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Costruire Cultura

l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Categoria: Costruire Cultura Page 1 of 2

Le città invisibili

Le città invisibili di Italo Calvino

Testi e foto di Andrea Bolfi

Il racconto di Italo Calvino, pubblicato nel 1972, rappresenta un viaggio nel sogno, un dialogo meraviglioso e moderno tra Marco Polo e l’imperatore dei tartari Kublai Khan; egli ha affidato a Marco il compito di perlustrare il suo impero e riportargli notizie riguardanti le condizioni in cui versa.

Non c’è un climax immediato con una trama definita si tratta di un viaggio onirico tra realtà e fantasia, nel quale il grande  esploratore Marco Polo racconta al potentissimo imperatore le città che ha visitato. Diciamo subito che le città raccontate sono frutto di fantasia, ma è altresì vero che in ogni città, Marco ritrova e presenta un po’ della sua serenissima Venezia. Specchiandosi nei suoi canali in un gioco che vuol essere sciarada infinita.

Ho pensato che Dolceacqua fosse un bell’esempio di città invisibile pensata da Calvino.

Amo molto Italo Calvino, anch’egli Ligure, anche se nato a Cuba nel 1923. Il dialogo tra i due si fa tanto serrato quanto amichevole, che i due rinunciano al sonno e l’imperatore è molto curioso e pende dalle labbra dello stimato mercante veneziano.

Si sa che Marco Polo visitò il Catai durante il regno di Kublai, divenendo presto un suo favorito e servendo alla sua corte per oltre diciassette anni, secondo quanto racconta egli stesso nel Milione.

Attraverso un racconto combinato, Calvino racconta 55 città, le presenta tutte con nomi di donna, effettuando voli pindarici e fantastici, come se fosse equilibrista sul filo tirato tra i poliedri opachi sull’orizzonte, sugli spettri di altre cuspidi, tra le periferie e il mare di finestre. E’ una visione talvolta distopica della città e delle sue architetture, con il suo caos e le sue contraddizioni, pur mantenendo ben salda la convinzione che l’essere umano potrà farcela solo attraverso quel filo che allaccia tutti gli esseri viventi, in una lotta serrata e universale. In ogni città tutto è fermo e tutto è in movimento, non sapremo mai se siamo noi a viverle o le città a possedere noi; è in questa metafora che si gioca la grandezza e la geniale intuizione: raccontare le città, invisibili comunque, per raccontare l’universo e il genere umano. Lo scopo è intrattenere, sorprendere, conoscere, far riflettere, portare in evidenza attraverso una letteratura di tipo combinatorio, strutturale, rigorosa nel sinottico costruito.

Riomaggiore

“Alcuni ci vengono a lavorare, altri ci vengono a dormire.”

Senza risparmiare le contestazioni al sistema per quanto riguarda la civiltà dei consumi, e già si alzava alto il grido nel rispetto dell’ambiente, auspicando urbanistiche rispettose e alla portata dell’utilizzatore principale: l’uomo. Anche se nella città dei giusti si nasconde una semenza maligna: quella certezza e orgoglio di essere sempre nel giusto.

In conclusione vi rimando al libro da leggere con un pò di tranquillità e concentrazione e alla bella post-fazione di Pier Paolo Pasolini, a Dylan Dog e alle sue città d’altrove, ambientate in diversi e possibili mondi paralleli. Per un approfondimento architettonico vi rimando anche a Xilitla la città fantastica disegnata e costruita dal poeta surrealista Sir Edward William Frank James nella foresta pluviale subtropicale tra le montagne nei pressi della Sierra Gorda, nel Messico Centrale. Si tratta di un giardino labirinto di cascate e piscine naturali intrecciate con imponenti sculture surrealiste, composte da gradini, rampe, ponti e passerelle strette e tortuose che attraversano le pareti della valle e che non portano mai a nulla, se non a sé stessi. Non escludo che Calvino si sia ispirato proprio anche a questo luogo.

I carruggi di Castelvecchio di Rocca Barbena

Immagine in evidenza:
le case in costruzione nell'hinterland della città di Mumbai

Alcuni nomi delle città fantastiche raccontate nel dialogo da Marco Polo: Diomira, Isidora, Dorotea, Zaira, Anastasia, Tamara, Zora, Despina. Attenzione anche ai sottotitoli particolarmente accattivanti: Le città e la memoria, Le città e il desiderio, Le città e i segni, Le città sottili…

Buona Lettura e Buone Feste!

I borghi più belli d’Italia: Castelvecchio di Rocca Barbena.

Il borgo arroccato sulla montagna. Una fortezza inespugnabile, gli assedi, i carruggi, la pietra, le stelle e un bandito “gentiluomo” alla corte dei Savoia.

I Liguri…

gente di mare e di montagna come pochi nel mondo. Abbiamo colmato il pianeta, d’arte, di entusiasmo e pietra: l’abbiamo issata con il sudore, la grinta, oltre l’ostacolo, oltre oceano, dipingendo le pagine della storia con il sangue e la poesia. Pur conoscendone i limiti, noi indegni mortali, siamo la nostra Terra.

La pietra verticale, l’eleganza della costruzione

Con emozione ed entusiasmo provo a raccontarvi una storia che ci porta molto lontano a Castelvecchio di Rocca Barbena:

è un borgo stupendo arroccato sulla montagna a pochi passi dal mare. Un abitato di pura sostanza e pietra come solo gli antichi padri potevano concepire, dove la notte s’ammanta di stelle e i daini pascolano indisturbati. Il primo insediamento urbano, risalirebbe al I secolo d.c. successivamente ne abbiamo notizia come importante feudo dei Marchesi di Clavesana. A seguito di alterne lotte e conflitti e matrimoni tra casate ne diviene proprietaria la potente famiglia dei Del Carretto, che possiamo trovare anche a Finalborgo.

Il borgo visto dal belvedere, in alto il castello

Il Castello maniero è esempio perfetto di architettura militare, eretto su un poggio sovrastante il borgo medievale; è stato ampliato dai Marchesi di Clavesana nel XI sec., venne duramente danneggiato dall’assedio dei soldati della Repubblica di Genova nel 1.672. È documentato inoltre nel corso del 1.746 un assedio delle truppe austro-piemontesi, nell’intento di risollevare la popolazione contro la vigente dominazione genovese. Quasi cinquant’anni dopo, nel 1.795, il territorio fu interessato dai fatti d’armi tra l’esercito francese e ancora le truppe austro-sarde nella battaglia di Loano.

Come ancorata a queste pietre una leggenda d’armi ci riporta le peripezie di un mercenario: ribelle alle prepotenze ed ai soprusi dei nobili che mortificavano e umiliavano il popolo e dal popolo guardato con simpatia.

Tale Messere, Sebastiano Contrario citato nel memoriale autografo del duca Carlo Emanuele II (1668-1672) di Savoia che seppur lo individui quale “suddito bandito catalogato” del Piemonte, lo incaricherebbe segretamente affinché si renda protagonista di scorrerie nei territori genovesi, come risulta accertato in un manifesto diretto alla popolazione dei paesi occupati dalle truppe piemontesi (15 giugno 1672). Il suo compito e della sua masnada, infatti, è quello di assalire e depredare come atto di guerriglia le carovane genovesi che attraversavano quei territori a confine con la Repubblica e di far base e difendere Castelvecchio. Bastian Contrario e i suoi attaccavano e depredavano anche viandanti piemontesi. Da queste azioni contrastanti e di insubordinazione si fa derivare l’antonomasia con accezione negativa di chi si pone sempre e comunque in conflitto. A seguito della disastrosa vicenda bellica sabauda che vide l’assedio di Castelvecchio e la successiva caduta in mano genovese del 1.672, il bel Bastian sarebbe morto probabilmente nell’esplosione della santa barbara del forte, secondo altre fonti catturato e impiccato dai Turchini genovesi o gettandosi dal dirupo della fortezza con una ciocca di capelli dell’amata tra le mani. Secondo quanto riportato anche dallo scrittore novarese Luigi Gramegna, autore del romanzo “Bastian Contrario – Un bandito piemontese del XVII secolo”.

Una storia d’armi, che ci giunge dal passato per raccontare chi siamo e donde veniamo.

La bella e aperta piazza principale

Dal maniero è particolarmente suggestiva la visuale sul borgo e sull’intera vallata, purtroppo oggi è chiuso al pubblico. Tuttavia esiste un sentiero “du Castagneu” ad anello che attraversa il borgo e circumnaviga l’intero castello tra strapiombi e panorami mozzafiato. Si può arrivare da Sud, da Albenga, e Zuccarello o da Nord da Garessio giù per la Val di Neva, oppure da Est da Toirano e Balestrino. Oltre il paese verso Balestrino troverete un comodo parcheggio, da qui è particolarmente suggestiva la visuale sul borgo e sull’intera vallata. Da Castelvecchio parte un sentiero che porta ai ruderi della rocca situata sopra il borgo di Zuccarello.

