrazia nella sua accezzione corretta rappresenta il governo del popolo non dei partiti. Questo sistema puo’ ricordare piu’ fácilmente una oligarchia, cioe’ un governo di pochi e dei soliti noti.

O peggio come confermato dagli studi dello storico greco Polibio, gia’ nel II sec A.C. in oclocrazia: cioe’ la democrazia degenera in oclocrazia, quando curerà con “leggi alla rinfusa”, solo gli interessi delle masse in modo demagógico o populista.

Lo storico greco Polibio

Con la teoría dell’anaciclosi, esposta nei suoi 40 libri delle sue “Storie” egli arrivo’ a formulare l’evoluzione della política dei governi: infatti esistono tre costituzioni fondamentali che si possono sdoppiare in una benigna e in una maligna che si succedono involutivamente dalla migliore alla peggiore, come avviene nel ciclo biologico e in ottemperanza al principio di decadimento, per il quale ogni cosa prodotta dall’uomo è destinata a degenerare.

Forme primitive di monarchia si evolvono in realta’ sobrie e sagge; ma la successione monarchica porta inevitabilmente ad avere sul trono qualcuno che dimentica la vocazione alta e sociale del suo ruolo, un tiranno egoista e autarchico. Questa situazione può essere rovesciata da un gruppo di persone savie e potenti, gli aristocratici, che deponendo il tiranno instaurano un’aristocrazia. Ma anche gli ottimi aristocratici, quando sono al potere, finiscono per abusarne, trasformando l’aristocrazia in un’oligarchia, cioe’ nel governo di pochi che perseguono il proprio tornaconto. Il male dell’oligarchia e’ normalmente abbattuto dal popolo, che riorganizza la forma di governo in una democrazia. Ma anche la migliore delle democrazie, quando i rappresentanti diventano interessati a compiacere il popolo per mantenere il proprio potere, degenera, stavolta in un’oclocrazia, il governo demagogico delle masse. A questo punto, il governo può ritrovare la rettitudine in una nuova monarchia, cioe’ nel potere di uno solo. Dove ci troviamo oggi?

Infatti andiamo al punto: la política oggi

Oggi chi segue veramente la política?

Chi andra’ a votare? Che tipo di consapevolezza ha la gente? I miei amici? I dirigenti delle aziende nelle quali ho lavorato? I giovani? Ci troviamo, sempre piu’ spesso, vicini a persone confuse e intrappolate a tal punto dal lavoro quotidiano o dai mille problemi, che una volta a casa bramano serie TV, o partite, per buona pace degli italici dubbi. Siamo narcotizzati a dovere, il mondo della política non ci appassiona e LORO sapendolo cavalcano mediáticamente questo toro agonizzante. Cosi’ le campagne elettorali possono essere aleatorie e ci spingono a votare tappandoci il naso o secondo “tradizione”.

Mi spaventa e non poco, la recrudescenza di certi atti di violenza: quello di Macerata (Italia) e’ solo un trágico esempio da condannare fermamente. Cio’ che sconvolge pero’ e’ il dibattito político che ne e’ scaturito. Abbiamo forse dubbi? Il fascismo e’ secondo la legge un reato. Detto cio’ perche’ consentire manifestazioni a chi compie di fatto un reato? Perche’ discuterne? Perche’ sentiamo il bisogno di giustificarci? Siamo di fronte ad un esaltato, frutto dell’esasperazione, dell’odio e dell’intolleranza? O peggio e’ una risposta alle tensioni politiche del paese?

La legge

Qui c’e’ gia’ scritto tutto in un modo coinvolgente e diretto:

La “riorganizzazione del disciolto partito fascista”, già oggetto della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana, avviene ai sensi dell’art. 1 della citata legge.

«quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.»

Proprio non va!

Quindi e’ inaccettabile che individui che ci rappresentano, che paghiamo con tributi della collettivita’, possano trovare giustificazioni populiste a gesti di incontrollata violenza, si dovrebbe manifestare per l’espulsione di queste persone, non per qualcosa che, di diritto, gia’ ci appartiene. E’ qui che la democrazia comincia a vacillare. E nel momento in cui lo scrivo tutto perde o prende un significato diverso. La democrazia e’ destinata a fallire con la pistola in mano. Ne e’ l’esempio la sinistra con i mille movimenti che di fatto impattano sulle decisioni. L’immobilismo di un paese e’ quello che deve spaventare.

