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l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Mese: Dicembre 2019

Floriana Porta. Una verità da scoprire lentamente…

La genesi incerta dell’immaginario

Artista poliedrica e raffinatissima Floriana Porta ci conduce su strade poetiche ed emozionali di rara intensità. Ho scoperto lentamente prima le sue poesie e gli haiku, poi gli acquerelli quindi le sue foto, dove ella indaga la connessione tra immagine astratta, realtà e sentimenti. Concentrandosi su segni luminosi finalizzati a differenti approcci alla realtà; combinando con sapienza in modo eterogeneo i livelli di comprensione.

Certo come sapete bene, queste sono le pagine che piacciono a costruirecultura, perchè è con la costruzione di un’emozione che si cambia il mondo, che si rispetta di più il prossimo e si ama la vita e tutto ciò che è. I suoi haiku sono delicati come i petali e gli sguardi che dipinge.

La sua poesia è fotografia di un momento, una verità da scoprire lentamente, una bellezza segreta e profondissima. Questi alcuni versi dalla sua raccolta “La mia non è poesia” nei quali Floriana si presenta e traccia la rotta:

  • LA MIA NON È POESIA
    la mia non è poesia
    è una strada sterrata
    una nebbia che s’infittisce
    un incedere a tentoni
    la mia non è poesia
    è il suono del diapason
    un abito di seta
    una figura a metà cancellata
    in fondo cerco solo d’imprimere
    i miei versi sulla carta
    la mia non è poesia

Sensuali e misteriose

  • IL MIO POETARE
    ha maturato con forza
    il caldo seme del mio poetare
    involucro verbale
    nato per sorprendere e incantare
    involucro di dettagli
    rarefatti e profondamente vivi
    involucro che nasce
    da un accordo di incensi e resine
    involucro che resiste
    nel tempo immobile del presente
    non esiste confine più puro
  • L’ANIMA
    sembra solo disegnata
    l’anima, sempre legata
    all’orizzonte del ritorno,
    verso il telos della bellezza
    va a toccare il punto
    d’incontro di due eternità
    e poi di nuovo
    a fondo nella carne
  • CIÒ CHE È STATO VISSUTO
    tutto sembra tornare
    e trovare un posto
    a una sola parola
    dal tuo sguardo
    dalla prossima fioritura
    dall’argilla e dal fuoco
    e ogni tanto appare
    ciò che è stato vissuto
    terre e popoli
    in cui i vivi e i morti
    trovano la voce di chi ha accolto
    l’incarico di raccontarli

Riprendo dal suo sito alcune critiche molto interessanti:

https://florianaportablog.wordpress.com/

Sono poesie che testimoniano un’ispirazione accesa, e che rimandano a una concezione spirituale e cosmica della natura e dell’essere umano […] mi piace la filosofia che ne sta al fondo, che credo sia nutrita di misticismo orientale, della magica fusione di materia e spirito, in cui la Luce diventa la vera suprema forma di energia per ciascuna anima. La sua ricerca è nella direzione giusta, le sue immagini si sciolgono in una specie di candido bagliore psichico. Giuseppe Conte (poeta, narratore e saggista)

Questa è la poesia di Floriana Porta: una riflessione esistenziale di fronte all’immensità; per questo è una poesia ariosa, in cui circolano l’aria che è vita e la luce che è tensione di ricerca della verità. Ma è anche poesia che si concentra nel tempo e sul tempo, perché questa è la dimensione autentica del nostro vivere nel ricordo del passato, nell’immediatezza del presente, nella tensione verso il futuro, sempre sostenuta dalla speranza. Rosa Elisa Giangoia (insegnante, scrittrice e saggista)

Una spirale armoniosamente concepita si eleva tra ricordi, figure, illusioni, sussurri, in un impetuoso rincorrersi di versi, quasi sempre brevi e fantasmagorici. La “parola” accarezzata nel ritmo ordinato, si avvinghia prepotente alle acerbe stagioni, ai sorrisi timidi o timorosi, ai ricordi che sbiadiscono, agli ascolti affettuosi, alle memorie che le labbra pronunciano calde, alle melodie del mare, imprigionato o confuso dalle fluide evanescenze, alle solitarie purezze di una poesia incompiuta, al sommesso coro della malinconia. Floriana Porta, tra sogno e veglia, tra brevi gioie e delicati umori, tra il vicino abisso del nulla e la vanità delle assenze, con perizia personale intreccia la sua avventura rifugiandosi nella poesia. Antonio Spagnuolo (scrittore, critico e poeta)

