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Costruire Cultura

l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Autore: costruirecultura Page 2 of 7

La chimera

La chimera

di Sebastiano Vassalli
La mia nuova proposta di lettura per l’estate è un romanzo storico memorabile, un vero capolavoro. Non a caso molte insegnanti lo propongono come lettura e riflessione estiva, è vincitore del Premio Strega 1990; è la storia di Antonia, abbandonata appena venuta al mondo davanti a un convento.

Il mio consiglio, come sempre, è di leggere a voce alta, percepirete la cronaca del ‘600, facendone parte. Troverete un romanzo scritto senza sconti, comunque una lettura per tutti a partire dalla seconda superiore. Prima di continuare a leggere, devo precisare che l’autore non lascia nulla alla suspence del racconto, quindi NON mi sento affatto colpevole se in queste poche righe troverete svelato il triste finale.

Sebastiano Vassalli è nato a Genova nell’Ottobre del 1941 (era coetaneo del mio papà, ndr). E’ venuto a mancare a Casale M.to nel 2015.

Un romanzo storico, sociale, intensissimo

Il racconto inizia con l’abbandono della neonata  ancora in fasce, davanti alla Pia Casa di San Michele a Novara. La bimba da quel momento non è la diretta e unica protagonista e il Vassalli dalle prime righe non ci risparmia l’epilogo. In realtà si comporta da giornalista onniscente della cronaca del tempo trascinandoci nel passato, ci costringe fisicamente a vivere questo tempo violento che è stato il 1600, in uno spaccato di corruzione e malvagità. Ma torniamo alla giovane Antonia Renata Giuditta Spagnolini che cresciuta nel convento, verrà adottata dalla famiglia Nidasio e portata nella sua casa a Zardino, il paese della bassa novarese, oggi scomparso a causa di chissà quale alluvione del fiume Sesia. Ho provato dolore e rabbia pensando alla giovane Antonia, alle sue aspettative di adolescente, trattata come un animale dalla società e condannata dall’ignoranza, dal pregiudizio e dall’abbandono di chi poteva fare qualcosa per lei e non l’ha voluto o potuto fare.

Antonia verrà bruciata sul rogo a Zardino l’11 settembre 1610.

Tristemente penso a tutte quelle persone che sono molestate, violentate, uccise, per il solo motivo di essere ribelli, anticonformisti, in una sola parola: DIVERSI.

I personaggi e la “bassa” del Sesia

Il Vassalli, ci dipinge in modo capillare tutti i comprimari di questa triste storia, lo fa per descrivere il carattere della gente, vuole costringerci a pensare che questo popolo così apparentemente distante da noi, in fondo, o nemmeno poi tanto, siamo noi, nelle nostre case, nelle città, chiusi nelle nostre paranoie, con i nostri paesaggi di vigneti e boschi. Ho scoperto diversi personaggi, talvolta umani e comici come il quistone (un prete mago), talvolta severi e folli come Don Teresio il nuovo prete, che avrà un ruolo determinante nella storia di Antonia; il Vescovo di Novara Bascapè; Rosalina che faceva la prostituta e che, suo malgrado, troveremo sempre in punizione, il nobile divenuto delinquente Don Caccetta, i Lanzi che con le loro feste hanno provocato la scomunica di Antonia, che ha finito per ballare con loro. Il pittore di edicole che ritrae la figura di Antonia per dipingere la Madonna del Buon consiglio in un’edicola del paese. Ma vi potete immaginare? L’invidia delle comari, brutte e gobbe, rovinate dai figli e dalla fatica nei campi.

Antonia la strega di Zardino

Antonia vive il suo tempo e cresce bene; purtroppo per lei perché ha l’orrenda colpa di essere bella, molto più bella delle altre. Questo aspetto si scoprirà essere un dettaglio devastante in quanto la bellezza incarna l’entità stessa del demonio. Da questo momento ogni storia di Antonia sarà strumentalizzata, così per i tanti detrattori è cosa facile mentire davanti al terribile tribunale dell’inquisizione. Le sue vicine di casa diranno che ella partecipava ai sabba e si accoppiava con numerosi demoni, era responsabile delle morti dei bambini e ogni sorta di infamia, come attribuirle la siccità straordinaria. Purtroppo Antonia rappresentava il capro espiatorio e durante il processo non avrà nessuno sconto, anzi; si troverà pedina in giochi di potere e rivalse politiche. Perché purtroppo la Storia è inevitabilmente scritta da vescovi, nobili e signorotti e noi “POVERICRISTI” non possiamo farci niente… deve essere stato il pensiero dei genitori adottivi, come se avessero perso la figlia durante una calamità naturale.

Vassalli e Manzoni due storie simili?

Troverete anche molte interessanti affinità con “I promessi sposi”: entrambi i romanzi sono ambientati nello stesso periodo, durante la dominazione spagnola in Lombardia e la storia di Renzo e Lucia riprendono la triste storia di Antonia e Gasparo il camminante, figura tuttavia doppia e falsa. Vassalli e Manzoni, del resto si perdono nella descrizione psicologica approfondita dei loro personaggi.

Il rogo

Non posso esimermi dall’anticiparvi (chiedo scusa ma lo ribadisco, già il Vassalli non vi sconterà nulla), che il rogo al quale Antonia è sottoposta è visto come una maledetta festa di piazza per TUTTI, perché il raccolto tornerà ad essere abbondante, perché non ci sarà più la siccità, i bambini non moriranno più e i fedeli continueranno a pagare le decime. Tuttavia: ATTENZIONE a salire sul carro del giudizio, tra queste persone che esultano il trionfo del bene, Vassalli ci mette TUTTI, ignoranti, spaventati, influenzabili, nelle nostre pazzie collettive.

Perché chimera?

E’ mia opinione pensare che all’interno del romanzo tutti i personaggi auspichino a qualcosa di irrealizzabile. Antonia s’innamora di quel furfante di Gasparo perché le promette di andare a Genova dove lei vedrà il mare. Tuttavia ognuno di loro non rinuncia mai a inseguire questa utopia, forse anche per una presunzione culturale che diventa limite. Soprattutto questo si evince in Antonia che con il sua determinazione non rinuncia alla strenua difesa, fino alla fine.

Conclusioni

Spero che la lettura di questa mia umile (1) riflessione ci spinga, ancora una volta se possibile, a migliorarci e far sì che la condizione femminile non possa più essere vissuta come un rischio mortale.

La mia riflessione poteva essere ben più generosa, tuttavia vi rimando alla lettura e alla rilettura.

  1. al cospetto di Antonia e della storia, mi ritengo anch'io responsabile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il pensiero poetico è immagine e carezza violenta

Quando scatto una foto non mi limito a studiare l’immagine, so di realizzare un pensiero poetico. Curo i dettagli, spio attorno, controllo le sfumature, la luce. Fermo l’attimo, ne studio il contesto, le cause. Parimenti le mie poesie non possono essere immediate, facili, vogliono essere ritratti, emozioni, carezze violente*, brezze leggere e maestrale.

Leggete a voce alta! Emozionatevi!


