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Costruire Cultura

l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Categoria: Arte

Creta. Il Palazzo di Cnosso. La civiltà minoica

L’isola di Creta culla del Mediterraneo

Creta è la quinta isola più grande del Mediterraneo. Terra di magia e mistero se si pensa al labirinto di Cnosso e all’antica civiltà minoica che per quanto sconosciuta e misteriosa resta una delle più affascinanti dell’antichità. È un luogo fantastico per chi ama il mare, la gastronomia senza dimenticare cultura e archeologia; che a Cnosso diventa mitologia, è infatti nell’immaginario di tutti fin da quando nei sussidari scolastici si studiava la società cretese e la leggenda secondo cui il palazzo costruito come un labirinto di stanze e cortili fosse proprio il leggendario labirinto dove era nascosto il Minotauro, ucciso da Teseo.

All’ingresso del palazzo svetta il simbolo taurino

A contribuire al fascino, la fine repentina della società minoica che lo aveva costruito, a seguito del terremoto causato dall’eruzione del vulcano che aveva distrutto Santorini, attorno all’anno 1.700 a.C.. Della civiltà egeo–cretese (detta anche minoica del leggendario re Minosse, anche se probabilmente è il nome con il quale si identificavano tutti i re minoici), non si sa molto; cronologicamente essa occupa quasi tutto il 3° e il 2° millennio a.C., mentre la sua massima fioritura sarebbe da collocare fra il 2.000 e il 1.400 a.C. La Grecia antica è stata la culla del progresso occidentale: la nascita della filosofia, del teatro, della medicina, dell’arte, della politica democratica e dello sport ha segnato la nostra cultura dell’Europa moderna. Gli storici affermano che la Grecia sia nata proprio dall’incontro della Civiltà cretese (2.800-1.450 a.C.) con la Civiltà micenea (1.700-1.200 a.C.) che ebbe modo di assoggettarla presumibilmente a seguito dell’indebolimento dovuto proprio al terremoto.

A pensarci bene l’epoca di costruzione, la cura delle costruzioni, l’arte espressa dovrebbero farci impallidire: parliamo di 2000 anni prima di Cristo.

Per Giove!

Il Mediterraneo era già culla delle civiltà e non sarcofago per sfortunati esuli.

Il Palazzo di Cnosso fa impallidire per ricchezza ed eleganza

Il Palazzo di Cnosso il più grande delle dimore minoiche è oggi un bellissimo sito archeologico.

Uno degli affreschi più belli all’interno del palazzo

Esso costituiva il centro politico ed economico dell’impero. E’ privo di mura di fortificazione quindi si suppone che non temessero nemici. A quindici minuti di macchina dal centro. Scoperto già dalla seconda metà dell’Ottocento, fu scavato in modo sistematico nel 1.900 da Sir Arthur Evans, archeologo e in quel periodo direttore del Ashmolean Museum di Oxford. Evans continuò fino al 1931 con una sola interruzione durante la prima Guerra mondiale e più tardi pubblicò un’opera The Palace of Minos at Knossos sulla sua avventura. Fin dall’inizio i monumenti scoperti avevano bisogno di restauro. Così certe parti del palazzo sono state restaurate e in questi lavori fu usato cemento armato e colorato spesso in modo arbitrario. Tante le critiche su questo metodo che oggi può infastidire ma, ad un occhio non esperto, restituisce in qualche modo l’immagine dello splendore originale di sale e palazzi.  Gli affreschi originali si trovano al museo di Iraklion come la famosissima tauromachia: due giovani che sembrano danzare sfidando un enorme toro. Nel cortile in terra battuta nella zona centrale, si svolgevano le esibizioni dei ginnasti che sfidavano la morte piroettando sui tori sacri per i cretesi. Lo spazio abitativo del complesso si estendeva su una superfice di ca. 20.000 m² con gli alloggi del re, della regina, le sale per il culto e per i ricevimenti: 1300 stanze distribuite su 5 piani a pianta molto intricata ove si stima potessero vivere almeno 12.000 persone.