Proviamo pero’ a chiarirci le idee con un ragionamento piu’ ampio: il problema sono gli immigrati, il nero, il clandestino?

Perche’ non si e’ trovata una soluzione di piu’ ampio respiro? Il problema e’ tale da almeno trenta anni e consentiamo alle persone di moriré in mare, lungo il deserto della Libia, nelle strade di Aleppo. I governi hanno forse dato un contributo importante? Certamente NO!

Ho imparato che se ho un problema, ne cerco TUTTE le cause, quindi affronto le soluzioni, le discuto con le persone, capisco i punti di vista, i costi e i benefici. Ho anche compreso che se non puo’ essere risolto, spesso non si tratta di un problema: e’ cio’ che avviene con gli immigrati in Italia, la situazione si e’ trasformata in un grande affare per tutti. Si abbassa il costo del lavoro, si combatte la crescita zero e sara’ possibile (forse) affrontare una situazione contributiva futura. Nel frattempo le aziende, gli imprenditori vessati, escono dal paese e le fabbriche italiane chiudono ridimensionandosi. Anche grazie a pressioni fiscali e burocrazie dai costi sempre piu’ insostenibili.

Quindi?

Mi piacerebbe restituire all’uomo l’Io pensante, una dignita’ fatta di buon senso ed equita’. Una sorta di nuova responsabilita’ acquisita, impegno comune e finalizzato al giusto, depurándolo dalle scorie di campanile e interessi personali.

Utopia? Forse si!

I nostri figli sono confusi, distratti, distanti. Non hanno punti di riferimento, miti, o ideali. Non credono. Nel tentativo di voler per loro solo il bene, li abbiamo viziati. E’ come se avessimo predigerito il cibo per loro. Hanno perduto il senso della punizione, perche’ in questa societa’ nessuno paga, solo gli sfigati e gli ultimi, come Gesu’  che non hanno trovato posto in albergo.

Le cronache sono piene di VIOLENZA.

Ma perche’ non scendiamo in Piazza contro NOI stessi?

Tutto e’ causato da una cattiva impostazione culturale, dal non saper affrontare una sconfitta; la mancata gestione dell’impulso che ci spinge a ragionare, anche dopo uno sgarbo súbito in auto.

Non ricerchiamo piu’ i grandi valori classici della filosofía, dell’arte, che ha animato il Rinascimento, intendo come necessita’ di migliorare, maturare un nuovo mondo, non leggiamo, non ci informiamo, restiamo legati al palo dell’indifferenza, e’ sufficiente porre un veloce “l LIKE”, senza nessun tipo di spinta centrifuga finalizzata alla ricerca dei dubbi, anche l’idea di fede viene a mancare in questo sottobosco, dove i nemici dell’ordine hanno buon gioco.

“Ho un bel telefonino che mi serve Dio?”

Ecco stabilito il punto di vista dello stragista, dobbiamo comprenderé che siamo tutti potenzialmente assassini e obiettivi, quando ci armiamo, quando giudichiamo dall’altra parte senza ben comprenderé le cause, senza approfondire gli effetti e senza pianificare interventi costruttivi.

Pico della Mirandola scriveva: “L’uomo e’ artefice della propria sorte” …Soprattutto anche quando si delega qualcuno a decidere per noi.”

E’ questo un appello al buon senso, eliminando ogni pregiudizio.

A costo di archiviare la democrazia come la pensiamo oggi, per tornare ad un effettivo governo del popolo, abbandonando l’obsolescenza dei lati (oscuri), percorrendo soltanto e tutti insieme la strada della crescita globale dell’Italia.

p.s. 20 Aprile 2018.

Se avessi votato 5 stelle… mi troverei un governo con Salvini. Se avessi votato la destra mi troverei un governo con Di Maio. Sempre che si mettano d’accordo, infine. Bé! Complimenti a tutti… mea.