Come il vento sui tulipani

Rugiada con parole di niente
gli eroi ora d’autunno
come volti d’esistenza

Sto in abissi luminosi
il mio cuore ogni ramo
come braccia violente
sulla collina verso la fattoria distesi

Verso amori graffiati
dall’acido mischiati
una tempesta tutto tace
ape cespuglio di lavanda

Gemo al tuo richiamo
al tepore di un sorriso
sciogliendomi nell’insulto
mai così caro
    mai così amaro

Dea nuda

Quanto desidero
tu possa esser maga del mio corpo

Sciamano con artigli smaltati
druido celtico con il potere della luna
sacerdotessa negli orrendi sacrifici
faraone onnipotente acclamato dal suo popolo

Dea nuda
quanto desidero
tu possa esser signora del mio corpo

Quando

Come il pescatore all’alba
assesta il gozzo per le onde
ogni palamito prepara e l’esca dispone paziente

I raggi illuminano ogni grotta
la luna sussurra fiducia
la tramontana si queta
i frammenti di buio non spaventano

Vi guarderò di lontano sparire
nell’ombra della lanterna

Balla con lei la mia solitudine
cerco un rifugio in te che sei le mie tenebre
dicendo all’ombra di fuggire
e pago dazio nei tuoi occhi scuri
è tra i prati e la nebbia che raggiunge le case
ogni nido si svuota
il mezzogiorno d’autunno che vivo
il sapore della luce si confonde con il cuore di sole
le onde gemono come gli sperati brividi
lentamente morivo di te
nella vicina foresta che brucia
sorridendo gli inverni di gelo
sperando di aprire un sogno
lentamente morivo di te

Uno sguardo

Uno sguardo ancora ti prego

Per le mie malinconie
Stasera soffro l’anima distaccata
L’arpeggio del poeta ha una sola corda
Che suona di vuoto a perdere
Vuoto come questa campagna d’arbusti
Seccata come la tua fuga
Uno sguardo soltanto
Mi sia consentito per sperare
Ancora silenzi e fumo
Sirene lontane per quest’esilio volontario
Errerò vagabondo geloso del micio
In cerca della prossima tequila
Da bruciare in un ristorante francese
Ubriachi come mariachi dopo tacos e queso
Viaggerò e perderò il mio tempo
Nei bordelli di San Miguel de Allende
I miei sandali alzeranno la polvere
Sulla pista verso Nord Ovest
Parlerò con un vecchio pazzo
Mi farà bere pomodoro birra e chili
Ascolterò la voce di Chavela
Ricca e triste come le feste gitane
Mi fermerò presso il muro che ho nel cuore

Ramingo su sentieri primitivi
Inseguendo farfalle restituendo loro i colori

 

Senza la fine di nulla

Sento soltanto fruscii
frinire di grilli
fusa di gatti randagi
Fumo di candele spente

è questa politica che non dà passioni
solo narcosi di massa

crollo di ponti
e figli morti in mare
dove sono morte le loro madri

spegnendo ogni lotta
con sociali distrazioni

senza la fine di nulla
nessuno uscirà vivo

(*) Una carezza violenta è il titolo del mio romanzo

La poesia libera!

La poesia libera! Libera la poesia!

Cari lettori!

Questa sera ho pensato di leggervi qualche testo, presentando i miei versi con un titolo ambizioso dal valore altissimo. La poesia libera l’animo, di chi scrive e di chi legge: ci porta in modo sensazionale “fuori da qui”.

Senza dubbio non si tratta di fuga; siamo in presenza di un distacco, di un’astrazione in un mondo parallelo, entriamo nel paradosso spazio temporale del nostro io più recondito.

Non voglio stasera pensare al mondo: ai mille fatti, discutere di politica, di giusto o sbagliato. Mi perderò nella musica del verso libero lasciando ogni responsabilità a tutta la quantità di musica e ritmo che sapremo carpire dalla vita. Perciò ad alcuni testi ho legato un brano da ascoltare, se si desidera può aiutare la lettura.

Spero di suscitare emozioni ricordando un particolare, un soffio di vento, un bacio, una carezza violenta.

Mi raccomando leggete sempre a voce alta:

Robert Miles – Children

Samba Pa Ti – Santana – Live at Montreux 

Everloving – Moby

 

Concierto de Aranjuez

 

Confortably nunb – Pink Floyd

Jean Michel Jarre – Oxigene 4

 

 

 

Un tifone a Playa Santa Lucia (Cuba)

Playa Santa Lucia

Arrivammo nel villaggio di Playa Santa Lucia nel Gennaio 2017, nella zona Nord Est dell’isola, nei pressi della cittadina di Camaguey; che si raggiunge comodamente con volo da Milano Malpensa. L’obiettivo era la grande barriera corallina da raggiungere in catamarano oltre alle numerose immersioni. Purtroppo tutti i nostri sogni vennero a infrangersi nel tifone che colpì la zona per diversi giorni. Nulla di troppo pericoloso o devastante, per carità, si trattava di una perturbazione con venti settentrionali e molta pioggia, alternata a qualche schiarita.

Quello che ti colpisce su questa isola è la calma. Questa è un’isola dove il tempo ha una costante diversa.

Certamente perdemmo una buona chances e tanto valeva comunque affogarsi nel buon rhum e dedicarsi a qualche foto d’effetto:

Non è raro trovare gli anziani del posto seduti a scrutare l’orizzonte, fumando un sigaro e bevendo un distillato. Non ho ritoccato la foto: le goccioline sull’obbiettivo rendono l’immagine piena di colore e sfumature

 

Nel villaggio non ci perdemmo d’animo e grazie agli animatori trovammo le alternative: pallavolo sotto la pioggia, giochi e assaggi di rhum, dopo le immancabili passeggiate sulla spiaggia, dove potete trovare tipi decisamente curiosi. Questo raffigurato nell’immagine è un noto trafficante di poesia dei due mondi.

Provai in tutti i modi a convincere il Capitano del catamarano a uscire in mare, ma non ci fu nulla da fare.

E il mio pensiero ritorna a chi indomito il mare lo solcò: “Sento già cannoneggiare i pirati e abbordando lama tra i denti, senza pensare, senza terra; Anime irrequiete ora volanti.” 

Troppo pericoloso. Inutile lamentarsi e comunque come ebbe a scrivere William R. Alger:  “Dopo ogni tempesta il sole sorriderà, per ogni problema c’è una soluzione, e il dovere inalienabile dell’anima è di essere di buon umore.”

 

Un’immagine della spiaggia lunghissima. Già le foglie si piegano slanciandosi al vento del Nord

 

Una tipica abitazione dei pescatori. Finestre inchiodate e una piccola e malandata sedia davanti al giardino.

La casa sulla spiaggia

Il tifone

Dopo questa settimana il viaggio, dopo un lunghissimo trasferimento in autobus, mi portò a L’Habana, dove ospite di un amico ho potuto girare la città per un indimenticabile weekend, finanche raggiunsi l’aeroporto e m’imbarcai per Mexico City. Ma questa è un’altra incredibile avventura.

Vi lascio con altri miei versi:

E’ l’ora di stendere le vele / Farle mie ancora verso il mare / Possenti bianche gonfie / Come nuvole per Dio /Baciate da Dio soltanto

 

Un raro momento di sole. Anche il bimbo non sembra convinto. Una foto che ho fortemente cercato: il pallone e la testa inclinata, l’hanno impreziosita

Una nuova corte dei miracoli

La struggente opera è di Nizar Ali Badr, l’artista siriano che crea per la PACE

Il nuovo attentato a Strasburgo, questa Europa e molto altro mi fanno riflettere e recuperare un mio monologo scritto cinque anni fa, a proposito della rivoluzione culturale che auspico ogni giorno. Oggi forse lo trovo un po’ confuso, forse anche un po’ elementare, ma credo che l’obiettivo sia cominciare a parlarne, anche a rischio di smarrire la sintesi.