 

 

 

 

 

 

 

 

Vicino alla stanza della regina

Dagli affreschi percepiamo un popolo tranquillo ed esteta. Si noti sullo sfondo il mare

 

La mitologia per chiarire le idee: il fascino della storia che insegna al presente

Minosse, rifiutò di chiudere nelle sue stalle il toro che avrebbe dovuto sacrificare in onore del Dio del mare, Poseidone. Adirato il Dio indusse sua moglie Parsifae, ad una passione smodata per il toro, da questa unione si generò la creatura mitologica metà uomo e metà toro: il Minotauro. Per rinchiudere e proteggere i suoi sudditi dal mostro, Minosse fece costruire un labirinto dal famoso genio Dedalo. Poiché gli ateniesi avevano ucciso il figlio di Minosse, il re si mosse contro la città e dopo averla conquistata pretese un tributopesantissimo: ogni nove anni 7 ragazzi e 7 ragazze dovevano essere inviate a Cnosso e offerte in sacrificio alla bestia. Gli ateniesi stanchi del giogo al quale erano stati sottoposti, inviarono dopo anni, una squadra “speciale” con l’obiettivo di uccidere il mostro. Il loro capitano era Teseo figlio del re di Atene Egeo. Aiutato da Arianna, figlia di Minosse, Teseo uccise il Minotauro ad uscire vivo dal labirinto, mediante il famoso gomitolo di filo fornito direttamente da Dedalo. Al ritorno in patria Teseo, abbandonata Arianna, dimenticò di issare la vela bianca, in segno di vittoria sul nemico, suo padre Egeo scorgendo la vela nera sulla nave, che indica sventura, pensando alla cattiva sorte del figlio, impazzì per il dolore gettandosi nel mare che adesso porta il suo nome.

Ma torniamo a Minosse: scoperto l’inganno e accecato dal dolore della perdita di Arianna innamorata e fuggita con Teseo, imprigionò Dedalo e suo figlio Icaro nel labirinto. Dedalo grande genio e inventore creerà anche le ali con piume d’uccello incollate con cera, purtroppo lo stratagemma funzionò solo per lui, in quanto Icaro, avvicinandosi troppo al sole, precipiterà in mare. Dedalo proseguirà quindi il suo volo arrivando in Sicilia.

Angel Moreno Fernandez un visionario dei nostri tempi

Angel de la Guarda Moreno Fernàndez un visionario “semplice”

Nascosto nella sua semplicità Angel Moreno ci stupisce con la sua forza espressiva che presenta attraverso un’arte che si fa materia fluida. Diventa amore passando per tutti i sentimenti possibili annidati alla mente. Questi occhi aperti e chiusi sono severi e ti guardano come in un racconto di H.P. Lovercraft. Ti cercheranno sempre scoprendo ogni tuo maledetto segreto.

Angel Moreno vive e lavora a Torino ma è nato nel Novembre 1968 a Torredonjimeno (Jaen, Spagna).

 

Una mano d’artista

Angel deve ringraziare la sua mano d’artista, ma soprattutto noi ringraziamo la sua anima. Sono tracce sensibili surreali, minimi percorsi costellati da preziosi tasselli di colore e talvolta chiaroscuri e contrasti al limite del sopportabile. Dovremmo chiederci quali pulsioni lo spingono a cercare situazioni misteriose e affascinanti. Solo così potremo affrontare il percorso che contraddistingue il tratto distintivo, la sua tecnica creativa.

“L’uomo deve assomigliare al suo ambiente” scriveva Paul Gauguin della Polinesia: Io mi immagino Angel mentre dipinge e crea i suoi mondi.

Angel è pittore, scultore e raffinato poeta; descrive così le sue opere:

Parasitan a las personas robándoles el tiempo con el único objetivo de crecer. Su voz es difícil de escuchar porque esconde un profundo vacío. Sus víctimas son incapaces de recordarles. Los hombres grises trabajan para la Caja de Ahorros del Tiempo. Conocen a cada uno de los humanos y saben esperar el momento oportuno para robarles el tiempo. Les convencen para que lo ahorren pensando en un futuro mejor, aludiendo a la responsabilidad y a una presunta madurez y cordura que aboga por no desperdiciar el tiempo con tonterías. Pero el tiempo no puede guardarse. Los hombres grises se alimentan de ese tiempo muerto, gris.