Restate connessi perchè un amico ha promesso di farmi conoscere i segreti nascosti del borgo di montagna così vicino al mare.
(fonti: wikipedia e varie per internauti)

Una nuova corte dei miracoli

La struggente opera è di Nizar Ali Badr, l’artista siriano che crea per la PACE

Il nuovo attentato a Strasburgo, questa Europa e molto altro mi fanno riflettere e recuperare un mio monologo scritto cinque anni fa, a proposito della rivoluzione culturale che auspico ogni giorno. Oggi forse lo trovo un po’ confuso, forse anche un po’ elementare, ma credo che l’obiettivo sia cominciare a parlarne, anche a rischio di smarrire la sintesi.

Lo ripropongo attraverso costruirecultura: Ciò che ci sfugge in questo periodo è una vera coscienza europea; forse perché non osiamo dire che non esiste. Il problema dell’immigrazione ha radici antichissime e non saranno i governi a fermarla con muri più alti. Purtroppo ciò che mi manca e dovrebbe mancarci sono idee nuove, sinergiche, commerciali, opere pubbliche, nuovi ponti. Quello che sia chiama welfare state: quel sistema sociale che vuole garantire a tutti i cittadini la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili. Inoltre, non paghi, dovremmo aiutare gli altri; creare nei paesi a forte tasso d’immigrazione aiuti finalizzati alla crescita e invece manteniamo i “nostri” territori di guerra esterni. (Nostri perché siamo noi che forniamo le armi).
NOI abbiamo creato la trappola, il disastro del 3° mondo, attraverso il genocidio dei nativi americani e l’orrenda moda degli schiavi per la sostituzione, che hanno costruito l’economia dei ricchi e mai ne abbiamo pagato le responsabilità. E’ facile pensare che questo olocausto solo in Africa costò dai 2 ai 4 milioni di morti che non generarono “progresso” per le proprie terre. Oggi da 70 anni grazie a Dio l’Europa non ha più avuto guerre,  forse perché le ha solo spostate. (In fondo che ci frega del problema dei territori occupati in Palestina. Dei fratelli siriani. Delle ormai croniche guerre nel continente africano: in Repubblica democratica del Congo, Libia, Mali, Mozambico, Somalia, Dell’Asia, in Birmania, Afghanistan, Iraq, del SudAmerica dove troviamo 6 stati in lotta e 27 tra cartelli della droga, milizie-guerrigliere, gruppi terroristi-separatisti-anarchici. Insomma un intrico difficilmente risolvibile che in tutta la nuova storia d’Europa ci dice che è forse meglio tenerci alla larga e gestire ogni tanto qualche attentato interno o qualche manifestazione violenta. Chi si ricorderà del Genoa Social Forum, si ricorderà anche di ciò che successe a Genova in quei giorni di Luglio e poi a Manhatthan in Settembre di quel maledetto anno Domini 2001. E quasi tutto probabilmente per fermare un movimento che presentava nuove idee per una globalizzazione più equa.

In fondo l’Europa unita sottoscrive gli obiettivi per i suoi cittadini:

  • promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi cittadini
  • offrire libertà, sicurezza e giustizia, senza frontiere interne
  • favorire lo sviluppo sostenibile basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia di mercato altamente competitiva, con la piena occupazione e il progresso sociale, e la protezione dell’ambiente
  • lottare contro l’esclusione sociale e la discriminazione
  • promuovere il progresso scientifico e tecnologico
  • rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale e la solidarietà tra gli Stati membri
  • rispettare la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica
  • istituire un’Unione economica e monetaria con l’euro come moneta unica.

 

Il risveglio dal mio albergo 4 stelle a Mumbay

Una nuova corte dei miracoli 

è apparso il 14/10/13 su www.caratteriliberi.eu

Alle armi!

Dobbiamo re-impadronirci dell’arma del pensiero.

Non sentite? Anche Dio grida attraverso la realtà! L’avevamo già pensato, scritto, urlato vent’anni fa: mai più onde assassine nel Mediterraneo! Non è stato sufficiente nasconderli tra le dune, insieme alla nostra dignità globale. (C’era ancora Gheddafi)

Ogni volta è una maledetta prima e ultima volta, non dovrà più capitare. Illusi!

Anche mio padre rimase ferito dalle bombe cadute a Sestri Ponente e i miei nonni sarebbero fuggiti volentieri ne avessero avuto le possibilità.

In questo tempo così certo d’assenza: basterà certo, il rintocco di un nuovo messaggio, un nuovo abbonamento, un telefonino più grande, uno stadio riempito d’urla inutili, moschee e chiese svuotate d’ideali. Ipocrisia è anche non sentirsi mai coinvolti, non pensanti, incoscienti, nel sonno delle nostre cellule pensanti.

In questo tempo così tecnologico; per alcuni ricco da far schifo, nella contraddizione dei mercati virtuali. Il mare non offre più pesce, la frutta arriva da chissà dove mentre la nostra marcisce come i nostri risparmi, gli imprenditori non investono e il paese soccombe di cassintegrati che soffrono la precarietà come la malattia dei giorni nostri.

Abbiamo nascosto i valori dietro a interessi di facciata, ogni notizia è viziata ad arte, travestita da dogma, diventa scudo, impunibilità.

Abbiamo sopportato governi fasulli, fantoccio, incapaci di scegliere, bloccati da giri di parole e ricatti. Tutti a libro paga.

Anni fa pensavo che alcune scelte strategiche fossero dettate da grandi responsabilità super partes e competenze adeguate. Da me certamente sconosciute le cause e certi meccanismi. Oggi mi chiedo se veramente avremmo potuto cambiare questa nomenclatura di idioti e ladri; lungi da me criticare gli onesti, che si sentiranno certamente legittimati dalla loro dignità personale.

Alle armi!

Senza violenza con l’arma vincente del ragionamento, della concertazione, del buon pensiero, del buon governo (lat. reggere il timone).

Riprendiamo fiducia nel valore del rispetto, partendo dalle nostre strade, che sembrano dei dedali invasi da arroganti, maleducati e presuntuosi.

Pane al pane, vino al vino. Ben venga la preghiera per un qualsiasi Credo, finalizzata al cambiamento, alla rivoluzione, contro chi ci ha portato in Piazza Alimonda, anche se nessuno di noi avrebbe preso in mano quel maledetto estintore.

Non voglio leggervi solo poesia, senza trovare o proporre linee guida. Come possiamo migliorare? Come possiamo evitare la mattanza dei nostri fratelli nel Mediterraneo?

Certamente non con leggi o demagogie elettorali. (Che hanno portato al populismo di oggi)

Non è dall’effetto che potremo produrre risultati. Oggi più che mai abbiamo bisogno di analizzare le molteplici cause che combinano gli effetti. Non ha più senso ragionare per campanili, gli interessi in gioco sono enormi, le multinazionali del potere non ci saranno alleate, occorre unire una nuova corte dei miracoli, occorre ragionare e agire velocemente in sinergia globale. Si dovrà partire dalle cause reali: le guerre e i loro padroni. Dobbiamo occuparci dei bisogni primari delle persone: il cibo, il tetto, la salute, il lavoro, la libertà.

Nel nuovo conflitto siriano, senza entrare nel merito, ho però compreso che L’ONU si limita a realizzare delle sanzioni a seguito dell’uso presunto di armi chimiche. L’Europa Nobel per la pace è pure indifferente. Come se i morti fossero più morti a seconda dell’arma utilizzata. Se non si creerà un equilibrio alla base, non potremo pretendere, con squallide manifestazione di chiusura, di fermare disperati che hanno il legittimo torto di voler sfuggire alla guerra che uccide i loro figli.

Accendiamo nelle nostre città momenti di aggregazione culturale. Da questo punto di vista la poesia è scevra di interessi, non ha colore politico, è sensazione. La lettura in ambito pubblico si fa strumento divulgativo a costi nulli, non si dirige, invoglia al ragionamento, alla riflessione, ci priva della superficialità che diventa il luogo comune bestiale figlio del malcontento, e dell’ignoranza indotta.

Ricordo che la paura del diverso, il bisogno di chiudere le frontiere, il silenzio delle istituzioni, la perdita del lavoro, la riduzione del proprio stato sociale, ha aperto la strada nel 1933 al partito nazional socialista capeggiato da tale Adolf Hitler e alle sue aberrazioni.