Lo ripropongo attraverso costruirecultura: Ciò che ci sfugge in questo periodo è una vera coscienza europea; forse perché non osiamo dire che non esiste. Il problema dell’immigrazione ha radici antichissime e non saranno i governi a fermarla con muri più alti. Purtroppo ciò che mi manca e dovrebbe mancarci sono idee nuove, sinergiche, commerciali, opere pubbliche, nuovi ponti. Quello che sia chiama welfare state: quel sistema sociale che vuole garantire a tutti i cittadini la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili. Inoltre, non paghi, dovremmo aiutare gli altri; creare nei paesi a forte tasso d’immigrazione aiuti finalizzati alla crescita e invece manteniamo i “nostri” territori di guerra esterni. (Nostri perché siamo noi che forniamo le armi).
NOI abbiamo creato la trappola, il disastro del 3° mondo, attraverso il genocidio dei nativi americani e l’orrenda moda degli schiavi per la sostituzione, che hanno costruito l’economia dei ricchi e mai ne abbiamo pagato le responsabilità. E’ facile pensare che questo olocausto solo in Africa costò dai 2 ai 4 milioni di morti che non generarono “progresso” per le proprie terre. Oggi da 70 anni grazie a Dio l’Europa non ha più avuto guerre,  forse perché le ha solo spostate. (In fondo che ci frega del problema dei territori occupati in Palestina. Dei fratelli siriani. Delle ormai croniche guerre nel continente africano: in Repubblica democratica del Congo, Libia, Mali, Mozambico, Somalia, Dell’Asia, in Birmania, Afghanistan, Iraq, del SudAmerica dove troviamo 6 stati in lotta e 27 tra cartelli della droga, milizie-guerrigliere, gruppi terroristi-separatisti-anarchici. Insomma un intrico difficilmente risolvibile che in tutta la nuova storia d’Europa ci dice che è forse meglio tenerci alla larga e gestire ogni tanto qualche attentato interno o qualche manifestazione violenta. Chi si ricorderà del Genoa Social Forum, si ricorderà anche di ciò che successe a Genova in quei giorni di Luglio e poi a Manhatthan in Settembre di quel maledetto anno Domini 2001. E quasi tutto probabilmente per fermare un movimento che presentava nuove idee per una globalizzazione più equa.

In fondo l’Europa unita sottoscrive gli obiettivi per i suoi cittadini:

  • promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi cittadini
  • offrire libertà, sicurezza e giustizia, senza frontiere interne
  • favorire lo sviluppo sostenibile basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia di mercato altamente competitiva, con la piena occupazione e il progresso sociale, e la protezione dell’ambiente
  • lottare contro l’esclusione sociale e la discriminazione
  • promuovere il progresso scientifico e tecnologico
  • rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale e la solidarietà tra gli Stati membri
  • rispettare la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica
  • istituire un’Unione economica e monetaria con l’euro come moneta unica.

 

Il risveglio dal mio albergo 4 stelle a Mumbay

Una nuova corte dei miracoli 

è apparso il 14/10/13 su www.caratteriliberi.eu

Alle armi!

Dobbiamo re-impadronirci dell’arma del pensiero.

Non sentite? Anche Dio grida attraverso la realtà! L’avevamo già pensato, scritto, urlato vent’anni fa: mai più onde assassine nel Mediterraneo! Non è stato sufficiente nasconderli tra le dune, insieme alla nostra dignità globale. (C’era ancora Gheddafi)

Ogni volta è una maledetta prima e ultima volta, non dovrà più capitare. Illusi!

Anche mio padre rimase ferito dalle bombe cadute a Sestri Ponente e i miei nonni sarebbero fuggiti volentieri ne avessero avuto le possibilità.

In questo tempo così certo d’assenza: basterà certo, il rintocco di un nuovo messaggio, un nuovo abbonamento, un telefonino più grande, uno stadio riempito d’urla inutili, moschee e chiese svuotate d’ideali. Ipocrisia è anche non sentirsi mai coinvolti, non pensanti, incoscienti, nel sonno delle nostre cellule pensanti.

In questo tempo così tecnologico; per alcuni ricco da far schifo, nella contraddizione dei mercati virtuali. Il mare non offre più pesce, la frutta arriva da chissà dove mentre la nostra marcisce come i nostri risparmi, gli imprenditori non investono e il paese soccombe di cassintegrati che soffrono la precarietà come la malattia dei giorni nostri.

Abbiamo nascosto i valori dietro a interessi di facciata, ogni notizia è viziata ad arte, travestita da dogma, diventa scudo, impunibilità.

Abbiamo sopportato governi fasulli, fantoccio, incapaci di scegliere, bloccati da giri di parole e ricatti. Tutti a libro paga.

Anni fa pensavo che alcune scelte strategiche fossero dettate da grandi responsabilità super partes e competenze adeguate. Da me certamente sconosciute le cause e certi meccanismi. Oggi mi chiedo se veramente avremmo potuto cambiare questa nomenclatura di idioti e ladri; lungi da me criticare gli onesti, che si sentiranno certamente legittimati dalla loro dignità personale.

Alle armi!

Senza violenza con l’arma vincente del ragionamento, della concertazione, del buon pensiero, del buon governo (lat. reggere il timone).

Riprendiamo fiducia nel valore del rispetto, partendo dalle nostre strade, che sembrano dei dedali invasi da arroganti, maleducati e presuntuosi.

Pane al pane, vino al vino. Ben venga la preghiera per un qualsiasi Credo, finalizzata al cambiamento, alla rivoluzione, contro chi ci ha portato in Piazza Alimonda, anche se nessuno di noi avrebbe preso in mano quel maledetto estintore.

Non voglio leggervi solo poesia, senza trovare o proporre linee guida. Come possiamo migliorare? Come possiamo evitare la mattanza dei nostri fratelli nel Mediterraneo?

Certamente non con leggi o demagogie elettorali. (Che hanno portato al populismo di oggi)

Non è dall’effetto che potremo produrre risultati. Oggi più che mai abbiamo bisogno di analizzare le molteplici cause che combinano gli effetti. Non ha più senso ragionare per campanili, gli interessi in gioco sono enormi, le multinazionali del potere non ci saranno alleate, occorre unire una nuova corte dei miracoli, occorre ragionare e agire velocemente in sinergia globale. Si dovrà partire dalle cause reali: le guerre e i loro padroni. Dobbiamo occuparci dei bisogni primari delle persone: il cibo, il tetto, la salute, il lavoro, la libertà.

Nel nuovo conflitto siriano, senza entrare nel merito, ho però compreso che L’ONU si limita a realizzare delle sanzioni a seguito dell’uso presunto di armi chimiche. L’Europa Nobel per la pace è pure indifferente. Come se i morti fossero più morti a seconda dell’arma utilizzata. Se non si creerà un equilibrio alla base, non potremo pretendere, con squallide manifestazione di chiusura, di fermare disperati che hanno il legittimo torto di voler sfuggire alla guerra che uccide i loro figli.

Accendiamo nelle nostre città momenti di aggregazione culturale. Da questo punto di vista la poesia è scevra di interessi, non ha colore politico, è sensazione. La lettura in ambito pubblico si fa strumento divulgativo a costi nulli, non si dirige, invoglia al ragionamento, alla riflessione, ci priva della superficialità che diventa il luogo comune bestiale figlio del malcontento, e dell’ignoranza indotta.

Ricordo che la paura del diverso, il bisogno di chiudere le frontiere, il silenzio delle istituzioni, la perdita del lavoro, la riduzione del proprio stato sociale, ha aperto la strada nel 1933 al partito nazional socialista capeggiato da tale Adolf Hitler e alle sue aberrazioni.

Il mondo attende il miglioramento, possiamo fornire un contributo con le idee, che ci preparano alle domande:

Chi fornisce le armi? Si tratta di prodotti tracciati? Chi guadagna, in questi termini, può accollarsi i costi delle innumerevoli vite umane (seppure quantificabili), dei conflitti, degli effetti? Può partecipare alla spesa militare degli stati che altrimenti spendono per le guerre? I soldi forniti dall’Europa agli stati sul Mediterraneo per pattugliare le coste, si sarebbero potuti utilizzare per migliorare le condizioni di vita di un piccolo paese in Africa? Perché non ci sono tasse specifiche sulle armi?

Naturalmente non ho competenza per rispondere a queste mille domande. Sono soltanto un poeta.


Questo scrivevo nel 2013, purtroppo è cambiato poco o niente. Le nascite in Italia sono zero. Nel frattempo non ci siamo fatti mancare proprio nulla: abbiamo avuto governi di destra e sinistra, diversi condoni, la vergogna di ponti crollanti.

Un blog letterario: La biblioteca di Mary

Bentornati cari lettori!

