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Costruire Cultura

l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Categoria: Costruire Cultura

Mumbay: la citta’ delle sette isole

Mumbay, la grande megalopoli indiana capitale dello stato del Maharashtra è la città più popolosa dell’India, e la prima città per densità di popolazione al mondo. Con la periferia, forma un agglomerato urbano “ufficiale” di oltre 22 milioni di abitanti. Qui si puo’ vivere un’esperienza di vita incredibile; certamente consigliabile a tutti.

Qualche anno fa vi ho lavorato per un po’ di tempo. Ho portato con me una piccola Olympus compatta che non desse troppo nell’occhio. Nei primi giorni non e’ stato affatto semplice adattarmi a cio’ che vedevo. I feroci contrasti “ambientali” sono molto accentuati e spesso, a meno di essere completamente indifferenti o cinici, risultano come pugni tirati alla base dello stomaco. Cosi’ da desiderare un immediato rientro nella “tranquilla” Europa. Mentre passano i giorni… cerchi di adeguarti e distratto dal lavoro, proseguí la vita, pregando che non ti accada nulla. Sfogando nella fotografía i sentimenti e testimoniando la poesía della vita, senza timore del degrado e delle contraddizioni di questo incredibile paese allargato che e’ del mondo il figlio.

Mumbay ti fagocita e all’inizio credi che i tuoi occhi ti stiano giocando brutti scherzi, ma lentamente ti fai incalzare dai suoi ritmi. Al disagio fa spazio una sorta di rispetto, forse responsabilita’, definitivamente amore per la vita. Mi e’ capitato altre volte di ascoltare persone che vi hanno lavorato per molto tempo e ne hanno beneficiato una sorta di benedizione. Un mal d’India viscerale al quale non si puo’ rinunciare piu’ nel tempo. Si fa cosi parte di un tutt’uno con gli altri esseri viventi, gli animali, l’acqua, la terra. Cosi’ sprofondi nei profumi od olezzi, anneghi nelle immagini forti. Passando dalla ricerca di un cesso pulito, senza risultati, al tuo cameriere personale che non ti abbandona per un minuto.

Le “mosse” a Mumbay sono una serie di immagini “rapite” dal finestrino dell’auto in movimento. Come è facile intuire, non potevo chiedere al mio autista di fermarsi ogni volta. Così approfittando del traffico* urbano scattavo immagini che mi sono ancorate al!cuore, in attesa di un ritorno alla città delle sette isole. * Chiamarlo traffico e’ un eufemismo, in realta’ e’ un abominevole effetto risultato dei movimenti umani riconducibili al caos primigènio.

Sono un inguaribile, ottimista e sognatore quindi quando un collega locale mi chiese: “Come va?” Risposi, coerente, ma senza pensarci: “Come sempre! Benissimo! Infatti sono felice, ogni volta che riesco a svegliarmi al mattino”.

Così, lui forse un po’ seccato di tutto questo malcelato entusiasmo, aggiunse: “Noi abbiamo quella sensazione quando andiamo a dormire”.

Ho suddiviso il viaggio mediante istantanee in tre parti: Il risveglio, la sopravvivenza, il crepuscolo.

Risveglio a MUMBAY.

Il risveglio dal mio albergo 4 stelle. Loro dormono ancora vicino alle scarpe in un bisogno d’ordine probabili defezioni

Il grande gozzo sulla spiaggia della portoghese Damao, nelle indie occidentali. Sotto il fasciame un cane addormentato che la storia mi ha consigliato di NON disturbare.

I bambini entrano in classe

Sopravvivere un giorno a Mumbay

Si puo’ notare quanto spazio tra un caseggiato e l’altro

E’ dura portare a casa la pelle attraversando gli incroci a Mumbay

Due concentrazioni “diverse”

Siamo giunti al crepuscolo; anche questa volta e’ andata bene.

Al crepuscolo queste donne di casta superiore dai vestiti sgargianti e le buste dello shopping, si riversano sulla spiaggia per un pediluvio…

Il pediluvio

Una dama borghese rientra a casa. Quanto avrei voluto osservarla da vicino

Invidiosa! Mentre mi accingevo a realizzare la foto alle due bimbe scalze e meravigliose nel loro abito rosa confetto nel crepuscolo della spiaggia di Mumbay, piomba nella scena quest’altra bimba, urlando e pretendendo il suo spazio. Foto rovinata?!