Per me vale ció che ho scritto e ripropongo dall’esilio. Dobbiamo RI-partire da un governo del popolo, competente, apartitico, senza conflitti di interessi, senza condanne, senza politici di lungo corso, senza riforme elettorali: chi vince governa e si sceglie il gruppo di persone che danno maggiori garanzie, dopo 3 anni se il popolo apprezza i risultati, si prosegue, anzicheno torni a fare quello che facevi prima. Punto!

Testi opinioni e foto sono realizzati e a cura di Andrea Bolfi, con il solo fine culturale

Cos’è Costruire Cultura? Un salvagente contro la narcosi mentale

A tutti voi poeti e scrittori scriviamo!

Superate ogni barriera, Costruire cultura e’ l’obiettivo!

A tutti voi innamorati della giustizia e della libertà, a tutti voi che avete qualcosa da dire, rivolgiamo il nostro urlo.

Il mondo attende le nostre idee, le proposte di miglioramento. Non possiamo più limitarci a scrivere rime divertenti che fanno sorridere alle feste.

La poesia deve avere quale fine la verità pratica, la rivelazione dell’uomo all’uomo, incitamento alla prassi rivoluzionaria (cit.) intesa non in senso ideologico ma come un vero e proprio inno a partecipare insieme al cambiamento. Fuori e dentro di noi.

Ieri forse era più facile proporre un’idea. Oggi siamo più controllati e plagiati, ci basta un telefonino, un dio pallone e qualche social.

Ma avendo ricevuto in dono quella passione di trasformare il pensiero in parola, abbiamo comunque nuove responsabilità: l’obbligo morale di affilare la voce, senza prestarla ai bisogni della pancia.

Non possiamo più lamentarci di ciò che accade, senza essere pronti, in qualche modo all’azione.

In questo contesto nasce l’esigenza di Costruire Cultura. L’ideale è ambizioso: riportare al centro dell’io pensante la persona, rispetto al consumo. La Terra oggi non è più quel luogo così ospitale come ci siamo abituati, almeno non per tutti, dovremo confrontarci con nuovi conflitti di classe, crisi epocali e nuovi regimi spinti da venti populisti e facili demagogie razziste.

Per essere pronti a questi impatti dovremo ri-partire dalla cultura del rispetto, dalla gestione dell’impegno sociale, dalla belleza, dall’amore per la giustizia; restituendo ad ognuno il bisogno di costruire una propria personalità morale.

Dal latino costruire, riporta comunque al poesis greco che indica: fare, produrre, costruire… appunto; parafrasando potremmo indicare come necessaria l’attitudine al sacrificio, all’impegno diretto, in prima persona.

Proveremo con un sito contenitore: costruirecultura. Una scatola magica dove tutti potranno inserire parte dei loro scritti, comunicare e scambiarsi eventi, il sito si farà interprete della volontà di cultura popolare al fine di testimoniare e ispirare nobili ideali e educativi.

Leggeremo il nostro vicino di casa, che senza aver affondato navi merita di presentare, pubblicare e promuovere il suo libro.

Impareremo a costruire cultura da un foglio bianco, dalle esperienze personali.


 

Alcune regole per la buona convivenza e senza finire nelle patrie galere:

1. Il materiale proposto non deve essere in alcun modo offensivo e presentare linguaggi scurrili e blasfemi, che possa in qualcun modo disturbare il prossimo.

2. Il materiale deve essere autoprodotto.

il materiale in entrata sarà oggetto di filtro da parte della redazione.

Mumbay: la citta’ delle sette isole

Mumbay, la grande megalopoli indiana capitale dello stato del Maharashtra è la città più popolosa dell’India, e la prima città per densità di popolazione al mondo. Con la periferia, forma un agglomerato urbano “ufficiale” di oltre 22 milioni di abitanti. Qui si puo’ vivere un’esperienza di vita incredibile; certamente consigliabile a tutti.