Facendo l’internauta mi capita di imbattermi in blog molto interessanti e naturalmente da scrittore e gran appassionato di costruzionecultura cerco di approfondire, imparare e carpire ogni segreto. Questa è la loro storia:

La storia del blog: “La biblioteca di Mary”

Fin da piccola mi è stato trasmesso l’amore per i libri, mia mamma era una lettrice onnivora e la nostra casa straripava di tutti i suoi libri. Per lei era un modo di evadere dalla dura routine e dalla vita bastarda che ha avuto. Quando leggeva aveva l’aria trasognata, felice, per quei pochi istanti in cui riusciva ad isolarsi tra le pagine lei viveva, era libera. Naturalmente tutto questo l’ho potuto capire meglio da adulta, quando ho potuto rivedermi in lei e da lei imparare quanto fosse bello e unico rintanarsi in una piccola nicchia solitaria, sognando di essere qualcun altro, ma soprattutto viaggiando per luoghi infiniti.

Da sempre sono una romantica sognatrice, mi emoziono per un niente, e questo a volte è una vera tortura, perché assorbi tutto ciò che ti circonda come una spugna, e non sempre riesci poi a buttarlo fuori nel modo giusto. La lettura in questo un po’ mi è stata di aiuto, così come il fatto di recensire, sembrerà stupido, ma a volte, anzi spesso lo scrivere le emozioni che una storia mi ha trasmesso, mi toglie un peso, mi libera non saprei come spiegarvelo, so solo che è una fantastica emozione.

Da qui e da un post di una blogger che cercava aiuto nel suo blog, è partita la mia avventura. Più recensivo, e più mi piaceva, più scrivevo e più imparavo, poi un’insana voglia di cambiamento ed ecco l’idea di aprire il mio blog.

 

 

“La Biblioteca di Mary” prende il nome da lei che tutto mi ha insegnato, mamma Marilena. L’inizio non è stato facile soprattutto per una che con la tecnologia non aveva niente da spartire, ma poi con l’aiuto di altre blogger, e anche di marito e figlio grande, questo mio piccolo mondo è cresciuto e devo dire che mi sta rendendo molto orgogliosa.

Ho imparato tanto e ancora ogni giorno scopro cose nuove, mi è sempre piaciuto studiare e per me leggere è anche questo, imparare a vedere tra le righe, ascoltare chi da più tempo è in questo mondo e trarne insegnamento. Molti vedono questa passione come un semplice hobby, “una perdita di tempo” anche questo mi è stato detto, ma credetemi se vi dico che è molto di più. Si è pura passione, si non vengo pagata e lavoro tantissimo, si molto spesso non ricevo nemmeno un misero grazie dopo aver lavorato duro. Sono mamma a tempo pieno solo da tre anni prima ho sempre lavorato, non per questo ho tempo da vendere, tante e infinite le cose da fare con due figli che vogliono attenzioni continue, ma anche per questo ho voluto e ottenuto di avere un angolo solo mio, in cui non sono mamma e moglie, ma solo Emanuela.

A volte ho sentito di non farcela e ho pensato di mollare, spinta dalle continue polemiche e dall’arroganza e mancanza di rispetto di molti, ma poi mi dicevo che non potevo darla vinta ancora, ma che dovevo lottare per il mio sogno, mostrando a chi ancora mi deride e pensa che passare le ore a leggere e a scrivere recensioni sia uno spreco di tempo, che non è mai uno spreco di tempo se quello che fai ti arricchisce e ti fa stare bene.

Quindi anche questa è stata una lezione importante per me, non aspettarmi sempre il grazie o la pacca sulla spalla, ma semplicemente continuare a dire la mia e a fare ciò che mi piace, continuando per la mia strada mano nella mano solo di chi merita di starmi accanto.

Questo articolo credo serva più a me che a voi, perché in realtà volevo solo farvi capire che dietro alle recensioni, dietro ad un blog, ma anche dietro pagine di un libro, ci sono persone che attraverso le parole vi regalo un pezzettino di loro, non è poco abbiatene cura e grande rispetto, io nel mio piccolo cerco sempre di farlo, sicuramente sbaglierò spesso e quando lo faccio avete il diritto e l’obbligo di sgridarmi, anche con questo io crescerò e continuerò a costruire il mio piccolo mondo.

Carta d’identità del blog:

Nome: La Biblioteca di Mary

Data di nascita: 26 Aprile

Amministratrice e Fondatrice: Piceni Emanuela

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Gruppo facebook collegato : Appassionatè e Libri

Mail: [email protected]il.com

Collaboratrici: Katia Piceni, Elena Sombre, Pia Sella, Maria Marano, Chiara Zattin, Jennifer Johnson.

Nelle recensioni a partire dal 6 agosto 2018  troverete l’#prodottofornitoda come previsto dalle nuove norme.

Tutto ciò che viene fatto sul blog è assolutamente a titolo gratuito.

Il blog dopo un periodo di “prova” è cresciuto molto e insieme a lui siamo cresciute e maturate anche noi, per questo abbiamo deciso di mettere alcuni paletti e avere quindi più accuratezza nella scelta dei libri da recensire.

Prima di tutto da oggi in poi la richiesta dovrà pervenire tramite modulo sul blog o via mail ([email protected]) scrivendoci il genere, titolo e trama e se vi fa piacere anche il nome da chi volete farvi recensire (di seguito troverete lista ragazze con le loro preferenze di lettura). Accettiamo pdf, epub, o direttamente ebook al kindle e naturalmente i cartacei sono sempre ben accetti. A chi donerà il proprio cartaceo la possibilità di avere una videorecensione.

Per quanto riguarda le recensioni noi le posteremo sul blog, su amazon e tutti i canali collegati al blog.

Ognuna di noi ha il proprio modo di dire la sua e ama leggere un po’ di tutto con alcune restrizioni che vi elencherò sotto. Tutte siamo consce di quanto lavoro ci sia dietro una storia per questo rispettiamo il vostro lavoro e di conseguenza pretendiamo di essere rispettate. Per noi è passione, dire hobby forse è riduttivo perché credetemi tanto è il tempo e lo sforzo che vi dedichiamo, cercheremo di soddisfare in tempi brevi ogni richiesta, vi chiediamo pazienza dato che come voi abbiamo una vita al di fuori e che quindi il tempo da dedicare è sempre troppo poco!

In attesa delle vostre pubblicazioni, ecco la formazione delle magnifiche sette ragazze del team "La biblioteca di Mary" con le preferenze di lettura:
(ndr)

Emanuela leggo quasi tutto, cerco sempre di spaziare e provare nuovi generi, per ora posso dirvi no a saggi, m/m e f/f incentrati solo sul sesso senza alcuna trama dietro, e manga.

Katia legge un po’ di tutto tranne fantasy, m/m, f/f. Si occupa ogni tanto anche della rubrica Musica e Parole. Le sue recensioni le potete leggere nell’etichetta dedicata sulla sinistra del blog (recensioni Katia).

Elena legge un po’ di tutto esclusi fantascienza (astronavi, futurismo) ed erotici. Le sue recensioni le potete leggere nell’etichetta dedicata sulla sinistra del blog (recensioni Elena).

Pia legge romance, storici, fantasy, thriller, m/m, dark romance ed erotici. Non legge narrativa, horror o dark troppo violenti. Le sue recensioni le potete leggere nell’etichetta dedicata sulla sinistra del blog (recensioni Pia).

Maria non legge m/m, f/f, erotici ed horror. Le sue recensioni le potete leggere nell’etichetta dedicata sulla sinistra del blog (recensioni Maria).

Chiara non legge romanzi rosa, erotici e fantascienza (alieni etc..). Le sue recensioni le potete leggere nell’etichetta dedicata sulla sinistra del blog (recensioni Chiara).

Jennifer non legge storici. Le sue recensioni le potete leggere nell’etichetta dedicata sulla sinistra del blog (recensioni Jennifer).


Naturalmente se avete richieste se ne può sempre parlare e cercheremo quanto possibile di venirvi incontro. Al blog potete richiedere: segnalazioni, cover revail, presentazioni in anteprima, blog tour (sia per organizzarli che per parteciparvi con tappe), review party e interviste (se volete essere intervistati contattate Emanuela tramite mail o messaggio privato).