Il mondo attende il miglioramento, possiamo fornire un contributo con le idee, che ci preparano alle domande:

Chi fornisce le armi? Si tratta di prodotti tracciati? Chi guadagna, in questi termini, può accollarsi i costi delle innumerevoli vite umane (seppure quantificabili), dei conflitti, degli effetti? Può partecipare alla spesa militare degli stati che altrimenti spendono per le guerre? I soldi forniti dall’Europa agli stati sul Mediterraneo per pattugliare le coste, si sarebbero potuti utilizzare per migliorare le condizioni di vita di un piccolo paese in Africa? Perché non ci sono tasse specifiche sulle armi?

Naturalmente non ho competenza per rispondere a queste mille domande. Sono soltanto un poeta.


Questo scrivevo nel 2013, purtroppo è cambiato poco o niente. Le nascite in Italia sono zero. Nel frattempo non ci siamo fatti mancare proprio nulla: abbiamo avuto governi di destra e sinistra, diversi condoni, la vergogna di ponti crollanti.

Un blog letterario: La biblioteca di Mary

Bentornati cari lettori!

Facendo l’internauta mi capita di imbattermi in blog molto interessanti e naturalmente da scrittore e gran appassionato di costruzionecultura cerco di approfondire, imparare e carpire ogni segreto. Questa è la loro storia:

La storia del blog: “La biblioteca di Mary”

Fin da piccola mi è stato trasmesso l’amore per i libri, mia mamma era una lettrice onnivora e la nostra casa straripava di tutti i suoi libri. Per lei era un modo di evadere dalla dura routine e dalla vita bastarda che ha avuto. Quando leggeva aveva l’aria trasognata, felice, per quei pochi istanti in cui riusciva ad isolarsi tra le pagine lei viveva, era libera. Naturalmente tutto questo l’ho potuto capire meglio da adulta, quando ho potuto rivedermi in lei e da lei imparare quanto fosse bello e unico rintanarsi in una piccola nicchia solitaria, sognando di essere qualcun altro, ma soprattutto viaggiando per luoghi infiniti.

Da sempre sono una romantica sognatrice, mi emoziono per un niente, e questo a volte è una vera tortura, perché assorbi tutto ciò che ti circonda come una spugna, e non sempre riesci poi a buttarlo fuori nel modo giusto. La lettura in questo un po’ mi è stata di aiuto, così come il fatto di recensire, sembrerà stupido, ma a volte, anzi spesso lo scrivere le emozioni che una storia mi ha trasmesso, mi toglie un peso, mi libera non saprei come spiegarvelo, so solo che è una fantastica emozione.

Da qui e da un post di una blogger che cercava aiuto nel suo blog, è partita la mia avventura. Più recensivo, e più mi piaceva, più scrivevo e più imparavo, poi un’insana voglia di cambiamento ed ecco l’idea di aprire il mio blog.

 

 

“La Biblioteca di Mary” prende il nome da lei che tutto mi ha insegnato, mamma Marilena. L’inizio non è stato facile soprattutto per una che con la tecnologia non aveva niente da spartire, ma poi con l’aiuto di altre blogger, e anche di marito e figlio grande, questo mio piccolo mondo è cresciuto e devo dire che mi sta rendendo molto orgogliosa.

Ho imparato tanto e ancora ogni giorno scopro cose nuove, mi è sempre piaciuto studiare e per me leggere è anche questo, imparare a vedere tra le righe, ascoltare chi da più tempo è in questo mondo e trarne insegnamento. Molti vedono questa passione come un semplice hobby, “una perdita di tempo” anche questo mi è stato detto, ma credetemi se vi dico che è molto di più. Si è pura passione, si non vengo pagata e lavoro tantissimo, si molto spesso non ricevo nemmeno un misero grazie dopo aver lavorato duro. Sono mamma a tempo pieno solo da tre anni prima ho sempre lavorato, non per questo ho tempo da vendere, tante e infinite le cose da fare con due figli che vogliono attenzioni continue, ma anche per questo ho voluto e ottenuto di avere un angolo solo mio, in cui non sono mamma e moglie, ma solo Emanuela.

A volte ho sentito di non farcela e ho pensato di mollare, spinta dalle continue polemiche e dall’arroganza e mancanza di rispetto di molti, ma poi mi dicevo che non potevo darla vinta ancora, ma che dovevo lottare per il mio sogno, mostrando a chi ancora mi deride e pensa che passare le ore a leggere e a scrivere recensioni sia uno spreco di tempo, che non è mai uno spreco di tempo se quello che fai ti arricchisce e ti fa stare bene.

Quindi anche questa è stata una lezione importante per me, non aspettarmi sempre il grazie o la pacca sulla spalla, ma semplicemente continuare a dire la mia e a fare ciò che mi piace, continuando per la mia strada mano nella mano solo di chi merita di starmi accanto.

Questo articolo credo serva più a me che a voi, perché in realtà volevo solo farvi capire che dietro alle recensioni, dietro ad un blog, ma anche dietro pagine di un libro, ci sono persone che attraverso le parole vi regalo un pezzettino di loro, non è poco abbiatene cura e grande rispetto, io nel mio piccolo cerco sempre di farlo, sicuramente sbaglierò spesso e quando lo faccio avete il diritto e l’obbligo di sgridarmi, anche con questo io crescerò e continuerò a costruire il mio piccolo mondo.

Carta d’identità del blog:

Nome: La Biblioteca di Mary

Data di nascita: 26 Aprile

Amministratrice e Fondatrice: Piceni Emanuela

Pagina Facebook

Instagram

Twitter

Gruppo facebook collegato : Appassionatè e Libri

Mail: [email protected]il.com

Collaboratrici: Katia Piceni, Elena Sombre, Pia Sella, Maria Marano, Chiara Zattin, Jennifer Johnson.

Nelle recensioni a partire dal 6 agosto 2018  troverete l’#prodottofornitoda come previsto dalle nuove norme.

Tutto ciò che viene fatto sul blog è assolutamente a titolo gratuito.

Il blog dopo un periodo di “prova” è cresciuto molto e insieme a lui siamo cresciute e maturate anche noi, per questo abbiamo deciso di mettere alcuni paletti e avere quindi più accuratezza nella scelta dei libri da recensire.

Prima di tutto da oggi in poi la richiesta dovrà pervenire tramite modulo sul blog o via mail ([email protected]) scrivendoci il genere, titolo e trama e se vi fa piacere anche il nome da chi volete farvi recensire (di seguito troverete lista ragazze con le loro preferenze di lettura). Accettiamo pdf, epub, o direttamente ebook al kindle e naturalmente i cartacei sono sempre ben accetti. A chi donerà il proprio cartaceo la possibilità di avere una videorecensione.

Per quanto riguarda le recensioni noi le posteremo sul blog, su amazon e tutti i canali collegati al blog.

Ognuna di noi ha il proprio modo di dire la sua e ama leggere un po’ di tutto con alcune restrizioni che vi elencherò sotto. Tutte siamo consce di quanto lavoro ci sia dietro una storia per questo rispettiamo il vostro lavoro e di conseguenza pretendiamo di essere rispettate. Per noi è passione, dire hobby forse è riduttivo perché credetemi tanto è il tempo e lo sforzo che vi dedichiamo, cercheremo di soddisfare in tempi brevi ogni richiesta, vi chiediamo pazienza dato che come voi abbiamo una vita al di fuori e che quindi il tempo da dedicare è sempre troppo poco!

In attesa delle vostre pubblicazioni, ecco la formazione delle magnifiche sette ragazze del team "La biblioteca di Mary" con le preferenze di lettura:
(ndr)

Emanuela leggo quasi tutto, cerco sempre di spaziare e provare nuovi generi, per ora posso dirvi no a saggi, m/m e f/f incentrati solo sul sesso senza alcuna trama dietro, e manga.

Katia legge un po’ di tutto tranne fantasy, m/m, f/f. Si occupa ogni tanto anche della rubrica Musica e Parole. Le sue recensioni le potete leggere nell’etichetta dedicata sulla sinistra del blog (recensioni Katia).

Elena legge un po’ di tutto esclusi fantascienza (astronavi, futurismo) ed erotici. Le sue recensioni le potete leggere nell’etichetta dedicata sulla sinistra del blog (recensioni Elena).

Pia legge romance, storici, fantasy, thriller, m/m, dark romance ed erotici. Non legge narrativa, horror o dark troppo violenti. Le sue recensioni le potete leggere nell’etichetta dedicata sulla sinistra del blog (recensioni Pia).

Maria non legge m/m, f/f, erotici ed horror. Le sue recensioni le potete leggere nell’etichetta dedicata sulla sinistra del blog (recensioni Maria).

Chiara non legge romanzi rosa, erotici e fantascienza (alieni etc..). Le sue recensioni le potete leggere nell’etichetta dedicata sulla sinistra del blog (recensioni Chiara).

