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l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Mese: Luglio 2019

La chimera

La chimera

di Sebastiano Vassalli
La mia nuova proposta di lettura per l’estate è un romanzo storico memorabile, un vero capolavoro. Non a caso molte insegnanti lo propongono come lettura e riflessione estiva, è vincitore del Premio Strega 1990; è la storia di Antonia, abbandonata appena venuta al mondo davanti a un convento.

Il mio consiglio, come sempre, è di leggere a voce alta, percepirete la cronaca del ‘600, facendone parte. Troverete un romanzo scritto senza sconti, comunque una lettura per tutti a partire dalla seconda superiore. Prima di continuare a leggere, devo precisare che l’autore non lascia nulla alla suspence del racconto, quindi NON mi sento affatto colpevole se in queste poche righe troverete svelato il triste finale.

Sebastiano Vassalli è nato a Genova nell’Ottobre del 1941 (era coetaneo del mio papà, ndr). E’ venuto a mancare a Casale M.to nel 2015.

Un romanzo storico, sociale, intensissimo

Il racconto inizia con l’abbandono della neonata  ancora in fasce, davanti alla Pia Casa di San Michele a Novara. La bimba da quel momento non è la diretta e unica protagonista e il Vassalli dalle prime righe non ci risparmia l’epilogo. In realtà si comporta da giornalista onniscente della cronaca del tempo trascinandoci nel passato, ci costringe fisicamente a vivere questo tempo violento che è stato il 1600, in uno spaccato di corruzione e malvagità. Ma torniamo alla giovane Antonia Renata Giuditta Spagnolini che cresciuta nel convento, verrà adottata dalla famiglia Nidasio e portata nella sua casa a Zardino, il paese della bassa novarese, oggi scomparso a causa di chissà quale alluvione del fiume Sesia. Ho provato dolore e rabbia pensando alla giovane Antonia, alle sue aspettative di adolescente, trattata come un animale dalla società e condannata dall’ignoranza, dal pregiudizio e dall’abbandono di chi poteva fare qualcosa per lei e non l’ha voluto o potuto fare.

Antonia verrà bruciata sul rogo a Zardino l’11 settembre 1610.

Tristemente penso a tutte quelle persone che sono molestate, violentate, uccise, per il solo motivo di essere ribelli, anticonformisti, in una sola parola: DIVERSI.

I personaggi e la “bassa” del Sesia

Il Vassalli, ci dipinge in modo capillare tutti i comprimari di questa triste storia, lo fa per descrivere il carattere della gente, vuole costringerci a pensare che questo popolo così apparentemente distante da noi, in fondo, o nemmeno poi tanto, siamo noi, nelle nostre case, nelle città, chiusi nelle nostre paranoie, con i nostri paesaggi di vigneti e boschi. Ho scoperto diversi personaggi, talvolta umani e comici come il quistone (un prete mago), talvolta severi e folli come Don Teresio il nuovo prete, che avrà un ruolo determinante nella storia di Antonia; il Vescovo di Novara Bascapè; Rosalina che faceva la prostituta e che, suo malgrado, troveremo sempre in punizione, il nobile divenuto delinquente Don Caccetta, i Lanzi che con le loro feste hanno provocato la scomunica di Antonia, che ha finito per ballare con loro. Il pittore di edicole che ritrae la figura di Antonia per dipingere la Madonna del Buon consiglio in un’edicola del paese. Ma vi potete immaginare? L’invidia delle comari, brutte e gobbe, rovinate dai figli e dalla fatica nei campi.

Antonia la strega di Zardino

Antonia vive il suo tempo e cresce bene; purtroppo per lei perché ha l’orrenda colpa di essere bella, molto più bella delle altre. Questo aspetto si scoprirà essere un dettaglio devastante in quanto la bellezza incarna l’entità stessa del demonio. Da questo momento ogni storia di Antonia sarà strumentalizzata, così per i tanti detrattori è cosa facile mentire davanti al terribile tribunale dell’inquisizione. Le sue vicine di casa diranno che ella partecipava ai sabba e si accoppiava con numerosi demoni, era responsabile delle morti dei bambini e ogni sorta di infamia, come attribuirle la siccità straordinaria. Purtroppo Antonia rappresentava il capro espiatorio e durante il processo non avrà nessuno sconto, anzi; si troverà pedina in giochi di potere e rivalse politiche. Perché purtroppo la Storia è inevitabilmente scritta da vescovi, nobili e signorotti e noi “POVERICRISTI” non possiamo farci niente… deve essere stato il pensiero dei genitori adottivi, come se avessero perso la figlia durante una calamità naturale.

Vassalli e Manzoni due storie simili?

Troverete anche molte interessanti affinità con “I promessi sposi”: entrambi i romanzi sono ambientati nello stesso periodo, durante la dominazione spagnola in Lombardia e la storia di Renzo e Lucia riprendono la triste storia di Antonia e Gasparo il camminante, figura tuttavia doppia e falsa. Vassalli e Manzoni, del resto si perdono nella descrizione psicologica approfondita dei loro personaggi.