Inoltre diamo la possibilità di poter scrivere articoli (anche saltuariamente) inerenti al tema letterario, oppure anche per quanto riguarda le rubriche Read & Eat e Musica e Parole.

Per chi vorrà collaborare ribadisco che non riceverà alcun compenso. Il blog è sempre aperto per chi vuole unirsi al team, per info contattare Emanuela, via mail ([email protected]) o in privato su messanger. Ribadisco che il blog non è una testata giornalistica, le immagini che troverete sono prese da internet o modificate tramite siti appositi che le forniscono gratuitamente e prive di copyright.

Per quanto riguarda le norme sulla privacy Leggi qui .

Nel blog vedrai contenuti di affiliazione con Amazon e Google, in qualità di affiliato Amazon  ricevo un guadagno per ciascun acquisto idoneo. Infine il blog produce piccoli gadget che sono personalizzabili con qualsiasi foto vogliate, troverete post prossimamente in pagina. Per info contattate Emanuela. Spero di essere stata chiara, comunque per qualsiasi cosa siamo sempre disponibili.

 

 

 

 

 

Emanuela e tutto lo staff.


 

Una carezza violenta Il mio romanzo autobiografico

Una carezza violenta

Una carezza violenta è il mio romanzo autobiografico, scritto nel 2013, durante un periodo di calo lavorativo, che per circa un anno, mi costrinse a casa per tre giorni alla settimana per un anno, con la formula del contratto di solidarietà. In questo senso il disagio prese forma liquida e la rabbia mista all’ansia si catalizzò in parola scritta che si tramutò così in scrittura – terapia. Mi ero limitato fin lì alla scrittura di qualche piccolo racconto, comunque mai nulla di significativo. Nel frattempo restavo così legato alla poesia che mai ho abbandonato. Con buon tempo a disposizione ho potuto raccontare certi episodi della mia vita molto controversa, (e se non si legge non si può capire quanto). Non è mai facile partire dal foglio bianco, ma sapevo che era necessario partire dalla mia città: Genova. Il protagonista scritto in prima persona sono io con lo pseudonimo di Stefan Eluard. Quasi inutile l’accenno al poeta francese Paul nato a Saint-Denis nel 1895. Il protagonista è raccontato nei dettagli della sua inettitudine: il flipper e la cirulla nel circolo, vi apparirà come un violento disadattato, incapace di gestire un matrimonio, un lavoro. E’ un folle, un aggressivo violento, uno che non ti dà la precedenza, un tifoso “cattivo”, ama il rock fa lo speaker e il DJ. Ama tutte le donne che incontra. Dopo l’ennesimo avvenimento negativo troverà una risposta alle sue crisi nel teatro e nella performance-poesia letta a voce alta. Scopriremo però che vuole migliorarsi, allora combatte partendo dal fondo, la sua storia vuole raccontare noi stessi, partendo dalle cause, senza accettare le verità dei talk show, vuole andare a fondo delle crisi personali. Stefan è un poeta di strada e si migliora.

La fantastica cover del libro è di Paolino Bacino è tratta dal portfolio “Cemento armato”

E’ possibilmente la storia di tutti; egli siamo noi oggi! Sentitevi chiamati in causa…

“Perché siete per sempre coinvolti”    cit. Fabrizio De Andrè La canzone del maggio

NO! Alla violenza

Il romanzo è un urlo contro la violenza sulla donna, anche se parte dal punto di vista opposto, cioè da chi realizza la violenza. Il mio lavoro è stato analizzarmi; guardare dentro l’uomo per cercare le cause che portano alla violenza, a tutte quelle carezze violente che comunque colmano le nostre giornate. Probabilmente anche nelle vostre case.

No alla violenza. Il tratto inconfondibile è del pittore Angel Moreno

Il G8 a Genova

In ogni capitolo ho proposto emozioni vere, riprendendo anche alcuni avvenimenti dei nostri tempi, non del tutto chiariti come il G8 a Genova, la violenza sulle donne, il gioco patologico, la difficoltà che hanno le persone a gestire la frustrazione dovuta a lunghi periodi senza lavoro e senza motivazioni, l’esagerata flessibilità lavorativa che porta all’annullamento dell’individuo. Ho creato anche storie subordinate che raccontano di me con avvenimenti che ho subito sulla mia pelle, altro che tatuaggi. Questo climax vi trasmetterà emozioni forti e intense e spero che alimenterà nuovi dubbi.

Genova vista dal porto

Il romanzo poesia

Da subito si noterà che il romanzo segue il tempo di un programma radiofonico, definendo chiaramente la colonna sonora per ogni situazione. Il libro è infatti accompagnato da una playlist musicale di ampio respiro. E la poesia? Non potevo certo non leggerla…, così il racconto si snoda con letture dal vivo, nei quali Stefan racconta un’altra parte della sua vita, come se fosse la sua personale performance.

La sensualità, l’erotismo…

Il romanzo è ricco di sfumature e avventure a portata di labbra. E non aggiungerò altro, perché sarei troppo di parte, spero soltanto di aver creato buone aspettative.

Le sensualità incise di Rudi Biancardi

Progetti

Molti lettori mi chiedono a gran voce che Stefan Eluard possa ritornare a raccontare i suoi incubi e non è detto che là fuori un giorno possiate incontrarlo e fare a botte con lui o magari diventare il suo miglior amico.

 

Vi propongo alcuni estratti e recensioni da autorevoli blog culturali. 

Crisalide, di Giovanni Garufi Bozzahttp://giovannigarufibozza.it/blog/tag/andrea-bolfi/


…  Un romanzo straordinario, del quale ho centellinato la lettura per potermelo godere appieno. Un mix di prosa e poesia davvero vincente. E non è un semplice accostamento di prosa e poesia, una mera alternanza, è una vera e propria miscellanea, dove i tuoi generi si fondono e confondono, creando uno stile e una costruzione sintattica che ho amato.
Andrea Bolfi alias Stefan Eluard ci porta sulla strada, come poeta, tra difficoltà e mal di vivere, tra arresti violenti e narrazioni nelle intimità del G8, molto apprezzate. E’ un cambio continuo di immagine, ordinato e apprezzabile, con uno stile aulico, semplice e moderno al contempo.
Ma voglio qui soffermarmi su un punto particolare del romanzo, quello che mi ha coinvolto e per certi versi sedotto: l’erotismo, che si alterna nelle narrazioni, si incastona alla perfezione, in un crescendo eccezionale. Scrive Bolfi nella postfazione:  anche l’erotismo sfocia nel pornografico, abbandonandosi nell’emozione pura. Non credergli, è in buona parte una cazzata o, se vuoi, è vero solo a metà. Non sfocia assolutamente nel pornografico, è un’incredibile orgia di sensazioni, metafore, immagini. E’ vero erotismo, e ancora devo trovare un testo che regga il confronto con lo stile di Andrea. E’ riuscito a inserire la poesia nell’Eros, si nota un lungo lavorio di scelta delle parole, di costruzioni di periodi. Questa è la sua carta vincente. In barba ai tanti scritti porno disponibili on line, anticamera del ciarpame. …

Di Francesca Bellola: https://alpifashionmagazine.com/journal/carezza-violenta-romanzo-andrea-bolfi/