 

 

 

 

 

Dietro la Lavagna di Rudy Biancardi

Le grandi farfalle monarca portano in alto  l’entusiasmo solare delle migliori giornate

Rudy Biancardi:
le dita per suonare e per incidere

Rudy e’ un artista completo, delicato e espressivo come le opere che inventa e crea con le sue dita.

I suoi mondi appartengono all’assoluta eccellenza creativa. Il suo foglio e’ duro come la pietra di Lavagna sulla quale incide e interpreta a pieno l’intensita’ della “nostra” Terra quella del popolo genovese.

 

Panorama dall’atelier, dal quale si scorge la Peña alta 430 mt sopra il paese di Bernal

Ho conosciuto “maestro” Rudy nel suo atelier, in una zona che ai piu’ potrebbe sembrare l’ombelico del mondo. Siamo in paesino senza tempo nel cuore dello stato di Querétaro (en el pueblo mágico di Bernal), nel Messico pre-ispanico e coloniale, lontano dal grande turismo di massa. A pochi metri di distanza uno dei piu’ grandi monoliti della Terra. La Peña: un luogo assoluto e ancestrale, ricchissimo di richiami primitivi, antico di 180 milioni di anni formatosi durante il giurassico, ma anche moderni se e’ riuscita ad ispirare (con altri monoliti famosi), la sceneggiatura madre di: “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.

Ricordate le persone ossessionate dalla montagna, che continuamente disegnavano ovunque il luogo del contatto?

Rudy Biancardi e’ nato a Genova (la mágica San Fruttuoso) nel Marzo ’52. Sin da giovanissimo si dedica all’arte e partecipa a diverse manifestazioni musicali, nazionali ed internazionali. Infatti Rudy e’ anche un famoso cantautore e potete trovare molto della sua música in internet. Partecipo’ alla finale del Festivalbar ´89. Ha all’attivo ben 5 dischi tutti ascoltabili dall’inizio alla fine.

Una bella rappresentazione dell’ultima cena. I 12 sono frastornati, stupiti, disallineati nel colore tavolta sbagliato della vita, non immaginano il loro destino. Non appartengono ancora al disegno prospettico. Lentamente e con difficolta’ raggiungeranno la sacralita’ bianca e assoluta dello Spirito Santo

L’ardesia e l’opera

e’ tanto semplice quanto netta e complessa, ma la mano di Rudi Biancardi sa “plasmarla” con la sua incisione, nei suoi chiaroscuri, ferma e precisa. Ogni errore rende vana la lavorazione. La pietra di Lavagna (localita’ vicino a Chiavari GE) e’ la tavoletta dove egli allinea il suo sogno. La famosa ardesia, ed eccoci fortemente e nuovamente al richiamo fortissimo dell’elemento pietra (la peña); che cosi fortemente ci accomuna terrestri da levante a ponente.

Nell’immagine di seguito riportata un abbraccio che ne suggella la dichiarazione.

Chi e’ il diverso? Se siamo uno!

Tutta l’opera e’ influenzata dalla simbología precolombiana, che qui assume un livello altissimo d’ispirazione ed eccellenza.

La scultura

Nel mondo di Rudy prende forma anche la scultura, mai banale, viva, definita ed essenziale.

Il caracol di pietra bianca, trasmette magia

 

Da sempre l’uomo costruisce volti a sua somiglianza, le grandi teste degli Olmechi, le gigantesche dell’Isola di Pasqua: misteri affascinanti. Ma forse e’ proprio l’uomo il mistero piu’ grande e Rudy lo sa

Rudy Biancardi dopo un concertó

Il pensatore ispirato dai grandi dilemmi della vita. Non possiamo sapere quale sara’ la decisione. Noi vediamo l’Uomo.

Cosa guardiamo in questa immagine molto ispirata? I gozzi? Uno splendido profilo di donna sull’arena? No le reti! Vere protagoniste della scena di Rudy. Indispensabili e assolutamente non marginali, vivono avvolgendosi, mai disordinate, come le curve della donna.

 

Si sa che ogni lupo predilige il branco. Ma ogni lupo ulula alla sua luna.