Il rogo

Non posso esimermi dall’anticiparvi (chiedo scusa ma lo ribadisco, già il Vassalli non vi sconterà nulla), che il rogo al quale Antonia è sottoposta è visto come una maledetta festa di piazza per TUTTI, perché il raccolto tornerà ad essere abbondante, perché non ci sarà più la siccità, i bambini non moriranno più e i fedeli continueranno a pagare le decime. Tuttavia: ATTENZIONE a salire sul carro del giudizio, tra queste persone che esultano il trionfo del bene, Vassalli ci mette TUTTI, ignoranti, spaventati, influenzabili, nelle nostre pazzie collettive.

Perché chimera?

E’ mia opinione pensare che all’interno del romanzo tutti i personaggi auspichino a qualcosa di irrealizzabile. Antonia s’innamora di quel furfante di Gasparo perché le promette di andare a Genova dove lei vedrà il mare. Tuttavia ognuno di loro non rinuncia mai a inseguire questa utopia, forse anche per una presunzione culturale che diventa limite. Soprattutto questo si evince in Antonia che con il sua determinazione non rinuncia alla strenua difesa, fino alla fine.

Conclusioni

Spero che la lettura di questa mia umile (1) riflessione ci spinga, ancora una volta se possibile, a migliorarci e far sì che la condizione femminile non possa più essere vissuta come un rischio mortale.

La mia riflessione poteva essere ben più generosa, tuttavia vi rimando alla lettura e alla rilettura.

  1. al cospetto di Antonia e della storia, mi ritengo anch'io responsabile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il pensiero poetico è immagine e carezza violenta

Quando scatto una foto non mi limito a studiare l’immagine, so di realizzare un pensiero poetico. Curo i dettagli, spio attorno, controllo le sfumature, la luce. Fermo l’attimo, ne studio il contesto, le cause. Parimenti le mie poesie non possono essere immediate, facili, vogliono essere ritratti, emozioni, carezze violente*, brezze leggere e maestrale.

Leggete a voce alta! Emozionatevi!


Come il vento sui tulipani

Rugiada con parole di niente
gli eroi ora d’autunno
come volti d’esistenza

Sto in abissi luminosi
il mio cuore ogni ramo
come braccia violente
sulla collina verso la fattoria distesi

Verso amori graffiati
dall’acido mischiati
una tempesta tutto tace
ape cespuglio di lavanda

Gemo al tuo richiamo
al tepore di un sorriso
sciogliendomi nell’insulto
mai così caro
    mai così amaro

Dea nuda

Quanto desidero
tu possa esser maga del mio corpo

Sciamano con artigli smaltati
druido celtico con il potere della luna
sacerdotessa negli orrendi sacrifici
faraone onnipotente acclamato dal suo popolo

Dea nuda
quanto desidero
tu possa esser signora del mio corpo

Quando

Come il pescatore all’alba
assesta il gozzo per le onde
ogni palamito prepara e l’esca dispone paziente

I raggi illuminano ogni grotta
la luna sussurra fiducia
la tramontana si queta
i frammenti di buio non spaventano

Vi guarderò di lontano sparire
nell’ombra della lanterna

Balla con lei la mia solitudine
cerco un rifugio in te che sei le mie tenebre
dicendo all’ombra di fuggire
e pago dazio nei tuoi occhi scuri
è tra i prati e la nebbia che raggiunge le case
ogni nido si svuota
il mezzogiorno d’autunno che vivo
il sapore della luce si confonde con il cuore di sole
le onde gemono come gli sperati brividi
lentamente morivo di te
nella vicina foresta che brucia
sorridendo gli inverni di gelo
sperando di aprire un sogno
lentamente morivo di te

Uno sguardo

Uno sguardo ancora ti prego

Per le mie malinconie
Stasera soffro l’anima distaccata
L’arpeggio del poeta ha una sola corda
Che suona di vuoto a perdere
Vuoto come questa campagna d’arbusti
Seccata come la tua fuga
Uno sguardo soltanto
Mi sia consentito per sperare
Ancora silenzi e fumo
Sirene lontane per quest’esilio volontario
Errerò vagabondo geloso del micio
In cerca della prossima tequila
Da bruciare in un ristorante francese
Ubriachi come mariachi dopo tacos e queso
Viaggerò e perderò il mio tempo
Nei bordelli di San Miguel de Allende
I miei sandali alzeranno la polvere
Sulla pista verso Nord Ovest
Parlerò con un vecchio pazzo
Mi farà bere pomodoro birra e chili
Ascolterò la voce di Chavela
Ricca e triste come le feste gitane
Mi fermerò presso il muro che ho nel cuore

Ramingo su sentieri primitivi
Inseguendo farfalle restituendo loro i colori

 

Senza la fine di nulla

Sento soltanto fruscii
frinire di grilli
fusa di gatti randagi
Fumo di candele spente

è questa politica che non dà passioni
solo narcosi di massa

crollo di ponti
e figli morti in mare
dove sono morte le loro madri

spegnendo ogni lotta
con sociali distrazioni

senza la fine di nulla
nessuno uscirà vivo

(*) Una carezza violenta è il titolo del mio romanzo

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