… La vera chicca del romanzo, infatti, è quella di aver unito, con leggerezza e stile, la narrativa alle poesie. E’ un modo originale e personale per riportare i lettori, soprattutto i giovani, ad amare la prosa leggendo una storia avvincente scritta in maniera semplice e non banale. L’aggressività e l’irosità quasi patologica del protagonista, lo porteranno al fallimento del suo matrimonio e alla perdita del lavoro. Inizialmente Stefan non si rende conto della nuova realtà e pensa di utilizzare il tempo a propria disposizione, giornate intere, divertendosi ai tavoli da gioco oppure a bere al bar con gli amici combinando guai periodicamente. Col passare del tempo aumenta quel senso di inadeguatezza che lo spinge a diventare sempre più vulnerabile. Si trova coinvolto, suo malgrado, in un processo per aver fumato degli spinelli. Siamo negli anni Ottanta quando la legge non poneva distinzioni tra l’uso personale e le massicce quantità di spaccio degli stupefacenti. Stefan non si fa mancare nulla, nell’estate del 2001 vive sulla propria pelle l’estremismo esasperato del G8 a Genova. Una carezza violenta si riferisce anche allo schiaffo dato dal protagonista alla moglie nella fase ormai del disinnamoramento. Un gesto forte che fa riflettere sulla violenza contro le donne. Ogni storia è accompagnata da memorabili brani musicali.
L’erotismo, descritto in modo autentico e passionale, emana un profumo fluido quasi palpabile, creando una sinergia con il lettore. Le crisi di Stefan trovano delle risposte positive a teatro e nelle performaces, leggendo le sue poesie a voce alta. Ma non sveliamo tutto il racconto. L’autore, trovandosi disoccupato per un certo periodo, ha tramutato la sua disperazione e il senso di inutilità nella scrittura che è sfociata in questa opera prima. “Il poeta di strada”, come ama definirsi, ha raccontando le sue esperienze trasformandole in un lavoro di psicoterapia.
Un bel viaggio viaggio onirico nella forma più bella e melodiosa della lettura….

La sensualità disegnata da Angel Moreno rappresenta la “Brunella” del mio romanzo

FoLLiAh! L’ex manicomio di Collegno per non dimenticare la storia e la sofferenza dei nostri famigliari più sfortunati.

Il 4 Febbraio 1904, viene approvata la legge n. 36 intitolata “Legge sui manicomi, custodia e cura degli alienati”.

In base a tale legge, chiunque ritenesse un individuo pericoloso per sé o per gli altri poteva chiederne l’internamento in manicomio servendosi di un cert. medico presentato dal pretore. L’internato viene immediatamente privato dei diritti civili ed il tribunale nomina un tutore. Nella Certosa di Collegno nel 1920 i ricoverati sono oltre 3300. Nel 1978 i degenti erano 2176. Gli ultimi reparti vennero trasformati in comunità e in residenze per anziani. Nel 1993 la chiusura degli ultimi reparti dell’ospedale di Collegno che diventano Comunità.

Lo scorso 1° Luglio 2018… un tweet del Ministro Matteo Salvini:

Matteo Salvini ha pubblicato un tweet che ha messo in allarme tutto il mondo della disabilità:  “Noi stiamo lavorando per un’Italia più buona. Penso all’assurda riforma che ha lasciato nella miseria migliaia di famiglie con parenti malati psichiatrici”. Proviamo a entrare con rispetto nell’argomento, con l’obiettivo di fare luce e accendere un ragionamento. Il ministro si riferisce senza dubbio alla Legge Basaglia.

C’erano una volta i manicomi: Legge Basaglia, quarant’anni dopo.

Prima c’erano i manicomi, con tutto il carico dei loro terribili orpelli: fili spinati, cinghie di cuoio, camicie di forza, carcerieri, cloroformio e paraldeide. Botte da orbi, acqua fresca, elettroshock come se piovesse. Fetori nauseanti e strutture fatiscenti. Prima c’erano gli alienati, con la loro follia da confinare. C’erano celle d’isolamento, occultamento e cronicizzazione di quello che era la malattia mentale. La legge Basaglia fu una legge rivoluzionaria che consentì di chiudere definitivamente i manicomi, veri e propri lager per i malati psichiatrici e non solo, ridando dignità e diritti a tantissime persone. Fu il punto di partenza per l’abbattimento dei pregiudizi, per l’inclusione di persone con disabilità intellettiva e per il loro pieno inserimento nella società, una rivoluzione culturale prima ancora che sociale.

Le cinghie di coercizione ci sono ancora a testimoniare la sofferenza di queste persone

La Legge Basaglia (Legge 13 maggio 1978, n.180 – “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”), disponendo la chiusura dei manicomi ha segnato una svolta nel mondo dell’assistenza ai pazienti psichiatrici, una cesura con il passato dalla quale non si può che andare avanti sulla strada della dignità.  “Perché aprire l’Istituzione non è aprire una porta, ma la nostra testa di fronte a “questo” malato”. Purtroppo la storia recente ci ha trasmesso che il sistema non è comunque esente da responsabilità. In ogni caso la chiusura degli istituti, ha creato un effetto domino, uno spartiacque pericoloso che la società in molti casi non è stata in grado di gestire. Molte famiglie hanno quindi dovuto far fronte al “ritorno” dei loro cari, talvolta veri e propri desaparecidos dei nostri condomini, senza la corretta preparazione o il legittimo aiuto sanitario. Per questo è fondamentale costruirecultura senza tralasciare nessun aspetto della storia all’interno di un processo di cambiamento.

Amo le geometrie di luce                                                   Solo Universo                                                                          Già infinito

Non potremo mai capire completamente, il senso del dolore, la sofferenza patita durante gli elettroshock. Siamo così distratti dalla vita, dall’apparente benessere che ci sfiora; figurarsi ricercare l’ansia del malessere. Per anni abbiamo nascosto il male, la malattia spaventosa di queste donne e di questi uomini, al di là di muri fisici adombrati dal perbenismo imperante. Senza conoscere cause, senza affrontare possibili rimedi. Ora, a venti anni dalla chiusura di queste strutture, vogliamo mostrare come SONO oggi questi spazi pubblici; perchè del manicomio di Collegno ne abbiamo sempre discusso al passato, come a dimenticare quella fetta di storia, così tristemente legata agli squilibri della mente, che da sempre ci spaventa, pur sapendo si tratti lateralmente di noi. Nasce così FoLLiAh un foto-progetto di ampio respiro ambientato nel presente. Con l’accezione esclamativa abbiamo voluto enfatizzare e cercare di capire il tono del dolore:

L’altra sera mi hanno scoperto
mentre strappavo lenzuola per farne piccole fettucce da legare insieme
Mai più Mai più Mai più
Mi hanno urlato
FoLLiAh!

E’ ambientato e strutturato nel presente ove i protagonisti in dissolvenza sono gli ospiti di allora, seppur fantasmi e legati all’incubo, essi interagiscono con infermieri, medici e carcerieri, con cui condividono lo stesso triste balletto, quello stesso tragico destino che ci porta all’oblio di una vita non vissuta.

Il progetto parte dalle parole di Franco Basaglia:

“La società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere.

Il nostro obiettivo è stato, non senza un elevato impiego di tempo e risorse commisurato alla grande trasformazione di Collegno, quello di mostrare cosa è divenuto oggi la struttura dell’ex manicomio: un museo, un luogo di aggregazione per persone di ogni età, un parco, aree polivalenti ove gestire le sinergie della collettività. La sede di una delle più importanti sezioni dell’ASL di Torino. Visitando I locali, nelle stanze si percepisce uno stato d’ansia; sembra che tutto sia pervaso da un’angoscia, densa, che pesa dentro come incudine; i muri, il mobilio, i letti con le cinghie di coercizione. I registri con le tabelle dei medicinali, i materassi macchiati… tutto ciò, anche se non esposto alla vista di tutti abbiamo voluto mostrarlo come parte di un mondo, che certamente non ci appartiene più, ma che non si può nascondere con una pennellata di vernice smaltata. Perciò abbiamo messo in simbiosi i fantasmi evanescenti e disperati di ieri l’altro, con la concreta realtà dell’oggi. Nel portare in evidenza il passato, siamo partiti dagli ultimi per chi tra queste mura ha vissuto la sua esistenza terrena, analizzando con rispetto le condizioni. Quindi raccontiamo e mostriamo agli occhi di tutti, come nel presente questo luogo di sofferenze si sia innalzato a luogo d’eccellenza, condivisione e spensieratezza fornendo speranza per il futuro.

Per attualizzare: è previsto nell’aprile 2015 la completa chiusura dei sei ospedali psichiatrici giudiziari, presenti sul territorio italiano.