Ogni foto e’ di gentile concessione dell’autore. Testi e improvvisazione critica Andrea Bolfi

Il museo antropológico di Citta’ del Messico. Imprescindibile

Museo antropologico

Durante un bel weekend di Settembre ho avuto la fortuna di salire su un pulman verso Citta’ del Messico. Uno dei miei obiettivi era il Museo Antropológico, uno dei piu’ affascinanti e visitati musei del mondo. Presi  alloggio in un ostello nella famosa Zona Rosa; inarrestabile ed effervescente, nella parte centrale della citta’ vi consentira’ di vivere party e feste musicali in DJ set fino a notte fonda. Si tratta di un quartiere gay-friendly, dove si potra’ sperimentare ogni tipo di vocazione estroversa e colorata. Una sistemazione austera per un viaggiatore poeta “naif” come me. Ma dormiré per soli 10 euro + colazione marziale era troppo affascinante per me, che gia’ al mattino presto camminavo in Genova street. Me ne sono fregato dei consigli e ho preso un taxi al volo, biascicando il mio dialetto dei quartieri spagnoli. Mexico e’ una citta’ importante e bellissima, ma siate prudenti e molto poco appariscenti.

Godetevi il museo al mattino presto, quando non e’ preso d’assalto da orde di studenti con telefonini. 70 pesos per la visita sono una modica cifra per la storia che qui si respira, da prevedere almeno 6 ore per visitarlo tutto.

Il grande monolite-fontana che sorregge la “tettoia” piu’ grande al mondo

Dove si trova:

Il Museo nazionale di antropologia è situato nel bosco di Chapultepec in Paseo de la Reforma. Il museo vanta di 44.000 mq distribuiti tra 20 sale. In questi ambienti d’eccellenza assoluta si trova la maggiore collezione del mondo di arte precolombiana delle culture Maya, Azteca, Olmeca, Tolteca, Zapoteca, Teotiuhuacana e Mixteca.

Come elemento di identificazione del museo all’entrata nel cortile centrale è posto sopra una fontana (el paraguas) un monolite mitologico di origine teotihuacano, che la tradizione popolare identifica con una rappresentazione di Tláloc, dio dell’acqua supportato da aquile e giaguari. Simbologia molto cara e importante per le civilta’ mesoamericane.

Il Museo venne costruito nel ´63 su progetto dell’architetto Pedro Ramirez Vazquez.

Una delle grandi statue Olmeca. La sua perfezione e mole vi stupiranno. Tenete in buon conto che ognuna raggiunge il peso di 20 tonnellate

Il sacerdote giaguaro

Una delle splendide stele che potrete ammirare tra le sale

Una veste di cerimonia realizzata con conchiglie

I dettagli di questa scultura rappresentante un volto hanno dell’ incredibile

Il serpente nella cultura delle civilta’ mesoamericane ha un’importanza notevolissima. S’intravede sullo sfondo la grande pietra del sole.

S’intravede sullo sfondo l’immensa e famosissima Piedra del Sol, riportata alla luce sotto lo Zocalo nel 1790. Si tratta di un monolite di oltre 3,5 mt di diametro, del peso di oltre 25 t. Sarete affascinati come lo sono rimasto io da tanta perfezione. E’ come se la pietra ti attirasse a se’ con un potere magico, alchemico oltre lo spazio e il tempo. Si crede che questo disco rappresenti un calendario con le differenti stagioni e che indicasse i principi che regolano il cosmo.

Una piccolissima curiosita’, il monolite appare in molti video, ma quello piu’ suggestivo rimane un cameo in ¨El corazón espinado¨ di un ispiratissimo Carlos Santana con Mana’.

La piedra del Sol. 3,6 metri di monolite scolpito ritrovato nel 1790 nel templo Major sotto lo Zocalo. La Piazza piu’ importante dell’America Latina

 

Lo schermo

Noi non possiamo comprendere l’essenza del Creatore, e neanche possiamo vedere la sua Luce. Possiamo, però, percepire l’effetto della sua Luce sul desiderio: noi siamo questo desiderio.

Nella Luce senza fine, al Creatore piacque creare un punto privo di Luce, proprio per poterla a lui donare e renderlo felice. In questo punto entrò la Luce, e cominciò a creare il desiderio di ricevere.

La forza creatrice del Creatore fu Keter, ed il primo desiderio di ricevere fu Hochma, ma non ci fu consapevolezza in Hochma. Al Creatore premeva dar piacere a qualcuno che avesse consapevolezza e così nacque la Malchut.

