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l'AlterBlog di Andrea Bolfi

Mese: Giugno 2018

MARE

L’amore per il mare

L’uomo ha sempre avuto un rapporto diretto con il mare, idilliaco e talvolta conflittuale, romantico e mortale, attraverso la poesia e queste immagini vorrei raggiungere il cuore dei miei appassionati lettori, ormai sparpagliati nel mondo. Il mare non conosce diversità, frange tutte le coste da milioni di anni, accoglie le spoglie mortali dell’uomo, le sue lacrime, le sue urla, i momenti dolci, le sue lunghe notti piene di sogni. Per le popolazioni arcaiche era venerato ed assimilato al Dio creatore. Le civiltà millenarie si sono avvicendate nel corso dei secoli stringendo un patto indissolubile con la navigazione: dai vichinghi ai fenici si sono costruite le basi della navigazione, della moderna esplorazione marittima.

Un moderno brigantino nel Golfo della Maddalena

Il mare non è mai stato amico dell’uomo. Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza” scriveva Joseph Conrad.

Il Porto di Genova visto dal mare

 

 

 

 

Attraverso il mare l’uomo ha esaudito i desideri raggiungendo spesso il sogno di una vita migliore. Nelle acque degli oceani ha sviluppato grandi progetti, gettando spesso il cuore dall’altra parte. Penso anche ai nostri avi che partivano da queste antiche banchine del porto di Genova, raggiungendo Buenos Aires.

Il crepuscolo che non ti aspetti (Alghero)

 

 

 

Quando scrissi “Ritorno al porto” era l’anno 2000 e volevo rappresentare la metafora Dio – mare.

In questo senso la nascita nell’acqua pura di sorgente ai piedi della montagna, per giungere felici, ma non senza difficoltà al mare che non rappresenterà mai la fine, ma il nuovo inizio:

Ritorno al Porto

Siamo viandanti e cerchiamo onde

Mare alto che schiuma e ritorna

Vele gonfie terre lontane nude

Stelle da toccare

Parole nella salsedine

Paura del nulla

Fine di tutto

Il niente

Bagliore di lanterna

Il Porto

La morte era solo un’illusione

Un nuovo inizio

La Vita Eterna

Alba o tramonto della vita?

 

       

“Nel terzo giorno della creazione Iddio disse: si radunino tutte le acque, che sono sotto il cielo, in un sol luogo e appaia l’asciutto terra e la raccolta delle acque chiamò mari. E Iddio vide che ciò era buono”

(Genesi 1,9-1.10)

 

 

 

 

 

 

“Oceano” è stata scritta in una notte in un ristorante di Casablanca, dove solitario e devastato cercavo una spiegazione alle mille contraddizioni di questo paese, restando comunque colpito e affascinato dalla storia e dalla gente umile e orgogliosa di questa terra d’Africa baciata dall’Oceano Atlantico

 

Oceano

Oceano le onde che schiamazzano

Un’immensa distesa di mare lucente

Un unico rombo che fragoroso si perde sulla sabbia che specchio riflette mille esseri viventi

E’ l’Africa che avanza, che reclama il suo posto nei mille conflitti

Non importa se di calcio, di bandiera, di fede, d’amore

Mi entra nel cuore, pretende il salotto buono dei miei ricordi romantici

Il sole mi trafigge mentre lo osservo dalla terrazza di quest’albergo

Trafigge queste comodità mentre mille bimbi sono derubati della vita

E’ l’Africa con il sole in piscina

Le gambe monche

I visi nascosti di mille donne che muovono il paese

E’ il Marocco dei mille palloni sulla sabbia

con i bei virtuosismi di mille ragazzi

pesci usciti dalle acque per giocare la partita

su un altro piano senza porte

Una favola di vestitini telefonini

ciucchini e stracci

Un suggestivo crepuscolo davanti a Noli

La mitologia greca trasferita per eredità e riflesso ai latini ha associato al mare il concetto di ascesi e pace.