Floriana Porta è nata a Torino nel 1975, vive a Vinovo e fin da piccola ha manifestato un grande talento artistico. La sua opera - poetica e figurativa - si dispiega fra la natura, la bellezza, l’introspezione e il sogno, elementi imprescindibili della sua riflessione esistenziale. Uno stile, il suo, caratterizzato da raffinatezza, contemplazione e armonia. Ha esposto nell’Astigiano e nel Torinese. In poesia ha pubblicato 9 libri e haiku. I temi principali della sua poetica sono: il tempo, le forze cosmiche, la ricerca dell’essenzialità. Poesie dell’autrice e recensioni alle sue opere sono riportate in numerosi blog, siti, riviste e antologie.
Contatti:
http://florianaportablog.wordpress.com
http://www.instagram.com/floriana.porta
http://www.facebook.com/floriana.porta

Pink Floyd Legend a real performance

PINK FLOYD LEGEND – The Real Pink Floyd Experience

Dopo un tour in molte piazze italiane è tornato al Teatro Colosseo di Torino lo spettacolo evento “ATOM HEART MOTHER”.

Lo scorso aprile mio figlio, che ha sedici anni, mi chiese di poter vedere i Pink Floyd, mostrandomi una locandina con una mucca con lo sguardo perso. Tanto triste quanto dispiaciuto risposi che purtroppo non era possibile rivederli, i Floyd. Già posso sentirmi fortunato di aver assistito a due concerti epici in Torino, al Comunale e al Delle Alpi e di essermi perso Venezia solo perché svolgevo il servizio di leva. In ogni caso mosso da un certo entusiasmo, accondiscesi e mi ritrovai a prenotare l’evento dei Pink Floyd Legend, che non conoscevo. L’attesa è stata spasmodica e quella sera di venerdi, arrivavo da Milano a rotta di collo cercando di non farmi inghiottire dalla tangenziale. Dopo un parcheggio non proprio agevole, eccomi dentro per ascoltare la performance dei PFL, che dal 2005 propone eventi sensazionali in omaggio alla musica della storica rock band britannica. Ero emozionato e commosso: mio figlio sedeva con me. Fu come ritornare ad ascoltare il primo disco acquistato con i primi soldi miei. Animals… appunto.

Pink Floyd Legend al Colosseo di Torino il 6/12/19. Lo sfondo riporta alla cover di Animals.

Non voglio raccontarvi di un concerto, per quello ci sono i giornali e il WEB dove troverete dettagli e video. Io voglio regalarvi le emozioni di una performance vissuta, offrirvi le sensazioni fluide di un calice che trabocca. La maggior parte delle mie poesie dei miei racconti, li ho scritti ascoltandoli, riprendendo diverse volte lo stesso “solco” di Ummagumma o di Meddle. I PFL riprendono lo stile, quasi lo perfezionano in un’incalzante accelerazione emotiva: una reale tempesta multisensoriale. La prima parte del concerto è stata un vero tributo/requiem per gli indimenticabili Syd Barrett e Rick Wright nei caleidoscopici effetti luminosi. Sono rimasto assente per un tempo indefinito, assorto, rapito dalle emozioni, osservando mio figlio, volendo carpire i suoi pensieri, in qualcosa che può somigliare alla nostalgia di un tempo passato. Ma faccio il poeta e so godermi questi attimi di astrazione senza disagio, nè ansie.

Le coriste di The Dark Side of the moon, mi hanno trasmesso emozioni fortissime

Una performance che diventa un trionfo dell’anima musicale nel sogno siderale, l’emozione pura per un microcosmo realizzato su misura per ciascuno di noi. Qualcuno una volta mi disse: “questo è un buon momento per morire…”. Naturalmente, si esagera, ma solo fino a un certo punto.Ogni spettatore si è lasciato trasportare; ogni atomo e molecola vibrava positività e dopo 2 ore e 45, lo spettatore “medio” del Colosseo si era trasformato nel rocker entusiasta e navigato sotto il palco.

Nella seconda parte è entrato in scena un gruppo di coristi e di fiati, un centinaio di persone hanno dato vita alla suite sinfonica di ATOM HEART MOTHER, usufruendo degli spartiti originali di Ron Geesin musicista e compositore d’avanguardia scozzese.

Atom Earth Mother al Colosseo

Atom Heart Mother

è la famosa suite LP dei PINK FLOYD dal titolo di un articolo di giornale che riportava la notizia di una donna in attesa di un bambino, tenuta in vita da un pace-maker atomico.

Abbiamo vissuto un evento memorabile, una speciale vera, reale esperienza musicale. Una REAL PINK FLOYD EXPERIENCE

Chi sono i Pink Floyd Legend?

Riprendo alcune informazioni dal loro bellissimo sito:

Oltre 100.000 spettatori in poco più di dieci anni di attività in sedi prestigiose come l’Auditorium Conciliazione di Roma, lo Sferisterio di Macerata, l’Anfiteatro Romano di Ostia Antica, il Teatro degli Arcimboldi di Milano.
I PFL progettano e realizzano spettacoli tematici legati alla carriera musicale dei Pink Floyd. Show perfetti, frutto dello studio approfondito delle partiture e dei concerti che la band inglese ha proposto nel corso degli anni. La strumentazione originale dell’epoca: dalla Fender Black Strat al Fender Precision, dal Farfisa Compact Duo al Binson Echorec, dal Minimoog alla Gibson Les Paul, fino al gigantesco Gong di Live at Pompeii. I Pink Floyd Legend sono: Fabio Castaldi bass&vocals, Alessandro Errichetti guitar&vocals, Simone Temporali keyboards&vocals, Emanuele Esposito drums, Paolo Angioi guitar&vocals, Maurizio Leoni sax.