Qualche anno fa vi ho lavorato per un po’ di tempo. Ho portato con me una piccola Olympus compatta che non desse troppo nell’occhio. Nei primi giorni non e’ stato affatto semplice adattarmi a cio’ che vedevo. I feroci contrasti “ambientali” sono molto accentuati e spesso, a meno di essere completamente indifferenti o cinici, risultano come pugni tirati alla base dello stomaco. Cosi’ da desiderare un immediato rientro nella “tranquilla” Europa. Mentre passano i giorni… cerchi di adeguarti e distratto dal lavoro, proseguí la vita, pregando che non ti accada nulla. Sfogando nella fotografía i sentimenti e testimoniando la poesía della vita, senza timore del degrado e delle contraddizioni di questo incredibile paese allargato che e’ del mondo il figlio.

Mumbay ti fagocita e all’inizio credi che i tuoi occhi ti stiano giocando brutti scherzi, ma lentamente ti fai incalzare dai suoi ritmi. Al disagio fa spazio una sorta di rispetto, forse responsabilita’, definitivamente amore per la vita. Mi e’ capitato altre volte di ascoltare persone che vi hanno lavorato per molto tempo e ne hanno beneficiato una sorta di benedizione. Un mal d’India viscerale al quale non si puo’ rinunciare piu’ nel tempo. Si fa cosi parte di un tutt’uno con gli altri esseri viventi, gli animali, l’acqua, la terra. Cosi’ sprofondi nei profumi od olezzi, anneghi nelle immagini forti. Passando dalla ricerca di un cesso pulito, senza risultati, al tuo cameriere personale che non ti abbandona per un minuto.

Le “mosse” a Mumbay sono una serie di immagini “rapite” dal finestrino dell’auto in movimento. Come è facile intuire, non potevo chiedere al mio autista di fermarsi ogni volta. Così approfittando del traffico* urbano scattavo immagini che mi sono ancorate al!cuore, in attesa di un ritorno alla città delle sette isole. * Chiamarlo traffico e’ un eufemismo, in realta’ e’ un abominevole effetto risultato dei movimenti umani riconducibili al caos primigènio.

Sono un inguaribile, ottimista e sognatore quindi quando un collega locale mi chiese: “Come va?” Risposi, coerente, ma senza pensarci: “Come sempre! Benissimo! Infatti sono felice, ogni volta che riesco a svegliarmi al mattino”.

Così, lui forse un po’ seccato di tutto questo malcelato entusiasmo, aggiunse: “Noi abbiamo quella sensazione quando andiamo a dormire”.

Ho suddiviso il viaggio mediante istantanee in tre parti: Il risveglio, la sopravvivenza, il crepuscolo.

Risveglio a MUMBAY.

Il risveglio dal mio albergo 4 stelle. Loro dormono ancora vicino alle scarpe in un bisogno d’ordine probabili defezioni

Il grande gozzo sulla spiaggia della portoghese Damao, nelle indie occidentali. Sotto il fasciame un cane addormentato che la storia mi ha consigliato di NON disturbare.

I bambini entrano in classe

Sopravvivere un giorno a Mumbay

Si puo’ notare quanto spazio tra un caseggiato e l’altro

E’ dura portare a casa la pelle attraversando gli incroci a Mumbay

Due concentrazioni “diverse”

Siamo giunti al crepuscolo; anche questa volta e’ andata bene.

Al crepuscolo queste donne di casta superiore dai vestiti sgargianti e le buste dello shopping, si riversano sulla spiaggia per un pediluvio…

Il pediluvio

Una dama borghese rientra a casa. Quanto avrei voluto osservarla da vicino

Invidiosa! Mentre mi accingevo a realizzare la foto alle due bimbe scalze e meravigliose nel loro abito rosa confetto nel crepuscolo della spiaggia di Mumbay, piomba nella scena quest’altra bimba, urlando e pretendendo il suo spazio. Foto rovinata?!

 

 

 

 

 

Dietro la Lavagna di Rudy Biancardi

Le grandi farfalle monarca portano in alto  l’entusiasmo solare delle migliori giornate

Rudy Biancardi:
le dita per suonare e per incidere

Rudy e’ un artista completo, delicato e espressivo come le opere che inventa e crea con le sue dita.

I suoi mondi appartengono all’assoluta eccellenza creativa. Il suo foglio e’ duro come la pietra di Lavagna sulla quale incide e interpreta a pieno l’intensita’ della “nostra” Terra quella del popolo genovese.