Jennifer non legge storici. Le sue recensioni le potete leggere nell’etichetta dedicata sulla sinistra del blog (recensioni Jennifer).


Naturalmente se avete richieste se ne può sempre parlare e cercheremo quanto possibile di venirvi incontro. Al blog potete richiedere: segnalazioni, cover revail, presentazioni in anteprima, blog tour (sia per organizzarli che per parteciparvi con tappe), review party e interviste (se volete essere intervistati contattate Emanuela tramite mail o messaggio privato).

Inoltre diamo la possibilità di poter scrivere articoli (anche saltuariamente) inerenti al tema letterario, oppure anche per quanto riguarda le rubriche Read & Eat e Musica e Parole.

Per chi vorrà collaborare ribadisco che non riceverà alcun compenso. Il blog è sempre aperto per chi vuole unirsi al team, per info contattare Emanuela, via mail ([email protected]) o in privato su messanger. Ribadisco che il blog non è una testata giornalistica, le immagini che troverete sono prese da internet o modificate tramite siti appositi che le forniscono gratuitamente e prive di copyright.

Per quanto riguarda le norme sulla privacy Leggi qui .

Nel blog vedrai contenuti di affiliazione con Amazon e Google, in qualità di affiliato Amazon  ricevo un guadagno per ciascun acquisto idoneo. Infine il blog produce piccoli gadget che sono personalizzabili con qualsiasi foto vogliate, troverete post prossimamente in pagina. Per info contattate Emanuela. Spero di essere stata chiara, comunque per qualsiasi cosa siamo sempre disponibili.

 

 

 

 

 

Emanuela e tutto lo staff.


 

FoLLiAh! L’ex manicomio di Collegno per non dimenticare la storia e la sofferenza dei nostri famigliari più sfortunati.

Il 4 Febbraio 1904, viene approvata la legge n. 36 intitolata “Legge sui manicomi, custodia e cura degli alienati”.

In base a tale legge, chiunque ritenesse un individuo pericoloso per sé o per gli altri poteva chiederne l’internamento in manicomio servendosi di un cert. medico presentato dal pretore. L’internato viene immediatamente privato dei diritti civili ed il tribunale nomina un tutore. Nella Certosa di Collegno nel 1920 i ricoverati sono oltre 3300. Nel 1978 i degenti erano 2176. Gli ultimi reparti vennero trasformati in comunità e in residenze per anziani. Nel 1993 la chiusura degli ultimi reparti dell’ospedale di Collegno che diventano Comunità.

Lo scorso 1° Luglio 2018… un tweet del Ministro Matteo Salvini:

Matteo Salvini ha pubblicato un tweet che ha messo in allarme tutto il mondo della disabilità:  “Noi stiamo lavorando per un’Italia più buona. Penso all’assurda riforma che ha lasciato nella miseria migliaia di famiglie con parenti malati psichiatrici”. Proviamo a entrare con rispetto nell’argomento, con l’obiettivo di fare luce e accendere un ragionamento. Il ministro si riferisce senza dubbio alla Legge Basaglia.

C’erano una volta i manicomi: Legge Basaglia, quarant’anni dopo.

Prima c’erano i manicomi, con tutto il carico dei loro terribili orpelli: fili spinati, cinghie di cuoio, camicie di forza, carcerieri, cloroformio e paraldeide. Botte da orbi, acqua fresca, elettroshock come se piovesse. Fetori nauseanti e strutture fatiscenti. Prima c’erano gli alienati, con la loro follia da confinare. C’erano celle d’isolamento, occultamento e cronicizzazione di quello che era la malattia mentale. La legge Basaglia fu una legge rivoluzionaria che consentì di chiudere definitivamente i manicomi, veri e propri lager per i malati psichiatrici e non solo, ridando dignità e diritti a tantissime persone. Fu il punto di partenza per l’abbattimento dei pregiudizi, per l’inclusione di persone con disabilità intellettiva e per il loro pieno inserimento nella società, una rivoluzione culturale prima ancora che sociale.

Le cinghie di coercizione ci sono ancora a testimoniare la sofferenza di queste persone

La Legge Basaglia (Legge 13 maggio 1978, n.180 – “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”), disponendo la chiusura dei manicomi ha segnato una svolta nel mondo dell’assistenza ai pazienti psichiatrici, una cesura con il passato dalla quale non si può che andare avanti sulla strada della dignità.  “Perché aprire l’Istituzione non è aprire una porta, ma la nostra testa di fronte a “questo” malato”. Purtroppo la storia recente ci ha trasmesso che il sistema non è comunque esente da responsabilità. In ogni caso la chiusura degli istituti, ha creato un effetto domino, uno spartiacque pericoloso che la società in molti casi non è stata in grado di gestire. Molte famiglie hanno quindi dovuto far fronte al “ritorno” dei loro cari, talvolta veri e propri desaparecidos dei nostri condomini, senza la corretta preparazione o il legittimo aiuto sanitario. Per questo è fondamentale costruirecultura senza tralasciare nessun aspetto della storia all’interno di un processo di cambiamento.

Amo le geometrie di luce                                                   Solo Universo                                                                          Già infinito

Non potremo mai capire completamente, il senso del dolore, la sofferenza patita durante gli elettroshock. Siamo così distratti dalla vita, dall’apparente benessere che ci sfiora; figurarsi ricercare l’ansia del malessere. Per anni abbiamo nascosto il male, la malattia spaventosa di queste donne e di questi uomini, al di là di muri fisici adombrati dal perbenismo imperante. Senza conoscere cause, senza affrontare possibili rimedi. Ora, a venti anni dalla chiusura di queste strutture, vogliamo mostrare come SONO oggi questi spazi pubblici; perchè del manicomio di Collegno ne abbiamo sempre discusso al passato, come a dimenticare quella fetta di storia, così tristemente legata agli squilibri della mente, che da sempre ci spaventa, pur sapendo si tratti lateralmente di noi. Nasce così FoLLiAh un foto-progetto di ampio respiro ambientato nel presente. Con l’accezione esclamativa abbiamo voluto enfatizzare e cercare di capire il tono del dolore:

L’altra sera mi hanno scoperto
mentre strappavo lenzuola per farne piccole fettucce da legare insieme
Mai più Mai più Mai più
Mi hanno urlato
FoLLiAh!

E’ ambientato e strutturato nel presente ove i protagonisti in dissolvenza sono gli ospiti di allora, seppur fantasmi e legati all’incubo, essi interagiscono con infermieri, medici e carcerieri, con cui condividono lo stesso triste balletto, quello stesso tragico destino che ci porta all’oblio di una vita non vissuta.

Il progetto parte dalle parole di Franco Basaglia:

“La società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere.

Il nostro obiettivo è stato, non senza un elevato impiego di tempo e risorse commisurato alla grande trasformazione di Collegno, quello di mostrare cosa è divenuto oggi la struttura dell’ex manicomio: un museo, un luogo di aggregazione per persone di ogni età, un parco, aree polivalenti ove gestire le sinergie della collettività. La sede di una delle più importanti sezioni dell’ASL di Torino. Visitando I locali, nelle stanze si percepisce uno stato d’ansia; sembra che tutto sia pervaso da un’angoscia, densa, che pesa dentro come incudine; i muri, il mobilio, i letti con le cinghie di coercizione. I registri con le tabelle dei medicinali, i materassi macchiati… tutto ciò, anche se non esposto alla vista di tutti abbiamo voluto mostrarlo come parte di un mondo, che certamente non ci appartiene più, ma che non si può nascondere con una pennellata di vernice smaltata. Perciò abbiamo messo in simbiosi i fantasmi evanescenti e disperati di ieri l’altro, con la concreta realtà dell’oggi. Nel portare in evidenza il passato, siamo partiti dagli ultimi per chi tra queste mura ha vissuto la sua esistenza terrena, analizzando con rispetto le condizioni. Quindi raccontiamo e mostriamo agli occhi di tutti, come nel presente questo luogo di sofferenze si sia innalzato a luogo d’eccellenza, condivisione e spensieratezza fornendo speranza per il futuro.

Per attualizzare: è previsto nell’aprile 2015 la completa chiusura dei sei ospedali psichiatrici giudiziari, presenti sul territorio italiano.

FoLLiAh! La mostra fotografica:

Sono state scattate circa 200 foto con la tecnica della doppia esposizione, direttamente in macchina. Abbiamo selezionato più di 60 scatti: ogni immagine è corredata da tre versi: didascalie poetiche che non riportano alla realtà fotografata, ma alla sofferenza, al pensiero umano così complesso e non sempre traducibile da semplici parole, punteggiature e clichè precostituiti.