Le città invisibili

Le città invisibili di Italo Calvino

Testi e foto di Andrea Bolfi

Il racconto di Italo Calvino, pubblicato nel 1972, rappresenta un viaggio nel sogno, un dialogo meraviglioso e moderno tra Marco Polo e l’imperatore dei tartari Kublai Khan; egli ha affidato a Marco il compito di perlustrare il suo impero e riportargli notizie riguardanti le condizioni in cui versa.

Non c’è un climax immediato con una trama definita si tratta di un viaggio onirico tra realtà e fantasia, nel quale il grande  esploratore Marco Polo racconta al potentissimo imperatore le città che ha visitato. Diciamo subito che le città raccontate sono frutto di fantasia, ma è altresì vero che in ogni città, Marco ritrova e presenta un po’ della sua serenissima Venezia. Specchiandosi nei suoi canali in un gioco che vuol essere sciarada infinita.

Ho pensato che Dolceacqua fosse un bell’esempio di città invisibile pensata da Calvino.

Amo molto Italo Calvino, anch’egli Ligure, anche se nato a Cuba nel 1923. Il dialogo tra i due si fa tanto serrato quanto amichevole, che i due rinunciano al sonno e l’imperatore è molto curioso e pende dalle labbra dello stimato mercante veneziano.

Si sa che Marco Polo visitò il Catai durante il regno di Kublai, divenendo presto un suo favorito e servendo alla sua corte per oltre diciassette anni, secondo quanto racconta egli stesso nel Milione.

Attraverso un racconto combinato, Calvino racconta 55 città, le presenta tutte con nomi di donna, effettuando voli pindarici e fantastici, come se fosse equilibrista sul filo tirato tra i poliedri opachi sull’orizzonte, sugli spettri di altre cuspidi, tra le periferie e il mare di finestre. E’ una visione talvolta distopica della città e delle sue architetture, con il suo caos e le sue contraddizioni, pur mantenendo ben salda la convinzione che l’essere umano potrà farcela solo attraverso quel filo che allaccia tutti gli esseri viventi, in una lotta serrata e universale. In ogni città tutto è fermo e tutto è in movimento, non sapremo mai se siamo noi a viverle o le città a possedere noi; è in questa metafora che si gioca la grandezza e la geniale intuizione: raccontare le città, invisibili comunque, per raccontare l’universo e il genere umano. Lo scopo è intrattenere, sorprendere, conoscere, far riflettere, portare in evidenza attraverso una letteratura di tipo combinatorio, strutturale, rigorosa nel sinottico costruito.

Riomaggiore

“Alcuni ci vengono a lavorare, altri ci vengono a dormire.”

Senza risparmiare le contestazioni al sistema per quanto riguarda la civiltà dei consumi, e già si alzava alto il grido nel rispetto dell’ambiente, auspicando urbanistiche rispettose e alla portata dell’utilizzatore principale: l’uomo. Anche se nella città dei giusti si nasconde una semenza maligna: quella certezza e orgoglio di essere sempre nel giusto.

In conclusione vi rimando al libro da leggere con un pò di tranquillità e concentrazione e alla bella post-fazione di Pier Paolo Pasolini, a Dylan Dog e alle sue città d’altrove, ambientate in diversi e possibili mondi paralleli. Per un approfondimento architettonico vi rimando anche a Xilitla la città fantastica disegnata e costruita dal poeta surrealista Sir Edward William Frank James nella foresta pluviale subtropicale tra le montagne nei pressi della Sierra Gorda, nel Messico Centrale. Si tratta di un giardino labirinto di cascate e piscine naturali intrecciate con imponenti sculture surrealiste, composte da gradini, rampe, ponti e passerelle strette e tortuose che attraversano le pareti della valle e che non portano mai a nulla, se non a sé stessi. Non escludo che Calvino si sia ispirato proprio anche a questo luogo.

I carruggi di Castelvecchio di Rocca Barbena

Immagine in evidenza:
le case in costruzione nell'hinterland della città di Mumbai

Alcuni nomi delle città fantastiche raccontate nel dialogo da Marco Polo: Diomira, Isidora, Dorotea, Zaira, Anastasia, Tamara, Zora, Despina. Attenzione anche ai sottotitoli particolarmente accattivanti: Le città e la memoria, Le città e il desiderio, Le città e i segni, Le città sottili…

Buona Lettura e Buone Feste!

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