 

Panorama dall’atelier, dal quale si scorge la Peña alta 430 mt sopra il paese di Bernal

Ho conosciuto “maestro” Rudy nel suo atelier, in una zona che ai piu’ potrebbe sembrare l’ombelico del mondo. Siamo in paesino senza tempo nel cuore dello stato di Querétaro (en el pueblo mágico di Bernal), nel Messico pre-ispanico e coloniale, lontano dal grande turismo di massa. A pochi metri di distanza uno dei piu’ grandi monoliti della Terra. La Peña: un luogo assoluto e ancestrale, ricchissimo di richiami primitivi, antico di 180 milioni di anni formatosi durante il giurassico, ma anche moderni se e’ riuscita ad ispirare (con altri monoliti famosi), la sceneggiatura madre di: “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.

Ricordate le persone ossessionate dalla montagna, che continuamente disegnavano ovunque il luogo del contatto?

Rudy Biancardi e’ nato a Genova (la mágica San Fruttuoso) nel Marzo ’52. Sin da giovanissimo si dedica all’arte e partecipa a diverse manifestazioni musicali, nazionali ed internazionali. Infatti Rudy e’ anche un famoso cantautore e potete trovare molto della sua música in internet. Partecipo’ alla finale del Festivalbar ´89. Ha all’attivo ben 5 dischi tutti ascoltabili dall’inizio alla fine.

Una bella rappresentazione dell’ultima cena. I 12 sono frastornati, stupiti, disallineati nel colore tavolta sbagliato della vita, non immaginano il loro destino. Non appartengono ancora al disegno prospettico. Lentamente e con difficolta’ raggiungeranno la sacralita’ bianca e assoluta dello Spirito Santo

L’ardesia e l’opera

e’ tanto semplice quanto netta e complessa, ma la mano di Rudi Biancardi sa “plasmarla” con la sua incisione, nei suoi chiaroscuri, ferma e precisa. Ogni errore rende vana la lavorazione. La pietra di Lavagna (localita’ vicino a Chiavari GE) e’ la tavoletta dove egli allinea il suo sogno. La famosa ardesia, ed eccoci fortemente e nuovamente al richiamo fortissimo dell’elemento pietra (la peña); che cosi fortemente ci accomuna terrestri da levante a ponente.

Nell’immagine di seguito riportata un abbraccio che ne suggella la dichiarazione.

Chi e’ il diverso? Se siamo uno!

Tutta l’opera e’ influenzata dalla simbología precolombiana, che qui assume un livello altissimo d’ispirazione ed eccellenza.

La scultura

Nel mondo di Rudy prende forma anche la scultura, mai banale, viva, definita ed essenziale.

Il caracol di pietra bianca, trasmette magia

 

Da sempre l’uomo costruisce volti a sua somiglianza, le grandi teste degli Olmechi, le gigantesche dell’Isola di Pasqua: misteri affascinanti. Ma forse e’ proprio l’uomo il mistero piu’ grande e Rudy lo sa

Rudy Biancardi dopo un concertó

Il pensatore ispirato dai grandi dilemmi della vita. Non possiamo sapere quale sara’ la decisione. Noi vediamo l’Uomo.

Cosa guardiamo in questa immagine molto ispirata? I gozzi? Uno splendido profilo di donna sull’arena? No le reti! Vere protagoniste della scena di Rudy. Indispensabili e assolutamente non marginali, vivono avvolgendosi, mai disordinate, come le curve della donna.

 

Si sa che ogni lupo predilige il branco. Ma ogni lupo ulula alla sua luna.