 

FoLLiAh è… un urlo dal passato, un richiamo alla malattia, un percorso ancora in divenire che non sputa sentenze nè giudizi, non parla di cattivi pazzi o di cinici infermieri, ma si limita a rivelare una storia di sensazioni e il ricordo della sofferenza attraverso racconti visivi in dissolvenza. I testi, non accompagnano la fotografia in senso didascalico, ma vogliono trasmettere l’essenza, la testimonianza del pensiero degli ospiti. Una sofferenza liquida che urla al mondo.

Solo enigmi nel labirinto del mio cervello

Sono come poesie liquide

Solo il frutto di troppi elettroshock

Ho tanta voglia di ridere

Invece posso solo piangere

Nelle curve di una solitudine che mi uccide

Ma cos’è fuori?

Una musica che non mi piace

Gatti randagi che urlano alle faine nel mio eterno dormiveglia 

Non c’incontreremo mai

Come missili che esplodono

Prima di perdersi nello spazio

Che vita è fissare fissare ed aspettare

Sembra che gli occhi mettano a fuoco fiori d’altrove

Fuori amore dentro carità e rispetto necessità di non essere dimenticato

 

FolliAH è un progetto aperto ed è grazie agli scatti di studio fotografico FX studio:
Fabio Lach, Igor Sabbetti, Giancarlo Vogliotti,
al gruppo teatrale Argonauti,
stampa Angela Iavello. 
I testi sono del sottoscritto

Sostiene Pereira

L’estate porta sempre buoni libri e Sostiene Pereira è davvero una buona lettura per tenere sveglia la mente. Ho trovato molto pertinente il messaggio di Antonio Tabucchi, in linea con l’esperienza di Costruire Cultura. Perciò condivido questo articolo. Oggi possiamo scrivere liberamente, NON ovunque e forse troppo, ma per fortuna, siamo abbastanza liberi di esprimere un’opinione. Ma c’è stato un tempo, in cui sostenere un’idea, non era cosa da poco e richiedeva un impegno fuori dal comune, mettendo a rischio anche la vita stessa. Per arrivare a Voi cari lettori ho scelto alcune opere che rappresentano bene il disagio dell’uomo di fronte alle  alle occasioni della vita , come nel quadro “Lo que nos va quedando” di Angel Moreno Fernandez o il Pensatore di Rudi Biancardi; di entrambi troverete nel blog ricchi articoli specifici. Mi raccomando in fondo troverete lo spazio per i vostri commenti che mi aiuteranno nel migliorare la costruzione della cultura.

Questo è l’inizio del libro che vi presento nella mia personale recensione:

Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava.

Pare che Pereira non stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il Lisboa aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte…

 

Sostiene Pereira, è una lettura emozionante, anche se inizialmente un lettore distratto potrebbe interromperla, ritenendola priva di situazioni intriganti e finalizzate. Ma qui non capita mai nulla?

In effetti egli potrebbe ricordarci altri antieroi neorealisti, cioè come quelle persone insignificanti, la cui vita non presenta sussulti degni di nota; rimando ai protagonisti di Italo Svevo che sono quasi contemporanei di Pereira, in realtà gli esempi potrebbero essere moltissimi, ma per brevità mi soffermo sull’autore triestino.

Sinceramente geniale il sintagma adottato da Tabucchi: Sostiene Pereira ripetuto in modo maniacale, che ci accompagnerà per tutta la durata del “film” raccontato. E’ ambientato nell’assolata Lisbona, negli anni di confusione politica Europea, prima del disastro che sarà la seconda guerra mondiale, nel 1934 durante la dittatura di Salazar.

La trama è infatti basata su questi riferimenti storici e il narratore ci farà capire come talvolta è importante avere un’ideologia, credere fermamente in questa, senza farci conquistare dal “sonno” cerebrale per amore di pace e tranquillità. Sostiene Pereira diventa così un nome, un protagonista suo malgrado, che cominciamo a conoscere dalle sue malinconie, dal suo vestire abiti nel tempo caldo e umido dell’estate, dentro quelle amabili limonate molto zuccherate, negli occhi vivaci dell’italiano Monteiro Rossi, nel fascino della sua fidanzata Marta. Pereira è un personaggio in dissolvenza, impegnato a scrivere senza far danni le sue recensioni, le sue traduzioni, sul quotidiano del pomeriggio, Il Lisboa, di cui dirige un po’ stancamente la rubrica letteraria. Tabucchi non nasconde l’impronta neorealista del suo personaggio in cerca di un’identità precisa, ma lo connota e lo dipinge pian piano nei suoi ragionamenti psicologici delle vere e proprie opere. Anche da qui l’uso delle opere gentilmente concesse dagli amici Rudi Biancardi e Angel Moreno Fernandez.

 

Angel Moreno Fernandez. Titulo: “Lo que nos va quedando” Tecnica: pigmentos tierra y piedra sobre lienzo + punto de luz. 145 x 100

 

 

 

Pereira assume Monteiro Rossi, perché ha bisogno di proteggerlo da qualcosa che non capisce, ma sente fortissimo il bisogno di offrirgli un’opportunità, legge e archivia i suoi necrologi così vitali e particolari come quello di Gabriele D’Annunzio, che definisce un guerrafondaio e di cui attacca con ferocia l’adesione al partito fascista e quello di Federico Garcia Lorca di cui elogia la denuncia delle barbarie del regime franchista, ma non li pubblica, temendo, a ragion veduta, la mannaia della censura del regime.

Ma quanto può essere terribile il nostro mondo?

“L’Urlo” Opera di Angel Moreno Fernandez

Avvelenato dal dubbio di essere controllati, obbligati dal sistema a pensare e agire in modo “allineato”. Da lì a poco l’Europa farà i conti con le leggi razziali. Abominio dell’umanità tutta. Questa l’evoluzione del malinconico protagonista che parla spesso alla foto della moglie precocemente scomparsa e questa le risponde pure. Da inetto analista critico della letteratura a testimone degli eventi che cambieranno le sorti del mondo di lì a poco. Così il dottor Cardoso non metterà in crisi soltanto la sua dieta, ma anche il suo pensiero, offrendogli la possibilità di mettersi in gioco con un’opinione consapevole e ragionata. E’ interessante la teoria della confederazione delle anime con la quale si definisce l’io come un gruppo di anime diverse. Predominerà l’individuo egemone. Sostiene, Pereira capirà a sue spese, in modo cruento e drammatico che i ragazzi Marta e Monteiro Rossi avevano ragione e la sua vita così piatta perdeva di significato, se la sua cultura non fosse divenuta il mezzo per la costruzione della libertà.

Forse tutto si può fare! Basta averne la volontà. “Cito Marta dal film”.

Così il libro termina, in modo violento con l’omicidio in casa di Pereira del povero partigiano e giornalista Monteiro, ammazzato di botte, da parte dei vigliacchi balordi della Polizia Politica. Pereira è maltrattato e umiliato. Ma capisce che la sua voce può fare ancora la differenza, così con un abile stratagemma, pubblicherà la storia sul Lisboa, nei suoi particolari più crudi e reali. L’inetto diviene l’eroe, anche se fuggirà dal Portogallo in un’Europa che comunque esploderà.

“Il pensatore” Opera immortale di Rudi Biancardi

Sostiene Pereira è anche un film di Roberto Faenza del 1995, interpretato da un magistrale Marcello Mastroianni, con la colonna sonora del Maestro Ennio Morricone.

locandina

Creta. Il Palazzo di Cnosso. La civiltà minoica

L’isola di Creta culla del Mediterraneo

Creta è la quinta isola più grande del Mediterraneo. Terra di magia e mistero se si pensa al labirinto di Cnosso e all’antica civiltà minoica che per quanto sconosciuta e misteriosa resta una delle più affascinanti dell’antichità. È un luogo fantastico per chi ama il mare, la gastronomia senza dimenticare cultura e archeologia; che a Cnosso diventa mitologia, è infatti nell’immaginario di tutti fin da quando nei sussidari scolastici si studiava la società cretese e la leggenda secondo cui il palazzo costruito come un labirinto di stanze e cortili fosse proprio il leggendario labirinto dove era nascosto il Minotauro, ucciso da Teseo.

All’ingresso del palazzo svetta il simbolo taurino

A contribuire al fascino, la fine repentina della società minoica che lo aveva costruito, a seguito del terremoto causato dall’eruzione del vulcano che aveva distrutto Santorini, attorno all’anno 1.700 a.C.. Della civiltà egeo–cretese (detta anche minoica del leggendario re Minosse, anche se probabilmente è il nome con il quale si identificavano tutti i re minoici), non si sa molto; cronologicamente essa occupa quasi tutto il 3° e il 2° millennio a.C., mentre la sua massima fioritura sarebbe da collocare fra il 2.000 e il 1.400 a.C. La Grecia antica è stata la culla del progresso occidentale: la nascita della filosofia, del teatro, della medicina, dell’arte, della politica democratica e dello sport ha segnato la nostra cultura dell’Europa moderna. Gli storici affermano che la Grecia sia nata proprio dall’incontro della Civiltà cretese (2.800-1.450 a.C.) con la Civiltà micenea (1.700-1.200 a.C.) che ebbe modo di assoggettarla presumibilmente a seguito dell’indebolimento dovuto proprio al terremoto.