Alla Malchut piaceva ricevere fino a quando si rese conto che stava ricevendo da qualcuno, ma non conoscendolo e quindi non potendolo ringraziare si vergognò e si restrinse grazie allo schermo (prima restrizione).

La Malchut comprese che più aveva uno schermo grande più poteva ricevere Luce, e così fece varie prove nel primo mondo spirituale, aumentando e riducendo il suo grande desiderio, giocando con questo

schermo al fine di avere sempre di più un’intenzione altruistica di dazione, cosi come aveva ricevuto dal Creatore.

La parte superiore della Malchut poteva ricevere con intenzione di dare, ma l’altra parte no. Allora la parte superiore scese nella parte inferiore, ma solo fino ad un certo punto (seconda restrizione). Non riuscì comunque a limitarsi e vi fu la prima frammentazione.

Da questa nacque un secondo mondo superiore ristretto e tre mondi inferiori non ristretti; in questi nacque la Grande Anima Comune che ricevendo la Luce si elevò quasi completamente nel mondo superiore, ma non si accorse che un suo pezzettino era rimasto nel desiderio di ricevere con intenzione di ricevere (3 mondi inferiori) e cosi vi fu la seconda frammentazione.

Questo pezzettino era un desiderio chiamato cuore di pietra, che non aveva schermo, e così tutto esplose e questo mescolò intenzioni di dare con intenzioni di ricevere. Le intenzioni di dare vennero chiamate scintille ma erano molto deboli. Compresero però che riunendosi, solo loro, con uno schermo comune avrebbero potuto ricostruire la Grande Anima Comune e avrebbero potuto attirare la Luce in modo che curasse anche tutti gli altri desideri, incluso il cuore di pietra.

E così la Grande Anima Comune poté ricevere la Luce per sempre con l’intenzione di dare al Creatore che aveva finalmente completato il suo piano.

 

Ricevo e pubblico "Lo schermo" da un lettore che desidera restare anónimo.

L'immagine e' tratta dal mio archivio personale.

Il surrealismo di Pietro Giorgio Viotto

Il Natale del 1949 vede la nascita a Torino dell’artista, che già da piccolo si dedica al disegno copiando le vignette ed i personaggi di Topolino, imitando il fratello Rinaldo.

Quando al termine delle medie inferiori gli regalano una scatola con i colori ad olio, incomincia ad imbrattare i cartoni telati e le tele, copiando da immagini oppure dal vero durante le vacanze estive passate a Carignano (TO) nella casa degli zii.

E’ qui che apprezza il borgo contadino ed il lento scorrere del tempo, cadenzato da un lato dagli orari della fabbrica tessile presso cui lavoravano gli zii, dall’altro dalle colorite feste del paese.

Dopo gli studi si impiega presso una grande azienda ed incomincia l’avventura con l’area dell’informatica.

Proprio alla nascita dei primi Personal Computer viene alla luce la necessità dell’artista di esprimersi con la pittura tramite motivi simbolici, attingendo dal mondo reale e cercando di suscitare con le tele sensazioni ed emozioni.

Nasce l’idea delle “sfere rotte” (oggetti tridimensionali sferici con crepe evidenti) che sono inserite nei quadri per rappresentare concetti e stati d’animo e per trasmettere il mondo interiore dell’artista a chi li osserva.

Problemi famigliari impediscono all’artista di proseguire con la pittura dopo il 1981; soltanto nel 1999 l’artista riprende a dipingere, trovando nella natura delle valli Cuneesi le ispirazioni per i suoi acquerelli.

Dapprima totalmente autodidatta, frequenta nel 2001 per la prima volta i corsi Cedas di Torino con il Prof. Sandro Lobalzo, approfondendo la tecnica dell’acquerello.

Dal 2002 frequenta i corsi Cedas del Maestro Pippo Ciarlo e con lui partecipa a numerose manifestazioni e collettive. Nel 2005 si riscrive alla Promotrice delle Belle Arti di Torino, come già aveva fatto dal 1979 al 1981, e continua tuttora ad esporre.

Nello stesso anno presenta, in una personale a Carignano (TO), alcune opere per illustrare con fantasia e creatività le poesie del suo amico poeta Alessandro Morro.

Prosegue con l’attività espositiva in altre numerose gallerie.12360097_10153432647509615_715823364940707725_n

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