Parasitan a las personas robándoles el tiempo con el único objetivo de crecer.

Su voz es difícil de escuchar porque esconde un profundo vacío.

Sus víctimas son incapaces de recordarles.

Los hombres grises trabajan para la Caja de Ahorros del Tiempo.

Conocen a cada uno de los humanos y saben esperar el momento oportuno para robarles el tiempo.

Les convencen para que lo ahorren pensando en un futuro mejor, aludiendo a la responsabilidad y a una presunta madurez y cordura que aboga por no desperdiciar el tiempo con tonterías.

Pero el tiempo no puede guardarse. Los hombres grises se alimentan de ese tiempo muerto, gris.

 

Che in italiano risulta:

Sono come parassiti, rubano il tempo alle persone con l’unico scopo di crescere. La sua voce è difficile da ascoltare perché nasconde un vuoto profondo. Le sue vittime non sono in grado di ricordarle. Gli uomini grigi lavorano per la Savings Bank of Time. Conoscono ognuno degli umani e sanno come aspettare il momento opportuno per rubare il loro tempo. Li convincono a salvarlo pensando ad un futuro migliore, alludendo alla responsabilità e ad una presunta maturità e sanità mentale che non sprecano tempo con sciocchezze. Ma il tempo non può essere salvato. Gli uomini grigi si nutrono di quel tempo morto, grigio.

 

 

 

Nunca pude marchárme ileso de una noche,

Los labios núnca son serenos, los agita el silencio.

De los besos núnca se regresa el mismo, y hay veces que ni se regresa.

Y uno se queda solo por los rincones de este mundo…
Estar solo no depende de los otros ni de su rumor,
Depende del silencio entre nosotros.

 

Estamos olvidando dar color a las cosas, a la vida.

Recuerda, en la antigüedad hasta las catedrales se coloreaban por completo, las figuras egipcias y las esculturas grieca también, y el color, ademas de vida… les protegió; se nos esta olvidando dar color a la vida, y cada vez todo es mas gris. Ponte a pintar YA, pintado todo.

 

Stiamo dimenticando di dar colore alle cose, alla vita, scrive Angel. Credo che Angel abbia ragione. Coloriamo la nostra vita, apriamoci di rispetto, di gioia e colori verso il mondo che spesso è così chiuso. Non aspettiamo gli altri per regalare un sorriso.

 

La reposición del antiguo espectáculo

Cada obra para mi es un fotograma de la mente, por eso me rio del baile de atribuciones que te iguala a alguien, o a uno u otro estilo. “La pintura es liquido, todo se bebe o se mama y se orina” Balthus se inspirò en la Tour… Juan Gris en Le Nain.


Título: Saulo Técnica: Míxta sobre tela (Lámpara120x80x80) Disponible

 

 

 

Un bellissimo ritratto, uno sguardo per innamorarsi:

Hoy por hoy me ato solo a la vida, mis obras son a veces pesadas o ligeras ágrias o dulces, cálidas o frías como la vida misma. LLENAS O VACÍAS

 

 

Trovo fantastico collaborare con artisti “del mondo” rappresentano perfettamente l’idea e la fondamenta di Costruire cultura”

Alcune mostre e personali di Angel Moreno:

2009 Mostra Sala esposizioni/Mostre “Villa de Barajas” (Madrid)
2008 Partecipazione al IV° Concorso Internazionale di Pittura Veloce Concorso di Pittura “El Capricho” (Madrid)
2007-08 Mostra Sala Esposizioni/Mostre del Centro Culturale “Gloria Fuertes” (Madrid) 2000 Spettacolo Audiovisivo Fiera internazionale di arte contemporanea “ARCO 2000” (Madrid)
1999 Mostra “VI°Incontro di Arte Contemporanea” (Jaén)
1998 Spettacolo Audiovisivo al “VI Concorso Internazionale di Poesia Gabriel Celaya” (Torredonjimeno, Jaén)
1998 Mostra “Real Sociedad Económica Amigos del País” (Jaén)
1997 Mostra “1° Salone YOUNG ART”, Casa della Cultura (Jaén)
1997 Spettacolo Audiovisivo alla “II Conferenza Internazionale traduzione e interpretariato” e realizzazione del logo (Università di Malaga)
1997 Mostra alla Sala Picasso Università di Málaga
1997 Spettacolo Audiovisivo all’Assemblea Nazionale delle Università Popolari” (Jaen)