Io e l’albatro indispettito, guardando l’orizzonte dallo scoglio di Castelsardo

 

Lefkada è un’isola greca del mar Ionio, abitata inizialmente dai Corinzi e ho un amore spropositato per questi luoghi così antichi, colmi di storia e cultura. Sono naturalmente innamorato anche della suggestione delle case dei pescatori incastonate nella roccia aggrappati ai pendii della riviera di levante che ricordano le incursioni dei feroci pirati saraceni.

Questa canzone è fluida, pensate all’onda blu d’alto mare, abbandonatevi nel blu turchese di lontane spiagge caraibiche, al movimento della posidonia, alle vive colonie di coralli.

Lefkada

Lefkos ho già visto il bianco dei tuoi scogli

E’ come se ci fossimo già percorsi

innamorati e poi perduti

alla deriva nel meltemi in burrasca

Il viaggio è la mia vita

Affronto volentieri baie riparate e villaggi di pescatori

come mio padre

Incrociando pirati pentiti mentre i falchi volano sui vigneti

Ti salverò ora dolce Saffo!

Non morirai un’altra volta

saltando nel vuoto ove frange impietoso lo Ionio

Non fosti tu infatti Ionio

ad accoglier tra le tue braccia

incauti sacerdoti volanti?

Dove sei ora mia dea vestale?

Troppo infelice per vivere

Colma la mia sete d’Amor sacro

Non ti bastò la ghiaia di assolate spiagge?

Il frinire delle cicale di sconosciuti monasteri?

Le memorie antiche, l’ira di Ulisse che qui tornò?

I canti di guerra degli invasori persiani a Salamina?

Lefkos come hai potuto?

Sostenere l’indifferenza di Faone?

Lasciarla cadere dalla vertiginosa scogliera?

Dove oggi veglia il tuo faro tempio d’Apollo

Il tramonto dalle spiagge di Naxox

La Portara a Naxos

La PORTARA

Uno scatto al tramonto, la Portara nell’isola di Naxos nell’arcipelago Egeo delle Cicladi, un capolavoro della tecnica. La Portara del tempio è un frammento dell’incompiuto tempio di Apollo. Costruita nel 530 a.C. dal tiranno Lygdamis su una penisola, presso un sito che che guarda all’isola sacra di Delos, ha dimensioni importanti e ti sovrasta con 3,5 mt di larghezza e 6 mt di altezza.

Secondo la mitologia, Teseo abbandonò qui Arianna che fu poi trovata da Dioniso che la prese in sposa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una serie di suggestive immagini; scatti di mare nel mondo:

Il crepuscolo a Mumbay

Un trabocco nei pressi di Vasto

La pelosa la famosa spiaggia di Stintino (SS)

 

 

 

Posso sognare un mondo senza violenza

Un femminicidio ogni 60 ore in Italia

Desiderare un mondo senza violenza é una cosa buona. Come quando scende la pioggia e bagna la Terra.

Desiderare un mondo senza violenze verso la donna é diventata, purtroppo una prioritá e una responsabilitá di tutti. Come sempre, non posso proporre soluzioni, né tanto meno mi permetto facili consigli o retoriche populiste. Posso peró attraverso la poesía aprire il cuore di chi legge e stimolare la mente per essere vigili e trovare l’entusiasmo per educare i figli, gli amici, aiutare chi versa in difficoltá. Sviluppare cosí un ragionamento e un processo di crescita finalizzato al bene.

Il testo che vi propongo oggi,  si sviluppa su due diversi piani: il primo é pervaso di desiderio misto all’adrenalina amorosa, una sorta di inno al sentimento puro, passionale e carnale. In questo caso NON é una poesía scritta in prima persona, il protagonista siamo tutti, nel bisogno ancestrale di condividere voluttá ed emozioni con l’altra persona. Il secondo piano, quello trágico sbatte violentemente l’indice contro la violenza quotidiana, senza confini, verso l’essenza femminile. Osservate i numeri e tuffatevi nella lettura a voce alta:


Ho fatto bene l’amore

Ho fatto l’amore sul cofano dell’Ascona
Nelle cuccette rivettate dei camion
Ai piedi della palma in giardino
Sui terrazzi delle favelas di Mexico
Nel bocho negro mentre mariachi suonavano
Mentre la fiamma spegneva l’ardore
Quando le lacrime si mischiavano alle droghe
e i cani finivano di raspare il nudo deserto
Sotto fiumi di cerveza annebbiati dai gradi buttati in gola
Nella casamatta su materassi che solo i pazzi
quella occupata dai writer
quando la digos ci arrestó fatti come zucche
pieni di paure amore odio e fumo
molto piú ubriachi di voi*
Ricordi alla festa delle pasticche?
nel faló dei diciotto
Evaporati in una nuvola rossa*
In mezzo al campo accarezzati dal vento di mare
Sulle barche nel’onda tranquilla del porto di Camogli
Nelle baracche sulla spiaggia
Nella roulotte di tuo padre in deposito
Nei cessi della moschea di Casablanca
Quando aspettandoti per amarti un’altra volta
Lui ti uccise violento e ignorante come solo l’uomo puó fare

(*)Cito Fabrizio De André

Sei donne uccise a Ciudad Victoria nello stato di Tamaulipas

Qualche giorno fa ho letto su Repubblica che sei donne sono state rapite e trucidate in modo violento nel nord del Messico (a 7 ore da me, non molte). Purtroppo la notizia, qui non ha avuto l’enfasi che meritava, né ho avuto riscontri dai colleghi, né tanto meno dalle colleghe. Cosí ho cominciato a fare domande dirette; del resto non mi aspettavo certo grandi proclami o prese di posizione che anticipano le manifestazioni di piazza, si é andati non oltre lo sgranare degli occhi in segno di sottomissione.

Mi rendo conto cosí, che questo é tollerato come un cancro della “propria” pelle, ma difficilmente intaccabile. Le ragazze messicane NON amano parlarne. Infatti questa societá, ancora molto maschile, é soggetta alla violenza piú subdola: quella che si svolge in famiglia e spesso non denunciata. (análogo in Italia). Anche qui per fortuna si comincia a cambiare e molte donne si confidano nelle fabbriche dove si aprono consultori specifici e sportelli d’aiuto.

La storia di ogni paese, anche il nostro, é fatta di processi culturali lunghi, sanguinosi e amari, per fortuna ci sono anche pagine d’entusiasmo e miglioramento, non senza fática. Mi pare che qui consentiamo al mostro (che siamo) un sacrificio periódico e calcolato. Un’eclissi di sole triste. Una guerra, poco distante oltre il muro del contrasto, che si combatte sulle strade di interessi sporchi, ma comuni. Abbiamo imparato a tollerarla consapevolmente, drogati e narcotizzati da un misto di paura e benessere che piuttosto di combattere ci fa fuggire. Del resto il prezzo del coraggio é il martirio, se non il nostro, quello dei nostri figli.

Il rischio é quello di smarrire l’anima.

Due dati che hanno dell’incredibile:

Ho svolto una ricerca: nei sei anni della presidenza di Enrique Peña Nieto sono 39 i giornalisti e 23 i sacerdoti morti ammazzati a cura dei cartelli che si spartiscono gli sporchi interessi legati alla droga. Evidentemente si vuole spezzare la veritá della comunicazione. Il 1 luglio 2018, il Messico vivrá l’elezione presidenziale. Auspico per questa terra il miglioramento tanto atteso. Si punti sul welfare, sullo stato sociale, sull’equitá, sul lavoro correttamente pagato, sulla crescita condivisa, evitando scompensi troppo elevati tra le classi. Si investa sulla cultura positiva dell’emozione, con un occhio verso i piú deboli, sui ragazzi e sulla poesía che salverá il mondo. (ma quest’ultima é una battuta).

Ogni foto, testo, pensiero, verso libero é di produzione personale. Per l'unico scopo di allietare e stimolare il buon confronto /ab.

 

 

 

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