Ogni foto e’ di gentile concessione dell’autore. Testi e improvvisazione critica Andrea Bolfi

Il museo antropológico di Citta’ del Messico. Imprescindibile

Museo antropologico

Durante un bel weekend di Settembre ho avuto la fortuna di salire su un pulman verso Citta’ del Messico. Uno dei miei obiettivi era il Museo Antropológico, uno dei piu’ affascinanti e visitati musei del mondo. Presi  alloggio in un ostello nella famosa Zona Rosa; inarrestabile ed effervescente, nella parte centrale della citta’ vi consentira’ di vivere party e feste musicali in DJ set fino a notte fonda. Si tratta di un quartiere gay-friendly, dove si potra’ sperimentare ogni tipo di vocazione estroversa e colorata. Una sistemazione austera per un viaggiatore poeta “naif” come me. Ma dormiré per soli 10 euro + colazione marziale era troppo affascinante per me, che gia’ al mattino presto camminavo in Genova street. Me ne sono fregato dei consigli e ho preso un taxi al volo, biascicando il mio dialetto dei quartieri spagnoli. Mexico e’ una citta’ importante e bellissima, ma siate prudenti e molto poco appariscenti.

Godetevi il museo al mattino presto, quando non e’ preso d’assalto da orde di studenti con telefonini. 70 pesos per la visita sono una modica cifra per la storia che qui si respira, da prevedere almeno 6 ore per visitarlo tutto.

Il grande monolite-fontana che sorregge la “tettoia” piu’ grande al mondo

Dove si trova:

Il Museo nazionale di antropologia è situato nel bosco di Chapultepec in Paseo de la Reforma. Il museo vanta di 44.000 mq distribuiti tra 20 sale. In questi ambienti d’eccellenza assoluta si trova la maggiore collezione del mondo di arte precolombiana delle culture Maya, Azteca, Olmeca, Tolteca, Zapoteca, Teotiuhuacana e Mixteca.

Come elemento di identificazione del museo all’entrata nel cortile centrale è posto sopra una fontana (el paraguas) un monolite mitologico di origine teotihuacano, che la tradizione popolare identifica con una rappresentazione di Tláloc, dio dell’acqua supportato da aquile e giaguari. Simbologia molto cara e importante per le civilta’ mesoamericane.

Il Museo venne costruito nel ´63 su progetto dell’architetto Pedro Ramirez Vazquez.

Una delle grandi statue Olmeca. La sua perfezione e mole vi stupiranno. Tenete in buon conto che ognuna raggiunge il peso di 20 tonnellate

Il sacerdote giaguaro

Una delle splendide stele che potrete ammirare tra le sale

Una veste di cerimonia realizzata con conchiglie

I dettagli di questa scultura rappresentante un volto hanno dell’ incredibile

Il serpente nella cultura delle civilta’ mesoamericane ha un’importanza notevolissima. S’intravede sullo sfondo la grande pietra del sole.

S’intravede sullo sfondo l’immensa e famosissima Piedra del Sol, riportata alla luce sotto lo Zocalo nel 1790. Si tratta di un monolite di oltre 3,5 mt di diametro, del peso di oltre 25 t. Sarete affascinati come lo sono rimasto io da tanta perfezione. E’ come se la pietra ti attirasse a se’ con un potere magico, alchemico oltre lo spazio e il tempo. Si crede che questo disco rappresenti un calendario con le differenti stagioni e che indicasse i principi che regolano il cosmo.

Una piccolissima curiosita’, il monolite appare in molti video, ma quello piu’ suggestivo rimane un cameo in ¨El corazón espinado¨ di un ispiratissimo Carlos Santana con Mana’.

La piedra del Sol. 3,6 metri di monolite scolpito ritrovato nel 1790 nel templo Major sotto lo Zocalo. La Piazza piu’ importante dell’America Latina

 

Lo schermo

Noi non possiamo comprendere l’essenza del Creatore, e neanche possiamo vedere la sua Luce. Possiamo, però, percepire l’effetto della sua Luce sul desiderio: noi siamo questo desiderio.

Nella Luce senza fine, al Creatore piacque creare un punto privo di Luce, proprio per poterla a lui donare e renderlo felice. In questo punto entrò la Luce, e cominciò a creare il desiderio di ricevere.

La forza creatrice del Creatore fu Keter, ed il primo desiderio di ricevere fu Hochma, ma non ci fu consapevolezza in Hochma. Al Creatore premeva dar piacere a qualcuno che avesse consapevolezza e così nacque la Malchut.

Alla Malchut piaceva ricevere fino a quando si rese conto che stava ricevendo da qualcuno, ma non conoscendolo e quindi non potendolo ringraziare si vergognò e si restrinse grazie allo schermo (prima restrizione).