Nizar Ali Badr – L’arte per la Pace! In mostra a Torino presso la galleria Arte Cittá Amica

NIzar Ali Badr

Nizar Ali Badr, Jabl safoon, é nato nel 1964 a Bainada;

Nizar Ali

un villaggio della Lattakia in Siria, ormai distrutto dalla guerra. Egli dice di sé: “Non ho mai imparato l’arte che é stata trovata nella mia genética dagli slavi ugaritici. Nessuno puó spiegare come é stata creata in me”.

Scultore conosciuto a livello internazionale, egli lavora la pietra della sua terra, in particolare del monte Safoon. Molte delle sue opere sono ispirate dalla guerra in Siria e ne “narrano” le atrocitá. Attraverso di esse si “ascoltano” le grida della gente povera e disperata e l’urlo dell’artista che riecheggia nel mondo. Sono pietre che assemblate umilmente, raccolgono l’amarezza della cruda realtá della guerra.

La storia della guerra si legge nelle sue sculture.

Una storia fatta di tristezza, di pianto, di grida, di sangue, ma anche di danze, di gioia e di molta speranza. L’artista raccogliendo questi piccoli ciottoli, pezzi di una terra decomposta sembra voler ricomporre una Siria oggi distrutta, quell’antico paese che fu di Alessandro Magno e rappresentó la culla della civiltá mediterránea. Nelle sue opere ci sono madri e padri che piangono i loro figli morti in questa ignobile guerra; bambini che sperano di tornare a giocare liberi. In queste opere é rappresentato l’esodo di un popolo nella faticosa ricerca della pace.

L’esodo, la fuga del popolo siriano. Per noi solo migranti?

Nizar Ali Badr ama stare con i poveri e la sua piú grande speranza é di “restituire il sorriso ai bambini”.

Uomo di pace, Nizar, ha ricevuto il riconoscimento per la diffusione della cultura e dello spirito di tolleranza, dal Centro Culturale Internazionale in Germania.

Né a lui, né alle sue opere é autorizzata l’uscita dalla Siria, pertanto non ha mai potuto partecipare alle sue mostre fotografiche in onore della sua arte. Egli soffre a causa di questa subdola censura. Le sue opere sono state esposte, in foto, in diversi paesi dell’Unione Europea, e per la prima volta in Italia, a Torino presso la Galleria Arte Cittá Amica l’11 Maggio 2018.

Un’opera decisamente forte, nella sua semplicitá. Si notino i piedi legati indissolubilmente. La ferita e quel filo spinato non ci ricorda Qualcuno?

Nizar ali chiede la pace e la libertá per sé e la sua gente!

Uniamoci a lui nell’abbraccio della Pace!!!
Da Torino all’America Latina.
Le foto sono per gentile concessione dell'autore e il testo é tratto dalla biografia di Nizar, a cura di Imma Schiena - Costruirecultura si adopera per la diffusione della pace e la buona convivenza tra i popoli e l'abbattimento di frontiere e confini. 

 

 

 

 

Giá mi colpisce l’artista per il suo modo di assemblare la pietra. E’ un’arte asciutta che arriva al cuore di chi la guarda, ricorda noi da bambini quando si assemblano i ciottoli sulla spiaggia di Voltri.

 

 

 

 

 

 

 

Ricorda in qualche modo la mia poesía scritta l’anno scorso dopo aver ascoltato un sacerdote di Aleppo, che in visita a Torino aveva urlato il suo disappunto verso i governi, rei di muoversi soltanto con le parole. Anche il mio vuole essere un urlo contro la nostra agiata sopravvivenza e i nostri pensieri di chiusura.