A pensarci bene l’epoca di costruzione, la cura delle costruzioni, l’arte espressa dovrebbero farci impallidire: parliamo di 2000 anni prima di Cristo.

Per Giove!

Il Mediterraneo era già culla delle civiltà e non sarcofago per sfortunati esuli.

Il Palazzo di Cnosso fa impallidire per ricchezza ed eleganza

Il Palazzo di Cnosso il più grande delle dimore minoiche è oggi un bellissimo sito archeologico.

Uno degli affreschi più belli all’interno del palazzo

Esso costituiva il centro politico ed economico dell’impero. E’ privo di mura di fortificazione quindi si suppone che non temessero nemici. A quindici minuti di macchina dal centro. Scoperto già dalla seconda metà dell’Ottocento, fu scavato in modo sistematico nel 1.900 da Sir Arthur Evans, archeologo e in quel periodo direttore del Ashmolean Museum di Oxford. Evans continuò fino al 1931 con una sola interruzione durante la prima Guerra mondiale e più tardi pubblicò un’opera The Palace of Minos at Knossos sulla sua avventura. Fin dall’inizio i monumenti scoperti avevano bisogno di restauro. Così certe parti del palazzo sono state restaurate e in questi lavori fu usato cemento armato e colorato spesso in modo arbitrario. Tante le critiche su questo metodo che oggi può infastidire ma, ad un occhio non esperto, restituisce in qualche modo l’immagine dello splendore originale di sale e palazzi.  Gli affreschi originali si trovano al museo di Iraklion come la famosissima tauromachia: due giovani che sembrano danzare sfidando un enorme toro. Nel cortile in terra battuta nella zona centrale, si svolgevano le esibizioni dei ginnasti che sfidavano la morte piroettando sui tori sacri per i cretesi. Lo spazio abitativo del complesso si estendeva su una superfice di ca. 20.000 m² con gli alloggi del re, della regina, le sale per il culto e per i ricevimenti: 1300 stanze distribuite su 5 piani a pianta molto intricata ove si stima potessero vivere almeno 12.000 persone.

 

 

 

 

 

 

 

 

Vicino alla stanza della regina

Dagli affreschi percepiamo un popolo tranquillo ed esteta. Si noti sullo sfondo il mare

 

La mitologia per chiarire le idee: il fascino della storia che insegna al presente

Minosse, rifiutò di chiudere nelle sue stalle il toro che avrebbe dovuto sacrificare in onore del Dio del mare, Poseidone. Adirato il Dio indusse sua moglie Parsifae, ad una passione smodata per il toro, da questa unione si generò la creatura mitologica metà uomo e metà toro: il Minotauro. Per rinchiudere e proteggere i suoi sudditi dal mostro, Minosse fece costruire un labirinto dal famoso genio Dedalo. Poiché gli ateniesi avevano ucciso il figlio di Minosse, il re si mosse contro la città e dopo averla conquistata pretese un tributopesantissimo: ogni nove anni 7 ragazzi e 7 ragazze dovevano essere inviate a Cnosso e offerte in sacrificio alla bestia. Gli ateniesi stanchi del giogo al quale erano stati sottoposti, inviarono dopo anni, una squadra “speciale” con l’obiettivo di uccidere il mostro. Il loro capitano era Teseo figlio del re di Atene Egeo. Aiutato da Arianna, figlia di Minosse, Teseo uccise il Minotauro ad uscire vivo dal labirinto, mediante il famoso gomitolo di filo fornito direttamente da Dedalo. Al ritorno in patria Teseo, abbandonata Arianna, dimenticò di issare la vela bianca, in segno di vittoria sul nemico, suo padre Egeo scorgendo la vela nera sulla nave, che indica sventura, pensando alla cattiva sorte del figlio, impazzì per il dolore gettandosi nel mare che adesso porta il suo nome.

Ma torniamo a Minosse: scoperto l’inganno e accecato dal dolore della perdita di Arianna innamorata e fuggita con Teseo, imprigionò Dedalo e suo figlio Icaro nel labirinto. Dedalo grande genio e inventore creerà anche le ali con piume d’uccello incollate con cera, purtroppo lo stratagemma funzionò solo per lui, in quanto Icaro, avvicinandosi troppo al sole, precipiterà in mare. Dedalo proseguirà quindi il suo volo arrivando in Sicilia.

Posso sognare un mondo senza violenza

Un femminicidio ogni 60 ore in Italia

Desiderare un mondo senza violenza é una cosa buona. Come quando scende la pioggia e bagna la Terra.

Desiderare un mondo senza violenze verso la donna é diventata, purtroppo una prioritá e una responsabilitá di tutti. Come sempre, non posso proporre soluzioni, né tanto meno mi permetto facili consigli o retoriche populiste. Posso peró attraverso la poesía aprire il cuore di chi legge e stimolare la mente per essere vigili e trovare l’entusiasmo per educare i figli, gli amici, aiutare chi versa in difficoltá. Sviluppare cosí un ragionamento e un processo di crescita finalizzato al bene.

Il testo che vi propongo oggi,  si sviluppa su due diversi piani: il primo é pervaso di desiderio misto all’adrenalina amorosa, una sorta di inno al sentimento puro, passionale e carnale. In questo caso NON é una poesía scritta in prima persona, il protagonista siamo tutti, nel bisogno ancestrale di condividere voluttá ed emozioni con l’altra persona. Il secondo piano, quello trágico sbatte violentemente l’indice contro la violenza quotidiana, senza confini, verso l’essenza femminile. Osservate i numeri e tuffatevi nella lettura a voce alta:


Ho fatto bene l’amore

Ho fatto l’amore sul cofano dell’Ascona
Nelle cuccette rivettate dei camion
Ai piedi della palma in giardino
Sui terrazzi delle favelas di Mexico
Nel bocho negro mentre mariachi suonavano
Mentre la fiamma spegneva l’ardore
Quando le lacrime si mischiavano alle droghe
e i cani finivano di raspare il nudo deserto
Sotto fiumi di cerveza annebbiati dai gradi buttati in gola
Nella casamatta su materassi che solo i pazzi
quella occupata dai writer
quando la digos ci arrestó fatti come zucche
pieni di paure amore odio e fumo
molto piú ubriachi di voi*
Ricordi alla festa delle pasticche?
nel faló dei diciotto
Evaporati in una nuvola rossa*
In mezzo al campo accarezzati dal vento di mare
Sulle barche nel’onda tranquilla del porto di Camogli
Nelle baracche sulla spiaggia
Nella roulotte di tuo padre in deposito
Nei cessi della moschea di Casablanca
Quando aspettandoti per amarti un’altra volta
Lui ti uccise violento e ignorante come solo l’uomo puó fare

(*)Cito Fabrizio De André

Sei donne uccise a Ciudad Victoria nello stato di Tamaulipas

Qualche giorno fa ho letto su Repubblica che sei donne sono state rapite e trucidate in modo violento nel nord del Messico (a 7 ore da me, non molte). Purtroppo la notizia, qui non ha avuto l’enfasi che meritava, né ho avuto riscontri dai colleghi, né tanto meno dalle colleghe. Cosí ho cominciato a fare domande dirette; del resto non mi aspettavo certo grandi proclami o prese di posizione che anticipano le manifestazioni di piazza, si é andati non oltre lo sgranare degli occhi in segno di sottomissione.

Mi rendo conto cosí, che questo é tollerato come un cancro della “propria” pelle, ma difficilmente intaccabile. Le ragazze messicane NON amano parlarne. Infatti questa societá, ancora molto maschile, é soggetta alla violenza piú subdola: quella che si svolge in famiglia e spesso non denunciata. (análogo in Italia). Anche qui per fortuna si comincia a cambiare e molte donne si confidano nelle fabbriche dove si aprono consultori specifici e sportelli d’aiuto.

La storia di ogni paese, anche il nostro, é fatta di processi culturali lunghi, sanguinosi e amari, per fortuna ci sono anche pagine d’entusiasmo e miglioramento, non senza fática. Mi pare che qui consentiamo al mostro (che siamo) un sacrificio periódico e calcolato. Un’eclissi di sole triste. Una guerra, poco distante oltre il muro del contrasto, che si combatte sulle strade di interessi sporchi, ma comuni. Abbiamo imparato a tollerarla consapevolmente, drogati e narcotizzati da un misto di paura e benessere che piuttosto di combattere ci fa fuggire. Del resto il prezzo del coraggio é il martirio, se non il nostro, quello dei nostri figli.