FoLLiAh! La mostra fotografica:

Sono state scattate circa 200 foto con la tecnica della doppia esposizione, direttamente in macchina. Abbiamo selezionato più di 60 scatti: ogni immagine è corredata da tre versi: didascalie poetiche che non riportano alla realtà fotografata, ma alla sofferenza, al pensiero umano così complesso e non sempre traducibile da semplici parole, punteggiature e clichè precostituiti.


 

FoLLiAh è… un urlo dal passato, un richiamo alla malattia, un percorso ancora in divenire che non sputa sentenze nè giudizi, non parla di cattivi pazzi o di cinici infermieri, ma si limita a rivelare una storia di sensazioni e il ricordo della sofferenza attraverso racconti visivi in dissolvenza. I testi, non accompagnano la fotografia in senso didascalico, ma vogliono trasmettere l’essenza, la testimonianza del pensiero degli ospiti. Una sofferenza liquida che urla al mondo.

Solo enigmi nel labirinto del mio cervello

Sono come poesie liquide

Solo il frutto di troppi elettroshock

Ho tanta voglia di ridere

Invece posso solo piangere

Nelle curve di una solitudine che mi uccide

Ma cos’è fuori?

Una musica che non mi piace

Gatti randagi che urlano alle faine nel mio eterno dormiveglia 

Non c’incontreremo mai

Come missili che esplodono

Prima di perdersi nello spazio

Che vita è fissare fissare ed aspettare

Sembra che gli occhi mettano a fuoco fiori d’altrove

Fuori amore dentro carità e rispetto necessità di non essere dimenticato

 

FolliAH è un progetto aperto ed è grazie agli scatti di studio fotografico FX studio:
Fabio Lach, Igor Sabbetti, Giancarlo Vogliotti,
al gruppo teatrale Argonauti,
stampa Angela Iavello. 
I testi sono del sottoscritto

Sostiene Pereira

L’estate porta sempre buoni libri e Sostiene Pereira è davvero una buona lettura per tenere sveglia la mente. Ho trovato molto pertinente il messaggio di Antonio Tabucchi, in linea con l’esperienza di Costruire Cultura. Perciò condivido questo articolo. Oggi possiamo scrivere liberamente, NON ovunque e forse troppo, ma per fortuna, siamo abbastanza liberi di esprimere un’opinione. Ma c’è stato un tempo, in cui sostenere un’idea, non era cosa da poco e richiedeva un impegno fuori dal comune, mettendo a rischio anche la vita stessa. Per arrivare a Voi cari lettori ho scelto alcune opere che rappresentano bene il disagio dell’uomo di fronte alle  alle occasioni della vita , come nel quadro “Lo que nos va quedando” di Angel Moreno Fernandez o il Pensatore di Rudi Biancardi; di entrambi troverete nel blog ricchi articoli specifici. Mi raccomando in fondo troverete lo spazio per i vostri commenti che mi aiuteranno nel migliorare la costruzione della cultura.

Questo è l’inizio del libro che vi presento nella mia personale recensione:

Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava.

Pare che Pereira non stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il Lisboa aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte…

 

Sostiene Pereira, è una lettura emozionante, anche se inizialmente un lettore distratto potrebbe interromperla, ritenendola priva di situazioni intriganti e finalizzate. Ma qui non capita mai nulla?

In effetti egli potrebbe ricordarci altri antieroi neorealisti, cioè come quelle persone insignificanti, la cui vita non presenta sussulti degni di nota; rimando ai protagonisti di Italo Svevo che sono quasi contemporanei di Pereira, in realtà gli esempi potrebbero essere moltissimi, ma per brevità mi soffermo sull’autore triestino.

Sinceramente geniale il sintagma adottato da Tabucchi: Sostiene Pereira ripetuto in modo maniacale, che ci accompagnerà per tutta la durata del “film” raccontato. E’ ambientato nell’assolata Lisbona, negli anni di confusione politica Europea, prima del disastro che sarà la seconda guerra mondiale, nel 1934 durante la dittatura di Salazar.

La trama è infatti basata su questi riferimenti storici e il narratore ci farà capire come talvolta è importante avere un’ideologia, credere fermamente in questa, senza farci conquistare dal “sonno” cerebrale per amore di pace e tranquillità. Sostiene Pereira diventa così un nome, un protagonista suo malgrado, che cominciamo a conoscere dalle sue malinconie, dal suo vestire abiti nel tempo caldo e umido dell’estate, dentro quelle amabili limonate molto zuccherate, negli occhi vivaci dell’italiano Monteiro Rossi, nel fascino della sua fidanzata Marta. Pereira è un personaggio in dissolvenza, impegnato a scrivere senza far danni le sue recensioni, le sue traduzioni, sul quotidiano del pomeriggio, Il Lisboa, di cui dirige un po’ stancamente la rubrica letteraria. Tabucchi non nasconde l’impronta neorealista del suo personaggio in cerca di un’identità precisa, ma lo connota e lo dipinge pian piano nei suoi ragionamenti psicologici delle vere e proprie opere. Anche da qui l’uso delle opere gentilmente concesse dagli amici Rudi Biancardi e Angel Moreno Fernandez.

 

Angel Moreno Fernandez. Titulo: “Lo que nos va quedando” Tecnica: pigmentos tierra y piedra sobre lienzo + punto de luz. 145 x 100

 

 

 

Pereira assume Monteiro Rossi, perché ha bisogno di proteggerlo da qualcosa che non capisce, ma sente fortissimo il bisogno di offrirgli un’opportunità, legge e archivia i suoi necrologi così vitali e particolari come quello di Gabriele D’Annunzio, che definisce un guerrafondaio e di cui attacca con ferocia l’adesione al partito fascista e quello di Federico Garcia Lorca di cui elogia la denuncia delle barbarie del regime franchista, ma non li pubblica, temendo, a ragion veduta, la mannaia della censura del regime.

Ma quanto può essere terribile il nostro mondo?

“L’Urlo” Opera di Angel Moreno Fernandez

Avvelenato dal dubbio di essere controllati, obbligati dal sistema a pensare e agire in modo “allineato”. Da lì a poco l’Europa farà i conti con le leggi razziali. Abominio dell’umanità tutta. Questa l’evoluzione del malinconico protagonista che parla spesso alla foto della moglie precocemente scomparsa e questa le risponde pure. Da inetto analista critico della letteratura a testimone degli eventi che cambieranno le sorti del mondo di lì a poco. Così il dottor Cardoso non metterà in crisi soltanto la sua dieta, ma anche il suo pensiero, offrendogli la possibilità di mettersi in gioco con un’opinione consapevole e ragionata. E’ interessante la teoria della confederazione delle anime con la quale si definisce l’io come un gruppo di anime diverse. Predominerà l’individuo egemone. Sostiene, Pereira capirà a sue spese, in modo cruento e drammatico che i ragazzi Marta e Monteiro Rossi avevano ragione e la sua vita così piatta perdeva di significato, se la sua cultura non fosse divenuta il mezzo per la costruzione della libertà.

Forse tutto si può fare! Basta averne la volontà. “Cito Marta dal film”.

Così il libro termina, in modo violento con l’omicidio in casa di Pereira del povero partigiano e giornalista Monteiro, ammazzato di botte, da parte dei vigliacchi balordi della Polizia Politica. Pereira è maltrattato e umiliato. Ma capisce che la sua voce può fare ancora la differenza, così con un abile stratagemma, pubblicherà la storia sul Lisboa, nei suoi particolari più crudi e reali. L’inetto diviene l’eroe, anche se fuggirà dal Portogallo in un’Europa che comunque esploderà.

“Il pensatore” Opera immortale di Rudi Biancardi

Sostiene Pereira è anche un film di Roberto Faenza del 1995, interpretato da un magistrale Marcello Mastroianni, con la colonna sonora del Maestro Ennio Morricone.

locandina

Il nostro viaggio a Creta: spiagge, sole e leggende 2001 anni prima di Cristo

Un’orrenda bellissima prospettiva

Ci sono diversi voli che portano a Creta. Si può volare in ca. 3 ore da Milano, Venezia o Pisa, tra le altre, con le diverse compagnie su Heraklio o Chania.