Aleppo

L’antico suq è in fiamme adesso
S’alzano fumi delle granate
Tra le cupole di moschee devastate
Crollano marmi di preghiera
E’ un sipario di morte
Fiori non colti di speranze danneggiate
Amori mai nati carezze mancate
Lezioni di storia non compresa
Luci spente di canti senza gioia
L’anima è nuda una pioggia acida m’avvolge
Non più vestita di sogni
Smarrendo anche le stelle
Il randagio trascina visi di polvere e sangue che prima chiamava famiglia
Non ho facili soluzioni né parole di pietà
Né voglio trattenere i miei passi nel perimetro di sconforto
Ci hanno inoculato un distillato di paure senza fine
Hanno detto a tutti che la festa è qui
Ma si divertono solo loro
Intanto il mondo fugge
Fugge da Aleppo
Crepa in mare
Ieri culla e oggi bara della civiltà
Che unita in nome della fratellanza erige nuovi muri

a.b.


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si ringrazia la curatrice della mostra Imma Schiena e la Gallleria Arte Cittá Amica Presidente Raffaella Spada per la disponibilitá.

San Miguel de Allende. Guardate verso l’alto!

La città fortezza di San Miguel de Allende è “nascosta” come una pietra preziosa nel Messico centrale, nello stato di Guanajuato, a un’altitudine di 1.900 m slm, si trova a 274 km da Città del Messico e a 97 km da Guanajuato. Inoltre a 50 minuti di macchia semi – arida, da Santiago di Queretaro dove attualmente vivo.

Un immagine splendida all’entrata del vivace mercato artigianale

La citta’ e’ famosa per essere stata un’importante sosta della Ruta de la Plata, il percorso che commerciava argento e pietre dure estratte dalle vicine miniere. A questo propósito e’ obbligatoria una visita alla suggestiva Mineral de Pozos, una vecchia citta’ mineraria abbandonata frettolosamente nel 1910, ove mi sono concesso anche un suggestivo bagno sotterraneo (circa 1 ora d’auto).

Il suo centro storico fondato nel 1.542 dal frate francescano: Fra Juan de San Miguel. E´ ricco di edifici conservati in modo capillare e strepitoso, che risalgono al XVII e al XVIII sec; con i suoi stretti andadores e viali alberati e la sua fine architettura. San Miguel è una delle piu’ belle città del Messico coloniale. Nel 2008, l’UNESCO l’ha nominata Patrimonio Mondiale dell’Umanità insieme al vicino Santuario de Jesús, che trovate ad Atotonilco. La città si distinse durante la Guerra d’Indipendenza del Messico. Il generale eroe Ignacio Allende, nativo di qui, fu uno dei leader principali della prima fase della guerra contro il dominio spagnolo.

Nella piazza principali. Una delle piu’ affascinanti e suggestive dell’America Latina

La città è nota per la sua architettura barocca messicana, che le dona un carattere unico. Vi stupira’ anche per il gotico delle sue guglie, che si stagliano verso il cielo. Dovete assolutamente concedervi il tempo per guardare in alto, tralasciando per una volta i vostri selfie. Scorgerete panorami mozzafiato, architetture rubate alla penna di H.P. Lovercaft, spigoli maniacalmente sempre colorati di rojo mattone e amarillo ocra e case avvolte nei rampicanti. Abbassate il capo e godetevi i ragazzi correre e scherzare nelle piazze invase da palloncini e bolle di sapone, davanti alla meravigliosa cattedrale rosa; i mariachi suoneranno la colonna sonora piu’ appropriata. La città è particolarmente affascinante all’alba e al tramonto. In quei momenti potrete disporre di una luce unica, non e’ raro incontrare appassionati fotografi con i loro cavalletti e zoom. La cittadina e’ anche famosa per la sua movida notturna.

la Fabbrica AURORA e’ una vecchia fileria ristrutturata.. All’interno una bellissima mostra permanente. Questo evidenzia quanto sia importante coniugare turismo e amore per l’arte.