Il rischio é quello di smarrire l’anima.

Due dati che hanno dell’incredibile:

Ho svolto una ricerca: nei sei anni della presidenza di Enrique Peña Nieto sono 39 i giornalisti e 23 i sacerdoti morti ammazzati a cura dei cartelli che si spartiscono gli sporchi interessi legati alla droga. Evidentemente si vuole spezzare la veritá della comunicazione. Il 1 luglio 2018, il Messico vivrá l’elezione presidenziale. Auspico per questa terra il miglioramento tanto atteso. Si punti sul welfare, sullo stato sociale, sull’equitá, sul lavoro correttamente pagato, sulla crescita condivisa, evitando scompensi troppo elevati tra le classi. Si investa sulla cultura positiva dell’emozione, con un occhio verso i piú deboli, sui ragazzi e sulla poesía che salverá il mondo. (ma quest’ultima é una battuta).

Ogni foto, testo, pensiero, verso libero é di produzione personale. Per l'unico scopo di allietare e stimolare il buon confronto /ab.

 

 

 

Nizar Ali Badr – L’arte per la Pace! In mostra a Torino presso la galleria Arte Cittá Amica

NIzar Ali Badr

Nizar Ali Badr, Jabl safoon, é nato nel 1964 a Bainada;

Nizar Ali

un villaggio della Lattakia in Siria, ormai distrutto dalla guerra. Egli dice di sé: “Non ho mai imparato l’arte che é stata trovata nella mia genética dagli slavi ugaritici. Nessuno puó spiegare come é stata creata in me”.

Scultore conosciuto a livello internazionale, egli lavora la pietra della sua terra, in particolare del monte Safoon. Molte delle sue opere sono ispirate dalla guerra in Siria e ne “narrano” le atrocitá. Attraverso di esse si “ascoltano” le grida della gente povera e disperata e l’urlo dell’artista che riecheggia nel mondo. Sono pietre che assemblate umilmente, raccolgono l’amarezza della cruda realtá della guerra.

La storia della guerra si legge nelle sue sculture.

Una storia fatta di tristezza, di pianto, di grida, di sangue, ma anche di danze, di gioia e di molta speranza. L’artista raccogliendo questi piccoli ciottoli, pezzi di una terra decomposta sembra voler ricomporre una Siria oggi distrutta, quell’antico paese che fu di Alessandro Magno e rappresentó la culla della civiltá mediterránea. Nelle sue opere ci sono madri e padri che piangono i loro figli morti in questa ignobile guerra; bambini che sperano di tornare a giocare liberi. In queste opere é rappresentato l’esodo di un popolo nella faticosa ricerca della pace.

L’esodo, la fuga del popolo siriano. Per noi solo migranti?

Nizar Ali Badr ama stare con i poveri e la sua piú grande speranza é di “restituire il sorriso ai bambini”.

Uomo di pace, Nizar, ha ricevuto il riconoscimento per la diffusione della cultura e dello spirito di tolleranza, dal Centro Culturale Internazionale in Germania.

Né a lui, né alle sue opere é autorizzata l’uscita dalla Siria, pertanto non ha mai potuto partecipare alle sue mostre fotografiche in onore della sua arte. Egli soffre a causa di questa subdola censura. Le sue opere sono state esposte, in foto, in diversi paesi dell’Unione Europea, e per la prima volta in Italia, a Torino presso la Galleria Arte Cittá Amica l’11 Maggio 2018.

Un’opera decisamente forte, nella sua semplicitá. Si notino i piedi legati indissolubilmente. La ferita e quel filo spinato non ci ricorda Qualcuno?

Nizar ali chiede la pace e la libertá per sé e la sua gente!

Uniamoci a lui nell’abbraccio della Pace!!!
Da Torino all’America Latina.
Le foto sono per gentile concessione dell'autore e il testo é tratto dalla biografia di Nizar, a cura di Imma Schiena - Costruirecultura si adopera per la diffusione della pace e la buona convivenza tra i popoli e l'abbattimento di frontiere e confini. 

 

 

 

 

Giá mi colpisce l’artista per il suo modo di assemblare la pietra. E’ un’arte asciutta che arriva al cuore di chi la guarda, ricorda noi da bambini quando si assemblano i ciottoli sulla spiaggia di Voltri.

 

 

 

 

 

 

 

Ricorda in qualche modo la mia poesía scritta l’anno scorso dopo aver ascoltato un sacerdote di Aleppo, che in visita a Torino aveva urlato il suo disappunto verso i governi, rei di muoversi soltanto con le parole. Anche il mio vuole essere un urlo contro la nostra agiata sopravvivenza e i nostri pensieri di chiusura.

Aleppo

L’antico suq è in fiamme adesso
S’alzano fumi delle granate
Tra le cupole di moschee devastate
Crollano marmi di preghiera
E’ un sipario di morte
Fiori non colti di speranze danneggiate
Amori mai nati carezze mancate
Lezioni di storia non compresa
Luci spente di canti senza gioia
L’anima è nuda una pioggia acida m’avvolge
Non più vestita di sogni
Smarrendo anche le stelle
Il randagio trascina visi di polvere e sangue che prima chiamava famiglia
Non ho facili soluzioni né parole di pietà
Né voglio trattenere i miei passi nel perimetro di sconforto
Ci hanno inoculato un distillato di paure senza fine
Hanno detto a tutti che la festa è qui
Ma si divertono solo loro
Intanto il mondo fugge
Fugge da Aleppo
Crepa in mare
Ieri culla e oggi bara della civiltà
Che unita in nome della fratellanza erige nuovi muri

a.b.


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si ringrazia la curatrice della mostra Imma Schiena e la Gallleria Arte Cittá Amica Presidente Raffaella Spada per la disponibilitá.

Fine della democrazia. Lettere sovversive dall’esilio… ovvero: Un appello alla ragione

Il Messico

Negli ultimi mesi ho osservato l’Italia e l’Europa dall’America Latina, dove lavoro. Il Messico, seppure con molte difficolta’ e contraddizioni interne, mi pare molto solidale ed equilibrato a livello político rispetto anche alla cara “vecchia” Europa. Qui c’e’ molto amore per la patria, il nazionalismo e’ molto forte e coinvolgente. Tutti discutono delle prossime elezioni presidenziali. Mi pare che tutto il paese sia sospinto da un’ única voglia verticale di crescita.  Stupisce anche l’attivita’ costruttiva: nuove strade, nuovi ponti, centri commerciali, nuove abitazioni e grattacieli; si potrebbe attribuire alla globalizzazione tutto cio’ e al grande giro di denaro. Intanto l’aeroporto che nascera’ a Mexico City sara’ il piu’ grande dell’America Latina. Le multinazionali investono, fioriscono le aziende e le strade sono piene di annunci per il lavoro. Le aziende si contendono gli operai con buona fortuna delle agenzie interinali. Ormai quasi tutti hanno una laurea e nascono un sacco di bambini di madri che provengono da ogni parte del mondo. Il muro di Trump, per quanto ne so, blocchera’ soltanto gli americani che qui stanno scendendo in massa, a godersi la pensione, bizzarro, no? Tuttavia gli stipendi sono ancora molto bassi e non capisco come ci possa essere un benessere cosi’ diffuso. Inoltre, qui nello stato di Querétaro si puo’ trovare, per ora, una sicurezza che in altri stati non si respira. Infatti alcuni vicini di casa si sono stabiliti qui, dopo aver súbito vessazioni, minacce, e aggressioni nelle loro citta’ d’origine.

Trasformazione della democrazia

La trasformazione della democrazia

In Italia e in Europa non vedo stabilita’ política; in Italia l’abbiamo mai vista? Le ultime notizie mi preoccupano piu’ di altre; del resto il dibattito político non m’infervora, ma certo dovrebbe. Mi riferisco a manifestazioni di estrema destra, venti di condanna e di controcondanna, assalti, sparatorie e violenze, cariche della polizia. Impulsi ciechi che ognuno dei nostri protagonisti della scena política, ha strumentalmente condiviso e non. Non si parla piu’ di schieramenti, dobbiamo farcene una ragione: le storie di Don Camillo e Peppone appartengono ad un passato ormai nostálgico. Sinistra e destra non sono cio’ che puo’ rappresentare una soluzione. Non possiamo parteggiare per una squadra sperando che vinca, prescindendo dalla correttezza. O credere che un lato del partito, sia migliore dell’altro. Talvolta mi convinco che questa storia dei partiti sia una pagliacciata, costruita ad arte per il popolo e abbia lentamente, ma inesorabilmente ucciso o trasformato la democrazia nell’inesorabile blocco di se’. In effetti, la democrazia nella sua accezzione corretta rappresenta il governo del popolo non dei partiti. Questo sistema puo’ ricordare piu’ fácilmente una oligarchia, cioe’ un governo di pochi e dei soliti noti.