Itinerario

La nostra base è il residence AESTAS APTS nella ridente località balneare Agia Marina vicino Chania. Il punto è strategico perché vi consentirà di arrivare nelle località più interessanti in meno della durata di una partita di calcio.

Elafonissi (Ελαφόνησος)

A circa 90 min da Chania, Elafonissi, è un luogo magico. Solo Zeus, che è nato a pochi Km da qui del resto, poteva concepire un capolavoro così stupendo. Una perla considerata da molti i Caraibi del Mediterraneo. Percorriamo la nuova strada quasi fino a Kissamos, quindi si svolta a sinistra lasciandoci i tranquilli paesini alle spalle, affrontiamo così un percorso montano percorrendo gole affascinanti e impervie. Partendo presto eviterete i pulmann che possono far aumentare il tempo del viaggio. Terminata la discesa vi apparirà il Mar Libico e dopo pochi Km, un ampio parcheggio libero. “Seguendo” l’istinto arriviamo facilmente alla spiaggia, che vi stupirà con i suoi colori argentini e brillanti. Una laguna che vi lascerà senza fiato a destra e il mare aperto a sinistra. La laguna è uno spettacolo è come se una conchiglia avesse morsicato la spiaggia lasciando una sottile striscia di sabbia che collega l’isolotto di Elafonissi. Esistono 3 principali gruppi di ombrelloni con 3 chioschi non troppo invasivi. Il costo di un set con 2 lettini è di 8 €.

Elafonissi: laguna interna

Non esitate! Attraversate la laguna e oltrepassate le piccole dune di sabbia protette e NON oltrepassate le transenne per raccogliere i gigli di mare tra i cespugli, perché sarete richiamati dal personale del parco. Questa spiaggia è di una bellezza disarmante, ha sabbia bianca che sfuma nel rosa tra scogli nero lava dell’acqua turchese. Per lo snorkeling: qui l’acqua è calda e i colori subaquei sono carini, soprattutto nelle fasi di risacca con l’habitat marino, purtroppo i fondali sono molto sabbiosi e non ho trovato molti pesci.

Lo splendido effetto mimetico di un amico sommerso

Elafonissi: isola. Si possono notare le sfumature rosa e nero della sabbia

Falassarna

La baia di Falassarna, a circa 45 min da Chania è probabilmente una delle spiagge più estese della Grecia e a mio avviso rimane tra le più belle d’Europa. Arriviamo a Kissamos e superiamo il porto. Salendo verso sud e scollinando vi apparirà una spiaggia infinita. Attenzione fermatevi al mattino, perché durante il pomeriggio il panorama controsole vi apparirà molto meno attraente, a questo proposito Falassarna gode di un impagabile tramonto. Nella punta a nord è presente anche un sito archeologico, (seguite per ancient Falassarna). C’è un ampio parcheggio libero e potrete usufruire di servizi, ombrelloni e lettini, set a 8 €. Al mattino potrete sentirvi i re di Falassarna, e respirare il mare. Non ci sono problemi se si desidera stendere il proprio asciugamano, attenzione è possibile che la spiaggia sia interessata dal meltemi, il famoso vento greco che proviene da Nord, quindi ricordatevi di ancorare saldamente il vostro ombrellone. Il mare: noleggio di moto d’acqua, cayak, e poltrone che vengono trascinate dai motoscafi. Abbiamo trovato molto accessibili e organizzati i “beach village”, con 11 € un club sandwich ed enorme birra media, qui la sera va in scena la movida, la musica aumenta e da luogo a feste e divertimenti.

Falassarna vista verso Sud

Non solo mare: club sandwich di tutto rispetto

Lo snorkeling è buono ma per risultati migliori spostatevi più a nord verso gli scogli e non dimenticate la camera subaquea.

Falassarna: parte della spiaggia verso Nord

Gramboussa (o Gramvousa)

Siamo nella parte Nord Ovest di Creta, all’estremità della penisola, la spiaggia è di rena bianca, è uno dei posti più incantevoli di tutta Creta e si può raggiungere con il battello dal porto di Kissamos con 27 € a testa in 60 minuti di navigazione nel golfo di Kissamos. L’isola di Imeri Gramvousa è famosa per l’importanza strategica, infatti sulla sommità i veneziani costruirono l’inespugnabile fortezza che proteggeva una Santa Barbara fornitissima. Il forte rimase sempre in mano veneziana, resistendo anche a lunghi assedi da parte dei turchi (1645). Fu la stessa serenissima ad abbandonare l’isola, che rimase abbandonata fino al 1821. Sede di leggende e furibonde lotte di pirati e marinai. Una di queste leggende narra che c’è un grande tesoro sepolto in una delle numerose grotte. A mio avviso, oggi il tesoro, l’immensa fortuna è rappresentata dall’ambiente stesso e dal colore azzurro topazio del mare, dal panorama a 180° semplicemente immenso, che porterò sempre con me. In 20 minuti dalla spiaggia si raggiunge l’entrata del forte, dal quale il panorama vi ripagherà della fatica. E’ parte caratteristica del paesaggio, il vecchio relitto ossidato e aggredito dai marosi, di una nave libanese la Kalyviani spiaggiata nel 1981. Nella quale mi sono avventurato con la mia Nikon, rischiando anche di perdere il battello di ritorno. L’esperienza seppur breve non ha prezzo, infatti essere legati al battello, presuppone di rispettare gli orari di ripartenza. Sarei rimasto anche di notte per godermi il tramonto e certamente a “riveder” le stelle.

Il relitto della Kalyviani nella spiaggia di Gramvousa

Il relitto naufragato nel 1981 sta per scomparire rispetto a vecchie foto dell’epoca

 

 

Balos

Chi mi ha noleggiato l’auto mi ha proibito contrattualmente di arrivare a Balos by car, quindi lo posso solo ringraziare perché questo ci ha consentito di approdare anche a Gramvousa. In effetti Balos è comunque raggiungibile da terra con uno sterrato di circa 8 km e una passeggiata. E’ un posto meraviglioso! Balos è una laguna spettacolare con acqua trasparente dove certamente sono nati gli Dei. Non scriverò che c’è troppa gente, perchè è ovvio, tutti hanno diritto di fruire del bello, anche se all’arrivo dell’ultimo traghetto la discesa di turisti ricorda l’invasione degli orchi; provenienti dalle terre selvagge. Si ritorna sul battello alle 16:30 e c’è il tempo per il tuffo in un mare d’incanto: il Mare Nostrum.

Balos: la laguna vista dal battello

Seitan Limania

Il porto del diavolo è un insenatura, una perla incastonata nella roccia, un fiordo. Una spiaggia emozionale con l’acqua in simbiosi con la roccia. Gli elementi si sposano nella natura e nelle forti sensazioni. E’ un capolavoro e ricorda la citazione di Fabrizio De Andrè che diceva: “le spiagge te le devi guadagnare”. Una sorta di piscina pulitissima a 5 stelle senza pesci. Naturalmente priva di ogni orpello turistico è la spiaggia che mi ricorda il bagno nel mare mosso, davanti a casa, quando per andare al mare si usava il verbo “scendere in spiaggia”. Ciò premesso, si deve dire che la discesa al mare non è tra le più agevoli, è necessario fare attenzione ed usufruire del sentiero di destra, meglio con le scarpe da ginnastica, le infradito non le consiglio, attenzione ai bimbi più piccoli. Non è una spiaggia attrezzata e si raggiunge in 40 minuti da Chania.

 

Camere utilizzate:
Nikon Coolpix W300, per le immagini subacquee, Nikon D3000, per esterni giornalieri, per interni e notturni tel. VIVO

Seitan: Un dono della natura, una spaccatura nella roccia crea il porto del diavolo

 

Seitan: Una piscina naturale con una buona profondità

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