Immersi in un’architettura da urlo, i colori si sposano con l’azzurro del cielo terso

 

Il nostro viaggio, fuori porta, mi ha affascinato totalmente. Ogni angolo vi stupira’ e ogni muro sara’ oggetto di attenzione. Ma e’ all’interno delle case che troverete pane per i vostri denti d’artista, certo i delicati patio, i negozi di antiquariato, vi ispireranno come hanno fatto con me. In ogni angolo si respira arte, música dal vivo, eventi multiculturali e certamente qui cerchero’ collaborazioni artistico-letterario. E’ alla “Fabrica Aurora” dove ho respirato la migliore atmosfera che si fa musa ispiratrice. Si tratta di un’antica fabbrica tessile ristrutturata con molto garbo. Qui molti artisti internazionali espongono materiale molto interessante, che potrete trovare anche nelle piazze di Mexico City. Dopo alcune ore dedícate alla passeggiata, all’osservazione del mondo, alla fotografía, contemplando il dono ricevuto del viaggio, non poteva mancare una bella cena. La citta’ e’ ricca di ristoranti per tutte le tasche e divertenti localini e cantine dove potrete bere ottimo mezcal accompagnato con grilli fritti (i mitici ciapulines) e gustarvi i piatti della tradizione. Noi abbiamo goduto dell’ospitalita’ dei gestori di Mivida, un Italian restaurant con l’accento messicano. Il locale in pieno centro, e’ splendido, e arredato con cura e attenzione al dettaglio. Ne avevo sentito parlare gia’ in Holbox (si legga in dettaglio l’articolo dedicato). Durante il buon servizio, una band ci avvolge di note fusión, fino al repertorio rock. Tutto molto appagante.

With a mexican accent, in Mivida restaurant. Mezcal, chili de gusano, ciapulines, the time stopping.            Hernandez Macias 97, Col. Centro. San Miguel de Allende, Gto.

 

Una nota per i viaggiatori: privilegiate i parcheggi Estacionamento privati, in quanto la Polizia urbana non consente lo stazionamento ribelle e semplicemente vi smontera’ la targa, oltre a una cospicua multa; naturalmente… Se vi capitera’ di notte sara’ un problema non facile da risolvere.

Buen Viento! A San Miguel de Allende.

Testi di Andrea Bolfi.
Le fotografie del servizio sono state scattate a quattro 
mani anche dall'amico Gianluca Conta, che ringrazio. 

Dietro la Lavagna di Rudy Biancardi

Le grandi farfalle monarca portano in alto  l’entusiasmo solare delle migliori giornate

Rudy Biancardi:
le dita per suonare e per incidere

Rudy e’ un artista completo, delicato e espressivo come le opere che inventa e crea con le sue dita.

I suoi mondi appartengono all’assoluta eccellenza creativa. Il suo foglio e’ duro come la pietra di Lavagna sulla quale incide e interpreta a pieno l’intensita’ della “nostra” Terra quella del popolo genovese.

 

Panorama dall’atelier, dal quale si scorge la Peña alta 430 mt sopra il paese di Bernal

Ho conosciuto “maestro” Rudy nel suo atelier, in una zona che ai piu’ potrebbe sembrare l’ombelico del mondo. Siamo in paesino senza tempo nel cuore dello stato di Querétaro (en el pueblo mágico di Bernal), nel Messico pre-ispanico e coloniale, lontano dal grande turismo di massa. A pochi metri di distanza uno dei piu’ grandi monoliti della Terra. La Peña: un luogo assoluto e ancestrale, ricchissimo di richiami primitivi, antico di 180 milioni di anni formatosi durante il giurassico, ma anche moderni se e’ riuscita ad ispirare (con altri monoliti famosi), la sceneggiatura madre di: “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.

Ricordate le persone ossessionate dalla montagna, che continuamente disegnavano ovunque il luogo del contatto?

Rudy Biancardi e’ nato a Genova (la mágica San Fruttuoso) nel Marzo ’52. Sin da giovanissimo si dedica all’arte e partecipa a diverse manifestazioni musicali, nazionali ed internazionali. Infatti Rudy e’ anche un famoso cantautore e potete trovare molto della sua música in internet. Partecipo’ alla finale del Festivalbar ´89. Ha all’attivo ben 5 dischi tutti ascoltabili dall’inizio alla fine.