O peggio come confermato dagli studi dello storico greco Polibio, gia’ nel II sec A.C. in oclocrazia: cioe’ la democrazia degenera in oclocrazia, quando curerà con “leggi alla rinfusa”, solo gli interessi delle masse in modo demagógico o populista.

Lo storico greco Polibio

Con la teoría dell’anaciclosi, esposta nei suoi 40 libri delle sue “Storie” egli arrivo’ a formulare l’evoluzione della política dei governi: infatti esistono tre costituzioni fondamentali che si possono sdoppiare in una benigna e in una maligna che si succedono involutivamente dalla migliore alla peggiore, come avviene nel ciclo biologico e in ottemperanza al principio di decadimento, per il quale ogni cosa prodotta dall’uomo è destinata a degenerare.

Forme primitive di monarchia si evolvono in realta’ sobrie e sagge; ma la successione monarchica porta inevitabilmente ad avere sul trono qualcuno che dimentica la vocazione alta e sociale del suo ruolo, un tiranno egoista e autarchico. Questa situazione può essere rovesciata da un gruppo di persone savie e potenti, gli aristocratici, che deponendo il tiranno instaurano un’aristocrazia. Ma anche gli ottimi aristocratici, quando sono al potere, finiscono per abusarne, trasformando l’aristocrazia in un’oligarchia, cioe’ nel governo di pochi che perseguono il proprio tornaconto. Il male dell’oligarchia e’ normalmente abbattuto dal popolo, che riorganizza la forma di governo in una democrazia. Ma anche la migliore delle democrazie, quando i rappresentanti diventano interessati a compiacere il popolo per mantenere il proprio potere, degenera, stavolta in un’oclocrazia, il governo demagogico delle masse. A questo punto, il governo può ritrovare la rettitudine in una nuova monarchia, cioe’ nel potere di uno solo. Dove ci troviamo oggi?

Infatti andiamo al punto: la política oggi

Oggi chi segue veramente la política?

Chi andra’ a votare? Che tipo di consapevolezza ha la gente? I miei amici? I dirigenti delle aziende nelle quali ho lavorato? I giovani? Ci troviamo, sempre piu’ spesso, vicini a persone confuse e intrappolate a tal punto dal lavoro quotidiano o dai mille problemi, che una volta a casa bramano serie TV, o partite, per buona pace degli italici dubbi. Siamo narcotizzati a dovere, il mondo della política non ci appassiona e LORO sapendolo cavalcano mediáticamente questo toro agonizzante. Cosi’ le campagne elettorali possono essere aleatorie e ci spingono a votare tappandoci il naso o secondo “tradizione”.

Mi spaventa e non poco, la recrudescenza di certi atti di violenza: quello di Macerata (Italia) e’ solo un trágico esempio da condannare fermamente. Cio’ che sconvolge pero’ e’ il dibattito político che ne e’ scaturito. Abbiamo forse dubbi? Il fascismo e’ secondo la legge un reato. Detto cio’ perche’ consentire manifestazioni a chi compie di fatto un reato? Perche’ discuterne? Perche’ sentiamo il bisogno di giustificarci? Siamo di fronte ad un esaltato, frutto dell’esasperazione, dell’odio e dell’intolleranza? O peggio e’ una risposta alle tensioni politiche del paese?

La legge

Qui c’e’ gia’ scritto tutto in un modo coinvolgente e diretto:

La “riorganizzazione del disciolto partito fascista”, già oggetto della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana, avviene ai sensi dell’art. 1 della citata legge.

«quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.»

Proprio non va!

Quindi e’ inaccettabile che individui che ci rappresentano, che paghiamo con tributi della collettivita’, possano trovare giustificazioni populiste a gesti di incontrollata violenza, si dovrebbe manifestare per l’espulsione di queste persone, non per qualcosa che, di diritto, gia’ ci appartiene. E’ qui che la democrazia comincia a vacillare. E nel momento in cui lo scrivo tutto perde o prende un significato diverso. La democrazia e’ destinata a fallire con la pistola in mano. Ne e’ l’esempio la sinistra con i mille movimenti che di fatto impattano sulle decisioni. L’immobilismo di un paese e’ quello che deve spaventare.

Proviamo pero’ a chiarirci le idee con un ragionamento piu’ ampio: il problema sono gli immigrati, il nero, il clandestino?

Perche’ non si e’ trovata una soluzione di piu’ ampio respiro? Il problema e’ tale da almeno trenta anni e consentiamo alle persone di moriré in mare, lungo il deserto della Libia, nelle strade di Aleppo. I governi hanno forse dato un contributo importante? Certamente NO!

Ho imparato che se ho un problema, ne cerco TUTTE le cause, quindi affronto le soluzioni, le discuto con le persone, capisco i punti di vista, i costi e i benefici. Ho anche compreso che se non puo’ essere risolto, spesso non si tratta di un problema: e’ cio’ che avviene con gli immigrati in Italia, la situazione si e’ trasformata in un grande affare per tutti. Si abbassa il costo del lavoro, si combatte la crescita zero e sara’ possibile (forse) affrontare una situazione contributiva futura. Nel frattempo le aziende, gli imprenditori vessati, escono dal paese e le fabbriche italiane chiudono ridimensionandosi. Anche grazie a pressioni fiscali e burocrazie dai costi sempre piu’ insostenibili.

Quindi?

Mi piacerebbe restituire all’uomo l’Io pensante, una dignita’ fatta di buon senso ed equita’. Una sorta di nuova responsabilita’ acquisita, impegno comune e finalizzato al giusto, depurándolo dalle scorie di campanile e interessi personali.

Utopia? Forse si!

I nostri figli sono confusi, distratti, distanti. Non hanno punti di riferimento, miti, o ideali. Non credono. Nel tentativo di voler per loro solo il bene, li abbiamo viziati. E’ come se avessimo predigerito il cibo per loro. Hanno perduto il senso della punizione, perche’ in questa societa’ nessuno paga, solo gli sfigati e gli ultimi, come Gesu’  che non hanno trovato posto in albergo.

Le cronache sono piene di VIOLENZA.

Ma perche’ non scendiamo in Piazza contro NOI stessi?

Tutto e’ causato da una cattiva impostazione culturale, dal non saper affrontare una sconfitta; la mancata gestione dell’impulso che ci spinge a ragionare, anche dopo uno sgarbo súbito in auto.

Non ricerchiamo piu’ i grandi valori classici della filosofía, dell’arte, che ha animato il Rinascimento, intendo come necessita’ di migliorare, maturare un nuovo mondo, non leggiamo, non ci informiamo, restiamo legati al palo dell’indifferenza, e’ sufficiente porre un veloce “l LIKE”, senza nessun tipo di spinta centrifuga finalizzata alla ricerca dei dubbi, anche l’idea di fede viene a mancare in questo sottobosco, dove i nemici dell’ordine hanno buon gioco.

“Ho un bel telefonino che mi serve Dio?”

Ecco stabilito il punto di vista dello stragista, dobbiamo comprenderé che siamo tutti potenzialmente assassini e obiettivi, quando ci armiamo, quando giudichiamo dall’altra parte senza ben comprenderé le cause, senza approfondire gli effetti e senza pianificare interventi costruttivi.

Pico della Mirandola scriveva: “L’uomo e’ artefice della propria sorte” …Soprattutto anche quando si delega qualcuno a decidere per noi.”

E’ questo un appello al buon senso, eliminando ogni pregiudizio.

A costo di archiviare la democrazia come la pensiamo oggi, per tornare ad un effettivo governo del popolo, abbandonando l’obsolescenza dei lati (oscuri), percorrendo soltanto e tutti insieme la strada della crescita globale dell’Italia.

p.s. 20 Aprile 2018.

Se avessi votato 5 stelle… mi troverei un governo con Salvini. Se avessi votato la destra mi troverei un governo con Di Maio. Sempre che si mettano d’accordo, infine. Bé! Complimenti a tutti… mea.

Per me vale ció che ho scritto e ripropongo dall’esilio. Dobbiamo RI-partire da un governo del popolo, competente, apartitico, senza conflitti di interessi, senza condanne, senza politici di lungo corso, senza riforme elettorali: chi vince governa e si sceglie il gruppo di persone che danno maggiori garanzie, dopo 3 anni se il popolo apprezza i risultati, si prosegue, anzicheno torni a fare quello che facevi prima. Punto!

Testi opinioni e foto sono realizzati e a cura di Andrea Bolfi, con il solo fine culturale

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