La Malchut comprese che più aveva uno schermo grande più poteva ricevere Luce, e così fece varie prove nel primo mondo spirituale, aumentando e riducendo il suo grande desiderio, giocando con questo

schermo al fine di avere sempre di più un’intenzione altruistica di dazione, cosi come aveva ricevuto dal Creatore.

La parte superiore della Malchut poteva ricevere con intenzione di dare, ma l’altra parte no. Allora la parte superiore scese nella parte inferiore, ma solo fino ad un certo punto (seconda restrizione). Non riuscì comunque a limitarsi e vi fu la prima frammentazione.

Da questa nacque un secondo mondo superiore ristretto e tre mondi inferiori non ristretti; in questi nacque la Grande Anima Comune che ricevendo la Luce si elevò quasi completamente nel mondo superiore, ma non si accorse che un suo pezzettino era rimasto nel desiderio di ricevere con intenzione di ricevere (3 mondi inferiori) e cosi vi fu la seconda frammentazione.

Questo pezzettino era un desiderio chiamato cuore di pietra, che non aveva schermo, e così tutto esplose e questo mescolò intenzioni di dare con intenzioni di ricevere. Le intenzioni di dare vennero chiamate scintille ma erano molto deboli. Compresero però che riunendosi, solo loro, con uno schermo comune avrebbero potuto ricostruire la Grande Anima Comune e avrebbero potuto attirare la Luce in modo che curasse anche tutti gli altri desideri, incluso il cuore di pietra.

E così la Grande Anima Comune poté ricevere la Luce per sempre con l’intenzione di dare al Creatore che aveva finalmente completato il suo piano.

 

Ricevo e pubblico "Lo schermo" da un lettore che desidera restare anónimo.

L'immagine e' tratta dal mio archivio personale.

Il surrealismo di Pietro Giorgio Viotto

Il Natale del 1949 vede la nascita a Torino dell’artista, che già da piccolo si dedica al disegno copiando le vignette ed i personaggi di Topolino, imitando il fratello Rinaldo.

Quando al termine delle medie inferiori gli regalano una scatola con i colori ad olio, incomincia ad imbrattare i cartoni telati e le tele, copiando da immagini oppure dal vero durante le vacanze estive passate a Carignano (TO) nella casa degli zii.

E’ qui che apprezza il borgo contadino ed il lento scorrere del tempo, cadenzato da un lato dagli orari della fabbrica tessile presso cui lavoravano gli zii, dall’altro dalle colorite feste del paese.

Dopo gli studi si impiega presso una grande azienda ed incomincia l’avventura con l’area dell’informatica.

Proprio alla nascita dei primi Personal Computer viene alla luce la necessità dell’artista di esprimersi con la pittura tramite motivi simbolici, attingendo dal mondo reale e cercando di suscitare con le tele sensazioni ed emozioni.

Nasce l’idea delle “sfere rotte” (oggetti tridimensionali sferici con crepe evidenti) che sono inserite nei quadri per rappresentare concetti e stati d’animo e per trasmettere il mondo interiore dell’artista a chi li osserva.

Problemi famigliari impediscono all’artista di proseguire con la pittura dopo il 1981; soltanto nel 1999 l’artista riprende a dipingere, trovando nella natura delle valli Cuneesi le ispirazioni per i suoi acquerelli.

Dapprima totalmente autodidatta, frequenta nel 2001 per la prima volta i corsi Cedas di Torino con il Prof. Sandro Lobalzo, approfondendo la tecnica dell’acquerello.

Dal 2002 frequenta i corsi Cedas del Maestro Pippo Ciarlo e con lui partecipa a numerose manifestazioni e collettive. Nel 2005 si riscrive alla Promotrice delle Belle Arti di Torino, come già aveva fatto dal 1979 al 1981, e continua tuttora ad esporre.

Nello stesso anno presenta, in una personale a Carignano (TO), alcune opere per illustrare con fantasia e creatività le poesie del suo amico poeta Alessandro Morro.

Prosegue con l’attività espositiva in altre numerose gallerie.12360097_10153432647509615_715823364940707725_n

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