Una bella rappresentazione dell’ultima cena. I 12 sono frastornati, stupiti, disallineati nel colore tavolta sbagliato della vita, non immaginano il loro destino. Non appartengono ancora al disegno prospettico. Lentamente e con difficolta’ raggiungeranno la sacralita’ bianca e assoluta dello Spirito Santo

L’ardesia e l’opera

e’ tanto semplice quanto netta e complessa, ma la mano di Rudi Biancardi sa “plasmarla” con la sua incisione, nei suoi chiaroscuri, ferma e precisa. Ogni errore rende vana la lavorazione. La pietra di Lavagna (localita’ vicino a Chiavari GE) e’ la tavoletta dove egli allinea il suo sogno. La famosa ardesia, ed eccoci fortemente e nuovamente al richiamo fortissimo dell’elemento pietra (la peña); che cosi fortemente ci accomuna terrestri da levante a ponente.

Nell’immagine di seguito riportata un abbraccio che ne suggella la dichiarazione.

Chi e’ il diverso? Se siamo uno!

Tutta l’opera e’ influenzata dalla simbología precolombiana, che qui assume un livello altissimo d’ispirazione ed eccellenza.

La scultura

Nel mondo di Rudy prende forma anche la scultura, mai banale, viva, definita ed essenziale.

Il caracol di pietra bianca, trasmette magia

 

Da sempre l’uomo costruisce volti a sua somiglianza, le grandi teste degli Olmechi, le gigantesche dell’Isola di Pasqua: misteri affascinanti. Ma forse e’ proprio l’uomo il mistero piu’ grande e Rudy lo sa

Rudy Biancardi dopo un concertó

Il pensatore ispirato dai grandi dilemmi della vita. Non possiamo sapere quale sara’ la decisione. Noi vediamo l’Uomo.

Cosa guardiamo in questa immagine molto ispirata? I gozzi? Uno splendido profilo di donna sull’arena? No le reti! Vere protagoniste della scena di Rudy. Indispensabili e assolutamente non marginali, vivono avvolgendosi, mai disordinate, come le curve della donna.

 

Si sa che ogni lupo predilige il branco. Ma ogni lupo ulula alla sua luna.

Ogni foto e’ di gentile concessione dell’autore. Testi e improvvisazione critica Andrea Bolfi

Il surrealismo di Pietro Giorgio Viotto

Il Natale del 1949 vede la nascita a Torino dell’artista, che già da piccolo si dedica al disegno copiando le vignette ed i personaggi di Topolino, imitando il fratello Rinaldo.

Quando al termine delle medie inferiori gli regalano una scatola con i colori ad olio, incomincia ad imbrattare i cartoni telati e le tele, copiando da immagini oppure dal vero durante le vacanze estive passate a Carignano (TO) nella casa degli zii.

E’ qui che apprezza il borgo contadino ed il lento scorrere del tempo, cadenzato da un lato dagli orari della fabbrica tessile presso cui lavoravano gli zii, dall’altro dalle colorite feste del paese.

Dopo gli studi si impiega presso una grande azienda ed incomincia l’avventura con l’area dell’informatica.

Proprio alla nascita dei primi Personal Computer viene alla luce la necessità dell’artista di esprimersi con la pittura tramite motivi simbolici, attingendo dal mondo reale e cercando di suscitare con le tele sensazioni ed emozioni.

Nasce l’idea delle “sfere rotte” (oggetti tridimensionali sferici con crepe evidenti) che sono inserite nei quadri per rappresentare concetti e stati d’animo e per trasmettere il mondo interiore dell’artista a chi li osserva.

Problemi famigliari impediscono all’artista di proseguire con la pittura dopo il 1981; soltanto nel 1999 l’artista riprende a dipingere, trovando nella natura delle valli Cuneesi le ispirazioni per i suoi acquerelli.

Dapprima totalmente autodidatta, frequenta nel 2001 per la prima volta i corsi Cedas di Torino con il Prof. Sandro Lobalzo, approfondendo la tecnica dell’acquerello.

Dal 2002 frequenta i corsi Cedas del Maestro Pippo Ciarlo e con lui partecipa a numerose manifestazioni e collettive. Nel 2005 si riscrive alla Promotrice delle Belle Arti di Torino, come già aveva fatto dal 1979 al 1981, e continua tuttora ad esporre.

Nello stesso anno presenta, in una personale a Carignano (TO), alcune opere per illustrare con fantasia e creatività le poesie del suo amico poeta Alessandro Morro.

Prosegue con l’attività espositiva in altre numerose gallerie.12360097_10153432647509615_715823364940707725_n

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